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Il preamplificatore (attivo) ha ancora senso con le sorgenti digitali?


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@aldofranci quello che avevo specificato nell'intervento, mi sembra M62429 se non erro

ma vedo dal DSheet dovrebbe essere un VCA analogico pure questo...devo cercare mi ricordo un chippetto che invece faceva conversione

10 minuti fa, maxgazebo ha scritto:

devo cercare mi ricordo un chippetto che invece faceva conversione

 

Tutto può trovarsi in elettronica ma credo sia al massimo una soluzione residuale e poco diffusa in ambito hifi, per ovvie ragioni.

Un codec che abbia prestazioni paragonabili ai chip analogici citati deve integrare sezioni AD e DA di fascia almeno medio/alta, con costi almeno cinque volte maggiori.

se c'è un controllo del volume c'è un pre, minimale quanto si vuole ma sempre un pre. anche n pre passivo è un pre. tutto dipende da cosa si deve pilotare, ossia dal finale a valledel pre in senso lato (passiv attivo, dac, controlo d volume ecc). comunque poichè vado ancora anche di analogico a e il pre serve

Pensandoci un po', son forse riuscito a decifrare l'adagio "è il pre che dà la spinta" spesso udito e letto: l'audiofilo tipo, notando che ottiene lo stesso volume a posizione di potenziometro più bassa (le solite "ore" che c'entrano una fava), immagina d'aver ottenuto una magica espansione di dinamica che, invece, introducendo il pre attivo un suo contributo non nullo al rumore dell'impianto, altro non può essere che una compressione della stessa; in pratica, si fa una piccola loudness war da solo.:classic_biggrin:

Se in futuro tutte le sorgenti digitali adottassero il LEEDH PROCESSING, con un buon livello di uscita, i preamplificatori potranno riempire i cassonetti della raccolta differenziata

Il preamplificatore lo utilizzerà soltanto chi ne è innamorato, ma a livello funzionale non servirebbe [come a livello di pulizia del segnale]

  • Melius 1
27 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

preamplificatore lo utilizzerà soltanto chi ne è innamorato,

È già così, direi 90% dei casi 

Non lo sanno e/o non lo ammettono nemmeno a se stessi

Tipico 

1 ora fa, ilmisuratore ha scritto:

Il preamplificatore lo utilizzerà soltanto chi ne è innamorato, ma a livello funzionale non servirebbe

Pensa a chi usa la multiamp, che se ne fa del pre se i finali li pilota comunque il crossover?

1 ora fa, FabioSabbatini ha scritto:

È già così, direi 90% dei casi 

Non lo sanno e/o non lo ammettono nemmeno a se stessi

Tipico 

Il volume digitale in fondo non è un problema, se confinato alla struttura numerica che opera a 32 o piu bit, l'importante è che il chip DAC abbia un architettura che garantisca una risoluzione integrale di una ventina di Bit, cosa che oggi non è affatto difficile ottenere, e che quindi ai bassi livelli possa garantire la ricostruzione del segnale analogico senza alterarlo in modo udibile

Tempo fa effettuai delle misurazioni su un DAC con risoluzione integrale di 18 bit, quindi con segnale in ingresso attenuato digitalmente di 30 db

Si ottenne una distorsione di circa -70 db, ovvero lo 0,032%, quindi potenzialmente migliorabile con DAC a risoluzione integrale migliore

C'è da dire che quando il segnale *digitale/analogico a livello FULL SCALE* transita dal PRE, una volta attenuato in analogico da quest'ultimo, non è che risulta perfettamente integro [spesso introduce piu alterazioni e rapporti SNR peggiori] in special modo se il PRE non è ad alte prestazioni

Razionalmente dico: in determinate condizioni il PRE è tecnicamente evitabile, mentre in certe circostanze potrebbe ancora servire [ad esempio DAC con scarsa risoluzione integrale, DAC con architettura a 16 bit, o con livello di uscita molto basso] purchè tale PRE garantisca un elevata trasparenza

 

24 minuti fa, grisulea ha scritto:

Pensa a chi usa la multiamp, che se ne fa del pre se i finali li pilota comunque il crossover?

Come scritto prima, l'importante è che si utilizzino DAC con buona risoluzione integrale

Questo preserva dalle perdite ai bassi livelli

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