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Dio: Personalista ed Impersonalista


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Adesso, zigirmato ha scritto:

E se ti dico che ho una prova , mi crederesti  ?

Bella domanda. Però penso di no. Un "miracolo" magari mi turberebbe, ma poi la razionalità della quale sono imbevuto lo smonterebbe pezzo a pezzo. Insomma, dovrebbe essere una prova davvero definitiva, tipo gli alieni che ringiovaniscono i vecchietti e se li portano via :classic_biggrin:.

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briandinazareth
54 minuti fa, faber_57 ha scritto:

Sono ragionamenti che condivido. Ma poi penso: "E se siamo davvero in una realtà simulata?"

 

l'argomento della realtà simulata è molto valido, perché fra non tantissimo tempo potremmo essere in grado di creare un qualche universo simulato anche noi, nel quale dei semplici meccanismi evolutivi potrebbero generare qualcosa che potrebbe farsi delle domande... 

quello che sappiamo della nostra "simulazione" è che risponde a delle leggi molto precise (per quanto probabilistiche in ambito quantistico) e che queste sono aderenti alla logica formale e quindi alla matematica.

ad oggi non conosciamo un solo singolo caso di deviazione da questa regola che abbia una minima base solida (cavi e versi dei fusibili compresi :classic_biggrin:)

questo significa che in caso di simulazione, il nostro universo non è perturbato dall'esterno, proprio come ci si aspetterebbe da una simulazione ed è quello che faremmo pure noi.

in questo noi saremmo una parte infinitesimale e insignificante dell'intero magnifico processo.

e poi possiamo buttarci sul ragionamento ricorsivo per cui: cosa è una simulazione di una simulazione? e ancora, che distinzione c'è tra realtà e simulazione, se esiste... 

andando sempre più giù come dicevi prima...




 

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Solo per ridimensionare una certa spavalderia circa la riduttiva e banale equazione: religione = cervello....

Nel campo della neuroteologia il dibattito è aspro: le diverse fazioni difendono ciascuna i propri dati e le proprie teorizzazioni mentre con scarso fair play accademico svalutano quelli degli altri attraverso libri, blog e interviste televisive. Forse sarebbe più produttivo interrogarsi sui limiti di un approccio puramente neuroscientifico ad un tema come quello della religiosità che per le sue molteplici sfaccettature (psicologiche, culturali, sociali, ambientali) richiederebbe piuttosto una modalità di studio interdisciplinare.

Faccio notare che questo articolo è tratto dal sito UARR !

 

https://www.google.com/amp/s/www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/123/neuroscienze-religione-neuroteologia%3fgamp=on

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7 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Forse sarebbe più produttivo interrogarsi sui limiti di un approccio puramente neuroscientifico ad un tema come quello della religiosità che per le sue molteplici sfaccettature (psicologiche, culturali, sociali, ambientali)

Questa è una forma di benaltrismo raffinata. In realtà il tema della religiosità viene normalmente affrontato nelle sue molteplici sfaccettature dagli esperti dei vari campi, ed in tutti questi campi l'analisi è diventata così approfondita da cambiare la percezione della religiosità che la nostra società ha rispetto a quelle dei secoli scorsi. Che ciò non piaccia ad una buona parte dei religiosi è chiaro, come è ancora più chiaro che l'approccio neuroscientifico è quello che dà loro più fastidio, perché meno si presta alle supercazzole.

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Sarà benealtrismo

Ma non noto nessuna conclusione definitiva sulla questione

Tutt'altro

Considerando che è un articolo presente sulla ateissima UAAR....fate voi

Poi, se uno si vuole sbrigare a chiudere il discorso, spinto dal proprio bias, ovviamente liberissimo di farlo

Interessante anche questa parte:

Infine, per dovere di cronaca, bisogna riferire che c’è anche chi — come C. Foster — vede il cervello non già come il generatore dell’idea di dio quanto piuttosto come il veicolo di dio. Per Foster le esperienze e i sentimenti religiosi — anche quelli che compaiono a seguito di malattie o all’uso di sostanze psicoattive — sarebbero comunque una manifestazione della presenza di dio che attraverso il ricevitore che abbiamo nel cervello si è sintonizzato con noi.

 

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Ecco, io ho veramente poche certezze nella vita, ma di una cosa sono sicuro: spento il cervello, fine di tutto. E mi chiedo sempre con un certo stupore come si possa pensarla diversamente. Mi piacerebbe che mi si spiegasse che fine fanno la religiosità, la spiritualità nei casi di sindrome prefrontale, nell’alzheimer, oppure quando la disidratazione ti porta al coma o nelle persone nate con grave sindrome di Down o rovinate dall’ipossia cerebrale durante il parto.. 

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briandinazareth

Un po' e il non volersi sentire un piccolissimo accidente in un universo vastissimo la conoscenza progredisce dandoci un ruolo sempre meno centrale nel cosmo, dalle scoperte astronomiche all'evoluzione, fino a farci rendere conto di quanto siamo limitati con la fisica quantistica e, adesso, con la ia.

 

Sgomenta tutti, è insito in noi, ma è sempre più evidentemente la  realtà delle cose.

 

Anche l'angoscia della morte è meno dura se pensiamo di essere importanti e vicini al divino, leggi immortale.

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1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

Solo per ridimensionare una certa spavalderia circa la riduttiva e banale equazione: religione = cervello....

Nel campo della neuroteologia il dibattito è aspro: le diverse fazioni difendono ciascuna i propri dati e le proprie teorizzazioni mentre con scarso fair play accademico svalutano quelli degli altri attraverso libri, blog e interviste televisive. Forse sarebbe più produttivo interrogarsi sui limiti di un approccio puramente neuroscientifico ad un tema come quello della religiosità che per le sue molteplici sfaccettature (psicologiche, culturali, sociali, ambientali) richiederebbe piuttosto una modalità di studio interdisciplinare.

Faccio notare che questo articolo è tratto dal sito UARR !

 

https://www.google.com/amp/s/www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/123/neuroscienze-religione-neuroteologia%3fgamp=on

Ma hai letto l’articolo?

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