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Dio: Personalista ed Impersonalista


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20 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Alcune volte, mi chiedo se l'AI  diventerà sempre più simile a noi...o noi ad essa

Credo che sia piu' interessante riflettere sul fatto che sarebbe la prima volta in cui, una volta che l'AI avrà consapevolezza di se, potremo affermare con certezza che una specie senziente ha creato un'altra specie senziente, mettendosi nella parte di Dio.

Se invece vogliamo proiettare questo avvenimento epocale in lontanissimi scenari futuri, allora potremmo addirittura aver creato concretamente lo stesso Dio.

A tal proposito inviterei a leggere il racconto di Asimov "The Last Question", breve quanto geniale.

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5 ore fa, faber_57 ha scritto:

Per lavorare duro intendo cercare giustificazioni razionali che riescano a tenere in piedi una cosa che in piedi non sta. Quindi anche studiare molto.
A mio avviso uno che ha fede deve mettere a tacere la ragione; se non lo fa finisce per passare la sua vita in ragionamenti sempre più astrusi e complicati, che ad uno sguardo esterno sembrano castelli di carte pronti a cadere al minimo soffio.
La dottrina cattolica è talmente piena di contraddizioni che si è dovuto ricorrere ad interpretazioni fantasiose fin dal primo momento nel tentare di tenere insieme antico e nuovo Testamento. Da un paio di millenni le migliori menti della cristianità tentano di tappare buchi mostruosi creandone altri.
Naturalmente è una mia opinione, e vale nulla.

Di nuovo, semmai per me vale il contrario.

In questo thread ho semmai detto che gli strumenti della razionalità sono inadeguati ad esplorare il trascendente, la Fede e Dio.

 

Però se poi qualcuno sostiene che l'anima o Dio non possano esistere perché la metodica razionale non consente di comprovarne l'esistenza, deve accettare che i sistemi caotici (ed in generale i Principi di Indeterminazione) siano la dimostrazione non confutabile del fatto che la scienza esatta presenta un limite oltre il quale non si può più prevedere con precisione, ma solo affidarsi all'approssimazione che tende alla previsione esatta senza poterla mai raggiungere ed alla statistica (meccanica quantistica ed Indeterminazione).

Quindi se questo vale per l'universo conosciuto, beh allora a maggior ragione vale per Dio.

 

Io non pretendo di dire agli altri perché dovrebbero credere, non ci penso lontanamente, però non comprendo perché altri si affannino tanto cercando di dire a me perché non dovrei credere.

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5 ore fa, briandinazareth ha scritto:

Come fanno tantissimi dalla notte dei tempi, non è un metodo empirico ma  valutare il proprio sentire come criterio di verità.

Ma visto che vale anche i musulmani, gli indù, gli animisti e pure diversi antichi filosofi greci, qualcuno ha dedicato la sua vita a qualcosa di completamente sbagliato fidandosi della propria fede e degli insegnamenti della propria cultura.

Se a questo aggiungi che quasi tutti credono nella religione del proprio tempo e spazio, risulta evidente che la fede funziona molto male come criterio di verità.

La ricerca empirica è altra cosa e necessità di minor soggettività.

A tuo avviso è più razionale poggiare il tuo cellulare su di un tavolo che sai essere composto al 99.9% di spazio vuoto?

 

Io esisto, ho capacità introspettive e quindi mi è data la possibilità di indagare la mia mente.

Nella mia mente esiste la Fede in Dio.

È una prova empirica che ha la medesima validità di quella che accetti tu quando sai che quello spazio pressoché interamente vuoto sosterrà il tuo telefono.

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2 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Probabilmente perché, in fondo in fondo, convincerebbero ulteriormente loro stessi 🙂

È la spiegazione più razionale.

Però quando ero ateo non avvertivo minimamente tale desiderio di rendere atei gli altri.

Forse perché ero ateo sul serio?

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7 minuti fa, Uncino ha scritto:

Forse perché ero ateo sul serio?

Non eri un ateista che cercava conversioni altrui all'ateismo

Quando appunto, si parlava di fede nel non credere...

Forse, in fondo, eri anche più sicuro della tua decisione di non credere

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https://melius.club/topic/17256-dio-personalista-ed-impersonalista/page/46/#findComment-1053303
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16 minuti fa, Uncino ha scritto:

Io non pretendo di dire agli altri perché dovrebbero credere, non ci penso lontanamente, però non comprendo perché altri si affannino tanto cercando di dire a me perché non dovrei credere.

Assolutamente giusto: è un atteggiamento irrispettoso oltrechè inutile per entrambe le parti.

16 minuti fa, Uncino ha scritto:

a scienza esatta presenta un limite oltre il quale non si può più prevedere con precisione, ma solo affidarsi all'approssimazione che tende alla previsione esatta senza poterla mai raggiungere ed alla statistica (meccanica quantistica ed Indeterminazione).

Qui non ti seguo, come in tutte le attività umane devi fare i conti col rapporto costi/benefici altrimenti non vedi il problema nella sua interezza.

Nella maggior parte dei casi l'approccio statistico/previsionale offre risultati soddisfacenti, andare oltre significherebbe avere ritorni molto limitati a fronte di risorse enormi impiegate (ad esempio, la meteorologia).

Negli altri casi, dove si vedono ritorni importanti, la ricerca scientifica non lesina tempo e risorse per perseguirli (vedi computer quantistici, in fase di forte sviluppo nonostante tutte le difficoltà del caso).

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7 ore fa, Savgal ha scritto:

La scienza procede per "modelli". Cito da un testo di fisica per i licei scientifici: "In definitiva, sarebbe meglio non usare mai la parola teoria e parlare soltanto di modelli". Non a caso in fisica si parla di "modello standard".

La scienza studia i "fenomeni" e la parola fenomeno ha il suo etimo in un termine greco che sta per "apparire". La scienza tende alla "verità", intesa questa come perfetta corrispondenza tra la rappresentazione che si ha dei fenomeni con i nostri linguaggi e cosa sono le cose in sé (la contrapposizione kantiana tra fenomeno e noumeno), ma non ha la pretesa di possedere la "verità".

Sempre nei testi di fisica dei licei si specifica che la fisica quantistica e le sue equazioni e modelli si applicano nel microcosmo, la misura è la lunghezza Plank, pari a 1,616252×10 alla −35 m. Nei fenomeni osservabili l'influenza degli strumenti di osservazione sul fenomeno da osservare è totalmente irrilevante. Lo stesso principio di indeterminazione di Heisenberg è espresso nella formula image.png.89dcc262a5e4063bd2ceb29eb52a17ca.png dove image.png.48bc4bdd0fd1f5f0a60484122ef8e6a3.png Si tratta di valori infinitesimali, lontanissimi dal mondo osservabile.

Infine, con il termine "fede" intendo qualcosa che consegue o da convinzione personale o che si fonda sull’autorità altrui, ma non su prove positive. La conoscenza non ha la pretesa di possedere la verità, è la fede a ritenere di possederla.

Su quanto ho scritto sulla fisica, se vi è un laureato in matematica o fisica sarà sicuramente in grado si spiegarlo meglio di me. Quanto alle equazioni del caos deterministico, sono oltre la mia portata di ex studente di un liceo scientifico https://matematica.unibocconi.eu/caos/home.htm

Non lo sono oltre la mia portata di ex studente di informatica che ha avuto per anni come socio un matematico puro.

 

Non esiste la possibilità di avere una soluzione matematica esatta del caso generale dei sistemi caotici, ossia non è che non esiste adesso ma proprio non esisterà mai.

Altrettanto dicasi degli effetti della fisica quantistica è degli effetti dei Principi di Indeterminazione, anche lì ci si può affidare unicamente a metodi stocastici, ma è esclusa la possibilità di una evoluzione dei metodi analitici sufficiente per comprenderli.

Al massimo potremo affinare o rendere più veloci i metodi che ci fanno rendere alla misura esatta, che però non potremo mai raggiungere.

Si tratta di una impossibilità definitiva.

 

Quindi se la natura sfugge al metodo analitico, allora proprio non vi è nulla di strano nell'ammettere che la non-misurabilità del trascendente non possa essere usata come argomento per contestarne l'esistenza.

 

Consentimi un esempio:

Prendi un contenitore sigillato, schermalo completamente, fai in esso il vuoto assoluto e ponilo nello spazio interpellare.

Bene, quel contenitore sarà solo mediamente vuoto ed avrà solo un potenziale mediamente nullo.

La ragione è che la meccanica quantistica prevede che nel suo spazio-tempo esista la probabilità che le fluttuazioni statistiche del vuoto stesso generino coppie particella-antiparticella effimere che sopravvivranno solo un istante per poi annichilirsi, emettendo un fotone e fornendo energia a quel vuoto assoluto.

Esiste la possibilità di tracciare in modo analitico le proprietà di quello spazio-tempo?

Possiamo dire con certezza quante coppie si formeranno e di quanto sarà distanziata nel tempo la generazione di una particella dalla sua antiparticella che andrà ad annichilirla?

No, nessuna.

Sappiamo solo che questo avverrà e porgiamo dire, ricorrendo alla statistica, che mediamente succederà questo piuttosto che quest'altro, ma li ci fermiamo, e ci fermeremo per sempre.

 

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17 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Non eri un ateista che cercava conversioni altrui all'ateismo

Quando appunto, si parlava di fede nel non credere...

Forse, in fondo, eri anche più sicuro della tua decisione di non credere

No, ateista è proprio quello che desidera estendere ad altri la sua condizione di ateo.

Ateo è quello che semplicemente non avverte il problema né in senso positivo né negativo.

In me non esisteva nulla di riconducibile ad una decisione, semplicemente la mia mente non prendeva in considerazione né l'esistenza di Dio né la sua insistenza... diciamo che non erano fatti miei.

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