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Quando la Street Photography è vera o frutto di una montatura


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Alcune foto di Alan Schaller sono del genere street architettonico.

Dove l'elemento umano è perfettamente integrato nell'ambiente urbano, sono foto difficili da fare, mai banali né tento meno ripetitive, devi avere l'occhio per prefigurare la foto e cercarla proprio cogliendo l'attimo in cui la situazione si verifica.

Il tutto con attenzione ovvia all'estetica della foto, che rimane pulita, anche nelle situazioni di caos o presenza multipla di elementi è sempre un caos ordinato. Nulla di paragonabile ai "fotografi della domenica" che riempiono hard disk interi di foto che sembrano scattate a caso, che oltre a non raccontare nulla sono anche brutte.

Un bravissimo fotografo di questo genere, che ho conosciuto personalmente molti anni fa, è Stefano Corso.

Qui c'è una galleria delle sue foto.

https://www.stefanocorso.com/streetphotography/ 

Per capire come funziona questo genere, per saltare la foto che vedete sul ponte, questa, è stato per 4 ore con la macchina sul cavalletto aspettando che si verificasse la situazione poi ripresa, secondo me in maniera magistrale.

Mi piacerebbe sentire anche l'opinione di @peng che a mio avviso fa anche lui splendide foto di questo genere, street architettonico.

 

streetph-008-Generations-.jpg 

 

 

 

  • Melius 3
5 ore fa, Roberto M ha scritto:

quando è evidente pure ad un principiante che le immagini di questo fotografo, alcune strepitose, non hanno nulla di manipolato e si potevano fare anche con una vecchia macchina a pellicola. Se poi per te chiudere o aprire le ombre o fare Dodge and Burn significa "manipolare" allora tutti, ma proprio tutti i grandi fotografi fanno computer-grafica, a cominciare da Salgado.

Non dimentichiamo, nel genere, la grande lezione di Fan Ho, da molti considerato anche il precursore della street.

l'argomento del thread è interessante, seppure non è chiarito cosa si intenda esattamente per montatura. traduciamolo quindi con 'messa in scena'. nel senso più generale del termine quindi qualsiasi foto è una messa in scena: quando inquadro decido cosa è dentro e cosa è fuori, quindi metto in scena ciò che voglio rappresentare.

facendo un passo in più possiamo distinguere tra scene spontanee e scene costruite ad hoc; inoltre le scene spontanee possono essere colte dal fotografo nel momento stesso in cui si rappresentano oppure attendendo che gli attori (involontari) entrino sul set individuato e popolino la scena in modo più o meno allineato all'idea del fotografo.

immagino che chi esalta soltanto le foto 'ruspanti' si riferisca unicamente alle foto spontanee colte al momento. secondo me invece sono tre modalità che hanno pari dignità e quel che conta alla fine è il risultato, la fotografia che ne esce. l'immagine una volta scattata e sviluppata, perde il contatto con la sua genesi e parla per sè - se ha le gambe cammina, se non le ha è destinata al cestino.

trovo poi il discorso sulla post-produzione totalmente fuori tema in questa discussione, peraltro con esempi citati a sproposito in sostegno di una sterile crociata che francamente ha stancato.

  • Melius 2

@Roberto M su Schaller ho poco da aggiungere a quello che hai scritto. apprezzo molto i suoi lavori. forse a volte esagera un po' con i contrasti, a mio gusto preferisco goicare di più con la scala dei grigi.

grazie per la segnalazione di Stefano Corso - non lo conoscevo. bei lavori e la modalità che hai descritto per la foto del ponte è un esempio ottimamente riuscito di ciò che ho cercato di spiegare nel mio post precedente.

analogico_09
9 ore fa, Roberto M ha scritto:

Qualche volta dovresti scrivere "secondo me".

E poi usare termini più consoni all'argomento che altrimenti chi legge non capisce nulla (giustamente).

Solo tu sai cosa centra "l'angiografia", che è un esame radiologico che "permette di visualizzare i vasi sanguigni (arterie e vene) e studiarne la morfologia, il flusso sanguigno e eventuali anomalie, come ostruzioni o restringimenti" 

 

Ho fiducia nel mio prossimo che stimo capace di intendere che tutto ciò che scriviamo sia secondo chi scrive, quindi il  "secondo me" resta implicito. A meno di non fare una citazione della quale se ne dovrebbe  doverosamente sempre citare l'autore. Non ne ho colpa se la mia po-li-fo-ni-ca fiducia si rivelasse mal risposta nel caso in cui un corista voglia ergersi  a solista arzigogolando le armonie... 

 

 

10 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Sono l'immagine per l'immagine: oleografica, computergrafica, agiografica, illustrazione...

 

Non ho scritto "angiografica" ma qualcuno potrà forse, suppongo, "secondo me", apprezzare la lezione radiologica fuori topic. 

 

Prima di usare toni perentori con cipiglio professoriale per dire cosa gli altri dovrebbero scrivere e quali termini usare quando scrivono, si dovrebbe rivolgere a se stessi il monito ripromettendosi di aprire bene gli occhi prima di leggere ciò che scrivono esattamente gli altri farina del proprio sacco. 

Eviterò, con autentico disinteresse (cit), di leggere altre approssimazioni che potrebbero verosimilmente segure a cascata, date le improvvide e provocatorie premesse. 

 

analogico_09

Per tornare in tema, non si discute la validità delle foto street,  ritratti o d'altro genere, "costruite", ne abbiamo già parlato in questo stesso topic, ed in altri, tutti d'accordo mi pare che le stesse abbiano pari valore, pari "dignità" dello scatto spontaneo, imprevisto o visto, "attimo fuggente" e irripetibile. 

 

La differenza sta tutta nel COME vengono ricostruite le foto "costruite" e le foto "spontanee" in post-produzione digitale che nelle forme di manipolazioni più sofisticate ed invasive, fanno di una fotografia un'"illustrazione" (la si potrà chiamare in vari modi, magari "ecografia"... :classic_rolleyes:) la più bella del mondo ma... come le serie TV che non sono un film,  che per me non sono cinema, le bellissime immagini elaborate attraverso un processo seriale digitale alieno a quella che è la tensione creativistica unica e irripetibille dello "scatto" fotografico che si fa con la fotocamera, non sono a mio avviso fotografia.
Serpeggia in giro tra fotoamatori, professionisti e artisti dello scatto, in maniera sempre più diffusa, una  "stanchezza" oramai atavica per i surrogati. Questo sta favorendo un sempre più ampio ritorno all'analogico. 

Su tali questioni ci siamo confrontati a lungo, ciascuno motivando la propria opinione, ma nel tempo le cose cambiano, se non si riesce a trovare un terreno del confronto più aggiornato e meno ideologico, non vorrei usare il termine "feticistico",  sarà sempre un ri-lasciare il tempo che si trova. 

analogico_09
10 ore fa, Roberto M ha scritto:

Non è che per essere "artistica" una foto deve essere necessariamente brutta.

 

 

E' tua la frase oppure l'hai presa da qualche parte? Nelle tante discussioni fatte in questo forum non avevo mai letto mezzucci dialettici di questo tipo, da nessun utente.
Quando non si ha fiducia nella persuasività delle proprie escatologie -  immaginavo sarebbero state tali ma mi sono voluto  togliere la sete con il prosciutto - si cerca avvalorarle con i piccoli "imbroglietti" concettuali non pertinenti

Questa frase invece è mia, ne rivendico la paternità di antica data:  una foto per essere artistica non deve essere necessariamente  la "bella foto" tutta forma e sotto il vestito poco o niente.

  • Melius 1
6 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Non ho scritto "angiografica" ma qualcuno potrà forse, suppongo, "secondo me", apprezzare la lezione radiologica fuori topic. 

Prima di usare toni perentori con cipiglio professoriale per dire cosa gli altri dovrebbero scrivere e quali termini usare quando scrivono, si dovrebbe rivolgere a se stessi il monito ripromettendosi di aprire bene gli occhi prima di leggere ciò che scrivono esattamente gli altri farina del proprio sacco.

Ha ha ha, come al solito ha capito fischi per fiaschi e ci ha pure inquinato il topic con le sue incomprensioni.

Fossi in lui chiederei la cancellazione del post, ma in fondo in fondo 2 risate non si negano a nessuno, pero' ci ha guadagnato pure un bel melius :classic_laugh::classic_laugh::classic_laugh:

8 ore fa, peng ha scritto:

quel che conta alla fine è il risultato, la fotografia che ne esce.

...chiamasi appunto "foto-grafia" che sinteticamente sta a significare: "dipingere e/o scrivere con la luce" ma NON col pennello di fotosciop.

Spero comprenderai la differenza, che e' inoppugnabile.

 

 

Anche il termine computer deriva da com-putare, ossia potare insieme, capire cosa tagliare per ottenere la somma netta. Non mi pare che i computer servano più solo a "computare".

 

Come spesso si è fatto notare, la manipolazione fotografica non è nata con Photoshop.

Nella vecchia fotografia si utilizzavano tecniche di stampa composita, ritocco sui negativi (con pennelli, matite, o raschietti) e sviluppi selettivi per alterare luci e ombre.

Di solito in questi casi si cita il sistema zonale del mitico Ansel Adams che, pur essendo un maestro della luce e dell'esposizione, pianificava meticolosamente le operazioni di sviluppo e stampa per avere un controllo totale del work flow. Ciò alterava radicalmente la resa finale dell'immagine rispetto al negativo originale.

Questo non era un semplice "catturare la luce", ma un "scrivere con la luce" raffinato e manipolato in post-produzione (analogica).

La fotografia è anche arte, ovvero interpretazione e libertà di espressione.

La fotografia, come forma d'arte, non si limita alla mera documentazione della realtà. Un fotografo, attraverso il suo occhio e la sua sensibilità, interpreta la scena, come ha fatto notare @peng.

La post-produzione, quindi, diventa un'estensione di questa interpretazione, un modo per esprimere la propria visione artistica che va oltre la semplice cattura tecnica.

Si può veramente dire che un pittore che modifica i colori o aggiunge elementi al suo quadro stia "imbrogliando" rispetto a chi dipinge "dal vero" senza ritocchi?

Allo stesso modo, il fotoritocco può essere visto come parte del processo creativo, non come un'alterazione impropria.

Il valore di una fotografia non sta solo nella sua "veridicità" tecnica, ma nell'intento del fotografo perché, questo punto, anche il bianco e nero, a quanto pare, amato da molti di noi, diventa una manipolazione della realtà che è a colori, anche l'uso di un'ottica piuttosto di un'altra diventa una manipolazione della realtà, perché altera le prospettive. 

Se l'obiettivo è la documentazione giornalistica, la manipolazione è un problema etico. Ma se l'obiettivo è l'espressione artistica, la creazione di un'immagine che comunichi un'emozione, un'idea o una visione, allora tutti gli strumenti a disposizione (compreso Photoshop) sono legittimi.

E' solo una questione di buon gusto. 

Sempre secondo me.

 

 

 

analogico_09
54 minuti fa, wow ha scritto:

Come spesso si è fatto notare, la manipolazione fotografica non è nata con Photoshop.

 

Non saprei contare le volte in cui si sia sostenuto, anche recentissimamente, peccato che siano sparite le fonti, come la post produzione che si chiamava "camera oscura" o foto ritocco,  fosse già ai tempi dell'analogico, e nojn si scopre l'acqua calda, nulla avendo tuttavia a che fare quelle pratiche molto "artiginali", ne senso rinaacimantale del termine, con la post produzione digitale onnipotente chiamata fotosciòp, et sinmilia, largamente strabusata  o manipolata a manetta da chiunque la installi in un computere, alla portata di tutti. Mentre il vecchio fotoritocco non era per tutti. Ci voleva molta abilità, manualità, esperienza, molto denaro, tempo e passione in misura molto maggiore, insomma una dimensione estetica, culturale, psichica, tecnica, completamente diversa, molto più sempklice e tuttavia molto più difficile la prima, la "vecchia". Ma di queste cose ne avevamo già parlatyo poco tempo fa, nei topic spatiti, quindi mi sembra inutile, mi scuserai, tornare sul già detto, riprendere ad esempio od a paragone il fotoritocco dei "vecchi" fotografi tra cui  Ansel Adams che non erano degli smanettatori seriali mentre con i loro interventi post scatto apportavano valore aggiunto a quanto di creativo ed artistico avevano già partorito e sommamente  al momento del click. Col photosciò puoi trasfrormare in mucca una pecora... per dire delle distanze vertiginose che si frappongono tra i distinti metodi o strumenti. I "vecchi" fotografi usavano la camera oscura non per cercare di sopperire ai limiti alle mediocrità  od errori originari dello scatto, mentre il potosciòp è massivamente e massicciamente usato sia dai fotoamatori sia dai professionisti per sopperire alla mediocrità dello scatto con siringate di softwar che tutti possono agevolmente imparare. 

Le altre questioni che affronti sono interessanti ma non ho tempo ora di riprendere e comunque non possono prescidere da quelle che sono le caratteristiche dei diversi processi post produttivi/post-scatto dove io non criminalizzo il fotosciòp in quanto tale, ma per l'abuso che se ne fa. Certto anche che si possa fare anche della buona postproduzione non invasiva non correttiva delle mediocrità che emergono in fase di scatto. Il risultato di tale operazione per me non è fotografia, per come la intendo io. Prima in camera oscura era uso manipolare anche pesantemente gli scatti stravolgendoli  ma era progettuale, consapevole, pre-vista, al fine di ottenere in camera oscura quello che macchina non si sarebbe potuto ottenere. Si potrebbero fare numerosi esempi. 

Insomma.., anche nella prima guerra mondiale c'erano gli aerei, ma si potranno mai paragonare agli jet odierni?.., cose che voi umani... Eppure, colui che viene ancora menzionato come il più grade pilota di trabicchi volanti affatto difficili da guidare, il più grande, eroico, abile combattente dell'aria, resta il leggendario "Barone Rosso" che darebbe la pista ancora oggi con suo monomotore a due o tre ali a tutti i piloti guerrieri che guidano oggi gli aerei guidati dai... computer i quali si occupano pure di centrare i bersagli da abbattere con facile precisione millimentrica. Non è certamente facile per i piloti di oggi, per i "vecchi" piloti era molto più difficilem anche se turtto sembra estremamente più semplice.  Se non lo conoscessi già ti consiglio di vedere il film di Roger Corman, molto bello, benchè considerato B Movie (come quasi tutti i film del geniale Corman) sulle vicende guerriere ed esistenziali del "Barone Rosso", titolo omonimo, eroe nazionale tedesco, non nazista per fortuna visto che morì prima in combattimento, a differenza del collega panzone meno bravo di lui che si chiamava Goering . Scene di duelli aerei molto spettacolari.

 

 

 

 

  • Melius 1
1 ora fa, wow ha scritto:

Un fotografo, attraverso il suo occhio e la sua sensibilità, interpreta la scena, come ha fatto notare @peng.

...si, anche il mago Silvan fa uscire il piccione da dentro il fazzoletto.

  • Haha 1
1 ora fa, wow ha scritto:

Si può veramente dire che un pittore che modifica i colori o aggiunge elementi al suo quadro stia "imbrogliando" rispetto a chi dipinge "dal vero" senza ritocchi?

...la pittura non e' fotografia e' tutt' altro.

Rimaniamo in tema fotografico.

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