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La cultura musicale è morta e sepolta


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6 ore fa, analogico_09 ha scritto:

per tornare al rapporto arte dolore proposto da @Uncino vorrei per ora ri(ac)cordare che il jazz è una musica che nasce nel dolor

Come già accennato da qualcuno, non mi pare di poter concordare con @Uncino circa la dimensione del dolore.

Anche il jazz, che nasce in quel di New Orleans, pur recando seco tutte le ferite, gli echi della schiavitù del razzismo, della povertà e via discorrendo ( comunqueil blues è solo una componente originaria) nasce da un rinnovato sentimento di libertà che si viveva in un quartiere come Storyville.

Quindi no, il dolore è soltanto un elemento insieme ad altri quali la libertà, la speranza,  la spensieratezza, la spiritualità,  le lotte socio politiche e pure, non ultime, le gioie carnali ( il termine "jass" potrebbe avere rimandi sessuali, anche se non è nota con certezza l'origine). 

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A chi fosse interessato consiglio "Storia Sociale del Jazz" di Eric Hobsbawm.   Il libro non sarà aggiornatissimo ma permette di inquadrare la nascita e l'evoluzione di questo linguaggio musicale e delle sue contaminazioni.  A me il libro è stato utile. 

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4 ore fa, Jarvis ha scritto:

Come già accennato da qualcuno, non mi pare di poter concordare con @Uncino circa la dimensione del dolore.

Anche il jazz, che nasce in quel di New Orleans, pur recando seco tutte le ferite, gli echi della schiavitù del razzismo, della povertà e via discorrendo ( comunqueil blues è solo una componente originaria) nasce da un rinnovato sentimento di libertà che si viveva in un quartiere come Storyville.

Quindi no, il dolore è soltanto un elemento insieme ad altri quali la libertà, la speranza,  la spensieratezza, la spiritualità,  le lotte socio politiche e pure, non ultime, le gioie carnali ( il termine "jass" potrebbe avere rimandi sessuali, anche se non è nota con certezza l'origine). 


Non bisognerebbe prende la parole o concetti alla lettera. Ovvio che il jazz non era solo dolore, ma tutto quello che inoltre fu, ciò che sia notoro e che tu ti'impegni a ricordare.., nasce nel dolore e si nutre anche di dolore, dalla nascita alla "morte" del jazz.
Il "dolore" come forza propulsiva della "gioia" e della creatività, del feeling, del pathos, del duende (i "sacerdotali" poeti del falmenco, musica che ha componenti anche africane) furono e sono gli umili gitani dell'Andalusia perseguitati che facevano del "dolore" la crisalide dalla quale si liberava la loro a volte triste a volte "felice" arte musicale, dove spesso l'allegria nasconde una tristezza e la tristezza un'allegria...)
Sempre restando ai fatti, la condizione del "popolo del blues" l'"affrancamento" non fu solo "storyville", sotto certi aspetti fu, e molto a lungo, peggiore della schiavitù (ci attarderemmo troppo a volerne spiegarne i motivi), prima nelle campagne delle remote  "provincie" americane (dove i neri venivano appesi ai rami degli alberi come "strange fruit", poi nelle città dalla "spalle terribili (sparati a vista dalla polizia e dai bianchi razzisti.., altro che le "luci rosse" dello storyville.., a primeggiare c'era il rosso sangue dei neri.., l'immagine coloristica della "corrida") la vita dei neri fu costellata di episodi di violenza razziale d'ogni tipo che, ancora nel "dolore", il nero trasfigurava in arte la quale è gioia anche quando sia triste. Il jazz è figlio diretto, "carnale" e spirituale del blues il quale non è solo una componente originaria del jazz. Al contrario, con la nascita del jazz accade che all'interno del blues arcaico e tradizionale (essenzialmente vocale il primo, voce, chitarra, armonica, poco altro il secondo) s'innestano gli strumenti musicali del jazz che permettono al blues di evolversi, fermo restando che non vi sia mai stata "cesura" tra i due generi che sono un unico corpo se non nelle stucchevoli classificazioni di comodo.
Il jazz, tradizionale, moderno o d'avanguardia se non possiede in se' il blues - di forma e di espressione - non è jazz.

Torniamo un attimo indietro nel tempo, ante jazz. Il direttore d'orchestra Ernest Ansermet, estimatore del jazz, una rarità assoluta nel mondo direttoriale, musicale "classico", grande interprete di Stravinsky a sua volta aperto al jazz, scriveva, copio a manina da testi che non sono el web: "Il blues nasce quando il nero è triste, quando è lontano da casa, lontano dalla madre o dalla innamorata. Allora pensa a un motivo, a un ritmo che ama, e prende il trombone o il violino, o il banjo o il clarinetto o il tamburo, oppure canta e si mette a ballare. E su questo motivo scandaglia le profo ndità della sua immaginazione. Questo gli fa scacciare la tristezza: è il blues.

Ernest Ansermet 1918

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segue da sopra...

 

50 minuti fa, Martin ha scritto:

A chi fosse interessato consiglio "Storia Sociale del Jazz" di Eric Hobsbawm.   Il libro non sarà aggiornatissimo ma permette di inquadrare la nascita e l'evoluzione di questo linguaggio musicale e delle sue contaminazioni.  A me il libro è stato utile. 

 

Lo conosco di fama ma non l'ho letto, un pensiero per un prossimo autoregalo. A mia volta potrei consigliare un testo sul jazz scritto da un afroamericano, poeta, scrittore, drammaturgo, musicista, militante nelle rivolte razziali negli anni delle Black Phanter, del free jazz che fu estetica e strumento di lotta emancipatrice dal razzismo, per questo finito in prigione, editore indipendente dei testi della Beat Generation.

Amiri Baraka (Le Roi Jones) "Il Popolo del Blues - sociologia degli afroamericani attraverso il jazz".

Non si pensi a un noioso saggio sociologico che prende il jazz alla larga per fare società o politica. Al contrario, iniziando dalle  forme musicali afroamericane originarie, dagli "Antefatti, il nero come non americano"

fino alla "Scena moderna", è possibile attraversare l'intera storia del jazz con tutte raccontata dal punto di vista diretto e "interno" di un protagonista. 

 

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Il 22/2/2024 at 12:45, simpson ha scritto:

Vabbè, ma stai parlando di una porzione infinitesima dello scibile musicale, parecchie persone di ottima cultura musicale qui dentro non saprebbero dirti chi siano

Quoto

Spesso è difficile apprezzare musica interpretata da persone morte 20 anni prima delle propria nascita oppure nate 50 60 anni prima della propria nascita

 

Girando il contesto gli amici dei primi anni 60 chi ascoltano regolarmente morti prima degli anni 40 o nati verso fine 1800?

 

 

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4 ore fa, briandinazareth ha scritto:

un mio amico, jazzista dichiara fama, dice che all'inizio il jazz era solo musica da ballo (ed è vero) e una gara a chi lo aveva più lungo fra i musicisti :classic_biggrin: 

la parte intellettuale è arrivata dopo.

 

:classic_laugh:

 

Divertente la battuta ma non era solo musica da ballo.., fu l'inizio di una presa di coscienza della propria identità antropologica, razziale, culturale estetica, artistica. Il nero non più come "proprietà" (benchè ancora razzistato) che addirittura influenzava la cultura e i costumi ludici dell'america razzista e nemica. Uomini e donne bianchi/e che disprezzavano mentre al ballo sbattevano i deredani come quei brutti "scimminoni" africani. Chi disprezza compra... Ne parlavo di queste cose in altri/o topic, recentemente.

La successiva parte intellettuale del jazz fu cosa nobile, nessun radicalismo-chic borghese. Non bisognerebbe dimenticare le biografie dei più grandi musicisti jazz  per capire come se la passassero tali "intellettuali" (basterebbe l'autobiografia di Billie Holiday, esemplare) mentre creavano le basi più solide e poetiche della cultura americana, mentre loro, i neri "gallinelle dalle uova d'oro, come la mandava Mingus.., a morire "intellettualmente" di fame.., per dirne uno dei grandi "vantaggi" che l'essere intellettuali procurò loro.
E sto parlando dei grandi del jazz.., non oso pensare a come se la passassero i meno grandi o più modesti...

Brian, ma chi è 'sto amico tuo jazzista di chiara fama? :classic_biggrin:

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Molto suggestiva questa idea, rappresentata da un musicista eclettico quale ansermet (fra l’altro grande interprete dei francesi oltreche’ dei russi stravinsky in primis come dicevi).

Come si vede, sono annotazioni metatecniche, e cio’ vale a confermare che il linguaggio della musica e’ ermetico e che a penetrarlo non basta l’approccio tecnico (come in tutte le discipline “inesatte” della vita, dalla musica alla letteratura, alla pittura e non ultimo anche se meno seduttivo, il diritto)

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Il 22/2/2024 at 12:45, simpson ha scritto:

Vabbè, ma stai parlando di una porzione infinitesima dello scibile musicale, parecchie persone di ottima cultura musicale qui dentro non saprebbero dirti chi siano

Non è affatto così. 

Kind of Blue è stato tra gli album di maggior successo della storia jazz e ha venduto milioni di copie

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briandinazareth
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

a penetrarlo non basta l’approccio tecnico (come in tutte le discipline “inesatte” della vita, dalla musica alla letteratura, alla pittura e non ultimo anche se meno seduttivo, il diritto)

 

certo che no, ma è condizione necessaria, anche se non sufficiente.



 

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

"dolore" come forza propulsiva della "gioia"

Io direi che il jazz come tutte le grandi musiche possiede la complessità della vita.

Però il dolore è dolore e la gioia, gioia.

Penso, tra i tanti, ad alcuni brani be bop,  ginnici e briosi, per nulla dolorosi.

 

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briandinazareth
1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Divertente la battuta ma non era solo musica da ballo.., fu l'inizio di una presa di coscienza della propria identità antropologica, razziale, culturale estetica, artistica.

 

vero, ma all'inizio era musica da ballo che, come spesso capita, diventa altro. 

 

1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Brian, ma chi è 'sto amico tuo jazzista di chiara fama? :classic_biggrin:

 

si dice il peccato e non il peccatore :classic_biggrin:

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