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La cultura musicale è morta e sepolta


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1 ora fa, damiano ha scritto:

Però la musica è una cosa universale, nel senso che deve, per forza, essere contestualizzata e geolocalizzata.

 

Condivido le tue osservazioni, penso che ogni specifico contesto culturale, pur riconoscendo e comprendendo i linguaggi musicali di altre culture, coltiverà e celebrerà preferenzialmente il linguaggio musicale del proprio luogo.

Suppongo inoltre che i vari linguaggi musicali restino universali a prescindere, sia quando vengono capiti, sia quando non vengono capiti in funzione delle provenienze e dei porti di sbarco delle musiche stesse.
Il linguaggio letterario, il lessicol la grammatica, il vocabolario invece non è universale, ma molto spesso ci pensa la musica a dire quello che le parole non possono dire/esprimere.

 

 

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1 ora fa, analogico_09 ha scritto:

Il linguaggio letterario, della parola invece non è universale, ma molto spesso ci pensa la musica a dire quello che le parole non possono dire/esprimere.

Secondo me invece il linguaggio della musica e’ altrettanto circoscritto.

Stasera ho ascoltato i Tre Pezzi di Alban Berg.  Che vuoi che si apprezzi non dico a Tehran ma manco a Washington.

Un accordo wagneriano non e’ comprensibile a una cultura diversa da quella occidentale. Comprensibile non in senso tecnico ovviamente, perche’ i cinesi e coreani ad esempio sono sempre piu’ bravi nell’eseguire, ma in senso di appartenenza a un mondo a cui quell’accordo parla (forse parlava, oggi le chiavi si stanno smarrendo ma non fuori Italia).  Questione di storia, di sentimento della vita su cui c’e’ il poderoso imprinting della cultura di un certo tempo e di un certo luogo. 
l’insostenibile leggerezza dell’essere che presa avrebbe a Calcutta? Zero

E cosi’ ancora L’adagio celeberrimo del trio di Schubert (quello del film Barry Lindon) e’ cosa nostra:classic_biggrin:.

allo stesso modo, al di fuori di uno stupore esteriore - quando c’e’, io mi sono rotto le palle a sentire una tamburata identica a se stessa per dieci minuti senza capo ne’ coda a Gedda ne’ mi curo di voler sembrare ad ogni costo aperto e intelligente- e di forme di autosuggestione globaliste, la per esempio attraente musica cinese e indiana non racconta cose nostre.

Qui soccorre la curiosita’ culturale.

Ma la fruizione della musica va oltre la curiosita’. E’ una penetrazione emotiva.

Poi le vie della musica sono infinite. Ci sono eccome le contaminazioni ma esse sono sempre risolte nel senso della trasposizione di esse nel linguaggio “incorporante”.

Certo non si puo’ pero’ dire che siccome uno sente di tutto un po’ ha mente piu’ aperta di chi e’ concentrato prevalentemente su un genere, salvo poi apprendere che nel tutto un po’ manca la conoscenza o, talvolta, la capacita’ di comunicare con cose fondamentali di questo o quel genere di musica.

Per quanto mi riguarda, preferisco un appassionato di jazz o di rock che sa tutto o moltissimo di jazz e rock piu’ che un saltatore di generi che ignora o forse non apprezza pero’ Lohengrin, il Cosi’ fan Tutte o Kind of blue (ci siamo capiti).

Non omnia possumus omnes (folgorante il latino al solito)

IMG_8805.jpeg

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1 ora fa, garmax1 ha scritto:

Ps: hai cambiato la foto nel tuo avatar e mi ha destabilizzato, prima al primo sguardo notavo subito la tua chiocciola (almeno a me sembrava così). 

 

Dopo tanti anni ho voluto cambiare, tutto camnia nella vita, ero affezionato al mio avatar "occhioachiocciola" ma immagino che ci si abituerà anche all'espressione indifferente, sottilmente sprezzante de' "Le Samourai" di fronte alla minaccia.

Un "antieroe" di uno dei miei noir del cuore, uno dei grandi caolavori del cinema. 

 

 

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4 ore fa, Pink ha scritto:

La cultura musicale è morta da quando esiste quel rumore di fondo chiamato “trap” , finti  cantanti che non cantano su finta musica  non suonata. 

Mamma mia che discorsi da ultra boomer… quindi la musica elettronica, i campionamenti e quant’altro non è musica? Anche a me la trap fa mediamente ribrezzo, una sorta di degenerazione del rap da cui prende solo gli elementi più beceri. L’hip hop/rap però è forse l’unica grande rivoluzione musicale degli ultimi 40 anni, al suo interno si trovano delle cose straordinarie ma non è questo il punto. La questione è sempre  la stessa, 60 anni fa il rock’n’roll non era considerata musica, solo rumore per giovinastri senza capo né coda, prima ancora il jazz e il blues roba per negri e via dicendo… ciò che non si conosce, capisce e apprezza non è musica. Non ci si deve far piacere tutto, ci mancherebbe, ma tenere la mente e le orecchie aperte non sarebbe male.

  • Melius 2
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10 minuti fa, Superfuzz ha scritto:

la trap fa mediamente ribrezzo, una sorta di degenerazione del rap da cui prende solo gli elementi più beceri. L’hip hop/rap però è forse l’unica grande rivoluzione musicale degli ultimi 40 anni, al suo interno si trovano delle cose straordinarie

oltre al melius congratulazioni perchè qui dentro non è molto apprezzata

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@mozarteum

 

Non a caso ho scritto questo

 

2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

penso che ogni specifico contesto culturale, pur riconoscendo e comprendendo i linguaggi musicali di altre culture, coltiverà e celebrerà preferenzialmente il linguaggio musicale del proprio luogo. Suppongo inoltre che i vari linguaggi musicali restino universali a prescindere, sia quando vengono capiti, sia quando non vengono capiti in funzione delle provenienze e dei porti di sbarco delle musiche stesse.

 

 

Nel tuo messaggio tocchi diversi punti che andrebbero visti con più calma , provo a dare una rispsta veloce.

Premesso che il mondo sia molto cambiato rispetto a ieri quando le distanze erano "culturalmente", materialmente, e tecnologiocamente molto più grandi, va da se' che l'accordo del Tristano non sarebbe potuto essere la tazza di tè preferita o conosciuta nelle culture orientali, ad esempio. Ma, parlando di persone basilamente colte e di buona sensibilità musicale di quelle parti del mondo, ciò che oggi non riescono a comprendere delle nostre musiche sul piano delle tecniche, degli stili, delle sintassi e delle grammatiche, degli immaginari che contengono (anche da noi.., a stringere capiscono queste cose solo le classi più acculturate ovvero priviligiate, boeghesi per lo più.., per il resto della popolazione l'accordo di Wagner ice nulla.., l'incomprensione quindi è culturale, non antrpologica o geopolitica), potrebbero "sentirlo" attraverso i linguaggi dei suoni in modo spontaneo, non mediato o sovrastrutturato. Ciò che di poetico, di immaginifico, i ricordi e i sentimenti, le nostalgie che noi associamo all'accordo del Tristano, sempre ad esempio, è un patrimonio frutto del noastro pensiero e sentimento, l'accordo del Tristano seguita a restare indifferente se non presente a se stesso, e già oggi non è più quello dei tempi di Wagner, fino a quando non arrivi l'uomo dell'altra cultura che associa a tale accordo il sui sentimento, la sua immaginazione la sua poesia, i suoi significati. La musica è "neutrale", perfino rispetto a chi la compone. Chi potrebbe essere geloso e amareggiato  dell'inqualificabile tradimento che l'accordo del Tristano dopo tanti decenni di assoluta fedeltà  procura al devoto?

Un importante punto di partenza è quello del sentire per approfondire, per evolversi anche sui piani estetici oltre che emozionali: l'oriente da mo' che sta facendo suo - non perchè mandi a suonare i suoi musicisti da noi le nostre musiche, o che essi scelgano di venire a studiare da noi, ma perchè accoglie in casa propria musiche "occidentali" di ogni genere e provenienza, cerando opportunità concertistiche fanno oramai molti decenni senza soluzione di continuità. Noi invece, ancora così "eurocentrici" e chiusi in questo cerchio assai poco magico non siamo ancora a tali livelli di reciprocità o di corrispondenza.., ciò nonostante non è affatto vero che noi occidentali non si sia in grado di comprendere, e/o "sentire", intimamente, spiritualmente, entrambe le cose: la musica classica o popolare cinese, la musica metafisica del shakuhachi giapponese, o la musica balinese, il raga indiano, i mantra zen, i canti tibetani... Oppure le musiche andine, o africane, caraibiche, arabe, turche, sufi e arabo-andaluse.
Una bellezza, una richezza musicale straordinaria, infinita, per tutti.., è solo una questione di curiosità ed interesse ad aprirsi o meno a patrimoni musicale sparsi per il mondo eppure legata da un ancestrale denominatore comune: le radici invisibili dalle quali tutto nasce e da cui tutto si evolve su trasforma, dove nessuna musica tuttavia diventa aliena per le altre culture mantendendo qualche seppur remota traccia di quella radice universale. Non si riconosce quando non si viole o puote riconoscere.

Prendiamo ad esempio Debussy, come ricordavo sopra, prima di rivoluzionare la musica occidentale con l'impressionismo in parte mutuando dai "modi " orientali, come Puccini, Faurè, ed altri musicisti coevi che si aprirono l''"esotico", andava ad ascoltare i gitani provenienti "1000! anni fa dall'India che cantavano l'antico cante jondo andaluso, o "flamenco", carico di elementi musicali ebrei, sefarditi, arabi, africani, mediorientali, perfino con  battiti del "crotalo" e del teatro, della tragedi dell'antica Grecia,  quanto di più lontano dalla cultura musicale occidentale borghese nella quale il grande Debussy era cresciuto e maturato.., senza mai essere stato prima in Spagna, eppure nella sua musica vi fu e resta anche il soffio di tali musiche "aliene".  E il suo non fu certo frutto di una suggestione passeggera e superficiale, "musicologioca", bensì di natura poetica, ispiratic va, compositiva.

Da questa nuova passione musicale che lo aveva pervaso, l'omaggio musicale di Debussy alla Spagna, con la composizione "Iberia", con i due magici Preludi "La puerta del vino" e "Soireè en Granade" nei quali - scrive Lorca: "a mio giudizio sono enfatizzati tutti imotivi emozionali della notte granatina, l'azzurra lontananza della Vega, le montagne che salutano il tremulo mediterraneo, le enormi punte della nebbia inchiodate all'orizzonte, l'eccezionale rubato della città e gli incredibili giochi dell'acqua sotterranea".

Forse.., e sottlineo il forse.., se Debussy non averesse infranto il muro della "cosa nostra" musicale per trovarsi di fronte a musiche sconosciute e lontane dalla propria cultura , le musiche della presunta impenetrabilità, forse non avremmo avuto il Debussy che fu e che ancora abbiamo. Magari in altra occasione potremmo parlare delle influenza degli "iterludi" flamenchi che dalla Spagna giunsero nella Russia del "gruppo dei cinque" tramite Glinka...

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ascoltoebasta
53 minuti fa, Superfuzz ha scritto:

tenere la mente e le orecchie aperte non sarebbe male.

 

Esatto,e per tener la mente aperta è necessaria la curiosità e il voler scoprire se oltre a ciò che amiamo esistono musiche di provenienze e culture diverse capaci di muoverci emozioni,ciò non significa che la musica debba piacere tutta ma che il voler approfondire vari generi è l’unico metodo per scoprire se e cosa possa piacerci oltre a ciò che già preferiamo,ci son composizioni musicalmente deliziose con cantato in lingue improbabili e incomprensibili che in alcuni casi si fanno apprezzare se si considera la voce come un ulteriore strumento musicale e non come l’espressione di un significato traducibile,poi logicamente si approfondirà la musica che si predilige ma la curiosità di conoscere altri generi può contribuire anche a riconoscere e comprendere sfumature che credevamo esclusive del nostro genere preferito.

 

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Si pero’ poi se tutta questa curiosita’ non porta a conoscere l’op.109 di Beethoven (pilastro della musica occidentale) a che serve?

E’ uno spizzicare un buffet da matrimonio guidati da un generico a me me piace, a me non me piace.

Analogico il mio punto di vista -riguardo il contenuto musicale che va al di la’ delle note e delle suggestioni soggettive-  e’ esposto con ben altra profondita’ e sagacia in Suono e Parola di Wilhelm Furtwangler, un libro meraviglioso, di stampo idealista con una prefazione di straordinaria qualita’ letteraria d’un giovanissimo Paolo Isotta.

lo consiglio agli appassionati che ritengano la musica un fatto ulteriore rispetto all’aspetto tecnico (punto di partenza e non di arrivo secondo il grande direttore). 

Insomma i punti di vista sono tanti

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1 ora fa, Martin ha scritto:

Una curiosità, nel video del flautista suonano con intonazione standard ? 

 

 

Se ti riferisci al video postato da me l'accordatura dovrebbe essere a 415 Hz, quella generalmente in uso presso gli ensemble orchestre filologiche barocche.

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1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Analogico il mio punto di vista -riguardo il contenuto musicale che va al di la’ delle note e delle suggestioni soggettive-  e’ esposto con ben altra profondita’ e sagacia in Suono e Parola di Wilhelm Furtwangler,un libro meraviglioso, di stampo idealista con una prefazione di straordinaria qualita’ letteraria d’un giovanissimo Paolo Isotta.

 

Mi scuso di non essere altrettanto profondo e sagace  ma Furt era un Wangler, vuoi mettere con un qualsiasi utente di un forum qualsiasi come me che neppure osa paragonarsi la giovane Isotta. E cmq mi fa piacere che io abbia benchè velocemente fatto cenno, e che tu lo abbia colto, a quanto avrebbe trattato FurtWangler segno che potrei aver espresso un concetto non peregrino e chissà se Furt non fosse d'accordo con me.., se anche Isotta non mi crea interesse. Vorrei dire io d'accordo con Furt per dovuto rispetto, ma non avendolo letto non posso pronunciarmi nel merito. Tu che ne pensi? Sulla musica che è oltre tutto quanto quello che l'uomo variamente gli attribuisce? Il segreto della muica è che erssa è astratta e risonde solo a se stessa. La musica non si presta alle autointerpretazioni narcisistiche dell'uomo, la musica sale scende.., su scale di suoni, per il puro gusto di salire e scendere... riprende i motivi innumerevoli volte per costruire innumerevoli variazioni in assolutà libertà che nessun uomo, ascoltatore o musicista, potra congelare in uno o centomila schemi fissi.

1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Si pero’ poi se tutta questa curiosita’ non porta a conoscere l’op.109 di Beethoven (pilastro della musica occidentale) a che serve?E’ uno spizzicare un buffet da matrimonio guidati da un generico a me me piace, a me non me piace.

 

Spero che non  voglia attribuire a me queste "depressioni".., sai bene che pur amando altre musiche di altre culture e di altri generi ed epoche musicali occidentali, nacqui e morirò ANCHE con Beethoven. Ma una cosa più "grande" non esclude una cosa più "piccola, quindi c'è possibilità di condivisione anche senza fare paragoni. 

 

1 ora fa, mozarteum ha scritto:

lo consiglio agli appassionati che ritengano la musica un fatto ulteriore rispetto all’aspetto tecnico (punto di partenza e non di arrivo secondo il grande direttore). 

Insomma i punti di vista sono tanti


Hai ragione e ben sai che la pensiamo guale su questo dopo anni di confronti fatti al riguardo.., anche nell'altro post ho sostenuto come la compresione dell'"espressione" musicale passi attraverso i linguaggi, anche attraverso lo stile non fine a se stesso, idove la tecnica è al servizio dell'espressione, serve, ci deve essere ma meno si "vede" o si "sente" , nel cinema, nella musica, nella lettaraturta, in tutte le arti, e meglio è. Gli "addeti ai lavori "analitici", chi fa musica la tecnica la deve conoscere ma solo per "servirsene".., invece molti musicisti strumentisti, interpreti, direttori, fanno della tecnica il punto di forza e di "teatralità" offrendo al pubblico l'esempio di un "falso "duende"...

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5 ore fa, mozarteum ha scritto:

Certo non si puo’ pero’ dire che siccome uno sente di tutto un po’ ha mente piu’ aperta di chi e’ concentrato prevalentemente su un genere, salvo poi apprendere che nel tutto un po’ manca la conoscenza o, talvolta, la capacita’ di comunicare con cose fondamentali di questo o quel genere di musica.

...ma un pensiero musicale aperto significa anche avere possibilita' esplorative su piu' fronti a livelli verticali anziche' un orizzontalizzazione del genere.

 

 

Non dimentichiamo che la musica e' soprattutto emozione, anche nelle formule apparentemente ripetitive come nel caso del minimalismo strutturato alla Terry Riley per fare un esempio o, semplicemente ricavare delle emozioni da un Raga indiano che con sua formula ripetitiva scandisce la melodia in base alla mattina-pomeriggio-sera.

 

 

 

5 ore fa, mozarteum ha scritto:

Per quanto mi riguarda, preferisco un appassionato di jazz o di rock che sa tutto o moltissimo di jazz e rock piu’ che un saltatore di generi che ignora o forse non apprezza pero’ Lohengrin, il Cosi’ fan Tutte o Kind of blue (ci siamo capiti).

 

 

Detto cio', a questo punto si deve trovare un punto di contatto: meglio rimanere nella comfort-zone del genere oppure dare spazio ed uscire alla ricerca di altri flussi e influssi musicali ?

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ascoltoebasta
9 ore fa, mozarteum ha scritto:

Si pero’ poi se tutta questa curiosita’ non porta a conoscere l’op.109 di Beethoven (pilastro della musica occidentale) a che serve?

La curiosità,se c'è, porterà necessariamente a conoscere l'op.109 e anche altre,ciò non significa però che piaceranno, non ritengo sia uno spizzicare un buffet,ma anzi calarsi in mondi musicali diversificati,non parlo di fare un superficiale zapping musicale,ma di non chiudersi preventivamente in un solo genere perchè tutti i generi musicali hanno un anima e molti possono sposare quella di ognuno di noi,in seguito l'approfondimento e la conoscenza di uno o più generi sarà una logica conseguenza.

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