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l’amor che move il sole e l’altre stelle


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1 ora fa, appecundria ha scritto:

può dire che l'amore sia rappresentato da larga parte del cristianesimo cattolico, dal socialismo, dal comunismo ideale?

La rivelazione principale del cristianesimo è che Dio è amore, ovvero il creato è fatto dall'amore. Gesù uomo, contribuente e cittadino era uno che dava a Cesare le monete con la faccia di Cesare ed a Dio tutto il resto. Insegnava ai militari a non abusare del loro potere e ad accontentarsi del salario. Non era interessato alle cose di questo mondo, come il potere, il cui principe è il Nemico. Si può dire che il primo e forse unico comunismo realizzato nella storia fosse quello delle prime comunità cristiane, ma fu un modo di concepirsi comunitario,  la memoria  della compagnia e dell'amicizia di quell'Uomo così diverso e interessante che era diventato un modo nuovo di guardare il mondo. Non una ideologia, ma il rapporto con uno. Il quale Uno non ha mai chiesto di aderire a progetti politici o di rispettare particolari regole e divieti, ma solo una singola e radicale legge, l'amore per gli altri secondo la somiglianza col proprio creatore. Privo di questa radice divina, di un valore assoluto e di una prospettiva ultraterrena, il messaggio cristiano diventa una ideologia come le altre, anzi peggiore delle altre. Il socialismo e il solidarismo sono secondo me sottoprodotti culturali della cultura cristiana secolarizzata. Che senza Dio non funzionano. 

  • Melius 2
Grancolauro
12 ore fa, Savgal ha scritto:

Consentitemi di citare il Sommo Poeta in contrapposizione a chi scrive: "Chi vorrebbe cancellare l'odio vorrebbe cancellare il motore dell'universo, il combustibile che muove il mondo"

A prescindere da Dante, mi sembra interessante notare come dichiararsi razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi, fino a giustificare odio e violenza, stia tornando di moda, attiri l’attenzione e il plauso di molti, faccia audience. Siamo ormai oltre il populismo, verso dove difficile dire. Io lo trovo inquietante; ricorda pericolosamente periodi bui della storia.

Basterebbe ricordare che un conto è descrivere alcuni atteggiamenti umani, altro conto è giustificarli presentandoli come ineluttabili. Un’imposta intellettuale, questa, che farebbe inorridire anche il Sommo poeta. 

  • Melius 2
3 minuti fa, Grancolauro ha scritto:

dichiararsi razzisti, antisemiti, xenofobi, omofobi, fino a giustificare odio e violenza

Credo che qualcuno si senta  particolarmente forte e coriaceo, nell'esprimere queste posizioni rigide, inflessibili e ciniche

La vanagloria di un ego ipertrofico, spesso trova facile spazio in ideologie primitive ed involute come quelle

2 ore fa, claravox ha scritto:

Quando però usava il linguaggio più popolare un po’ scurrile lo diventava :classic_biggrin:

 

Nell'inferno usò deliberatamente uno stile "basso", con frequente ricorrenza di suoni gutturali, di zeta e g dure, come se avesse voluto dipingere la tela fon colori scuri, squallidi e dissonanti. Cambia registro e tavolozza nelle altre due cantiche, il paradiso adotta uno stile alto. La Divina Commedia è concepita come una grande architettura, ricca di simmetrie e simbologie. 

  • Thanks 1
Grancolauro
20 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

La vanagloria di un ego ipertrofico, spesso trova facile spazio in ideologie primitive ed involute come quelle

Già… credo sarebbe d’accordo anche il Dante della Epistola xiii:

L’ignoranza del volgo non ha nel giudizio alcun discernimento; e come crede che il sole abbia il diametro di un piede, così riguardo ai costumi, è ingannata dalla stessa fallace credulità. Ma a noi cui è concesso di conoscere l’ottimo che è in noi, non conviene seguire le vestigia del gregge, anzi siamo tenuti a correggerne gli errori. Infatti coloro che vivono con intelletto e con ragione, e sono dotati di una certa divina libertà, non sono costretti da nessuna consuetudine; e non è meraviglia, poiché essi non sono diretti dalle leggi, ma piuttosto le leggi da essi.

Agostino dal Commento alla prima Lettera di Giovanni, la lettera sull'amore:
"Le azioni degli uomini non si distinguono se non dalla radice dell'amore. Infatti possono succedere molte cose che in apparenza sono buone, ma che non derivano dalla radice dell'amore. I fiori hanno anche delle spine. Alcune cose, in verità, sembrano aspre e crudeli, ma esse hanno come fine la disciplina e sono dettate dall'amore. Dunque, una volta per tutte ti viene proposto un breve precetto: ama e fa'quello che vuoi. Se tu taci, taci per amore; se tu parli, parla per amore; se tu correggi, correggi per amore; se tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell'amore; da questa radice non può derivare se non il bene."

  • Melius 2

 

La tendenza aggressiva dell’uomo è una disposizione pulsionale originaria e indipendente e la civiltà trova in essa il suo ostacolo più grave. L’incivilimento è un processo peculiare al quale l’umanità è sottoposta; si tratta di un processo al servizio dell’Eros, che mira a raccogliere prima individui sporadici, poi famiglie, poi stirpi, popoli, nazioni, in una grande unità: il genere umano. Queste moltitudini devono essere legate l’una all’altra. La sola necessità, i vantaggi del lavoro in comune non le terrebbero insieme. Ma a questo programma della civiltà si oppone la naturale pulsione aggressiva dell’uomo, l’ostilità di ciascuno contro tutti e di tutti contro ognuno. Questa pulsione aggressiva è la manifestazione della pulsione di morte, che abbiamo trovato accanto all’Eros e che ne condivide il dominio sul mondo.

Questo è il significato dell’evoluzione civile, la lotta tra Eros e Thanatos, tra pulsione di vita e pulsione di distruzione. Questa lotta è il contenuto essenziale della vita, perciò l’evoluzione civile può definirsi come la lotta per la vita della specie umana. (Una sintesi di una serie di argomentazione dal sopra citato "Il disagio della civiltà", lettura che raccomando)

Ciò di cui tanti non si rendono conto è che la convivenza civile si regge su fragili equilibri, alimentare l'odio e con esso l'aggressività, rischia di rompere questi equilibri. 

 

  • Melius 2
briandinazareth
1 ora fa, Savgal ha scritto:

La tendenza aggressiva dell’uomo è una disposizione pulsionale originaria e indipendente e la civiltà trova in essa il suo ostacolo più grave.

 

non penso che sia vero, non credo alla contrapposizione di questo tipo.

innanzitutto considerando che l'uomo nel suo processo di autodomesticazione ha sviluppato un livello di aggressività particolarmente basso, da qui anche i caratteri "infantili" rispetto agli altri primati, e se l civiltà è possibile grazie a questo, non mi pare che l'aggressività ne sia necessariamente un ostacolo. 

poi bisognerebbe distinguere tra aggressività reattiva e proattiva, profondamente diverse e nelle quali usiamo funzioni cerebrali molto diverse. 

e si dovrebbe distinguere anche tra aggressività intra gruppo oppure esterna. 

queste differenze rendono l'uso del termine omnicomprensivo di aggressività potenzialmente fuorviante perché può significare cose molto diverse l'una dall'altra.

ma la cosa che mi pare più interessante è che mentre l'odio è facilmente definibile e dagli scopi abbastanza chiari, lo stesso non si può dire per la parola molto più ambigua e multiforme di amore. 

prima è stato citato sant'agostino, spesso preso ad esempio, sugli eretici non mancò di predicare la coercizione (soprattutto in età avanzata) e sappiamo cosa significasse al tempo. per lui era una vera manifestazione d'amore ricondurre con metodi violenti gli eretici a dio come lui lo intendeva. 

spesso l'amore diventa contrapposto alla tolleranza e all'accettazione dell'altro.

così come quando si parla di "vera libertà", in genere cercando di inculcarla a forza.

diciamo che mi piace l'idea di amore del video di prima di russell, che nasce dalla tolleranza piuttosto che voler imporre il "bene"

ovviamente questi discorsi sono del tutto inadeguati al pensiero infantile di un vannacci che trova facilmente adepti accomunati dall'odio verso qualcuno.
 

A me la parola tolleranza non convince

Sembra una auto forzatura verso qualcosa o qualcuno, che in fondo non si accetta realmente, ma a cui per il quieto vivere o per convenzione sociale, non ci si oppone 

Diciamo che manca l'elemento empatico che permette di mettersi nei panni dell'altro, e capire realmente le sue motivazioni

Tollerare, lo associo ad un: ho ragione io, ma è meglio non discutere....

Però, meglio di niente

C'è da dire, invece, che Dante si è ispirato non poco a Platone

  • Melius 1
briandinazareth
2 minuti fa, LUIGI64 ha scritto:

Sembra una auto forzatura verso qualcosa o qualcuno, che in fondo non si accetta realmente, ma a cui per il quieto vivere o per convenzione sociale, non ci si oppone 

Diciamo che manca l'elemento empatico che permette di mettersi nei panni dell'altro, e capire realmente le sue motivazioni

Tollerare, lo associo ad un: ho ragione io, ma è meglio non discutere....

 

in qualche modo lo è, ed è una cosa positiva. 

non possiamo capire sempre gli altri e non è neppure sbagliato non condividere qualcosa. 

ad esempio la tolleranza è accettare che qualcuno dica qualcosa che non può piacerci in alcun modo e che troviamo totalmente errato, ma questo non si trasforma in coercizione. 

può essere una scelta di vita che non condividiamo, una passione che aborriamo ecc. 

nasce da una forma di comprensione della nostra limitatezza (quindi occorre limitare gli assoluti...soprattutto se apodittici), una questione pratica di scelta di convivenza invece del conflitto e consapevolezza di quanto l'esperienza umana sia plasmata dal tempo e luogo. 

gesù stesso accettava la schiavitù e mai ha predicato contro di essa, così come non ha predicato contro le assurdità delle pene dell'antico testamento (però si è inventato un escamotage, come poi fece pure maometto...).

oggi queste posizioni non sarebbero compatibili con un campione del bene, anche vannacci rimmarrebbe un po' scettico ;)  

per questo non esistendo un bene assoluto, stabile e condiviso, dovremmo accontentarci di un meglio che è meglio del bene. e se guardiamo alla vita concreta è migliore con la tolleranza.

ed è la tolleranza il vero opposto dell'odio 




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