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Chi ascolta ancora musica su supporto fisico? Contiamoci


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Ho capito che alcuni di voi non hanno la più pallida idea di cosa siano Qobuz e Tidal (che si pagano, altro che download spazzatura...), di cosa sia l'Alta Risoluzione, di cosa siano i bit e la frequenza di campionamento ...

Da qui le scelte illogiche, ovvero basate sulla "non conoscenza": è tipico di tutte le epoche, non c'è nulla di strano...

Però pensare di avere ragione senza conoscenza, porta alla definizione tecnica di "ignorante".

Informatevi e poi tornate a scrivere.

Thanks,

Max

 

6 ore fa, Look01 ha scritto:

non hanno più voglia di smanettare a computer scaricare file ecc. ecc.

 

Io non uso nessun computer: uno streamer collegato alla rete e un cellulare con relativa app che fa da telecomando.

E mi ascolto una marea di musica classica registrata negli anni 50/60/70, rimasterizzata a 24bit 96/192Khz ...  altro che i 700Mb del cd !

8 ore fa, Look01 ha scritto:

Max non metto in dubbio che il tuo metodo sia più comodo ma  ci sono anche vecchi nostalgici come il sottoscritto che non hanno più voglia di smanettare a computer scaricare file ecc. ecc.

Preferisco vedere davanti agli occhi quando mi rilasso e ascolto musica un ampli e un lettore CD per me è la scelta più semplice.

Pensare a cosa ascolterò e cercarmi il CD per me non è fatica ma  fa parte del divertimento 😉.

Capisco e rispetto la posizione...so benissimo che per molti ascoltare musica è fatto anche di gesti "rituali", un po' come prepararsi la pipa prima di accenderla...ma è anche vero che non si può dire che la tecnologia non abbia giovato alla qualità e che i nuovi modi di fruire della musica non siano stati un grande passo avanti

Io non metterei così facilmente sullo stesso piano il modo in cui si ottengono i sistemi operativi o le app di lavoro al computer, oggi  indubbiamente comodo e semplice, con i supporti sui quali c'è la musica. Per la musica ci sono altri aspetti che fanno propendere per un sistema o un altro;  aspetti già messi in evidenza più sopra e non di secondaria importanza!

5 minuti fa, fanbachiano ha scritto:

Io non metterei così facilmente sullo stesso piano il modo in cui si ottengono i sistemi operativi o le app di lavoro al computer, oggi  indubbiamente comodo e semplice, con i supporti sui quali c'è la musica. Per la musica ci sono altri aspetti che fanno propendere per un sistema o un altro;  aspetti già messi in evidenza più sopra e non di secondaria importanza!

Beh...quando scarichi un disco da Qobuz, HDTracks, etcetc è un file come lo è la .iso o un .exe di un SW, viene solo poi trattato diversamente dal programma che lo esegue...quali sarebbero gli altri aspetti? Magari mi sfugge qualcosa a me, non sono informatico ma ne mastico un pochino...

Cito un recente Articolo tratto da DDAY:

 

https://www.dday.it/redazione/48479/gli-artisti-guadagnano-dallo-streaming-secondo-una-ricerca-delluniversita-cattolica-poco-o-nulla

 

dal titolo "Gli artisti guadagnano dallo streaming? Secondo una ricerca dell'Università Cattolica poco o nulla"

 

 

L'Università Cattolica ha presentato questa settimana i risultati di una ricerca sul rapporto tra artisti e piattaforme di streaming. Il tema è quello ormai annoso dei compensi riconosciuti agli artisti per i brani distribuiti tramite le piattaforme di streaming. Gli autori della ricerca hanno intervistato un panel di 800 artisti e professionisti della musica, per raccogliere dati su modalità ed entità di incasso dei proventi percepiti dalle piattaforme di streaming. Il quadro che ne emerge è che quasi l'80% degli intervistati dichiara di non ricavare nulla dallo streaming musicale. La ricerca è stata commissionata dalla società di collecting ITSRIGHT, che gestisce i diritti connessi relativi alla diffusione in pubblico delle registrazioni.

La ricerca ha estratto un campione statistico composto da 300 professionisti della musica, tra interpreti, esecutori, direttori d'orchestra e produttori artistici, equamente divisi tra uomini e donne e per fasce di età. Per il 79,33% del campione, i ricavi dallo streaming sono nulli o trascurabili. Il 40,3% del campione non sa quantificare l'ammontare dei propri proventi dallo streaming, mentre il 26,3% del campione dichiara proventi inferiori ai 100 euro all'anno. Il 21% dichiara introiti compresi tra i 100 e i 1000 euro. Ogni artista del campione è però presente in media su 3,3 piattaforme di streaming. Tra le più citate ci sono YouTube (71,7%), Spotify (65%), Apple Music (50%), Amazon Music (46%), Deezer (33,7%), Tidal (24%), QoBuz (14,3%).

Il problema maggiore, secondo la ricerca, risiederebbe nella rendicontazione, che secondo gli intervistati avviene per il 14% di essi da parte delle stesse piattaforme di streaming, per il 45% dai distributori digitali e per il 19% dalle case discografiche. Il 45% del campione dichiara però di non aver mai ricevuto un rendiconto relativamente allo stream dei propri brani. Il 91,7% del campione dichiara di non aver formalizzato alcun contratto che regolamenti i compensi per lo streaming nel biennio 2021 - 2023. Per gli artisti con un contratto discografico, attualmente sono le etichette discografiche a stringere accordi con le piattaforme di streaming e a gestire gli incassi e la redistribuzione dei compensi. Secondo la ricerca, però, il 37,3% del campione ritiene le case discografiche poco trasparenti su questo fronte.  

 

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Qui invece un estratto di un articolo di due anni fa di Avvenire 

 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/musica-in-streaming-uno-su-mille-ce-la-fa

 

dal titolo "Musica in streaming: solo un artista su mille guadagna decentemente"

 

La piattaforma più popolare, cioè Spotify, secondo Porducer Hive, paga mediamente gli artisti tra 0,003 e 0,004 dollari per riproduzione. Esistono comunque molti altri fattori che determinano la quota che si può ottenere per streaming, come per esempio la popolarità dell’artista e il Paese nel quale i suoi brani vengono riprodotti. C’è un altro punto importante. Oggi, le etichette discografiche trattengono una percentuale fissa di diritti d’autore per lo streaming degli artisti che producono e commercializzano. Spiega Producer Hive, «normalmente gli artisti ricevono solo il 16% circa dei pagamenti dei diritti dai servizi di streaming mentre le etichette indipendenti di solito dividono al 50% con gli artisti i guadagni».

Resta la domanda più importante: quanto guadagnano quindi gli artisti dalle piattaforme di streaming? Grazie all’inchiesta di Producer Hive scopriamo che c’è una differenza sostanziale di trattamento da piattaforma a piattaforma. E che alcune pagano molto meglio di altre. Per esempio, Apple music e Amazon Music pagano meglio di Spotify mentre la piattaforma streaming che rispetta di più gli artisti è Tidal, dove per guadagnare un dollaro occorrono 78 ascolti. Il peggior servizio invece è Deezer, dove per avere un dollaro bisogna ottenere 909 streaming. Dopo Tidal si piazza Apple Music, dove per guadagnare un dollaro occorrono 125 riproduzioni di un brano. Seguono Amazon Music (249 ascolti per avere 1 dollaro), Spotify (314 riproduzioni per guadagnare 1 dollaro), YouTube Music (500 ascolti per 1 dollaro) e Pandora (752 riproduzioni per un dollaro). Messi così forse questi numeri non rendono abbastanza l’idea.

Per questo motivo Producer Hive ha messo a disposizione dei suoi lettori «un calcolatore delle royalty dello streaming» che permette di avere un’idea di quanto possa guadagnare un artista da ogni piattaforma. Va detto che sono calcoli generici ma sono comunque utili per farsi un’idea. Per esempio, proviamo a ipotizzare di essere un artista che ha raccolto con la sua musica 1 milione di streaming. Ecco quanto avremmo guadagnato da ogni singola piattaforma. Da Deezer 1.100 dollari, da Pandora 1.330 dollari, da YouTube Music 2.000 dollari, da Spotify 3.180 dollari, da Amazon Music 4.020 dollari, da Apple Music 7.830 dollari e da Tidal 12.840 dollari. Davanti a questi risultati la prima riflessione che viene da fare è che nemmeno 1 milione di streaming permette ad un artista di guadagnare decentemente. Infatti per stessa ammissione di Spotify «1.000 artisti hanno guadagnato nel 2021 dallo streaming più di 1 milione di dollari». Mille su 8 milioni di musicisti presenti su Spotify, cioè lo 0,01%. Per ottenere un’entrata decente da Spotify – secondo Groover Blog – «bisogna piazzarsi tra i primi 9.000 artisti più suonati». A guadagnare decentemente dallo streaming, quindi, sarebbero di fatto solo l’0,11% degli artisti. Ci sono però delle differenze. Apple Music, per esempio, paga gli artisti il doppio di Spotify. Per non parlare di Tidal che li paga quasi 12 volte di più di Deezer e quattro volte di più di Spotify. Facciamo ancora due conti, con due esempi di casa nostra. Su Spotify la canzone più gettonata di Vasco Rossi è «Sally» con 44 milioni 423 mila 913 ascolti. Secondo il calcolatore di Producer Hive, ha prodotto su Spotify royalties per oltre 141 mila euro, mentre «Brividi» di Mahmood & Blanco che ha vinto l’ultimo Sanremo ha invece guadagnato 339 mila euro. Chissà quanti ne saranno arrivati agli artisti.

 

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alex2

 

 

Confesso di non aver letto tutto il thread ma solo l'ultima pagina,  e continuo a non capire perche'  si debbano formare le solite fazioni contrapposte.

C'e'  ampia scelta,  ed invece di approfittarne ne facciamo un problema.

Personalmente ascolto liquida (Tidal e web radio - no computer),  cd,  e vinili,  relegando questi ultimi a terza scelta.

La comodita'  di non dover curare il relativo set up (tarature,  cambio testina,  etc.) e non doversi preoccupare della pulitura del supporto non ha prezzo,  e la qualita'  degli ascolti non viene penalizzata. 

Viva la scelta !   

  • Melius 1
12 minuti fa, alex2 ha scritto:

Cito un recente Articolo tratto da DDAY:

https://www.dday.it/redazione/48479/gli-artisti-guadagnano-dallo-streaming-secondo-una-ricerca-delluniversita-cattolica-poco-o-nulla

dal titolo "Gli artisti guadagnano dallo streaming? Secondo una ricerca dell'Università Cattolica poco o nulla"

L'Università Cattolica ha presentato questa settimana i risultati di una ricerca sul rapporto tra artisti e piattaforme di streaming. Il tema è quello ormai annoso dei compensi riconosciuti agli artisti per i brani distribuiti tramite le piattaforme di streaming. Gli autori della ricerca hanno intervistato un panel di 800 artisti e professionisti della musica, per raccogliere dati su modalità ed entità di incasso dei proventi percepiti dalle piattaforme di streaming. Il quadro che ne emerge è che quasi l'80% degli intervistati dichiara di non ricavare nulla dallo streaming musicale. La ricerca è stata commissionata dalla società di collecting ITSRIGHT, che gestisce i diritti connessi relativi alla diffusione in pubblico delle registrazioni.

La ricerca ha estratto un campione statistico composto da 300 professionisti della musica, tra interpreti, esecutori, direttori d'orchestra e produttori artistici, equamente divisi tra uomini e donne e per fasce di età. Per il 79,33% del campione, i ricavi dallo streaming sono nulli o trascurabili. Il 40,3% del campione non sa quantificare l'ammontare dei propri proventi dallo streaming, mentre il 26,3% del campione dichiara proventi inferiori ai 100 euro all'anno. Il 21% dichiara introiti compresi tra i 100 e i 1000 euro. Ogni artista del campione è però presente in media su 3,3 piattaforme di streaming. Tra le più citate ci sono YouTube (71,7%), Spotify (65%), Apple Music (50%), Amazon Music (46%), Deezer (33,7%), Tidal (24%), QoBuz (14,3%).

Il problema maggiore, secondo la ricerca, risiederebbe nella rendicontazione, che secondo gli intervistati avviene per il 14% di essi da parte delle stesse piattaforme di streaming, per il 45% dai distributori digitali e per il 19% dalle case discografiche. Il 45% del campione dichiara però di non aver mai ricevuto un rendiconto relativamente allo stream dei propri brani. Il 91,7% del campione dichiara di non aver formalizzato alcun contratto che regolamenti i compensi per lo streaming nel biennio 2021 - 2023. Per gli artisti con un contratto discografico, attualmente sono le etichette discografiche a stringere accordi con le piattaforme di streaming e a gestire gli incassi e la redistribuzione dei compensi. Secondo la ricerca, però, il 37,3% del campione ritiene le case discografiche poco trasparenti su questo fronte.  

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Qui invece un estratto di un articolo di due anni fa di Avvenire 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/musica-in-streaming-uno-su-mille-ce-la-fa

dal titolo "Musica in streaming: solo un artista su mille guadagna decentemente"

La piattaforma più popolare, cioè Spotify, secondo Porducer Hive, paga mediamente gli artisti tra 0,003 e 0,004 dollari per riproduzione. Esistono comunque molti altri fattori che determinano la quota che si può ottenere per streaming, come per esempio la popolarità dell’artista e il Paese nel quale i suoi brani vengono riprodotti. C’è un altro punto importante. Oggi, le etichette discografiche trattengono una percentuale fissa di diritti d’autore per lo streaming degli artisti che producono e commercializzano. Spiega Producer Hive, «normalmente gli artisti ricevono solo il 16% circa dei pagamenti dei diritti dai servizi di streaming mentre le etichette indipendenti di solito dividono al 50% con gli artisti i guadagni».

Resta la domanda più importante: quanto guadagnano quindi gli artisti dalle piattaforme di streaming? Grazie all’inchiesta di Producer Hive scopriamo che c’è una differenza sostanziale di trattamento da piattaforma a piattaforma. E che alcune pagano molto meglio di altre. Per esempio, Apple music e Amazon Music pagano meglio di Spotify mentre la piattaforma streaming che rispetta di più gli artisti è Tidal, dove per guadagnare un dollaro occorrono 78 ascolti. Il peggior servizio invece è Deezer, dove per avere un dollaro bisogna ottenere 909 streaming. Dopo Tidal si piazza Apple Music, dove per guadagnare un dollaro occorrono 125 riproduzioni di un brano. Seguono Amazon Music (249 ascolti per avere 1 dollaro), Spotify (314 riproduzioni per guadagnare 1 dollaro), YouTube Music (500 ascolti per 1 dollaro) e Pandora (752 riproduzioni per un dollaro). Messi così forse questi numeri non rendono abbastanza l’idea.

Per questo motivo Producer Hive ha messo a disposizione dei suoi lettori «un calcolatore delle royalty dello streaming» che permette di avere un’idea di quanto possa guadagnare un artista da ogni piattaforma. Va detto che sono calcoli generici ma sono comunque utili per farsi un’idea. Per esempio, proviamo a ipotizzare di essere un artista che ha raccolto con la sua musica 1 milione di streaming. Ecco quanto avremmo guadagnato da ogni singola piattaforma. Da Deezer 1.100 dollari, da Pandora 1.330 dollari, da YouTube Music 2.000 dollari, da Spotify 3.180 dollari, da Amazon Music 4.020 dollari, da Apple Music 7.830 dollari e da Tidal 12.840 dollari. Davanti a questi risultati la prima riflessione che viene da fare è che nemmeno 1 milione di streaming permette ad un artista di guadagnare decentemente. Infatti per stessa ammissione di Spotify «1.000 artisti hanno guadagnato nel 2021 dallo streaming più di 1 milione di dollari». Mille su 8 milioni di musicisti presenti su Spotify, cioè lo 0,01%. Per ottenere un’entrata decente da Spotify – secondo Groover Blog – «bisogna piazzarsi tra i primi 9.000 artisti più suonati». A guadagnare decentemente dallo streaming, quindi, sarebbero di fatto solo l’0,11% degli artisti. Ci sono però delle differenze. Apple Music, per esempio, paga gli artisti il doppio di Spotify. Per non parlare di Tidal che li paga quasi 12 volte di più di Deezer e quattro volte di più di Spotify. Facciamo ancora due conti, con due esempi di casa nostra. Su Spotify la canzone più gettonata di Vasco Rossi è «Sally» con 44 milioni 423 mila 913 ascolti. Secondo il calcolatore di Producer Hive, ha prodotto su Spotify royalties per oltre 141 mila euro, mentre «Brividi» di Mahmood & Blanco che ha vinto l’ultimo Sanremo ha invece guadagnato 339 mila euro. Chissà quanti ne saranno arrivati agli artisti.

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alex2

E quindi ?

Only Vinyl… dopo vari tentativi di riprovarci con la liquida, pur con la migliore intenzione e le migliori macchine.. ho desistito.

un sistema analogico top rimane a mio avviso il sistema più completo e appagante per ascoltare musica.
Ma attendo con ansia il giorno in cui potrò liberarmi dalle migliaia di kg di vinile.. ormai ho riempito casa e cantina non ho più spazio.. e l’archiviazione è tempo sprecato e rubato all’ozio.. quindi gioco a Memory giornalmente.. per ricordarmi quale titolo in quale scaffale..

altrimenti ascolto random, lasciando al destino il ruolo di destino nella scelta del titolo..

lo stesso destino che a volte gioca a destino, scambiando le culle negli ospedali.. 

:classic_biggrin:

  • Melius 1
8 minuti fa, alex2 ha scritto:

E quindi, se l'unico modo di fruizione musicale diventa lo streaming, e il supporto fisico scompare, si prospetta un futuro dove l'offerta di musica si ridurrà soltanto al mainstream e quindi ai macinatori di visualizzazioni, In italia ci toccherà scegliere tra ascoltare ANNALISA, i MANESKIN o GEOLIER. Nel resto del mondo BEYONCE, DUA LIPA, TAYLOR SWIFT. 

Chi fa musica indie, jazz, chi si autoproduce, le piccole case indipendenti, e chi cerca di campare onestamente con la musica scegliendo una propria via originale, verrà tagliato fuori da questo giro. 

Però vuoi mettere, con appena 20 euro al mese poter ascoltare n mila canzoni di 8000 artisti.....hmm no...... 7000...... hm no...... 3000........ hmm no....... 1500........ hmm forse sono 800........ hmm no....... ci è rimasta solo la discografia di BEYONCE......... :classic_sleep:

alex2

Ho una certa età ed ho smesso di credere alle favole da un bel po'.

E pensare che comprando 10 o 100 cd all'anno possa scongiurare qualcosa è solo una bella ed ingenua favoletta a cui si può anche credere, ma che tale resta 

Se il sistema deve essere cambiato, non sarai certo tu, io, o noi a determinare il cambiamento.

Nel frattempo, io faccio quello che realisticamente posso fare: il fruitore pagante che sceglie di volta in volta la opzione che il mercato gli mette a disposizione

@Max440 ribadisco le mie motivazioni. Non ritengo inferiore la qualità della liquida. Ma pretendo, trattandosi di un servizio a pagamento, che venga reso noto LP da qui è tratto il download e se quest’ultimo è stato modificato in fase di riversamento. 
 

IMG_2304.jpeg

2 minuti fa, eduardo ha scritto:

Nel frattempo, io faccio quello che realisticamente posso fare: il fruitore pagante

Pagante la piattaforma certo..... su un cd venduto, all'artista che ci suda sopra, arrivano circa 3.5 euro (al solo artista quindi puliti) su un album in streaming arrivano 0,0004 centesimi di euro. 

 

Visto che fare la differenziata non cambierà l'irreversibile destino del cambiamento climatico, butta tutto insieme mi raccomando :classic_happy:

 

alex2

 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

Li considero una specie di reliquie sacre o oggetti di culto...

Vabbè, se cominciamo a fare i melodrammatici è finita 

Il 12/4/2024 at 12:48, widemediaphotography ha scritto:

 

 

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