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Una riflessione sulla fragilità dei dati numerici (immagine, scrittura, suono)


Velvet
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Ben ritrovati tutti, è bello che questo luogo rinasca dopo i noti fatti. Ovviamente mi auguro che in qualche modo si riesca a recuperare buon parte della memoria storica dal 2006 in avanti, perché molte preziose informazioni su apparecchi, musica o altro si trovavano solo qui grazie al contributo pluriennale di molti ottimi forumer.

 

Premesso questo, sono anni che vado sostenendo l'estrema fragilità del mondo "numerico" se raffrontato a quello "analogico". L'umanità possiede sterminate collezioni di scritti fin dall'invenzione del linguaggio umano codificato, raffigurazioni iconografiche o manufatti risalenti alle età più remote, abbiamo le prime registrazioni su cilindro cerato di Edison e le prime immagini fotografiche catturate sui più disparati supporti chimico-fisici.

Ma probabilmente non possediamo più le immagini scattate con il nostro primo smartphone o il contenuto del primo PC connesso in rete avuto magari a fine anni '90. E anche le avessimo si tratterebbe di un contenuto non indicizzato, mai riordinato, mai catalogato in modo organico. E perciò non fruibile nella sua casuale enormità.

Una condizione lontana anni luce dalle scatole o album di fotografie che tutti abbiamo, dai libri, dalle agende, dai dischi, dalle pellicole cinematografiche ecc ecc.

I quali, anche se danneggiati in genere restano fungibili, interpretabili, restaurabili. A differenza di un file digitale che o c'è integro, o non c'è.

 

Mi sto interrogando sul futuro di un'umanità che affida tutta la propria memoria collettiva al silicio, che non  si dà pena di stampare più nulla, che ritiene immortale un servizio cloud gratuito (non è il caso di OVH, che gratuito non era suppongo), che tiene tutti i ricordi e la creatività di una vita su siti, portali, social che oggi ci sono, domani chissà.

Anche dal punto di vista professionale molti si trovano a dover gestire questa realtà: ormai è impensabile non avere un backup delle proprie attività quotidiane, ma anche questo non ci garantisce da eventi imponderabili.

 

Ipotizzando pessimisticamente che il 90% di ciò che produce l'umanità sia inutile per i posteri (salvo costituire una formidabile memoria sociale collettiva) a me preoccuperebbe anche perdere solo' 1% di ciò che è fondamentale a livello artistico, scientifico, storico ecc.

 

In era di NFT (non-fungible-token) dove si scambiano per milioni di dollari file digitali di opere d'arte "inesistenti" forse sarebbe il caso di fare un passettino indietro e comprendere che nulla è eterno, men che meno le cose immateriali e gli spazi digitali. 

 

 

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briandinazareth

è bruciata anche la biblioteca di alessandria... 

io penso che le opere di una qualche importanza in dominio digitale abbiano più possibilità di sopravvivere rispetto a qualcosa di analogico a causa della loro ridondanza. 

di quasi ogni cosa con significato ci sono sterminate copie, solo l'asteroide può cancellarle 😄

sull'altra questione penso sia solo un problema di bulimia fotografica, ad esempio, dovuta al costo zero. adesso abbiamo un caos non organizzato nelle nostre cartelle, ma forse tantissima roba si merita l'oblio, quelle importanti in genere non le lasciamo nel marasma informe.

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18 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

di quasi ogni cosa con significato ci sono sterminate copie, solo l'asteroide può cancellarle

Non sono molto d'accordo. Gli archivi di artisti, scrittori, fotografi, cineasti, musicisti ecc restituiscono anche a distanza di anni o secoli plichi di opere sconosciute o ritenute perdute. La stessa analisi della corrispondenza fra artisti o personalità fondamentali nella storia dell'umanità che oggi ci consente di conoscere così tanto di esseri umani del passato, nel futuro non sarà più possibile perché le email personali non potremo ritrovarle in nessun cassetto.

Le copie digitali ridondanti di "cose" valgono solo per ciò che è popolare, diffuso, condiviso allo spasimo e spesso gratuito. Insomma del ciarpame digitale non ci libereremo mai, mentre è probabile che molte gemme prodotte dai singoli o da piccole realtà verranno inghiottite dall'oblio numerico "liquido" che a distanza di decenni è inevitabile.

 

18 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

adesso abbiamo un caos non organizzato nelle nostre cartelle, ma forse tantissima roba si merita l'oblio, quelle importanti in genere non le lasciamo nel marasma informe.

Sono convinto che il 90% delle persone comuni abbia un marasma informe di tutto. Dove convive la foto del proprio bimbo appena nato con quella del piatto di paccheri al ristorante. E che la quasi totalità di queste persone, per lo più di età sotto i 50 anni, non si renda conto che alla morte del proprio device o alla chiusura di quel famoso servizio di cloud compreso nel prezzo della connessione telefonica perderanno tutto. Anche momenti importanti della propria vita assieme alla monnezza da bulimia che ovviamente non merita di essere conservata, su questo sono d'accordo.

 

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Ci stavo proprio pensando, non ricordo perchè non ho più la foto dei figli appena nati...ah si, ero al lavoro in quel momento 😂

 

Ah no, mi corregge la moglie : solo per uno ero al lavoro, per l'atro non sono comunque entrato in sala parto per non svenire🤣

Scusate l'OT

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Piccola osservazione: ho un dischetto da 1.44MB che contiene la mia tesi di laurea in formato PM4 (PageMaker 4.0, si parla del 1991) e Word 6 per Windows 3.x. 

Da molti anni nel mio PC non c'è più il drive floppy, ma ammettendo che il dischetto dopo 30 anni sia ancora leggibile, cosa di cui dubito fortemente, quale programma può visualizzare oggi un file PM4 ? Ah sì, anche Office 2019 si rifiuta di aprire i files fatti col 6.0

Per contro la copia cartacea rilegata in cartonato blu che sta su uno scaffale, con le sue foto "vere" incollate negli appositi spazi è ancora perfettamente leggibile e lo sarà per anni. 

Come - anche se un po' sbiadite e coi colori alterati - sono visibili delle foto che ho in uno scatolone in soffitta. In una ci sono io, piccolo piccolo, alla guida di un'automobile a pedali gialla.

Idem per alcuni miei vecchi progetti e schemi disegnati con Orcad SDT per DOS: ho cercato in giro se esiste qualcosa in grado di aprirli e visualizzarli, ma niente da fare: non c'è o almeno io non l'ho trovata.

E non si trova neppure una vecchia copia di Orcad 4 DOS da installare in una VM. La copia che avevo (ovviamente irregolare) all'epoca la cancellai irresponsabilmente quando smisi di farne uso, pensando "tanto le nuove versioni...." sì, col cavolo !

Anzi colgo l'occasione: non è che qualcuno ha un Orcad 4 per DOS (SDT e possibilmente PCB) craccato da inviarmi per tentar di visualizzare di nuovo quei vecchi schemi ? Chiaramente ormai non è roba necessaria, ma mi farebbe piacere ridargli un'occhiata. Orcad completo stava in una mezza dozzina di floppy, spedirli con WeTransfer è un attimo e per quanto riguarda le licenze penso che la copia di un programma di 30 anni fa in disuso da almeno 25 non sia un problema per nessuno.

 

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14 minuti fa, lampo65 ha scritto:

per l'atro non sono comunque entrato in sala parto per non svenire

Scusa non valida, potevi fotografarlo all'uscita della sala 😄

 

7 minuti fa, lufranz ha scritto:

Piccola osservazione: ho un dischetto da 1.44MB che contiene la mia tesi di laurea in formato PM4 (PageMaker 4.0, si parla del 1991) e Word 6 per Windows 3.x. 

Da molti anni nel mio PC non c'è più il drive floppy, ma ammettendo che il dischetto dopo 30 anni sia ancora leggibile, cosa di cui dubito fortemente, quale programma può visualizzare oggi un file PM4 ? Ah sì, anche Office 2019 si rifiuta di aprire i files fatti col 6.0

Già, e il tuo caso è solo un granello di sabbia nel deserto...Pensa alla quantità di "cose digitali" prodotte negli ultimi 20 anni che fra altri 20 molto probabilmente non saranno più fungibili se non trasferite su supporto fisico.

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2 minuti fa, lufranz ha scritto:

ancora perfettamente leggibile e lo sarà per ann

 

E vedi che le cose importanti le abbiamo conservate. Alla fine si riduce ad una discussione sul supporto materialmente più sicuro in termini di longevità o rapporto costo-dimensione/informazione...o al disquisire giustamente, sulla percezione e capacità di adattamento della gente su molti aspetti in una società liquida, non solo la digitalizzazione, direi in generale la tecnologia spinta e i rapporti modificati.

16 minuti fa, Velvet ha scritto:

Pensa alla quantità di "cose digitali" prodotte negli ultimi 20 anni che fra altri 20 molto probabilmente non saranno più fungibili se non trasferite su supporto fisico

 

Nel caso avverrà come uno scritto lasciato nel cassetto per anni...l'ingegno il sapere dell'uomo deve vivere, trasmettersi, moltiplicarsi, la materia deperisce comunque prima o poi. Poi ok la gioconda una è.

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briandinazareth
56 minuti fa, Velvet ha scritto:

Anche momenti importanti della propria vita assieme alla monnezza da bulimia che ovviamente non merita di essere conservata, su questo sono d'accordo.

 

Questo però mi sembra più attinente all'incredibile aumento delle cose che produciamo, dallo scritto alle foto, non alla permanenza o sicurezza del dato. 

 

Per esempio oggi produciamo una tale quantità di scritti pro-capite che non sarebbe possibile conservare su carta, dovremmo avere tutti un archivio moooolto grande.

 

56 minuti fa, Velvet ha scritto:

Le copie digitali ridondanti di "cose" valgono solo per ciò che è popolare, diffuso, condiviso allo spasimo e spesso gratuito. Insomma del ciarpame digitale non ci libereremo mai, mentre è probabile che molte gemme prodotte dai singoli o da piccole realtà verranno inghiottite dall'oblio numerico "liquido" che a distanza di decenni è inevitabile.

 

Non sono d'accordo, il digitale ha permesso di trovare e mettere in contatto un numero sufficiente di persone per ogni singola, piccolissima nicchia. E questi conservano e tramandano.

Inoltre non ci rendiamo conto dell'incredibile quantità di cose perse nel passato. Forse ne sopravvalutiamo le capacità di conservazione.

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29 minuti fa, lampo65 ha scritto:

E vedi che le cose importanti le abbiamo conservate.

Le abbiamo conservate perchè quando sono state prodotto non c'era altro modo per conservarle. Le foto degli anni 60 sono per forza di cose "foto", la tesi nel 1991 era obbligatorio consegnarla in 4 copie cartacee e comunque non esistevano cloud nè altri sistemi di archiviazione a parte i soliti floppy che già avevamo classificato come "molto effimeri" (al punto che quando andavo a far vedere i capitoli della tesi al prof me ne portavo sempre dietro due copie).

 

Ma dal 2003, anno in cui comprai la mia prima digitale, io non ho più una foto su carta a parte quelle due o tre dei figli piccoli stampate e incorniciate. 

 

Ho 3 copie del mio archivio, una sul SSD del computer e altre due in HDD separati, ma niente carta.

Tra quanti anni saranno perse se non provvedo periodicamente a sostituire i dischi di archivio con altri nuovi supporti, e sempre in duplice copia ?

Non ne ho idea, ma sono certo che prima o poi accadrà. Nel 2100 nessuno troverà dentro una scatola in soffitta le foto dei bisnonni.

No, non le troverà neanche in un vecchio hard disk. Anche se dovesse trovarlo non funzionerà, e se per caso funzionasse non ci sarà nessun computer dove collegare una periferica così antiquata: oggi con cosa leggeresti un disco come il caro (in tutti i sensi: lo pagai quasi un milione di lire...) Seagate da 20MB dorato con interfaccia ST506 ? dovresti trovare un PC XT, un controller, avviare il DOS dai floppy, trasferire in qualche modo dati da una macchina che non ha porte USB nè rete... magari ci riesco io oggi (e forse non più tra 20 anni), ma quanti "normali" ce la potrebbero fare ?

 

La foto cartacea invece basta tirarla fuori dal cassetto e guardarla, anche dopo due secoli ci riesce chiunque.

 

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18 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Per esempio oggi produciamo una tale quantità di scritti pro-capite

Caz.. te. per il 95%.

Se conservassimo solo quel che serve realmente conservare, basterebbe una scatola da scarpe come archivio

 

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piergiorgio
2 ore fa, Velvet ha scritto:

Mi sto interrogando sul futuro di un'umanità che affida tutta la propria memoria collettiva al silicio, che non  si dà pena di stampare più nulla, che ritiene immortale un servizio cloud gratuito (non è il caso di OVH, che gratuito non era suppongo), che tiene tutti i ricordi e la creatività di una vita su siti, portali, social che oggi ci sono, domani chissà.

https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/il-piu-grande-disastro-nella-storia-della-musica/462347/

una copia su 'silicio' in questo caso è sicuramente stata utile, semmai l'abbiano fatta.

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5 minuti fa, lufranz ha scritto:

Caz.. te. per il 95%.

Se conservassimo solo quel che serve realmente conservare, basterebbe una scatola da scarpe come archivio

Appunto. E non sarebbe un problema fare la copia su carta. Non penso che oggi non si faccia una copia cartacea della tesi o di altre cose importanti, fermo restando che se aggiorni i supporti digitali come fai tu, o come farebbe chiunque le informazioni le utilizza, sei più al sicuro che in biblioteca.

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7 minuti fa, piergiorgio ha scritto:

una copia su 'silicio' in questo caso è sicuramente stata utile, semmai l'abbiano fatta.

Però ci sono centinaia di migliaia di copie commerciali sparse per il mondo.

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  • Administrators
cactus_atomo

ricordo che il vecchio dos avevauna istruzione micidiale delete *.*  e in un balena veniva cancellatto tutto. Il mondo digitale ci da l'illusione di avere tutto sotto controllo e a portata di mano, ma l'eccesso di sicurezza conduce al disastro. chi mette i suoi dati sul cloud crede di averli al sicuro e accessibili da dovunue, ma il cloud è comunque un ambiente fisico che può subire danni. Anche la tendenza a collegare più dispositvi per averli tutti aggiornati assieme può essere un boomerang, se un virus riesce a distruggere un dato su una macchina, quel dato verrrà cancellato anche dalle altre. Il backup nel digitale è assai facile, di certo più facile che copiare a mano antichi manoscritti, ma ciononostante non viene usato con la frequena necessaria e soptutto non vedo una particolare attenzione alla ptotezione dei dati da dani accidentali o provocati. Per assurdo, la distruzione di un database + meno pericolosa di un attacco informatico che ne modifica random una pate, rendendo nei fatti il tutto inutilizzabile.

La faclità con cui si propagano i raimsomwre dovrebbe metterci in allarme, oggi criptano i dati, un domani potrebbero modificarli e credo che nessuno se ne accorgerebbe se non quando è troppo tardi. 

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1 ora fa, piergiorgio ha scritto:

una copia su 'silicio' in questo caso è sicuramente stata utile, semmai l'abbiano fatta.

Trattandosi in gran parte di registrazioni analogiche, più che altro c'è da augurarsi che avessero delle copie su nastro di seconda generazione altrove, oltre ai production tapes. Più che altro per il materiale inedito, perché quello edito sicuramente non è perso visto che è stato riversato in ennemila formati.

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1 ora fa, lampo65 ha scritto:

fermo restando che se aggiorni i supporti digitali come fai tu

E quanti lo fanno? Credo una persona su qualche centinaio di migliaia.

Io stesso tengo in vita delle macchine obsolete solo per poter accedere ai vecchi archivi (di lavoro) che sarebbe antieconomico soprattutto in termini di tempo speso trasferire su nuovi supporti. Il giorno in cui saranno inaccessibili per questioni tecniche amen, finirà tutto in discarica. Nessuno mi paga per tenere in vita un archivio che contiene immagini realizzate 10 o 15 anni fa, fin che ci sono ci sono e poi pace.

Diverso per quanto riguarda l'archivio analogico su pellicola, quello è catalogato in contenitori e a meno di catastrofi (sgratt) resta fruibile.

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4 ore fa, cactus_atomo ha scritto:

ricordo che il vecchio dos avevauna istruzione micidiale delete *.*  e in un balena veniva cancellatto tutto.

Intanto dovevi scrivere DEL *.* esplicitamente per fare il danno (ovvero: se non sai quello che stai facendo, cavoli tuoi), e comunque la cancellazione avveniva solo in seguito quando il s.o. riutilizzava i settori del disco per scrivere un nuovo file. DEL si limitava a sostituire il primo carattere del nome con 0XFF (o forse era 0x00, non ricordo con precisione) e questo marcava come libera sia l'entry della directory sia i settori ad essi collegati. Ripristinando il marker con un qualsiasi carattere ASCII alfanumerico il file tornava disponibile; si poteva fare con l'utility UNDELETE o con un disk editor tipo quello delle Norton.

 

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  • Administrators
cactus_atomo

@lufranz col vecchio dos si potevano fare scherzetti ignobili alle spalle dei colleghi sprovveduti, bastava modificare il il file bat e l gioco era fatto. l digitale da l'impressione che tutto sia a portata di mano, se sempre recuperabile, ma è come quando perdi un oggetto in casa, trovi sempre quello che non ti serve

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4 ore fa, cactus_atomo ha scritto:

ricordo che il vecchio dos avevauna istruzione micidiale delete *.* 

Ogni sistema operativo ha i suoi comandi micidiali, ad esempio...

 unix da root 

# \rm -r /* 

 

oppure, casistica reale quando non c'era ancora possibilità di trasferire da remoto dati e apps:

- ll format durante un rilascio presso cliente del floppy con sopra l'unica copia dell'ultima release dei sorgenti.

- La cassetta con sopra il SW da installare a 1000 Km da casa dentro il trolley che il taxista ha opportunamente appoggiato al subwoofer con magnete da 30000 Gs che ci si potrebbe fare una rmn

 

Ma il massimo sono le business copy su storage fatte al contrario... il vecchio sul nuovo. e tipicamente l'ultimo bck disponibile è del giorno prima o del fine settimana precedente e poi vanno applicate tonnellate di journal...

 

 

5 ore fa, cactus_atomo ha scritto:

Il backup nel digitale è assai facile, di certo più facile che copiare a mano antichi manoscritti, ma ciononostante non viene usato con la frequena necessaria e soptutto non vedo una particolare attenzione alla ptotezione dei dati da dani accidentali o provocati

Se parliamo di dati e foto ad uso personale hai ragione. Ad esempio l'ultimo bck fatto da mia moglie del suo pc penso abbia non meno di tre mesi. 

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28 minuti fa, cactus_atomo ha scritto:

col vecchio dos si potevano fare scherzetti ignobili alle spalle dei colleghi sprovveduti, bastava modificare il il file bat e l gioco era fatto

D'accordo ma si sta sempre parlando di azione volontaria (dolo se fa qualche danno vero), non di perdita dei dati per incidente o guasto.

A un amico con competenze informatiche pari a quelle di un criceto misi nell'autoexec.bat quello scherzetto che faceva cadere i caratteri nella parte bassa dello schermo. Pensavo che mi avrebbe chiamato indignato, invece chiamò il negozio che gli aveva venduto il computer protestando perchè il monitor era difettoso e le lettere non restavano attaccate al loro posto. Immagino le risate che si fecero 😂🤣

Per una segretaria (notevole bella figheira) creai un programmino su Windows che improvvisamente faceva apparire una schermata nera con scritto in basso "Formattazione dei disco in corso" + percentuale che avanzava inesorabilmente verso il 100% e "Premere F14 per interrompere e salvare i dati". Quando chiamò in laboratorio inorridita dicendo che F14 non c'era e la tastiera arrivava solo fino a F12, le consigliai di provare con F12 + F2 oppure due volte F7 😂, scatenando l'ilarità generale degli altri colleghi in ascolto.

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