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Nessun processo per Carola Rackete


Muddy the Waters

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@domenico80 dici pure...

Vedi, il RDC è come la soluzione Minniti: fuori da certe condizioni al contorno non funziona.

Per il RDC devono funzionare gli uffici di collocamento, i tizi che cercano il lavoro che non ricordo come si chiamano (pure loro hanno vinto una lotteria, deve funzionare la rete telematica che incrocia domanda e offerta di lavoro, il RDC non può essere un vitalizio, ma una sistemazione provvisoria, il divanista ha il diritto a rifiutare un certo numero di lavori (che devono trovarsi entro un raggio di un tot di km e devono rispettare le competenze del soggetto), all'ennesimo rifiuto niente più RDC. In attesa, non stai sul divano ma fai formazione oppure lavori di pubblica utilità...

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3 ore fa, appecundria ha scritto:
3 ore fa, Collegatiper ha scritto:

Io no, mi limito ad esprimere la mia opinione.

Naturalmente. Però io mi riferivo ai modi sgradevoli, non all'opinione.

Ma fai tu, capisco che certi concetti vanno espressi con il dovuto carico d'odio. Altrimenti non funzionano, le persone se ne accorgono che sono balle. 

Guarda, continui a postare giri di parole per affermare la tua opzione (diversa dalla mia).

Pertanto sottolineo quanto segue:

1)Io rispetto le opinioni altrui, sebbene diverse dalle mie.

2)Non nutro alcun odio razziale (come ti insinui) in quanto non mi appartiene minimamente.

3)Non ho necessità di “far funzionare concetti” (come tu insinui) in quanto non me ne frega nulla. Infatti se uno è in disaccordo con me non mi importa di convincerlo, semplicemente perché non me ne viene nessun vantaggio.

4)Che i sinistri (e non solo loro, direi la quasi totalità dei politici) “girino i soldi” con il business (da loro stessi legalizzato) dei clandestini non è una balla (come tu insinui) ma una triste realtà: basta consultare i documenti (che sono pubblici) dove indicano ove dirottare i soldi dei contribuenti.

5)Che i magistrati sinistri (attraverso tecnicismi legali, dovuti al fatto che le leggi se le scrivono fra “sodali”) proteggano gli attori della farsa è un dato di fatto.


 

 

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54 minuti fa, appecundria ha scritto:

In secondo luogo perché tu sostieni la tua ragione con una diffamazione aggravata anonima, quindi non hai niente di fattuale da dire.

Essendo impegnato nell’esprimere le tue insinuazioni, allo scopo di argomentare le tue ragioni,  forse non hai letto il resto del post che hai parzialmente quotato. Riporto pertanto sotto il resto:

 

””Che i magistrati (di area Magistratura Democratica) non abbiano ritenuto lo speronamento tecnicamente un “crimine” (ma va???) non cambia di un millimetro la mia opinione sulla vicenda.””

 

Pertanto “ti spiego”:

comprendo perfettamente che il crimine della Rakete non sia stato ravvisato, ma rimango della mia opinione e non diffamo nessuno esprimendola.

L’anonimato è concesso dal forum e la quasi totalità dei partecipanti si esprime in maniera anonima. Pertanto non rilevo nessun problema nell’anonimato stesso.

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Storie di migranti speronati 

 

1 - Metodo Minniti

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2 - Lo strano caso di Musa Balde, picchiato da razzisti che sbagliano (strano come ci si affretti ad escludere sempre il movente dell'odio razziale), per questo arrestato e lasciato marcire nel CPR di Torino, mentre gli accoglienti e amorevoli picchiatori sono a piede libero.

(Della serie toghe rosse)

Servizio di Liber.... ehm, Il Giornal .... sullo speronamento 

 

 

 

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 https://www.ilriformista.it/picchiato-in-strada-a-ventimiglia-migrante-si-uccide-nel-cpr-nessuno-lo-ha-ascoltato-era-provato-e-stanco-221350/

 

 

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Lucidissimo e ampiamente condivisibile

 

 

DUE POPULISMI SUI MIGRANTI

Sull’immigrazione, europeisti e sovranisti hanno una linea comune: è colpa dell’Europa. E’ davvero così? Superare i dualismi farlocchi tra “aprire tutto” e“fermare tutto” si può. Quattro svolte per Draghi

Il Foglio Quotidiano

25 May 2021

(Fabio Cerasa)

 

C’è una tassa ben più pericolosa e ben più divisiva che si intravede sull’orizzonte del governo Draghi. Quella tassa non ha a che fare con l’aggravio proposto da Enrico Letta sulle successioni (riccastri, restituite il malloppo) ma ha a che fare con un tema destinato a diventare il primo vero elemento di scontro non di facciata tra le anime che vivono nella maggioranza di governo. La tassa in questione è una tassa squisitamente politica ed è quella che Mario Draghi rischia di dover pagare presto, quando il dibattito sull’immigrazione costringerà tanto il presidente del Consiglio quanto i partiti presenti in maggioranza a dover rispondere a una domanda semplice: che fare? E soprattutto: cosa dire? Nella giornata di oggi, il presidente del Consiglio cercherà di porre il tema al centro del dibattito del Consiglio europeo organizzato tra ieri e oggi a Bruxelles in via straordinaria. Ma per quanto il tentativo di spostare il dibattito in Europa sia nobile è difficile non accorgersi di un paradosso che vale la pena affrontare: la sostanziale simmetria sull’immigrazione da parte dei partiti europeisti e dei partiti non europeisti. Tutti convinti a vario titolo che la conclusione di ogni ragionamento relativo alla gestione dell’immigrazione non possa che coincidere con un’altra domanda, la cui sola esposizione equivale a un atto di accusa: signori belli, ma dove diavolo sta l’Europa? Per i sovranisti, la colpa di Bruxelles è quella di non controllare come dovrebbe i confini dell’Europa (linea: l’immigrazione non va governata, va solo fermata). Per i non sovranisti, la colpa di Bruxelles è invece quella di non voler redistribuire in Europa i migranti che arrivano in Italia (linea: l’immigrazione non va governata, va solo accettata). Entrambe le pose sono facilmente vendibili sul mercato dell’opinione pubblica e sono facilmente contrapponibili nell’arena dello scontro politico (“vergognatevi, li volete far affogare in mare”; “vergognatevi, volete farci invadere”). Ma entrambe le pose (che diverranno sempre più esplicite con l’avvicinarsi delle amministrative) hanno il difetto di alimentare due sentimenti destinati a fare dell’immigrazione un elemento di divisione, da spendere agevolmente in campagna elettorale per rinfacciare agli avversari di essere all’occasione o amici dei trafficanti di esseri umani o fascisti desiderosi di affogare i migranti. La vera rivoluzione a cui potrebbe contribuire il governo Draghi è una rivoluzione desiderosa, come si dice, di passare dalla stagione dei capri espiatori a quella delle soluzioni. E per provare a imboccare questa traiettoria ed essere un po’ concreti occorre mettere da parte le soluzioni impossibili e concentrarsi sulle soluzioni possibili.

Scaricare sui paesi membri il dovere di accogliere i migranti che l’Italia sostiene di non poter accogliere (idea resa difficile non solo dal no di paesi come l’Ungheria, l’Austria, la Polonia ma anche dalla presenza di una complicata campagna elettorale con cui dovranno fare i conti nei prossimi mesi Germania e Francia) (ndr. avrà letto i miei interventi precedenti 😉 )è una soluzione che può permettere di tamponare un problema (l’accordo di Malta, strutturato su base volontaria, lo abbiamo visto e onestamente non funziona) ma in definitiva sposta l’attenzione dai quattro veri capisaldi su cui dovrebbe investire un paese con la testa sulla spalle per superare lo sterile dualismo “aprire le frontiere” vs “bloccare i confini”. Il passaggio necessario da compiere è quello di non chiedere più all’Europa di condividere in Europa i problemi che ha l’Italia (moltiplicare i problemi non aiuta a risolverli) ma è quello di spostare l’attenzione al cosa fare concretamente per governare il fenomeno dall’esterno (sapendo quanto può essere difficile intervenire in un paese in bilico come la Libia), mettendo in altre parole in atto tutte le azioni necessarie affinché l’immigrazione venga governata (e laddove serve, fermata) prima ancora che questa possa diventare un problema strutturale. Se è vero, come si dice, che una democrazia non può rinunciare all’idea di conciliare sicurezza e umanità è altrettanto vero che questa idea passa dalla promozione di quattro direttrici precise. Primo: scommettere ancora più di oggi sui corridoi umanitari per i rifugiati che ne hanno diritto (corridoi monitorati a livello internazionale dall’Unhcr). Secondo: scommettere su un sistema rafforzato di rimpatri volontari da implementare nel Nordafrica ancor prima che i migranti possano imboccare le rotte del mare (sistema attualmente già coordinato dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, a cui l’Unione europea potrebbe dare un contributo sostanzioso stanziando il denaro necessario per aumentare gli accordi bilaterali con i paesi da cui provengono i migranti). Terzo: scommettere (citofonare nel caso a Roberto Maroni) su un decreto flussi annuale più ampio rispetto a quello di oggi necessario per definire le quote di migranti economici di cui l’Italia ha bisogno (oggi il grosso dell’immigrazione, in Italia, arriva da paesi come la Tunisia e il Bangladesh, ovvero non da paesi i cui cittadini hanno diritto all’asilo). Quarto: combattere una guerra senza quartiere contro i trafficanti di esseri umani, che dovrebbe portare non solo al rafforzamento della famosa guardia costiera libica (non volerla rafforzare significa non voler governare l’immigrazione) ma anche alla chiusura dei centri di accoglienza illegali (perché non affidare all’Europa la gestione dei centri di accoglienza che si trovano in Libia e perché non pretendere che la Libia in cambio di aiuti non dia accesso alle organizzazioni internazionali in tutti i campi dei migranti?). Rinunciare a considerare i confini dei paesi nordafricani come i veri confini dell’Europa (cosa che l’Italia ha iniziato a fare nel 2017, ai tempi del governo Gentiloni-Minniti, quando il nostro paese ha accettato di inviare le sue truppe in Sahel) significa non voler entrare nella carne viva dei problemi che riguardano l’immigrazione. E significa voler accettare il fatto che la Turchia possa governare in modo indisturbato i due rubinetti da cui parte l’immigrazione in Europa: la rotta balcanica e la rotta libica. Per provare dunque a disarmare il conflitto destinato a maturare nel governo sul tema dei migranti Draghi ha due opzioni: accodarsi al coro dell’Europa irresponsabile, sapendo che per Salvini rompere le uova nel paniere sull’immigrazione è l’unico modo che ha il leader della Lega per fare il Pierino senza pagare dazio, o portare la discussione sull’immigrazione dal piano di ciò che l’Europa dovrebbe fare a ciò che l’Italia potrebbe fare per non investire l’Europa di missioni impossibili. E la linea Letta (aprire le frontiere) e la linea Salvini (bloccare i confini) sono due posizioni facilmente comprensibili ma se le si guarda con attenzione sono destinate per ragioni diverse ad aggravare i problemi scaricandoli interamente sull’Europa. Chissà se anche su questi temi Draghi avrà o no il coraggio di sparigliare.

 

 

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briandinazareth

adesso si cerca un accordo solo con alcuni paesi in europa, perché gli amichetti di salvini e meloni, gli stessi che hanno lottato contro il recovery fund per l'italia, ovviamente vorrebbero lasciare italia,psagna e grecia sole ad affrontare il fenomeno. 

ah, il patriottismo...

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briandinazareth
17 minuti fa, tigre ha scritto:

Mentre i Paesi alleati con i Letta e gli Zingaretti fremano per darci na mano..

Quando si dice il tifo..

 

è su tutti i giornali di oggi in mezza europa... 

macron è tallonato dalla le pen, che ovviamente ci farà la campagna elettorale ma pare che draghi abbia convinto pure lui. 

 

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Una piccola dimostrazione della differenza tra fare Polituca e fare ammuina propagandistica andando a sbattere le scarpe sul tavolo a Bruxelles e disertando tutte le riunioni ... 

 

 

Vertice Ue, discordia sui migranti Ma su Mosca «facciamo squadra»

Draghi-Macron, faccia a faccia di un’ora. Il premier: interferenze russe allarmanti

Corriere della Sera 

26 May 2021

DAL NOSTRO INVIATO Marco Galluzzo

La sintonia con la Francia è sulla Russia, sulla postura ferma della Ue nei confronti di Mosca, ma anche sul tema dei migranti. Draghi e Macron hanno avuto un faccia a faccia di circa un’ora, prima del Consiglio europeo. Si prende atto della necessità di un maggiore coordinamento nello scenario libico e nel centro Africa, lasciando alle spalle divergenze del passato.

«Abbiamo discusso della situazione nel Nord Africa e anche nel Sahel e nel Ciad e nel Mali. Perché Paesi come Libia e purtroppo la Tunisia, la cui situazione politica è seria, diventano sempre più Paesi di transito», spiega il capo del governo. Con la Francia, aggiunge subito dopo Draghi, «si è iniziata una collaborazione in una parte del mondo che semmai ci aveva visto sempre su sponde diverse se non contrastanti. L’intenzione, che poi troverà concretezza anche in incontri ravvicinati, è lavorare insieme in quella parte di Africa». Ma l’intesa con Parigi è più facile di quella con il resto della Ue. Nel corso del Consiglio Draghi ha sollecitato i colleghi ad affrontare un tema, come quello dei migranti, «che è stato messo a dormire per troppo tempo: ho offerto numeri e dati delle ultime settimane e rimarcato che non è un problema solo dell’Italia, ma anche di altri Paesi del Sud Europa». E se le immagini dei bambini naufragati sulle spiagge libiche, diffuse da Open Arms, «sono inaccettabili», la costruzione di un accordo europeo, ancorché transitorio, non è affatto facile: «Devo dire — ammette mila il numero di arrivi via mare in Italia nel 2021 con un aumento di oltre il 170 per cento rispetto all’anno scorso le persone morte nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno sulla rotta centrale rispetto alle 150 dello stesso periodo del 2020 mila e oltre i migranti rinchiusi nei Centri di detenzione libici controllati delle autorità del Paese, secondo i dati di Oim Draghi — che da parte soprattutto di Francia e Germania c’è coscienza del problema, ma quanto poi questo porti a soluzioni comuni e condivise è tutto da costruire. I primi passi, anche da parte della Commissione, sembrano mostrare una certa consapevolezza che occorre una risposta solidale, non indifferente. Si discuterà più in dettaglio della questione della migrazione nel prossimo Consiglio».

Conferma Macron:«Mentiremmo a noi stessi se dicessimo che a giugno risolveremo il pacchetto migratorio in tutta la sua totalità». L’accordo da raggiungere in Ue sulla gestione dei flussi, ribatte Draghi, «deve essere più efficace. La pura volontarietà ha dimostrato di essere abbastanza inefficace, l’accordo verso cui miriamo non credo che possa essere un accordo che preveda obbligatorietà, e comunque si può individuare un sottoinsieme di Paesi che si aiutano tra loro. Ma le forme in cui questo può avvenire occorre riprenderle, occorre far meglio del passato».

 

 

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