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Nessun processo per Carola Rackete


Muddy the Waters

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Per i fan, l'articolo parziale (perché molto articolato) di Marco Minniti che fa un larghissimo excursus sulla situazione nel Mediterraneo, che vede adesso la partecipazione di due nuovi/vecchi player, Russia e Turchia e chiude con le sue soluzioni circa i flussi migratori e sulla importanza di non affrontare, vista la taglia dei competitori, il problema in ordine sparso, ma in collaborazione con Francia e Germania.

 

GLI IPOCRITI DEL MARE


Qui si gioca un pezzo della sicurezza globale, in un mondo che proprio tra i due scenari più critici, estremo oriente e Mediterraneo, sarà sempre più polarizzato. Le mire di Russia e Turchia
Il Foglio Quotidiano - 31 May 2021 - di Marco Minniti

 

L’Italia può vincere la sfida dell’immigrazione solo investendo su un cambio di strategia: costruire legalità, combattere l’illegalità. Per farlo occorrono scelte drastiche e nuove consapevolezze nella battaglia geopolitica con Turchia e Russia. Manifesto per una svolta

 

 

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.... Ed è in questo quadro che va negoziato un nuovo accordo sul governo dei flussi migratori. Fondato su un principio: costruire legalità, combattere l’illegalità. Ovvero, tutto ciò che è legale è da sostenere e incentivare; tutto quello che è illegale, e non verificabile, è da disincentivare e contrastare.

Quindi: corridoi umanitari per svuotare immediatamente i centri dei migranti. Tema non più eludibile. Un canale diretto, verso l’Europa, per chi ha diritto alla protezione internazionale, sotto l’egida delle Nazioni Unite con la gestione dell’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, lì presente dal 2017. Poi rimpatri volontari assistiti verso i paesi di origine, gestiti dall’Oim, l’Organizzazione mondiale per i migranti, agenzia collegata all’Onu. Il termine assistito sta a indicare che a ogni rimpatriato viene fornito un budget finanziato dall’Europa per ricominciare una vita nel paese di provenienza. Non è una missione impossibile. Tra il 2017 e l’inizio del 2018 oltre 30 mila persone sono state rimpatriate con il programma Ue-Oim. Una cifra importante anche paragonata ai rimpatri fatti dai singoli paesi europei. Infine l’Europa e l’Italia devono aprire canali per gli ingressi legali dei migranti economici.

Un piano di ricostruzione, un nuovo accordo per l’immigrazione. Entrambi comportano un forte e chiaro contrasto all’illegalità. Ci si impegna cioè a svolgere una lotta senza quartiere ai trafficanti. Su questo si gioca un pezzo fondamentale della legittimazione e credibilità della Libia a ricevere gli aiuti europei. Tutto si tiene ma neanche un mattone può venir meno.

Serve, però, la consapevolezza che l’immigrazione non è un’emergenza, è un fenomeno strutturale del pianeta. Se qualcuno avesse dubbi, alzi gli occhi per vedere ciò che succede negli Stati Uniti. Il presidente Biden ha messo a occuparsi della vicenda la sua vice Kamala Harris. La Casa Bianca, cioè, sta affrontando in prima persona il problema dei confini e delle migrazioni. Molto più complesso di un muro. Nei giorni scorsi l’Europa ha dovuto affrontare l’esplosione drammatica di Ceuta e Melilla. Ha guardato, con sgomento, le immagini dei bimbi morti sulla spiaggia di Zuara.

Le migrazioni hanno accompagnato e accompagneranno la storia del genere umano. Si tratta di una questione, dunque, da affrontare in maniera sistemica e in rapporto con i paesi di provenienza e di transito. E’ dentro questo approccio che si deve avere l’obiettivo di cambiare il trattato di Dublino, di ricostruire e mantenere forme effettive di solidarietà nella redistribuzione. Collocare questo obiettivo dentro un progetto più ampio d’intervento nel Mediterraneo e in Africa può consentire che l’immigrazione non sia considerata un elemento di lacerazione interno all’Europa ma come una grande sfida cruciale dell’Europa.

Di fatto noi europei stiamo entrando in una stagione elettorale: in Germania a settembre, in Francia la primavera prossima. Anche per questo serve un piano per guardare all’Africa che a sua volta guarda all’Europa. Solitamente i problemi migratori, se lasciati irrisolti, indeboliscono le maggioranze di governo e danno forza alle opposizioni. Ma rafforzano i governi e le forze politiche che le migrazioni le governano e non le subiscono.

Per la prima volta l’Europa è alle prese con una circostanza eccezionale. Un singolo paese, la Turchia, può di fatto disporre del controllo di entrambe la maggiori rotte migratorie verso il continente, quella mediterranea e quella balcanica. Non possiamo consegnare le chiavi delle nostre democrazie a nessuno.

Con questa ambizione si muove anche il nostro paese. Umanità e sicurezza non sono due parole da mettere in contrapposizione. Una democrazia che immagini di porre all’opinione pubblica la scelta tra l’una o l’altra, tra umanità e sicurezza, non è più autorevole e più solida, è più ingiusta e soprattutto più fragile. Il suo compito è conciliarle. E’ difficile, certo. Ma le democrazie esistono per questo.

 

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Fatte salve le citate questioni geopolitiche, faccio fatica a capire quale problema risolverebbe l'emigrazione in massa di intere popolazioni verso l'Europa o qualunque altro paese della terra: abbandonare l'Africa in balia di tribù criminali o ancor peggio di colonizzatori cinesi ben lieti di espandersi e di sfruttare le infinite risorse di un territorio sconfinato, mi sembra un errore a dir poco madornale.

Se qualcuno mi aiuta ad elaborare mentalmente una soluzione praticabile...

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  • 6 mesi dopo...

@Guru giusto assolverla, anzi sacrosanto, ma ad onor del vero e sempre se ricordo bene anche Salvini fu assolto dall’accusa di aver bloccato le navi al largo, qualche incongruenza ci deve essere quindi in un sistema di leggi che da ragione a chi agisce in una direzione ed anche a chi fa l’esatto opposto.

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  • 2 anni dopo...
15 minuti fa, claravox ha scritto:

Che differenza c'è tra un profugo che annega nel Mediterraneo e un russo che muore sotto i bombardamenti?

Dal tuo punto di vista nessuna, visto che probabilmente credi che i profughi siano gli invasori e che ci si debba difendere da loro.

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