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HiFi e dischi in Germania


albicocco.curaro

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6 ore fa, TetsuSan ha scritto:

2 considerazioni interessanti. In Italia determinate attività commerciali vengono gestite alla "di doman non v'è certezza", quindi succhia più soldi possibile. Pochissimi progetti a lungo termine. Floride aziende in tutti i settori che non arrivano alla seconda generazione, perché i genitori non vogliono "far fare i sacrifici che hanno fatto loro" ai loro figli, di fatto rinnegando il loro operato di una vita. Non consentendo quindi ai figli di farsi "le spalle forti"per le inevitabili avversità che la vita presenta. Le attività commerciali crescono, prosperano e durano solo con una politica di profitto "sostenibile". Certo che se vendo materiali a prezzi che l'80% delle persone ritengono inavvicinabili, devo sperare che il 20% non finisca mai...e invece ahimè termina, come sta accadendo in Italia, dove impazza la vendita di prodotti hifi usati appartenuti al de cujus.

Ed i commercianti se ne stanno accorgendo.

Seconda cosa : in Italia la musica non è ritenuta una cosa seria. Non è cultura. Per lavoro incontro molte persone di estrazione tecnica, e chiacchierando del più e del meno ci raccontiamo i nostri hobby. Sapete quanti 40-50-60 enni audiofili ho incontrato con l'hobby della musica ? Forse uno su 500 ( dire mezzo su 1.000 non è bello !!! ).

Per gli altri la musica è quella che ascolto per radio al mattino in auto. Al massimo hanno riesumato un vecchio giradischi e si chiedono se possono far suonare i loro 15 LP della gioventù abbandonati da anni in un armadio, ed i più hanno desistito.

Io ho imparato ad amare la musica riprodotta grazie alla professoressa di musica di prima media, che invece di farci suonare il piffero, ci ha insegnato a far suonare il compatto Philips della scuola ed ascoltare i dischi.

Eppure in Italia la musica è dappertutto. Al supermercato, nelle cuffie BT dei pischelli, ma pochissimi spendono soldi perché in Italia la cultura è ritenuta solo libresca. Ma almeno leggessero qualche libro.......invece adesso ai ragazzi a scuola mettono i visori 3D per un'esperienza più efficace ed immersiva ( questa l'ho già sentita da qualche altra parte).

L'amara constatazione è... quanto siamo corresponsabili di questo degrado culturale/morale nell'aver fatto, o meglio non fatto qualcosa per contrastare tutto ciò? 😔

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1 ora fa, dax ha scritto:

L'amara constatazione è... quanto siamo corresponsabili di questo degrado culturale/morale nell'aver fatto, o meglio non fatto qualcosa per contrastare tutto ciò? 😔

Posso dirti cosa faccio io. Quando parlo con persone più giovani di me ( ho 59 anni ) cerco di spiegargli 3 cose.

1) amare la musica è pane per l'anima. Mai come oggi si ha la possibilità di ascoltare. Però bisogna volerlo fare.

2) per amare la musica è necessario dare qualcosa in cambio. Ogni tanto, (!) è bene pagarla.

3) mai come oggi si può ascoltare bene con cifre accessibilissime. 

Inoltre evito le discussioni, sul forum e nella vita, dove si fa a chi ha la valvola più lunga. Non mi vergogno, anzi, un po' me ne vanto, che ho pagato i miei diffusori nuovi 240 euro. Certo, è stato un colpo di fortuna più unico che raro. Ma intanto...240 euro. Aliante Caterham 7, sono con me da quasi 10 anni e non vedo nessun motivo di cambiarle con altro.

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@TetsuSan Penso che il punto 2 evidenzi il motivo per cui in Germania hai ancora un po’ di negozi di dischi e in Italia meno anche se tutti lo negano da noi la musica non piace pagarla, ma vale lo stesso per i film infatti anche i cinama non se la passano benissimo.

saluti

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2 minuti fa, rpezzane ha scritto:

da noi la musica non piace pagarla

Non pagandola, si tende a non spendere per l'hardware. E' consequenziale. In Italia, per nostra peculiarità, tendiamo a spendere per ciò che è esibibile, cioè socialmente riconosciuto. Sarà per questo motivo che si vedono in giro persone con cuffie costosissime ?? Negli anni '80 nessuno si sarebbe mai sognato di farsi vedere in pubblico con cuffie di dimensioni importanti, al massimo si usavano le cuffie con i padiglioni arancioni del Sony Walkman ( per per inciso appena presentato in Italia costava un milione di lire, più dello stipendio di un impiegato ).

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15 ore fa, campaz ha scritto:

davvero incredibile come questa allegra comunità non sia in grado di attrarre i giovani virgulti…

 

 

 

io penso che la colpa non è tutta nostra se ai figli frega poco dei nostri impiantoni ascoltando musica come capita e divorando di tutto.....ma ....pensiamoci su un momento....come mai i concerti fanno decine di migliaia di giovani ad ogni evento se credessimo che la musica per questi ha un'importanza nella media dei loro interessi?

Eppoi su queste decine di migliaia di partecipanti quanti si contano abbiano un impianto se non minimal appena appena superiore a questo? Credo non moltissimi.
Quindi la domanda che mi pongo è: non è che anche l'industria che produce hi-fi o hi-end di fatto ha fatto dei bei danni nel corso del tempo?

Ai ragazzi o giovani non importa nulla di ascoltare standosene al centro di un triangolo con uno stuolo di apparecchi dalle cromature più luccicanti di un rubinetto, ma sono più pragmatici e tanti smeni non interessa loro.
Molti cercano qualcosa che sia il più compatto possibile con porte usb e abbiano un costo accessibile, nessuno oggi come oggi inizierebbe a far foto con una macchina analogica; bisogno offrir loro quello che chiedono, noi rimpiangeremo che il brand che faceva hiend fino all'altro giorno si è rivolta a prodotti più biechi e commerciali,  la generazione Z avrà invece qualcosa con cui iniziare e tra i tanti negli anni qualcuno anche sentirà l'esigenza nel tempo di evolversi se ne verrà coinvolto.

 

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11 minuti fa, BEST-GROOVE ha scritto:

Quindi la domanda che mi pongo è: non è che anche l'industria che produce hi-fi o hi-end di fatto ha fatto dei bei danni nel corso del tempo?

Solo un pochino. Ma consideriamo che l'industria dell'hifi è spesso costituita da micro aziende, le quali hanno una visione imprenditoriale prona alle esigenze del mercato. Per queste aziende, se non fanno vendita diretta, il loro "mercato" è il distributore o il grosso rivenditore, che spesso non capisce una mazza di ciò che vende (ho sentito dei discorsi alle fiere che voi umani......), ma compra e vende con delle logiche tutte sue ( se vuoi comprare X mi devi comprare anche Y )( tanto poi il margine lo fai sui cavi o sui distributori di alimentazione venduti a prezzi ai confini della realtà).

Io attribuisco il grosso delle colpe di quanto è accaduto all'industria della musica che :

1) non ha saputo in primis reggere il colpo della contraffazione dei cd, adottando politiche miopi non basate sul prezzo, cosa che invece fanno serenamente gli editori dei libri. Ve li ricordate i ticket TV ? I cd copy protected ? E vogliamo parlare del prezzo dei cd, tutti rigorosamente livellati in alto ? Come se i libri costassero tutti 27 euro.

2) peggio che andar di notte con i files. Hanno aspettato che la rete gli creasse un mercato, poi zac !, attacco frontale ai siti che distribuivano musica gratis, chiusura (ma non scomparsa) e soprattutto, continuare a tenere alto il prezzo dei cd, realizzando margini percentuali spaventosi ma vendendo sempre meno pezzi. Per la cronaca, produrre un cd con jewel case, copertina e tutto il resto costa circa 1,5 euro per basse tirature. E non mi si parli dei costi di produzione, che ormai la musica viene registrata, mixata e prodotta in casa. L'artista consegna alla casa discografica il "master" pronto da duplicare. Per il download a pagamento, i margini sono ancora più alti.

3) ai giorni nostri, con il vinile, la tempesta perfetta. Prezzi del nuovo rigorosamente altissimi, tirature di edizioni limitate da max 500 pezzi (tanto in tiratura normale chi ci va ??), tutto per fare gli interessi di DiscoGS che non rischia niente e guadagna più di tutti. Tanto il database prodotti glielo costruiscono gli utenti.....

Ed in tutto questo casino, un medio millenial cosa volete che faccia ? Se ne strafotte, stante spendere delle cifre imbarazzanti per andare a concerti di gente che o fa tutto in midi (quindi il live è veramente parziale) oppure sono delle cariatidi, ormai cover band si se' stessi. Ma li il millenial spende volentieri, però credo che della musica in se' e per se' interessi poco, visto che passano il concerto con lo smartphone in mano, per testimoniare alla tribù che "loro c'erano", foto e video come se non ci fosse un domani. Tutti nella tribù devono sapere, caxxo !!

Il tutto, rigorosamente IMHO.

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8 ore fa, TetsuSan ha scritto:

Io attribuisco il grosso delle colpe di quanto è accaduto all'industria della musica che

 

se il grosso delle colpe (in parte delle colpe ce l'hanno) fosse solo delle industrie discografiche avendo agito a livello planetario con tutti i continenti coinvolti ogni stato sarebbe più o meno  al nostro livello .... invece così non è.
Deduco che attribuire la colpa solo al mercato discografico non basti ad averci portato al livello che ben conosciamo.

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6 minuti fa, BEST-GROOVE ha scritto:

Deduco che attribuire la colpa solo al mercato discografico non basti ad averci portato al livello che ben conosciamo.

Non voglio contraddirti ma invitarti ad una riflessione. Le industrie che vendono a livello mondiale cercano, dove possibile, di usare listini e prezzi di vendita allineati alle possibilità di acquisto locali. Considerando il potere di acquisto di Germania ed Italia ( e qui lascio perdere i troppi perché - essendo entrambe in Europa tali differenze sono di per se' assurde ) in Germania l'hifi, per il momento, costa la metà. La musica riprodotta pure. Perché in Italia la musica riprodotta non costa "proporzionalmente" come in Germania ? Cioè almeno un terzo in meno, se non la metà ? Almeno per i prodotti italiani (non penso che il cd di Sferaebbasta possa interessare molto ai tedeschi )?

Questi adeguamenti devono essere fatti in maniera tempestiva : appena ci si accorge del calo del numero di prezzi venduti, bisogna assottigliare i margini per cercare di sostenere i volumi. Oppure fare pubblicità, eventi, eventi culturali : perché la Rolex sponsorizza eventi che costano un sacco di soldi ? Perché la Ferrero continua la sua pubblicità martellante ? Perché le posizioni di mercato, che si misurano in termini di pezzi venduti, vanno sostenute, anche con politiche di prezzo. Le tecniche di management "sperainDioriented" non portano che all'assottigliamento dei volumi di vendita. Tu puoi aumentare i listini (come avviene attualmente) per cercare di mantenere il margine assoluto ( i vinili nuovi costano sempre di più )ma è un'emorragia insanabile.

Per l'hardware : è ora di tirare una riga, chi si è fatto la Ferrari distribuendo Mark Levinson credo ci abbia lasciati da un pezzo, la filiera ormai chiede di essere alleggerita, per il nuovo. Oppure bisogna proporre prodotti a prezzi accessibili per i giovani, vedi Audiophonics (che in Italia non viene emulata, se non un pochino da Playstereo).

Io, fossi un rivenditore con vetrina, mi concentrerei sull'usato.....in fondo è l'economia dei tempi duri. Certo, dovresti avere una forte cultura, saper comprare ed avere un laboratorio interno per revisioni e riparazioni. Non mi sembra che in Italia esistano realtà di questo tipo.

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1 ora fa, BEST-GROOVE ha scritto:

Molti cercano qualcosa che sia il più compatto possibile con porte usb e abbiano un costo accessibile

Al costo di due casse multiamplificate, ascolterebbero mooltoo più fedele di quanto abbiam potuto far noi con meccaniche da utilitarie, alza cavi, pezzi di filo da gioielliere, e finali dal peso di un ascensore, ecc.. ecc...

Viva le nuove leve

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1 ora fa, TetsuSan ha scritto:

Non voglio contraddirti ma invitarti ad una riflessione.

 

ho letto il tuo ultimo intervento e se non l'ho interpretato male punteresti il dito anche agli importatori? Non ne dubito che tutta la filiera abbia negli anni commesso nefandezze al grido fin che la barca va....
Anche noi appassionati "forse" non abbiamo fatto molto (come avremmo potuto fare di più?) ma fosse veramente così non spiegherebbe il pullulare di canali youtube di appassionati dove spiegano, a modo loro confrontano con delle prove anche discutibili le novità ecc.ecc. su quello che riguarda l'hifi sopperendo alle carenze e costi della stampa specializzata oltre che dei forum grazie ad un approccio più immediato.
 

1 ora fa, TetsuSan ha scritto:

. Oppure bisogna proporre prodotti a prezzi accessibili per i giovani, vedi Audiophonics (che in Italia non viene emulata, se non un pochino da Playstereo).


potrebbe essere una soluzione ma consideriamo che per uso personale la Z generation spende più volentieri su un paio di cuffie buone da collegare al costoso cellulare che per un impiantino visto che l'impianto non è mai comodamente trasportabile e questo è un problema che allontana l'acquisto di questa componentistica.

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albicocco.curaro

In Italia c'è un potere di acquisto inferiore rispetto ai paesi con economie più floride della zona euro. L'hi-fi è quindi diventata un lusso. Con 1.500 euro/mese, 1.800 per i laureati, c'è poco spazio per il superfluo e le rate si fanno per la macchina.

È normale allora che brand nostrani si rivolgano ad altri mercati puntando su design ed ebanisteria.

Eppure la tecnologia oggi permette ottimi ascolti con poche centinaia di euro. Se le nuove generazioni venissero incuriosite da questo (lode a TNT-Audio) poi una loro percentuale potrebbe anche alzare il tiro e rivolgersi a prodotti più costosi.

Peccato invece per i negozi di dischi che chiudono anche nelle grandi città italiane. E i negozi sono cultura: la libreria, i dischi, ma non solo, sostituiti dal "food" e dall'abbigliamento (stracci costosi prodotti in oriente) che rendono identici i centri di tutte le città (e piallano le menti). 

Lo streaming. Non è gratis, si paga in cultura anche questo. Emergono le Annalisa a discapito di possibili nuovi Battisti.

E si paga ai concerti. I mancati introiti dell'artista (i guadagni con lo streaming sono risicatissimi) vengono recuperati col costo dei biglietti. Basta un passaggio a Sanremo per pretendere 40-50 euro come prezzo base (ultime file) in tournée.

Oppure vecchie rock star che continuano ad essere portate sui palchi degli stadi come la Madonna alla processione paesana. Muovono un indotto per il quale non possono godersi la pensione. Biglietti da minimo 80 euro (per le glorie italiche, anche di più per gli stranieri) esauriti un anno prima, per vederli su un megaschermo mentre cantano in playback le solite hit, con la solita scaletta e annesso lancio di reggiseno, inebriando le masse di fedelissimi. 

 

 

 

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Il 14/08/2024 at 23:25, BEST-GROOVE ha scritto:

Molti cercano qualcosa che sia il più compatto possibile con porte usb e abbiano un costo accessibile


Ma quale usb? Roba da vecchi.

La musica si manda in play chiedendo al Alexa (o a Siri).

Al massimo si spendono 250€, ma proprio al massimo, per un Echo Studio. 

E si va ai concerti.


image.thumb.png.c3caa9a7e8f01984906196043c630b7d.png 


 

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