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Primavera: poesie, aforismi e citazioni.


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„La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura.“

  Guy de Maupassant da Viaggio in Sicilia, 1885

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Marzo: una lacrimetta
che una ventata asciuga,
e qualche nuvoletta
che il sole mette in fuga.

Minaccia di bufera
e poi, tutto ad un tratto,
riso di primavera.
Oh! marzo, marzo matto!

Angiolo Silvio Novaro - Marzo

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  • Moderators
analogico_09

La  "Marzana"
 

Certo.

Sara la primavera
di erba e pietre
a scuotere i sensi.

Il desiderio di fiamma
soffia contro(il)vento
che giunge
dalle regioni dei paesi bianchi.

La cogli nel respiro dell’unica rosa donata
che ha il colore dell’animo incendiato.
Sognatore di sonni mai dormiti.

Stupori di lontani incanti.
Remoti mormorii di colori e di luci.
Così inquieto sei che vorresti


andare
restare

 

sfuggendo il desiderio
nel bianco congedo
di luce lunare.

Giunge.

E ti apre alla vita
mentre scorgi
nel nuovo divenire
l’offerta di fata morgana
che vorresti trattenere
con le dita dell’istinto
nel vuoto d’aria
in cui è oramai svanita.

Se il desiderio
si fa oscuro
colpito
dalla vertigine del ritorno
scuoti la profezia del tuo segno:
puoi inseguire ancora
rivoli d’aria capricciosi.

 

di anonimo

 

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  • Moderators
analogico_09

 IDILIO


Tú querías que yo te dijera

el secreto de la primavera.
Y yo soy para el secreto

lo mismo que es el abeto.
Árbol cuyos mil deditos

señalan mil caminitos.

Nunca te diré, amor mío,

por qué corre lento el río.
Pero pondré en mi voz estancada

el cielo ceniza de tu mirada.
¡Dame vueltas, morenita!

Ten cuidado con mis hojitas.
Dame más vueltas alrededor,

jugando a la noria del amor.
¡Ay! No puedo decirte,

aunque quisiera,

el secreto de la primavera.

 

F. G. Lorca

 

(difficile tradurre senza perdere il senso musicale della frase, dell'espressione poetica con quel tratto di surrealità dal retrogusto visonario che sempre caratterizza la poetica lorchiana. Nella rete ho trovato solo questa traduzione "volenterosa" e riuscita nel migliore dei modi, nonostante le difficoltà; nulla nei miei libri, sono l'originale, è una poesia, quasi una "filastrocca", piuttosto rara di Lorca, in Italia perlomeno)


Tu volevi che ti dicessi
Il segreto della primavera.

Ed io sono per il segreto
L'uguale dell'abete.

Albero i cui mille ditini
Indicano mille piccoli cammini.

Giammai ti dirò, amor mio,
Perchè corre lento il rio.

Ma porrò sul mio accento tardo
Il cielo cenere del tuo sguardo.

Girami, morettina!
Attenta alle mie foglioline.

Girami con più ardore,
Giocando alla noria dell'amore.

Ahi, non potrei dirti, col mio desiderio,
Il segreto della primavera.

 

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Pasquale SantoiemmaGiacoia


La prima rondine
venne iersera
a dirmi: “È prossima
la Primavera!
Ridon le primule
nel prato, gialle,
e ho visto, credimi,
già tre farfalle”.

Accarezzandola
così le ho detto:
“Sì è tempo, rondine,
vola sul tetto!

Ma perché agli uomini
ritorni in viso
come nei teneri
prati il sorriso
un’altra rondine
deve tornare
dal lungo esilio,
di là dal mare.

La Pace, o rondine,
che voli a sera!
Essa è per gli uomini
la primavera”.


21 Marzo - Gianni Rodari.

  • Melius 2
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Scintille
Vieni, primavera, vieni
a svelare la bellezza del fiore
celata nel bocciolo
tenero e delicato.
Lascia cadere le note
che porteranno i frutti,
e passa con cura il tuo pennello
d’oro di foglia in foglia.

 

(Rabindranath Tagore)

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22 ore fa, Pasquale SantoiemmaGiacoia ha scritto:


La prima rondine
venne iersera
a dirmi: “È prossima
la Primavera!
Ridon le primule
nel prato, gialle,
e ho visto, credimi,
già tre farfalle”.

Accarezzandola
così le ho detto:
“Sì è tempo, rondine,
vola sul tetto!

Ma perché agli uomini
ritorni in viso
come nei teneri
prati il sorriso
un’altra rondine
deve tornare
dal lungo esilio,
di là dal mare.

La Pace, o rondine,
che voli a sera!
Essa è per gli uomini
la primavera”.


21 Marzo - Gianni Rodari.

Bellissima nella sua semplicità.

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Marzo

Io sono Marzo che vengo col vento
col sole e l’acqua e nessuno contento;
vo’ pellegrino in digiuno e preghiera
cercando invano la Primavera.
Di grandi Santi m’adorno e mi glorio:
Tommaso il sette e poi il grande Gregorio;
con Benedetto la rondin tornata
saluta e canta la Santa Annunziata.
Primavera
Sarà un volto chiaro.
S’apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra….
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite: Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

(Cesare Pavese)

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Trovo stupende queste immagini così antiche ma sempre così fresche e positive!  🙂 

Dalle Georgiche di Virgilio :

Primo vere

È tempo di arare...

Con la nuova primavera, quando sui candidi monti l’acqua gelata si scioglie e molle la terra si sgretola per lo Zefiro, già allora mi cominci il toro a gemere sull’aratro premuto e a brillare il vomere sfregato nel solco. Risponde alla fine alle preghiere dell’avido contadino quel campo che due volte ha sentito il sole, due volte il freddo; le sue messi immense sfondano i granai. Ma prima che solchiamo con il ferro una piana sconosciuta, ci sia la preoccupazione di imparare prima i venti e i capricci mutevoli del clima e le coltivazioni avite e le caratteristiche dei luoghi e che cosa produca ciascuna regione e che cosa rifiuti. Qui le messi, là le uve crescono più felicemente,  altrove i frutti degli alberi e spontanee verdeggiano le erbe. Non vedi forse come il Timolo manda il croco odoroso, l’India l’avorio, il loro incenso i molli Sabei, il ferro invece i Calibi nudi, e il Ponto il fetido castoro, l’Epiro le vittorie delle elidi cavalle?  Subito queste leggi e patti eterni impose la natura a luoghi determinati, nel tempo in cui Deucalione dapprima gettò le pietre nel mondo deserto, da cui nacquero gli uomini, razza dura. Orsù dunque, immediatamente sin dai primi mesi dell’anno rivoltino i tori robusti il suolo grasso della terra e le zolle scoperte cuocia l’estate polverosa con il sole cocente; ma se la terra non sarà feconda, sarà sufficiente proprio sotto Arturo sollevarla con un solco leggero: là perché le erbe non ostacolino le messi rigogliose, qui perché la scarsa umidità non abbandoni la sterile arena.

——————————-

Qui l’originale per chi volesse cimentarsi o ripassare vecchi ricordi....  🙂 

.

Nunc est arandum... (I, 43-70)

Vere novo, gelidus canis cum montibus humor liquitur et Zephyro putris se glaeba resolvit, depresso incipiat iam tum mihi taurus aratro ingemere et sulco attritus splendescere vomer. Illa seges demum votis respondet avari agricolae, bis quae solem, bis frigora sensit; illius inmensae ruperunt horrea messes. At prius ignotum ferro quam scindimus aequor, 50 ventos et varium caeli praediscere morem
cura sit ac patrios cultusque habitusque locorum et quid quaeque ferat regio et quid quaeque
[recuset. Hic segetes, illic veniunt felicius uvae,
arborei fetus alibi, atque iniussa virescunt 55 gramina. Nonne vides, croceos ut Tmolus odores, India mittit ebur, molles sua tura Sabaei,
at Chalybes nudi ferrum, virosaque Pontus castorea, Eliadum palmas Epiros equarum. Continuo has leges aeternaque foedera certis inposuit natura locis, quo tempore primum Deucalion vacuum lapides iactavit in orbem,
unde homines nati, durum genus. Ergo age, terrae pingue solum primis extemplo a mensibus anni
fortes invertant tauri glaebasque iacentis pulverulenta coquat maturis solibus aestas; at si non fuerit tellus fecunda, sub ipsum Arcturum tenui sat erit suspendere sulco: illic, officiant laetis ne frugibus herbae, hic, sterilem exiguus ne deserat humor hare nam.

————

Zefiro torna...

La primavera appunto è utile alle foglie degli alberi, la primavera è utile alle selve, in primavera le terre sono turgide e chiedono i semi che le fecondano.  Allora l’Etere, padre onnipotente, scende con le piogge fecondatrici nel grembo della sposa lieta e immenso, unito a un corpo immenso, fa crescere tutti i frutti. Allora i cespugli remoti risuonano degli uccelli canori, e all’amore ritornano in giorni prestabiliti gli armenti;  germoglia il fertile terreno e alle brezze tiepide di Zefiro schiudono il grembo i campi; in tutti sovrabbonda il tenero umore, e al nuovo sole osano con sicurezza affidarsi i germogli, e non teme la vite il sorgere dell’austro o la pioggia spinta nel cielo dai soffi impetuosi dell’aquilone, ma fa spuntare le gemme e dispiega tutte le fronde. Non potrei credere che splendessero giorni diversi al primo inizio del mondo che nasceva o che avesse una diversa temperatura: era primavera quella, l’immenso mondo spirava primavera e l’Euro risparmiava i soffi invernali, quando i primi animali bevvero la luce e la stirpe terrena degli uomini sollevò il capo dai duri campi, e furon poste le fiere nei boschi e gli astri nel cielo. E le tenere piante non potrebbero sopportare questo travaglio, se una quiete così grande non ci fosse tra il freddo e il caldo e la clemenza del clima non favorisse le terre”.

———————————-

da  II, 323-345)

Ver adeo frondi nemorum, ver utile silvis;
vere tument terrae et genitalia semina poscunt. Tum pater omnipotens fecundis imbribus Ae-
[ther 325 coniugis in gremium laetae descendit et omnis
magnus alit magno commixtus corpore fetus. Avia tum resonant avibus virgulta canoris
et Venerem certis repetunt armenta diebus; parturit almus ager Zephyrique tepentibus au-
[ris 330 laxant arva sinus; superat tener omnibus humor;
inque novos soles audent se germina tuto
credere, nec metuit surgentis pampinus austros aut actum caelo magnis aquilonibus imbrem,
sed trudit gemmas et frondes explicat omnis.
Non alios prima crescentis origine mundi inluxisse dies aliumve habuisse tenorem crediderim: ver illud erat, ver magnus agebat orbis et hibernis parcebant flatibus Euri,
cum primae lucem pecudes hausere virumque 340 terrea progenies duris caput extulit arvis, inmissaeque ferae silvis et sidera caelo.
Nec res hunc tenerae possent perferre laborem,
si non tanta quies iret frigusque caloremque
inter, et exciperet caeli indulgentia terras. 345

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  • 4 weeks later...
Pasquale SantoiemmaGiacoia

 

Sono nata il ventuno

a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta. 

(Alda Merini)

 

  • Melius 1
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