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Menare medici e infermieri


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6 minuti fa, mchiorri ha scritto:

ok, ma non generalizziamo, però.... in entrambi i casi. Ovviamente.

Certo che non bisogna generalizzare,io ho riportato casi di persone che conosco da 30 anni,i quali mi dicono che a Graz,a Bergen e spesso in molte altre università estere in cui han lavorato si respirava un'aria più attinente al clima che loro s'aspettavano in certi ambienti.

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Sprechi ed inefficienze da una parte tagli e poche risorse destinate alla sanità pubblica dall'altra stanno, a mio avviso, alla base del problema con conseguenze note; la prima tra tutte ( in aumento considerevole in un non lontano futuro) l’inaccessibilità delle cure ai  pazienti economicamente e socialmete svantaggiati.

 

 

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2 ore fa, audio2 ha scritto:

veramente crede che se cambiasse il governo la situazione poi migliorerebbe

Questo lo può credere un bambino o un pazzo (dovrebbe essere una citazione ma non ricordo di cosa).

Esistono delle mosse che sono utili al paziente. Altre mosse che sono utili all'erario e quindi a tutti (amministrare bene i fondi della sanità conviene a tutti). Poi esistono mosse che finiscono per favorire il privato, ma anche in questo caso bisogna vederci chiaro perché potrebbe esserci convenienza pure per il pubblico. 

Questo ovviamente per la gestione che conosco, per altre Regioni non lo so.

Dunque se cambiasse il governo nazionale / regionale la situazione in qualche anno migliorerebbe sicuramente ma forse non secondo quanto desiderato dai pazienti.

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@appecundria

Che i soldi in Italia siano pochi per fare le riforme è vero in parte (pero' mai come questo governo a fatte sanatorie in favore a quelli che le tasse le pagano in modo non corretto) e quindi altro che colpire gli evasori.

Ricordo che nella mia Lombardia ,un certo Formigoni a dare il via a privatizzare e convenzionare le strutture private in favore del pubblico ,continuato con Maroni( e visto che ho una mia avvocato nella regione Lombardia) uno che si faceva molto gli affari suoi e per finire Fontana che sembra messo li per fare volume.

Quindi chi dice che sono o sarebbero tutti uguali ,dice le solite banalità,che lasciano il tempo che trova.

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Pronto soccorso, cosa non funziona e di chi è la colpa

 

Il Pronto soccorso è la sintesi più estrema di tutto quello che non funziona nel nostro sistema sanitario. Per chi ci arriva a bordo di un’ambulanza a sirene spiegate è la zona di confine fra la vita e la morte, dove anche i secondi fanno la differenza; per chi ci arriva con le proprie gambe è il luogo della speranza, quella di una soluzione rapida a un problema di salute. Per i medici e gli infermieri che ci lavorano una trincea in cui difendersi da aggressioni verbali e fisiche da parte di pazienti in attesa da troppo tempo o dai familiari di chi purtroppo non ce l’ha fatta. Le cronache di questi giorni raccontano di episodi agghiaccianti, proprio mentre sui social viene trasmesso lo spot del ministero della Salute #noisalviamovite che si pone l’obiettivo di convincere i neolaureati in Medicina a iscriversi alle scuole di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza dove oggi 3 posti su 4 restano vuoti. Ma quello che oggi ci costringe a fare i conti con una situazione insostenibile era ampiamente prevedibile, ed è la somma di criticità che negli anni sono state trascurate, poi sottovalutate, e infine ignorate. Vediamole.

 

Chi va al Pronto soccorso

Nel 2023, i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas),mostrano che su 18,5 milioni di accessi nei 615 Pronto soccorso italiani (più 7% rispetto al 2022), 12,4 milioni sono «codici bianchi» e «codici verdi», dunque con problemi di salute lievi.

Un «codice bianco» mediamente resta tre ore e un «codice verde» quattro, ma è appunto una media fra i pronto soccorso di provincia e quelli delle grandi città dove ben sappiamo che l’attesa di una visita può durare l’intera giornata. Nell’88% dei casi non segue un ricovero. Di questi 12 milioni, almeno 4 milioni sono definiti «accessi impropri», ossia evitabili in presenza di un’alternativa soddisfacente: il paziente-tipo ha tra i 25 e i 64 anni, è cioè in età lavorativa, si presenta al Pronto soccorso prevalentemente tra le 8 e mezzogiorno, soprattutto il lunedì, e nel 51% dei casi presenta disturbi generici. Di fatto oggi il Pronto soccorso viene utilizzato al posto del medico di famiglia.

 

I motivi dell’eterna crisi

Il primo problema, dunque, è l’assistenza sul territorio: il medico di medicina generale è un mestiere che in pochi vogliono fare, mentre i pazienti che ognuno ha in carico spesso sono troppi, arrivano fino a 1.800, anche se il massimale è fissato a 1.500. Consultarlo al telefono è estremamente difficile, l’ambulatorio è aperto solo alcuni giorni la settimana e solo alcune ore, il più delle volte su appuntamento. Quasi mai ti visita, di solito ti prescrive un controllo da uno specialista. 

E qui arriviamo al secondo problema: che si tratti di una visita o di un esame diagnostico le liste d’attesa sono sempre più lunghe. Motivo per cui i pazienti vanno direttamente al Pronto soccorso, dove attendono magari tutto il giorno su una sedia scomoda o in piedi, ma alla fine qualcuno li visiterà, farà un prelievo o un esame e poi prescriverà una cura. Gratis. O al solo costo del ticket se si tratta di un «codice bianco». 

Il terzo problema è la carenza di personale sanitario negli ospedali che va di pari passo con la riduzione dei posti letto, per cui i malati in attesa di ricovero vengono parcheggiati sulle barelle nei corridoi del Pronto soccorso, e devono essere tenuti lì e assistiti fino a quando non si libera un posto nel reparto. Il Pronto soccorso però è strutturato per gestire le emergenze e non tutta quella mole di lavoro, anche perché il numero di medici è sempre quello. La conseguenza si scarica sui pazienti più gravi, i quali più tempo passano in Pronto soccorso e più si aggravano.
La combinazione di questi tre problemi ne genera un quarto: i medici non vogliono più lavorarci. I turni sono diventati massacranti, la pressione quotidiana enorme, e in più sono esposti ad un alto rischio di denunce, oltre alla dose quotidiana di insulti, se non vere e proprie aggressioni. Tutto questo per uno stipendio da 4.500 euro netti al mese dopo 6 anni di università, 5 di specialità e 15 di anzianità: il 70% in meno dei loro colleghi tedeschi e il 40% degli inglesi. A rendere ancora meno allettante questa specialità è poi l’impossibilità oggettiva di svolgere visite a pagamento. E così sono sempre meno i neolaureati in Medicina che scelgono di specializzarsi in Medicina di emergenza-urgenza, tant’è che nel 2023 è andato deserto il 74% delle borse di specializzazione disponibili. 

 

La grande fuga

La commissione Affari Sociali della Camera, a maggio 2024, stima che nei Pronto soccorso sarebbero necessari oltre 4.500 medici e circa 10mila infermieri in più. È la ragione per cui questi reparti sono diventati la frontiera più avanzata del fenomeno dei «medici a gettone», ingaggiati tramite le cooperative a colpi di 1.200 euro al giorno. Fin dal suo insediamento il ministro della Salute Orazio Schillaci ha adottato delle contromisure, prima tra tutte la possibilità di pagare i medici dipendenti 100 euro l’ora per le prestazioni oltre il turno di lavoro. Ma arginare un fenomeno ormai così diffuso richiede tempi lunghi. Nel frattempo ogni mese circa cento medici fuggono verso posti di lavoro che garantiscono una migliore qualità di vita. Avrebbe senso cominciare da subito a pagare di più sia la borsa di studio di chi sceglie questa specializzazione, sia il loro lavoro in corsia. Non è certo di stimolo l’indennità concessa qualche anno fa di 12 euro lordi a turno.

 

Il paradosso da risolvere 

In questo quadro si presenta un paradosso: il 75% dei Pronto soccorso di base, ossia quelli in cui sono assicurati gli accertamenti e gli eventuali interventi necessari per la soluzione di un problema clinico urgente ma non troppo complesso, non raggiunge i 20mila accessi in un anno, considerati la soglia minima per garantire sicurezza e qualità di cura. Ma allo stesso tempo ci sono poi 3,4 milioni di cittadini che non riescono ad accedere in 30 minuti a una assistenza d’emergenza perché vivono lontano dai centri abitati.

 

Le soluzioni

Difficilmente si potranno risolvere le grane dei Pronto soccorso senza mettere mano alle cause che le hanno prodotte. Una strada per potenziare l’assistenza sul territorio e ridurre le liste d’attesa almeno per gli esami di base sono senz’altro le Case della Comunità, le strutture pubbliche da costruire con i 2 miliardi di euro del Pnrr e che dovranno riunire al loro interno entro il 2026 medici di famiglia, pediatri, ostetrici, psicologi, infermieri, ecc. Per farle funzionare sarà però necessario rivedere gli accordi con i medici di famiglia, perché al momento non ne vogliono sapere di andarci a lavorare.

Per colmare il buco di medici e infermieri va fatta una programmazione sanitaria corretta. Vuol dire che bisogna stabilire oggi di quali figure ci sarà davvero bisogno domani, e in che numero, poiché la durata della formazione nelle diverse specialità è di cinque anni, e infine alzare gli stipendi a chi deve operare nei reparti più critici. Per fare questo servono competenze e risorse. Trovarle è un dovere politico.

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4 minuti fa, Fabfab ha scritto:

per uno stipendio da 4.500 euro netti al mese

solo eh

4 minuti fa, Fabfab ha scritto:

gli accordi con i medici di famiglia, perché al momento non ne vogliono sapere di andarci a lavorare

anvedi

4 minuti fa, Fabfab ha scritto:

questo servono competenze e risorse

paga la gabanelli immagino

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19 minuti fa, audio2 ha scritto:

solo eh

Beh, se è vero che prendono "4.500 euro netti al mese dopo 6 anni di università, 5 di specialità e 15 di anzianità" non credo sia tantissimo, considerato che staremmo parlando di un medico di circa 45 anni. Il problema è che è scorretto poi paragonare, per ovvi motivi sensazionalistici ("il 70% in meno dei loro colleghi tedeschi e il 40% degli inglesi"...wowwww😮😲😱), gli stipendi (di qualsiasi lavoro) con quelli dei colleghi di altri stati poiché, se si vuole essere corretti, si dovrebbero paragonare anche tanti altri fattori (qualità del servizio, costo della vita, ecc.)

19 minuti fa, audio2 ha scritto:

paga la gabanelli immagino

Certo 😁😁

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4500€ a 50 anni quando ha iniziato a guadagnare a 32-35? e gli dicono pure « solo? »… non so se ridere o piangere (per loro).

Un buon chéf di una piccola brigata. Un muratore che fa tacconi, un idraulico o un elettricista che lavora coi privati. I giardinieri, un meccanico… non mi sarei manco svegliato, non dico alzato, la mattina.

Paese strano l’italia, tutti pensano che si debba lavorare per il prestigio e la gloria… ma lo pensano per gli altri però…😁

Articolo assolutamente sottoscrivibile ed esaustivo.

L’unica pecca è che, a mio avviso, non si risolverà con ste Case della Comunità che sono l’ennesima forma pubblica di strutture private che ci sono a volontà (almeno al nord… sud non conosco)… si risolve con … vabbeh detto già troppe volte. 

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I 4500 euro si guadagnano dopo tanti anni di anzianità e avendo riconosciute tutte le voci del contratto; ad esempio nel penultimo ed ultimo contratto è previsto obbligatoriamente un incarico retribuito per tutti il cui importo è differenziato in base all'anzianità di servizio; la misura è stata adottata soprattutto per evitare la fuga dagli ospedali (una sorta di incentivo che una volta veniva dato a discrezione del primario); ebbene sappiate che, almeno nella mia asl, questi incarichi non sono mai stati assegnati causa mancanza di fondi!! 

case di comunità; ne stavano costruendo una nel parco dove porto il cane con i soldi del pnrr con data di consegna entro i primi di gennaio 2025 (in realtà è un vecchio asilo da ristrutturare); ebbene sappiate che i lavori sono sospesi da circa due mesi. Se a questo ci aggiungete che i medici di base non ci andranno mai, ecco che il problema del territorio permane.

aggiungo un'altra cosa: perché i ps restino aperti occorre che facciano un certo numero di prestazioni all'anno, se non raggiungi quei numeri teoricamente dovrebbero chiudere; negli scorsi anni si è verificato che i primari (ovviamente parlo di piccoli centri) hanno fatto riunioni con i medici di base rendendosi disponibili per tutte le loro esigenze al fine di incrementare gli accessi e mantenere la poltrona. C'era un periodo che quando chiedevi ai pazienti come mai si rivolgeva al ps, per un problema minimo ovviamente, ti rispondevano che erano stati inviati dal medico di base e qualcuno anche dal carrozziere!! molti codici minori sono dovuti a incidenti stradali avvenuti qualche giorno prima, inviati da assicurazioni, avvocati e persino carrozzieri perché in questa repubblica delle banane, vale solo il referto di ps quando per le c.....e potrebbero benissimo farle i curanti. 

Per fortuna pare che le assicurazioni non paghino più il colpo di frusta, ma fino a qualche anno fa avevi la fila la notte di gente che veniva a farsi refertare per incidenti avvenuti giorni prima (almeno 10-15 al giorni); sceglievano la notte perché il giorno si facevano i cavoli propri e nello stesso tempo di notte speravano di attendere meno. Guarda caso da quando le assicurazioni non lo pagano più ora lamentano mal di schiena e/o dolore al torace da trauma da cintura: nessuno più ha dolore al rachide cervicale!

Comunque la Gabanelli, come al solito, ha fatto un ottimo lavoro; per fortuna esiste ancora qualche giornalista buono.

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