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Il lavoro in Italia: fatti e miti


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captainsensible

@terlino Mi dicono fonti autorevoli (amici miei professori universitari) che le pretese nell'ambito universitario si sono abbassate parecchio e anche l'impegno richiesto nello studio.

Impegno vuol dire sacrificio e applicazione, e sono cose che ti fanno maturare.

Io mi ricordo ancora cose che ho studiato 35 anni fa, perchè sono marchiate nel DNA a furia di sbatterci la testa.

Certo si cazzeggiava anche allora ovviamente, ma quando c'èra da studiare non c'erano santi e non c'erano orari.

CS

 

 

 

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14 ore fa, appecundria ha scritto:

Adesso, capisco che non tutti afferrino, magari ce lo spiega @lufranz, ma insomma è come chiedere le tabelline ad un laureato in matematica, potrebbe anche essere considerata un'offesa. Agevolo un esempio:

 

Risposta: "Dovrei dare un'occhiata su Google".

Confermo: è come chiedere a un matematico quanto fa 3x2. E' talmente "terra-terra" che un ragazzo di terza ITIS elettronici dovrebbe saperlo disegnare (e spiegare come funziona) senza esitazione.

Se dovessi condurre io un colloquio con un ingegnere 110 e lode con tre anni di esperienza (dove ? in pizzeria ?) e ricevessi una risposta del genere, penso che riusciresti a sentire l'urlo da Napoli anche senza telefono. Forse lo potresti anche vedere passare in volo.

 

P.S. erano i primi mesi del 1991. Un'azienda mise in palio una borsa di studio per un laureando che si prendesse la briga di sviluppare nei loro laboratori un sistema di emulazione/trace per un DSP che all'epoca era usato solo in un ambito "molto riservato". Tesi altamente appetibile, feci il colloquio, praticamente in DUE ORE ininterrotte col titolare e col responsabile R&D mi fecero rivivere i due esami di elettronica applicata e digitale. Ne uscii con un c**o che ci passava comodo un treno con tutti i vagoni e una stretta di mano: "venga lunedì alle 9".

Fine anno, il risultato del lavoro fu uno schedone più grande di un foglio A4 talmente pieno di componenti che la stazione dedicata al CAD (non era un PC ma una torre che costava come una Mercedes di fascia alta) impiegò due giorni a completare lo sbroglio del PCB. Ovviamente 110 e lode, e un bell'assegnino di 6 milioni di lire che all'epoca non erano esattamente due spiccioli..

 

P.P.S dove sta questa azienda di progettazione ? Se fosse dalle mie parti ci faccio un salto io, per 55K di RAL la cosa potrebbe essere interessante. O comunque potrei offrire i servigi esterni miei e del collega con cui collaboro spesso. Come è fatto un ponte di diodi lo sappiamo, è già un buon punto di partenza 😂

 

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Sbaglierò ma la mia impressione è che in italia la curva della formazione scolastica sia in discesa mentre quella della richiesta di specializzazione da parte delle aziende sia in salita. Queste due curve si incrociano sempre più in basso, quando si incrociano. 

 

  • Melius 1
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11 ore fa, captainsensible ha scritto:

volevo dire che magari nel piano di studi era maggiormente specializzato sull'informatica che sull'elettronica.

Dipende dal piano di studi, o per lo meno una volta era cosi'.

No, non funziona. Stiamo parlando di un laureato in ingegneria elettronica, non di un informatico che ci sta non sappia nemmeno cosa è un diodo. Non per ignoranza o incapacità, ma perchè non è cosa di sua competenza. Tutto regolare, quindi.

 

Piano di studi: qualunque esso sia, in una facoltà di ingegneria elettronica non si può non sostenere almeno un esame di elettronica generale e applicata.  Sarebbe come scoprire che un laureato in giurisprudenza non ha fatto diritto pubblico e privato.

 

Nello specifico siamo veramente alla frutta: il ponte di diodi non è una cosa complicata che richiede una specializzazione, è meno che elementare. Uno che smanetta un pochino con l'elettronica sulle riviste lo conosce ed è in grado di disegnarlo e spiegare come funziona. Da un ingegnere è una cosa scontata come le tabelline, è talmente scontata che probabilmente in un colloquio di lavoro non mi verrebbe neppure in mente di chiederla. Ora mi rendo conto che sbaglierei.

 

E ti garantisco che sbaglierebbe anche l'ingegnere (de 'sta cippa) che mi rispondesse "dovrei vedere su google". Oh come sbaglierebbe, miserello lui...

 

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14 ore fa, appecundria ha scritto:

Adesso ditemi che il problema del lavoro sono i neri che sbarcano a Lampedusa.

 

10 ore fa, appecundria ha scritto:

L'ingegnere cinese sa realizzare una cosa che funziona e sa perché funziona.

1) Credo nessuno lo abbia mai neppure ipotizzato in relazione a lavori sofisticati .

2) Non ne sarei così sicuro visto i disastri abbastanza frequenti dalle loro parti, causa strutture mal progettate e macchinari insicuri... forse il concetto lo applicherei a giapponesi e coreani, per esempio.

 

Più nel merito: la scuola forma fino ad un certo punto e ti da le basi, poi subentra l'esperienza sul campo. Se ai bei tempi Fiat, Ignis, Indesit ecc. ecc. ecc. avessero voluto assumere solo gente già preparata (non migliaia o milioni di poveracci che non conoscevano neppure l'italiano e che arrivavano con la valigia di cartone e dozzine di figli), non sarebbero neppure esistite. Invece, arrivavi, ti assumevano e ti facevi la tua brava gavetta... ed imparavi -forse anche meglio dell'ingegnere -. E se eri in gamba comprendevi al volo e facevi anche carriera.

E questo era vero per le fabbriche ma anche per gli uffici pubblici, le banche... in tutti i campi insomma. 

Oggi no: la formazione, se c'è, è solo di facciata ed inutile in quanto più che altro attuata a slogan presunti motivazionali. E se tutto ormai funziona così e così è proprio per questo motivo: la gente non conosce quel che fa e perchè lo fa.

Causa, tra parentesi, anche della catastrofe grillina: non si può pretendere che l'esperienza e la formazione siano inutili. 

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captainsensible

@lufranz sono parzialmente d'accordo con la tua analisi.

L'università ti dovrebbe sostanzialmente insegnare l'approccio metodologico nell'affrontare le problematiche, mutuata da una consolidata formazione di base in diverse discipline.

Se chiedi ad un manager di azienda bravo laureato in ingegneria elettronica (e ne conosco) di disegnarti un ponte di diodi, nel 99 % dei casi si ricorda vagamente di cosa si tratta, ed è poco probabile che te lo disegni li seduta stante.

Diciamo che nella situazione attuale si chiede all'ingegnere di fare il lavoro che una volta facevano i bravi periti (quello si che te lo dovrebbe disegnare a menadito).

Ecco, forse quelle che mancano sono delle buone scuole tecniche, come anche sottolineato da Draghi.

E comunque le buone scuole tecniche servono a poco in un substrato industriale rarefatto.

 

CS

 

 

  • Melius 1
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extermination

In ogni caso le " competenze" ( saper fare e fare creando valore ) le maturi in azienda col tempo ed in funzione del ruolo ricoperto (oltre ovviamente ad un contestuale e crescente sviluppo delle conoscenze) ! Cose che non si possono pretendere in alcun modo da un neo-laureato ..fosse anche uscito dal PoliMi con 110 e lode! A quel ragazzo, nella migliore delle ipotesi, lo aspetta  un percorso lungo ed impegnativo.

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2 ore fa, nullo ha scritto:

Io ogni tanto mi diverto a fare sondaggi chiedendo a ragazzi ( ma a che non ragazzi) che mi capitano a tiro, di descrivermi un semplice oggetto, quando sono cattivo, un meccanismo o un principio fisico.

i balbettii e gli imbarazzi che ne scaturiscono sono incredibili.

La prima domanda che mi fecero all'esame di abilitazione alla professione fu "descriva un PC".

Iniziai a parlare di CPU, RAM, bus dati e indirizzi ma l'esaminatore mi fermò subito: "non intendevo questo, vorrei che mi raccontasse cosa vede quando toglie il coperchio a un computer".

Facendo poi due chiacchiere, disse che ben pochi sapevano rispondere a quella semplice domanda.

Si parla del 1992.

 

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3 minuti fa, captainsensible ha scritto:

L'università ti dovrebbe sostanzialmente insegnare l'approccio metodologico nell'affrontare le problematiche, mutuata da una consolidata formazione di base in diverse discipline.

Come volevasi dimostrare ovvero quello che l'italiano medio pensa del sistema formativo necessario, ma scusate e partire dal profilo professionale (uno dei possibili a cui il corso di laurea è finalizzato NB) declinato per:

- Risultati da garantire specificati in modo dettagliato (articolato per gradi) e misurabili in modo oggettivo

e poi a scendere:

- capacità necessarie per garantire i risultati di cui al punto precedente (per l'esempio in oggetto: saper disegnare un ponte a diodi)

- conoscenze necessarie per garantire i risultati del primo punto

- comportamenti necessari per garantire i risultati del primo punto (questa categoria è la più difficile su cui intervenire e mediamente fuori portata dal sistema formativo inteso come scuola primaria-università)

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GianGastone II

@lufranz Mi capita di parlare con diplomati o laureati in meccanica o elettronica manutentori. Non conoscono o meglio hanno snobbato durante gli studi le leggi fondanti, ragionano con la sostituzione del pezzo senza chiedersene le cause. Per loro e' normale, almeno un paio liquidano le gradi leggi come roba antica. Pensa come siamo messi, e si che gli esami specifici li hanno sostenuti.

Ho un nipote bioingegnere progettista. Steso lo schema si munisce di saldatore e tra le varie via di camera anecoica e il resto. Quando chiedo qualcosa riesce a spiegarmi i concetti a me complessi con esempi e metodi come fossi al primo giorno di scuola. Quanti sono oggi nella sua generazione? Mi sembra un po' pochi. E' solo colpa della scuola? Non credo.

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Adesso, extermination ha scritto:

Cose che non si possono pretendere in alcun modo da un neo-laureato

Stiamo parlando di un ponte di diodi, non di progettare la scheda madre per un server multiprocessore.

 

Le tabelline, il livello è quello: le tabelline. Niente se, ma, boh, forse, scuse: senza le basi minime con la tua laurea ti ci puoi pulire il *CENSURA*.

 

Se mi si presentasse un sedicente ingegnere elettronico che non sa dirmi come è fatto e come funziona un ponte di diodi, l'unico "posto" che potrei pensare di offrirgli è quello di addetto alle pulizie.

 

Appena laureato accettai un incarico di commissario alla maturità ITIS, periti elettrotecnici. La prima domanda che facevo era: "Hai un motore elettrico da 2HP e due prolunghe di 30 metri per collegarlo alla presa, una con cavo da 0.75 e una con cavo da 2.5. Quale delle due prolunghe prendi e perchè ?"

Chi non sapeva rispondere (e ci sono stati) partiva dal 5 e poteva solo scendere. 

Cattivo ? Può darsi, ma vi faccio una domanda: chi di voi avrebbe il coraggio di mettere la propria firma su un documento che autorizza(va) il ceffo ignorante ad entrare in casa vostra per lavorare sul vostro impianto elettrico ?

 

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1 ora fa, lufranz ha scritto:

con tre anni di esperienza (dove ? in pizzeria ?)

in azienda piccola ma con titolari ingegneri di lungo corso con prestigiosi incarichi di consulenza, dice che i titolari non lo stimano e non gli offrono opportunità, quindi è alla ricerca di ruoli di maggiore impegno.

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