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1 ora fa, dariob ha scritto:

Si può, perlomeno a cose fatte, osservare che il 'bieco furfante' ha interpretato perfettamente le istanze delle categorie disagiate, e soprattutto, e qui sta il punto, i Dem gliele hanno lasciate.

Si può dire, ma non è mica un merito, è una colpa. È come promettere il blocco navale, la pensione anticipata e l'abolizione delle accise: hai interpretato le istanze delle categorie disagiate o hai venduto loro lo scioglipancia? Si vedrà a consuntivo, l'altra volta era scioglipancia.

 

In una certa ottica, Trump ha fatto bene, vincere è l'unica cosa che conta e fesso chi ci casca. In un'altra ottica o si vince con esattamente le mie idee oppure si può anche andare all'opposizione tanto lo stipendio è uguale. 

  • Melius 2
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2 ore fa, dariob ha scritto:

con le loro fisse: woke, ambiente,

gay ecc. di cui a codeste categorie frega poco o nulla

E per concludere, le "fisse" sono le tematiche di questo millennio e ci accompagneranno per decenni... l'ambiente forse per un paio di secoli. 

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20 minuti fa, appecundria ha scritto:

hai interpretato le istanze delle categorie disagiate o hai venduto loro lo scioglipancia? Si vedrà a consuntivo

 

Esattamente! 

-

Da considerare anche i poteri del potus: sulla carta sono notevoli, e in effetti danni ne potrà fare,

ma sulle grandi questioni i grandi apparati decidono, con la loro inerzia e gli interessi che li guidano.

Almeno così io ho sempre capito:classic_smile:.

(Anche senza sposare tesi come quelle di  Dario Fabbri, secondo cui i Potus contano niente).

-

Vedi che con te riesco a comunicare qualcosa :classic_smile:...ma quelle che ho impropriamente chiamato

'fisse', le rimando:classic_laugh:...(vedi sopra), per adesso mi accontento:classic_laugh:.

 

 

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La «fabbrica dei miliardari»: così i gestori di private equity hanno guadagnato 1.000 miliardi in 25 anni

di Francesco Bertolino

 

I fondi di private equity gestiscono 28 mila aziende nel mondo, fra cui Tim, Autostrade e i treni Italo. Ma ad arricchirsi sono stati soprattutto i loro gestori grazie alla formula del carried interest. Che ora è sotto la lente del fisco

 

I private equity sono diventati un perno dell’economia moderna: sono proprietari di infrastrutture come la rete Tim, i treni Italo e aziende come Autostrade per l’Italia, muovono centinaia di miliardi ogni anno e i loro investimenti possono fare la fortuna di un Paese, tanto che il governo intende coinvolgerli anche nella privatizzazione delle Ferrovie dello Stato.

Il private equity è però anche una macchina da soldi, soprattutto per chi lo gestisce. Secondo una ricerca dell’Università di Oxford, comprando e vendendo aziende, gli amministratori di questi fondi di investimento hanno incassato oltre 1.000 miliardi di dollari in 25 anni.

Tutto merito di una “formula segreta”, il carried interest, che consente loro di estrarre profitti enormi da investimenti contenuti, pagando una tassazione minima, come spiega un articolo del Financial Times. Ora, in questa fase di difficoltà per i conti pubblici e di stanca per l’industria del private equity, il meccanismo è però finito sotto la lente del fisco e dei grandi investitori. Ma come funziona questa fabbrica dei Paperoni?

Come funzione il private equity

 

Un passo indietro. Il private equity, “capitale privato”, è una forma di investimento alternativa alla Borsa e alle obbligazioni, generalmente destinata a investitori sofisticati e professionali come assicurazioni, fondi pensione e individui molto facoltosi. Questi investitori, definiti Limited Partners, sono la fonte del denaro che poi i gestori di private equity raggruppano nei veicoli societari utilizzati per comprare aziende e infrastrutture. Le strategie dei fondi sono diverse – per settore industriale di “caccia” o per tattica finanziaria – ma l’obiettivo è sempre lo stesso: gestire l’azienda per un periodo di tempo, più o meno lungo, facendone crescere i bilanci per poi rivenderla a un prezzo di gran lunga superiore a quello di acquisto a un altro gruppo industriale, in Borsa oppure, più spesso, a un altro fondo.

 

Il peso dei fondi

La strategia è stata perfezionata negli anni ’60 negli Stati Uniti, dove è nato il metodo delle acquisizioni a leva: i fondi hanno iniziato a comprare aziende facendo ricorso a una dose massiccia di debito da accollare sull’impresa stessa. La tecnica consente ai gestori di ridurre il capitale proprio impegnato magnificando i rendimenti ottenuti ed è diventata ancor più redditizia dopo gli anni 2000 grazie alla discesa dei tassi d’interesse che hanno reso più economico il debito. Sono questi gli anni del boom del private equity, che è tuttora in corso. Secondo la società di consulenza Bain & Co, i fondi controllano oltre 28 mila imprese nel mondo per una valutazione complessiva di 3.200 miliardi di dollari.

 

I rendimenti

Negli ultimi 25 anni, calcola l’Università di Oxford, il private equity ha investito 8 mila miliardi di dollari attraverso 10.780 fondi e ha restituito ai suoi investitori 12.800 miliardi. Per ogni dollaro investito, quindi, i succitati fondi pensione e sovrani, assicurazioni hanno ricevuto 1,6 dollari. Un rendimento interessante ma non favoloso, secondo l’autore della ricerca di Oxford, Ludovic Phalippou, da sempre critico nei confronti del private equity.

 

Il carried interest

Chi invece ha fatto sicuramente fortuna sono i gestori dei fondi. Grazie, appunto, al carried interest. Lo schema del private equity prevede che i grandi investitori forniscano il grosso del denaro, ma contempla anche un apporto da parte dei gestori che così sono più coinvolti negli affari perché rischiano soldi anche loro. Questo apporto, secondo il Financial Times, è di norma intorno al 2% dell’ammontare complessivo del fondo: due milioni in un veicolo di 50 milioni, per esempio. Questo piccolo contributo dà però diritto a enormi ricompense se l’investimento va bene.

 

Come funziona

I contratti del private equity prevedono infatti che la differenza fra il prezzo di acquisto e quello di vendita delle aziende – la plusvalenza – finisca nelle tasche degli investitori del fondo entro una certa soglia di rendimento, di solito, fissata all’8% annuo. Oltre questo livello minimo di rendimento “garantito”, scatta il carried interest a beneficio dei gestori che hanno diritto a ricevere tutti i profitti successivi fino a raggiungere il 20% dei profitti distribuiti in precedenza. Se quindi l’investimento di un fondo da 100 milioni, ha generato plusvalenze per 50 milioni, prima 40 andranno agli investitori e poi 10 ai gestori. Dopodiché, una volta versato il rendimento assicurato ai sottoscrittori del fondo e il carried interest, tutti i successivi utili saranno ripartiti per l’80% agli investitori e per il 20% ai gestori.

 

Gli incassi di Blackstone & co

La ricetta del carried interest ha portato nelle tasche dei gestori di private equity oltre 1000 miliardi di dollari fra 2000 e 2023, vanno sommati 800 miliardi di commissioni, per così dire, ordinarie, calcolate cioè in percentuale sul totale del patrimonio gestito. Per fare un paragone, Phalippou ricorda che Vanguard, uno dei più grandi investitori a Wall Street, ha incassato 35 miliardi in cinque anni, una somma di gran lunga inferiore, pur gestendo soldi dei suoi clienti per un ammontare simile all’intero patrimonio dei private equity (oltre 8000 miliardi). La sola Blackstone, il più grande private equity al mondo azionista in Italia di Autostrade e Mundys dei Benetton, ha invece incassato 33 miliardi di carried interest in 25 anni, Carlyle (Twinset, Forgital) 19,8 miliardi, Cvc (Recordati, Piadineria, Bip) 17,9 miliardi e Kkr (Fibercop, Enilive) 15,9 miliardi. Fortune di cui hanno beneficiato soprattutto i gestori all’apice della scala gerarchica del private equity, 93 dei quali sono diventati miliardari con un patrimonio complessivo stimato in 412 miliardi.

gestioni

 

Il dibattito sulla tassazione

Il carried interest è insomma una macchina da soldi. È dibattuto che a queste remunerazioni stellari corrispondano rendimenti altrettanto ricchi per gli investitori nel private equity. Fintanto, però, che assicurazioni e fondi pensioni accettano simili condizioni contrattuali, si tratta di una questione fra privati. Il tema pubblico che sta emergendo in Regno Unito ma anche in altri Paesi Ue, semmai, riguarda la tassazione di questi guadagni. Oggi, infatti, il carried interest è considerato un reddito da capitale perché si considera come una plusvalenza derivante dall’investimento iniziale dei gestori nel loro fondo. È quindi tassato con un’aliquota più favorevole - del 26% in Italia - rispetto allo stipendio, fisso o variabile. Come si è visto, però, questo investimento è di ammontare minimo e, talvolta, in alcuni Paesi è pressoché figurato. Il profitto può essere invece enorme, come dimostrano le cifre messe in fila da Phalippou che, quindi, ritiene il carried interest più un bonus che una plusvalenza. Con tutte le conseguenze che ne derivano in termini fiscali.

 

L’extra-gettito

Se il carried interest fosse stato tassato come uno stipendio, stima Oxford, i governi avrebbero ottenuto in questi 25 anni un extra-gettito di 250 miliardi di dollari, per buona parte a beneficio degli Stati Uniti. Si scopre così un altro effetto del carried interest: l’enorme trasferimento di ricchezza. Circa metà dei capitali investiti dai private equity, proviene dall’Europa occidentale e anche Medioriente, Canada e Asia sono grandi contribuenti. Nonostante gli investitori statunitensi contribuiscano solo per un terzo del capitale investito dai fondi di private equity, però, i gestori a stelle e strisce incamerano il 75% del carried interest, ossia oltre 750 miliardi in 25 anni.

 

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@senek65

Rimane un dato di fatto, è una ricchezza enorme di cui beneficiano in pochissimi. Peraltro l'aliquota media del 26% è la stessa di coloro che hanno redditi lordi di circa 30.000 euro.

Quanto sopra è l'ulteriore dimostrazione che il capitalismo ha vinto e che il conflitto sociale si esprime nel voto alla destra reazionaria. O meglio, trattandosi degli USA, in quella che gli elettori ritengono una destra che consenta un ritorno al passato, mentre sono convinto che il mio operaio di Detroit o il contadino della Pennsylvania abbiano votato il loro carnefice e che le future scelte economiche continueranno ad avvantaggiare la borghesia e la classe media degli stati ad alto reddito.

P.S.: talvolta ho l'impressione che alcuni stiano discutendo di ciò che accade in USA, ma vi proiettano la loro situazione personale, come se l'elezione di Trump possa modificare a loro vantaggio gli eventi futuri.

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6 ore fa, Savgal ha scritto:

mentre sono convinto che il mio operaio di Detroit o il contadino della Pennsylvania abbiano votato il loro carnefice

Giusto. Comunque lo capiremo, se fra 4 anni avranno comprato tutti una tesla a rate...

O se una politica di dazi avrà sconfitto l'inflazione e riportato il prezzo delle uova a quello del 2019. Un caso classico di alberi della foresta che hanno votato per l'ascia perché li ha convinti che anche lei è come loro perché ha il manico di legno.

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La transizione ecologica forse può aspettare negli USA ma in Europa continuiamo a comprare il monopattino elettrico per salvare il pianeta.

 


Il presidente eletto Donald Trump ha annunciato la nomina di Chris Wright, un importante dirigente dei combustibili fossili, a Segretario dell'Energia.



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