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Il Concerto per Violino - Autori / Interpreti / Direttori


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La Kopatchinskaja, come altre donne violiniste (e quante donne brave al violino. Confermo!) condivide con Isabelle Faust e Viktoria Mullova la capacità di passare tranquillamente dal violino montato in maniera "moderna" allo strumento originale con corde di budello. Molto curiosa e stimolante è la sua interpretazione del concerto per violino di Beethoven con strumenti originali: soluzioni interpretative insolite quasi ad ogni passaggio, spesso addirittura spiazzante, ma comunque un gran bell'ascolto, che alla cadenza del primo movimento rischierà di farvi letteralmente saltare dalla poltrona. Ma la cosa davvero curiosa è il fatto di avere ottenuto un tale risultato con uno dei direttori meno fantasiosi del panorama "filologico", ossia Philippe Herreweghe... forse sarà perché gli opposti si attraggono.

Se invece - sempre con corde di budello - si desidera per il concerto di Beethoven un risultato più "lirico" e per certi versi tradizionale, ma comunque di una limpidezza esemplare, c'è l'eccellente Viktoria Mullova che lo ha registrato con Gardiner, accoppiandolo ad un altro dei più grandi concerti per violino di sempre: quello di Mendelssohn. Se proprio devo trovare un difetto a quest'ultima realizzazione, è lo scarso rilievo dato all'orchestra rispetto al violino... ma credo che sia più una scelta dei tecnici del suono che una scelta interpretativa.

 

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Quanto ad un'altra grande donna del violino, da parte mia che sostengo le interpretazioni con strumenti d'epoca merita una citazione particolare Isabelle Faust, innanzitutto per la sua registrazione dei concerti per violino di Bach (qui, da quel che vedo, non citati), la più entusiasmante degli ultimi anni.

Ma vorrei ricordare la sua interpretazione originale, vigorosa e secondo me indispensabile del Concerto per violino di Mendelssohn, con la Freiburger Barockorchester diretta da Pablo Heras-Casado. Qui Isabelle Faust, contrariamente agli interpreti di scuola tradizionale-romantica, ci ricorda che Mendelssohn non è Schumann, ma è piuttosto un compositore che adotta un linguaggio classico in un contesto romantico, e ce lo presenta ricco di contrasti, spesso "muscoloso", per nulla svenevole, e sempre con gli straordinari legati di cui Isabelle Faust è capace. Anche qui un gran bell'ascolto.

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Andrea Parenti

Segnalo, tra le innumerevoli degne di menzione, tre incisioni di concerti per violino che mi vengono subito in mente, tutte al femminile.

Il Concerto di Beethoven con Isabelle Faust venne inciso all'auditorium Manzoni di Bologna, dove un paio di settimane fa ho ascoltato la stessa Faust nell'integrale delle Sonate e Partite di J.S.Bach. Concerto assolutamente strepitoso! L'abbinamento Tchaikovsky/Batiashvili me lo ricordo invece al Parco della Musica a Roma, con Pappano sul podio. Rimasi davvero colpito anche in quell'occasione.

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  • 2 anni dopo...

Riuppo questa discussione da me aperta anni fa. Che tenerezza rileggermi :) 

Il Concerto per violino di Tchaikovsky resta però sempre tra i miei preferiti. Sentitevi questa versione di Kogan. L'orchestra sparisce un po' nella registrazione rispetto al solista, ma... Che roba ragazzi. 

Anche su Tidal, non serve prendere il disco ERC.

 

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Se ti piace il concerto di Tchaikovsky è uno degli ascolti imperdibili, must come si dice in inglese, l’album della violinista giustamente citata da @aldofranci Patricia Kopatchinskaja.

Perché un “must”? Perché è una interpretazione molto personale, a tratti con un virtuosismo addirittura estremo, lettura coadiuvata da quel “folle”, pignolo all’estremo, di Teodor Currentzis e al sua orchestra russa Musicaeterna.

Una lettura molto diversa da quelle più comuni e mainstream, ma che coglie, a mio avviso, perfettamente l’anima russa della musica di Tchaikovsky.

Una registrazione impeccabile della Sony, impeccabile per bellezza sonora del violino, per palcoscenico orchestrale, per dinamica, per i colori degli strumenti….

 

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P.S. La prima volta che ascoltai dal vivo la Kopatchinskaja fu proprio nel concerto di Tchaikovsky, al teatro Verdi di Firenze con quella “fucina” di giovani talenti che è l’ORT.

La “ragazza” si presentò scalza sul palcoscenico …destando una certa curiosità e un certo stupore (la settimana prima era venuta Victoria Mullova, altra violinista straordinaria, con un fisico scultoreo fasciato da un abito da sera elegantissimo e due scarpe a tacco a spillo di squisita fattura…mentre la Patricia si presentava su palco con un vestitone tipo contadina russa di fine ‘800, largo e quasi sformato…e per di più scalza!).

Ma le strizzatine d’occhio del perbenisti benpensanti cessarono subito non appena la Patricia diede inizio alla sua prima arcata di violino: suono possente, precisissimo per intonazione, è arrivata agli arpeggi e pizzicato, sfoderò un virtuosismo tale da lasciare tutti ammutoliti…

Alla fine veniva già il teatro dagli applausi del pubblico estasiato…

Insomma la Patricia è grandissima anche dal vivo, non solo su disco, insomma non è un’artista “costruita”..

  • Melius 1

Sempre ascoltato dal vivo, qualche anno dopo la Kopatchinskaja e sempre al teatro Verdi con l’Orchestra Regionale della Toscana, il giovanissimo violinista tzigano Raduloviç lasciò tutti a bocca aperta proprio nello stesso concerto per violino, quello di Tchaikovsky.

Un virtuosismo estremo, al beh qui, ma mai usato come fine a se stesso, ma per sottolineare l’anima russa, l’anima dell’Est che sottostà questo capolavoro.

Lo si può ascoltare nell’album DG, con l’orchestra Borusan di Instabul qui in una forma splendida.

Questa di Nemanja Raduloviç è comunque una interpretazione che, seppure molto personale, è già meno estrema di quella della Kopatchinskaja…. 
Per chi è abituato alla letture più classiche questa potrebbe risultare più familiare al primo ascolto di quella della Kopatchinskaja, che invece ha bisogno di almeno tre ascolti per essere “compresa” nella sua genialità…

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Non tutti i giovanissimi talenti del violino sono per forza “estrosi” come quelli sopra citati: per esempio ascoltando dal vivo (questa volta al Teatro del Maggio) l’appena maggiorenne Daniel Lozakovich sempre nel concerto di Tchaikovsky, nessuno (chiudendo gli occhi) avrebbe detto che si trovava davanti ad un ragazzino! La maturità espressiva, la serietà profonda,che porta alla totale aderenza allo spartito, il rispetto rigoroso dei tempi, l’arcata potente ma espressiva… tutto faceva pensare ad un Oistrakh nel pieno della maturità!

Questo album DG, anche qui uscito da relativamente poco tempo, rende bene l’idea di come il giovanissimo violinista, già star internazionale, interpreti Tchaikovsky.

Qui poi è sorretto da un altro grande violinista (il già citato, giustamente, Spivakov), qui nelle vesti di direttore del l’orchestra Nazionale Russa…

 

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Conosco la versione di Radulovic, ma non rientra tra le mie preferite (un po' too much :D).

La mia ragazza (violinista) invece adora quella della Jansen. Un suono in quarta corda pazzesco, dice lei. Per i miei gusti un po' troppo compassato, specie nel primo movimento.

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Poi ..beh certamente ci sono interpretazioni di riferimento anche fra le registrazioni più datate, e anzi..forse sono quelle registrazioni il riferimento assoluto ancora oggi.

Penso ad Oistrakh, David…il più grande violinista di sempre a mio avviso… Il russo (nato ad Odessa, oggi Ucraina… ) ha una tecnica così stellare che la ritengo mai più raggiunta da nessuno, tenacia che gli consente di “far cantare” il suo violino con voce umana.

Dell sue numerose registrazioni del concerto di Tchaikovsky ne cito due, secondo me vedi e propri apici… dell’era Monofonica la prima DG

Mono sì, ma si sente il violino che canta…

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E poi quella più famosa e più “classica e diffusa” fra gli appassionati, un solo album che unisce la più bella registrazione del concerto di Tchaikovsky con la più bella registrazione di quello di Sibelius..

Siamo negli anni’60 e la Philadelphia suona magnifica nelle mani di Ormandy..

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Poi.. sì, certo c’è anche Heifetz… che è già stato citato …e la registrazione RCA con l’orchestra di Chicago guidata dal grande Reiner rendono pienamente giustizia al mitico suono del violino di Heifetz…peraltro bella la rimasterizzazione Sony in HiRes 24/88..

 

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Ecco… dopo questa scorpacciata …per un po’ ti passerà la voglia del concerto di Tchaikovsky… 😉

  • Melius 1
5 minuti fa, Robbie ha scritto:

La mia ragazza (violinista) invece adora quella della Jansen

Ah… la tua ragazza… ecco perché la tua passione per la classica e il violino! 😉😉😆😆😉😉

A parte le battute, i violinisti (come tutti i musicisti del resto) si valutano bene dal vivo…

La Jansen ha un bel suono, ma un pò “piccolino” dal vivo… certamente molto brava.. 

Ma forse davanti ai nomi citati, per esempio quella della Mullova, la Jansen pur brava rimane un pelino indietro… forse anche più di un pelino..

Perché fra le registrazioni dell’età di “mezzo”, quelle degli anni ‘80-‘90, proprio quella della Mullova surclassa un po’ tutte le altre… Mutter (brava per carità, ma un po’ sopravvalutata, almeno questa è la mia impressione dopo averla ascoltata dal vivo..) e Kremer (mostro sacro, per altri versi inarrivabile..) compresi..

E poi Ozawa… in Tchaikovsky ha pochi rivali..

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  • Melius 1

Ricordando che ogni tanto fa bene, e mi riferisco a Raduloviç così come alla Kopatchinskaja, ascoltare voci fuori dal coro, interpretazioni che pur rimanendo comunque fedeli, o almeno abbastanza fedeli, allo spartito lo portano alle conseguenze più estreme.

Laddove siano letture non dettate da “capricci personali” ma da approfondimenti musicali davvero studiati e sentiti, ecco che ogni tanto qualche interpretazione “estrosa”, fuori dal coro, serve anche a farci “rinnovare” l’orecchio, a volte davvero troppo abituato al “solito”, da non fare attenzione ai mille particolari che ciascuna partitura nasconde al suo interno.

Per dire: sia Brahms (il più bel concerto per violino, a proposito…forse proprio il suo!) che Bartòk sono stati profondi studiosi della musica folkloristica tzigana …. basti pensare alle Danze Ungheresi di Brahms o alle Romanian Folk Dances di Bartòk. E come tali potrebbero anche gradire interpretazioni tzigane della loro musica, mi riferisco alla Kopatchinskaja per Bartòk, non importa che sia scritto o meno nello spartito il termine “tzigano”….basta lo spirito! E Bartòk lo spirito tzigano l’ha nel sangue..

@SimoTocca Conosco molto bene le registrazioni di Heifetz/Reiner e Oistrakh/Ormandy, la seconda addirittura sono riuscito a trovarla su nastro. Ecco, le loro interpretazioni "classiche", tralasciando al momento la tecnica estrema, sono al momento quelle più vicine ai miei gusti. A entrambe però preferisco quella di Kogan che ho citato su, restando tra gli storici.

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