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Della borghesia


Savgal

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@Gaetanoalberto

Il Sessantotto ha funto da catalizzatore di un processo già in atto, processo avviato dalla stessa borghesia. L'individualismo è il carattere distintivo della borghesia, esemplificato in Cartesio quando scrive: “Ma, subito dopo, mi resi conto che, nel momento in cui volevo pensare che tutto era falso, bisognava necessariamente che io, che lo stavo pensando, fossi qualcosa. E notando che questa verità: penso, dunque sono, è così ferma e salda che tutte le più stravaganti supposizioni degli scettici non erano capaci di farla vacillare, giudicai di poterla accogliere, senza scrupoli, come primo principio della filosofia che cercavo”. Il “Discorso sul metodo” può essere inteso come la rappresentazione, fatta nella forma di dialogo dell’autore con se stesso, dell’individualismo borghese.

Ritengo che il principio egoistico implicito nell'individualismo sia stato contenuto dalla cultura e dalla razionalità borghese, in assenza di cultura e razionalità degenera in vanità, in narcisismo.

Hegel suddivideva la vita dell'uomo in tre età; la prima è l’infanzia (la tesi), in cui vi è armonia fra l'individuo ed il proprio mondo; la seconda è la giovinezza (l’antitesi), in cui vi è il contrasto fra gli ideali, le speranze e i desideri individuali ed il proprio ambiente sociale; la terza è la maturità (la sintesi), in cui vi è la riconciliazione dell’individuo con la società e riconoscimento della sua oggettiva necessità e razionalità. E' necessario che vi siano uomini adulti, "maturi" (non eterni adolescenti), e in questo l'istruzione può avere un ruolo fondamentale, ma anche che la società sia razionale, ossia "giusta". Con Rawls sono convinto che una società giusta sia quella in cui le differenze di cui soffrono i soggetti svantaggiati debbano essere riequilibrate da vantaggi in loro favore e che queste debbano essere le sole differenze consentite.

 

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extermination
3 minuti fa, Savgal ha scritto:

E' necessario che vi siano uomini adulti, "maturi" (non eterni adolescenti), e in questo l'istruzione può avere un ruolo fondamentale, ma anche che la società sia razionale, ossia "giusta"

Sarebbe cosa buona e giusta che ad ogni uomo non mancasse: la libertà, la pace, un lavoro dignitoso. Invece a milioni e milioni di persone nel mondo manca addirittura il cibo, manca la libertà e si trovano a dover subire una guerra!

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Gaetanoalberto
5 minuti fa, Savgal ha scritto:

@Gaetanoalberto

Il Sessantotto ha funto da catalizzatore di un processo già in atto, processo avviato dalla stessa borghesia. L'individualismo è il carattere distintivo della borghesia, esemplificato in Cartesio quando scrive: “Ma, subito dopo, mi resi conto che, nel momento in cui volevo pensare che tutto era falso, bisognava necessariamente che io, che lo stavo pensando, fossi qualcosa. E notando che questa verità: penso, dunque sono, è così ferma e salda che tutte le più stravaganti supposizioni degli scettici non erano capaci di farla vacillare, giudicai di poterla accogliere, senza scrupoli, come primo principio della filosofia che cercavo”. Il “Discorso sul metodo” può essere inteso come la rappresentazione, fatta nella forma di dialogo dell’autore con se stesso, dell’individualismo borghese.

Ritengo che il principio egoistico implicito nell'individualismo sia stato contenuto dalla cultura e dalla razionalità borghese, in assenza di cultura e razionalità degenera in vanità, in narcisismo.

Hegel suddivideva la vita dell'uomo in tre età; la prima è l’infanzia (la tesi), in cui vi è armonia fra l'individuo ed il proprio mondo; la seconda è la giovinezza (l’antitesi), in cui vi è il contrasto fra gli ideali, le speranze e i desideri individuali ed il proprio ambiente sociale; la terza è la maturità (la sintesi), in cui vi è la riconciliazione dell’individuo con la società e riconoscimento della sua oggettiva necessità e razionalità. E' necessario che vi siano uomini adulti, "maturi" (non eterni adolescenti), e in questo l'istruzione può avere un ruolo fondamentale, ma anche che la società sia razionale, ossia "giusta". Con Rawls sono convinto che una società giusta sia quella in cui le differenze di cui soffrono i soggetti svantaggiati debbano essere riequilibrate da vantaggi in loro favore e che queste debbano essere le sole differenze consentite.

Molto giusto ma è sulla misura dell'equità e dell'equilbrio la permanenza del dissidio ed anche dell'adolescenza che sembriamo voler protrarre fino al saluto eterno😊

E poi, come al solito, resta la frizione tra libertà e suoi limiti.

Forse, come dici, si è indebolito il legame tea borghesia, merito e sacrificio, ma é una constatazione che trova parecchie giustificazioni nella società (come sempre forse)

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Per quanto concerne l'ordine sociale, le convinzioni borghesi trovano espressione nel pensiero di E. Durkheim, il quale ne "Il socialismo" sosteneva; "Ciò che è necessario perché l'ordine sociale regni è che maggior parte degli uomini si accontenti della propria sorte; ma ciò che è necessario perché se ne accontentino non è che posseggano più o meno, ma che siano convinti di non aver diritto ad avere di più."  E' un "amor fati", che era in parte interiorizzato nell'habitus popolare, che si è del tutto dissolto, anzi in molti casi si è rovesciato nel contrario. La società continua ad essere gerarchizzata, ma la legittimazione della gerarchia è sempre più debole.

 

  • Melius 1
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Quello che si è verificato, e anche il '68 ne è una conseguenza, è un ENORME aumento del benessere e della

disponibilità diffusa, se confrontato con l'anteguerra.

-

Cercare di analizzare i problemi usando categorie che non esistono più, non ha senso.

Come è privo ormai di senso cercare cose che non ci sono, come la 'solidarietà di classe'il proletariato

a cui dovrebbero appartenere i bidelli(?), 'il popolo' che dovrebbe stare al suo posto: cioè non pretendere

cose 'non giuste per lui'.

 L'individualismo sfrenato non si attenua cercando di ripristinare la solidarietà di classe per il semplice

motivo che non esiste una coscienza di classe.

-

Purtroppo (o per fortuna) ci siamo immersi in una cultura economica, diciamo, all'americana, senza 

avere la forza di sopportarla, attenuandola con dosi di 'stato sociale' e welfare.

Anche la scomparsa della religione (che in USA è invece ancora molto influente)

ha avuto un enorme ruolo nella scomparsa dei valori.

-

A mio parere l'unica speranza è l'educazione, in senso civico, da parte della scuola,

e soprattutto della famiglia: e qui sono i dolori veri: genitori incapaci di esserlo,

i cosiddetti "bambulti": cioè adolescenti-adulti, termine che ho sentito e che identifica bene

il problema.

 

  • Melius 2
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3 ore fa, Savgal ha scritto:

Ciò che è necessario perché l'ordine sociale regni è che maggior parte degli uomini si accontenti della propria sorte; ma ciò che è necessario perché se ne accontentino non è che posseggano più o meno, ma che siano convinti di non aver diritto ad avere di più."  

facile, lo dicevo da ragazzo prendendo in giro il nonno (comunista) di quella che sarebbe diventata mia moglie.

il comunismo ha acceso la speranza nei diseredati di ambire ad avere tutto quello che gli altri avevano, a prescindere dal loro ruolo e capacità...

poi, una volta raggiunto un certo livello di potere, i notabili ex comunisti, hanno cominciato a dire che ciò non fosse più opportuno, e che i "diseredati" dovessero di nuovo limitare le loro ambizioni, creando enorme frustrazione in quelli che gli avevano creduto in precedenza.

dura oggi porvi rimedio, mentre prima era normale accettare la propria sorte, e inoltre ora si è messo di nuovo in moto un ulteriore meccanismo perverso, cioè altri stuzzicano appetiti incongrui e alimentano sogni impossibili

per trovare una comoda sedia per loro stessi.

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3 ore fa, nullo ha scritto:

facile, lo dicevo da ragazzo prendendo in giro il nonno (comunista) di quella che sarebbe diventata mia moglie.

il comunismo ha acceso la speranza nei diseredati di ambire ad avere tutto quello che gli altri avevano, a prescindere dal loro ruolo e capacità...

poi, una volta raggiunto un certo livello di potere, i notabili ex comunisti, hanno cominciato a dire che ciò non fosse più opportuno, e che i "diseredati" dovessero di nuovo limitare le loro ambizioni, creando enorme frustrazione in quelli che gli avevano creduto in precedenza.

dura oggi porvi rimedio, mentre prima era normale accettare la propria sorte, e inoltre ora si è messo di nuovo in moto un ulteriore meccanismo perverso, cioè altri stuzzicano appetiti incongrui e alimentano sogni impossibili

per trovare una comoda sedia per loro stessi.

Ma che cavolo stai dicendo, il prete da giovane ti ha confuso le idee, sei il classico democristiano, facevi meglio a fare due chiacchiere col nonno di tua moglie avresti capito qualcosa di piu' 

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1 ora fa, permar ha scritto:

Ma che cavolo stai dicendo

guarda che io sottolineavo le ragioni di Savgal e della sua citazione con un aneddoto, al limite prenditela con lui.

che poi sia davvero successo quello che ho scritto nella parte finale, è altro ancora.

ps

il nonno era un curioso personaggio, nato povero e trattato alla stregua di un orfano, trovò riscatto lavorando duramente assieme alla moglie.

Non comprò mai casa, ligio alle sue idee e visse sempre in affitto, la moglie, meno ligia, amministrava i guadagni e con una parte comprò due appartementi per le due figlie...

che sposarono due antagonisti dal punto di vista politico e pure stesse loro lo diventarono.

divertentissimi i pranzi della domenica che ne seguirono per anni, a cui ebbi la fortuna di partecipare più volte.

gente e cose di altri tempi.

  • Melius 1
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6 ore fa, nullo ha scritto:

 

il comunismo ha acceso la speranza nei diseredati di ambire ad avere tutto quello che gli altri avevano, a prescindere dal loro ruolo e capacità...

poi, una volta raggiunto un certo livello di potere, i notabili ex comunisti, hanno cominciato a dire che ciò non fosse più opportuno, e che i "diseredati" dovessero di nuovo limitare le loro ambizioni, creando enorme frustrazione in quelli che gli avevano creduto in precedenza.

dura oggi porvi rimedio

Questo lo hai scritto te e non so dove hai conosciuto comunisti come da te descritti, con i miei compagni siamo sempre stati onesti lavoratori e abbiamo confidato solo nelle nostre capacita' cercando di avere una societa' migliore e piu' democratica. Solo in pochi ci siamo permessi di mangiare qualche bambino.

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Di borghesia non se ne parla più perché, a parte una piccola percentuale di oligarchi e una buona buona percentuale di gente che fatica ad arrivare a fine mese, siamo tutti borghesi.

Un altro motivo e che nessuno studia più storia e solo a pochissimi frega qualcosa di cose non riferite al self, quindi l’ignoranza purtroppo dilaga

  • Melius 1
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48 minuti fa, gorillone ha scritto:

siamo tutti borghesi.

in effetti...

nei miei ricordi i miei genitori e quelli prima di loro, nati poveri e cresciuti nella impossibilità di studiare, dimostravano riverenza e sudditanza per quelli che appellavano come signori, per la anche minima padronanza dell'italiano e dei modi nel porsi.

questa cosa si è stemperata e persa nel tempo, quando i redditi hanno concesso a loro e ai loro figli qualche lusso e la possibilita di studiare, lasciando posto spesso anche ad una certa arroganza nel tentativo di rivalersi contro il destino pregresso, sicché dalla critica alla borghesia, si è passato ai tentativi di scimmiottarla e poi, pian piano,  anche a farne parte fattivamente...

con buona pace delle idee rivoluzionarie, si è passati alla omologazione generata dal modello consumistico ed edonistico fin dagli anni '70...

con buona pace di  @permar, un certo fighettismo e lo sdegno verso gli sfigati e ignoranti, lo troviamo tra le righe di molti che ostentano qui appartenza politica di sinistra, figuriamoci fra i dirigenti.

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Gaetanoalberto
3 ore fa, permar ha scritto:

sei il classico democristiano

Presente! In cosa posso servirvi? 😊

Che poi di classico c'è poco: il dibattito tra le correnti della DC bastava a fare più democrazia di quella che c'é adesso in parlamento.

Qualcuno ricorderà sia la qualità degli interventi, sia quella delle interviste e degli intervistatori.

Dopodiché il conflitto sociale c'era eccome, ed i nostri nonni si saranno divertiti in piazza, invece che sul forum.

Bei tempi... ci godiamo le case che han risparmiato loro..:

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@gorillone

Si è lontani dall'essere tutti borghesi, avendo quale riferimento l'idealtipo del borghese razionale e colto.

Troppo spesso si dimentica che agiamo per la gran parte come se fossimo degli automi. Aristotele sosteneva che l'uomo, il suo carattere, è l'insieme di hexeis (che in latino diviene habitus), che non è propriamente l'abitudine, ma il complesso di strutture interiorizzate inconsapevolmente che generano gran parte dei nostri comportamenti. Questi si interiorizzano nella socializzazione primaria, ossia nella famiglia e nei primi anni di vita, è questo habitus che definisce i criteri con cui valutare e giudicare la vita sociale. Se il tema ti interessa ti consiglio la lettura di Pierre Bordieu "La distinzione. Critica sociale del gusto".

A mio parere stiamo attraversando un lungo periodo di transizione, in cui l'habitus ereditato dalla famiglia continua a operare per alcuni aspetti, mentre per altri è in contraddizione. Siamo borghesi, nel senso di cultura e razionalità, solo in parte, spesso piccola, per il resto siamo ancora proletari o piccolo borghesi (sul cui habitus forse sarebbe il caso di aprire un thread). 

Si diceva che "gli uomini assomigliano più ai loro tempi che ai loro padri", sono dell'opinione che assomigliano in molti casi al peggio dei loro tempi e al peggio dei loro padri.

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