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Dopo la morte c'è un'altra vita?


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shoegazer_82
22 ore fa, Savgal ha scritto:

In una società secolarizzata, in cui si è perso il timore della pena eterna, non si è più “timorati di Dio” come si diceva un tempo, la pulsione aggressiva torna a manifestarsi in tutta la sua pericolosità per la civiltà.

 

questo però teorizza una civiltà del passato in qualche misura superiore a quella secolarizzata, cosa che - nei fatti - non è; è stato giustamente citato Dostoevskij, e mi riallaccio a lui solo per un breve esempio: la sua scrittura, tra le più alte di sempre, è costantemente afflitta intimamente dal fatalismo, e di certo a questo fatalismo ha contribuito la sua pena detentiva inumana in Siberia (descritta solo parzialmente nelle memorie della casa dei morti e in alcune lettere al fratello). Per una accusa gravissima di progressismo oltre a esserne - come noto - simulata l'esecuzione sommaria, sopravvive (non si sa come) 4 anni nella casa dei morti, un capanno quasi sempre con temperature inferiori allo zero, tra il fumo irrespirable dell'unica stufa presente e gli escrementi degli altri detenuti, alcuni uccisi a frustate, molti altri per congelamento, altri ancora per malattie e consunzione (ovviamente di giorno spettavano loro i lavori forzati). Quel frescone di Tolstoj, altra incarnazione tipica di mentalità russa pre-secolarizzata, parlando della casa dei morti ne esce con una considerazione del tipo modello dell'arte superiore, religiosa, proveniente dall'amore di Dio e del prossimo, che magari è un'intepretazione pure corretta per chi guarda quel romanzo semi-autobiografico con tale tipo di lente distorsiva, ma è un romanzo in cui in un celebre passo, parlando delle torture inesauste dei carcerieri, recita un testuale "è difficile immaginare fino a che punto sia possibile deformare la natura umana." 

Quindi la civiltà secolarizzata è meglio? No, basta dare un occhio a cos'è la russia oggi, 150 anni dopo, dove i dissidenti politici fanno fondamentalmente la stessa fine, forse solo meno brutale (almeno in superficie, vedi Naval'nyj o la Politkovskaja). Quindi Dio nella pulsione aggressiva dell'uomo è una variabile non influente? Io penso di sì e non bisogna dimenticare che l'uomo, oltre ad essere animale aggressivo (come direi tutte le specie dominanti) è anche l'unico animale che cura (alcuni direbbero che l'uomo è l'unico animale che cura e che prega). Che poi la pulsione aggressiva trovi vie "istituzionalizzate" per il suo rilascio o si trasformi in scontri intestini alla civiltà è questione ciclica ed anzi, sono questi ultimi scontri, in genere, a determinare un'evoluzione della stessa.

Per quanto riguarda invece il pensiero tanatologico delle cose ultime a cui è intitolato il topic la filosofia contemporanea che trovo personalmente più evoluta è quello di Severino (che in buona parte rilegge Nietzsche) e di cui qui c'è un assaggio:

 

 

 

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Tornando al tema del thread, il punto è cercare di comprendere fino a che punto la fede dia oggi un indirizzo, un’impronta duratura all'esistenza di uomini e donne. La mia impressione è che ciò avvenga in modo sempre più marginale, che la fede in Dio e nell'immortalità dell'anima per molti sia divenuta una vaga speranza che non conforma l'esistenza.

Se è stata la fede in Dio e nell'immortalità dell'anima ad essere l'architrave su cui si regge la coesione e l'ordine sociale, con l'accettazione del proprio ruolo e della propria collocazione nella stratificazione sociale, quali saranno le conseguenze nel momento in cui questo architrave cederà completamente?

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extermination
23 minuti fa, Savgal ha scritto:

Se è stata la fede in Dio e nell'immortalità dell'anima ad essere l'architrave su cui si regge la coesione e l'ordine sociale

Un tempo remoto…forse!!

Tra l’altro sono decenni che le chiese non vengono riempite con i giovani che latitano!

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briandinazareth
31 minuti fa, Savgal ha scritto:

Se è stata la fede in Dio e nell'immortalità dell'anima ad essere l'architrave su cui si regge la coesione e l'ordine sociale, con l'accettazione del proprio ruolo e della propria collocazione nella stratificazione sociale, quali saranno le conseguenze nel momento in cui questo architrave cederà completamente?

 

forse non è stata la fede in dio ma sicuramente è stato un forte collante. 


ma non mi pare di vedere tutta questa coesione nelle società molto religiose, anzi, il livello di violenza intragruppo è più alto in modo quasi universale. 

però questa tua riflessione mi ha fatto venire in mente che la cosa potrebbe essere vera se estendiamo la considerazione oltre la religione. 

tutte le società e organizzazioni umane hanno bisogno di finzioni e racconti condivisi nelle quali credere (mi pare che anche harari facesse sua questa idea in uno dei sui libri) e sono in qualche modo necessarie perché grandi gruppi di persone possano cooperare, quando le dimensioni superano quelle della conoscienza personale degli altri attori. 

ricordiamoci sempre che ci siamo evoluti in contesti nei quali conoscevamo benissimo tutti all'interni del nostro gruppo e spesso eravamo pure i,parentati con quasi tutti, pure gli "esterni" erano pochi e generalmente ben conosciuti. 

è necessario per grandi gruppi di persone sconosciute avere delle entità astratte, che non esistono realmente nel mondo fisico, ma che costituiscono lo spazio mentale nel quale ci possiamo riconoscere e muovere secondo alcune regole.

religioni, nazioni, aziende, squadre di calcio, poi il denaro, fino alle leggi e pure i diritti.

perché queste finzioni funzionino,  è necessario che le persone ci credano, come smettono di crederci si disintegrano e scompaiono nella storia. 

lo abbiamo visto migliaia di volte, dalle religioni alle nazioni. 

e se, complice la maggiore scolarizzazione e cultura, lo scambio di informazioni ecc. le cose stessero cambiando in modo profondo?

è possibile che sia difficile per le persone con più strumenti credere veramente in queste finzioni e quindi molti si siano spostati su posizioni più utilitariste?
ad esempio: non credere che il denaro o la legge siano cose "reali" nel senso di prima,  ma solo che siano utili e funzionali ad una società ben funzionante.
ma questo richiede più capacità razionali e anche differenti assetti di personalità. 

potrebbe essere un indizio sul perché chi "crede" per davvero alla nazione, ad un dio normativo, alla razza, alla tradizione, al leader sul trono che risolve i problemi ecc. ha, in media, un differente assetto di personalità (ad esempio sul funzionamento dell'amigdala e quindi la gestione della paura) e una minore scolarizzazione e qi? 


mi hai fatto venir voglia di approfondire il concetto e magari ci apro un thread fra qualche giorno.


 

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