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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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E prima del diluvio di novità di domani … vorrei segnalare oggi due album allegri, piacevolissimi da ascoltare in una giornata grigia…per ritrovare il sorriso..

Il primo è quest’album della Alpha (ma che casa discografica straordinaria e intelligente ne è venuta fuori… forse sopratutto grazie allo steaming, perché fino a pochi anni fa era davvero semisconosciuta…), un album che unisce Mozart, due concerti per corno, a brani per corno e orchestra da camera di compositori cubani. Che bello, che ritmo….che allegria…

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Ma divertente e assai particolare anche l’album della Chandos (che si è decisa a mettere tutto il suo catalogo in streaming…!) dedicato a compositori moderni e intitolato Giusy Strings…

Un album, questo, che prima dello streaming, alzi la mano chi lo avrebbe comperato per 20 euro col rischio di rimanere deluso all’ascolto…

E invece, proprio grazie allo streaming, si ascolta un album che è un piccolo capolavoro…

Anche come ripresa sonora…

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Si chiama Tristan questo “concept album” del pianista Igor Levit, un artista a tutto tondo che si è fatto notare per la sua registrazione integrale delle sonate di Beethoven per i tipi della Sony.

Un pianista che io apprezzo moltissimo per la sua capacità di dire “cose nuove” ma non per la voglia di sorprendere ad ogni costo… solo per la voglia di far conoscere agli altri il risultato della personale esplorazione del mondo musicale, esplorazione condotta con intelligenza sottile e maestria tecnica rara.

Ecco che questo album, intitolato al protagonista di un amore proibito e perciò maledetto fin dall’inizio, quello di Tristan, si apre e si chiude con due brani famosi di Liszt, ma contiene alcune perle raramente udite. La trascrizione del cuore del I (ed unico composto) movimento della X sinfonia di Mahler… morto, si dice, di “crepacuore” dopo aver saputo della relazione della moglie Alma con un famoso architetto (in realtà a Mahler da qualche tempo era stata diagnosticata una cardiomiopatia dilatativa, di quelle che muori anche oggi senza un trapianto di cuore…).

Ma assolutamente da ascoltare è il concerto di Henze per pianoforte e orchestra, perché raramente eseguito è mai registrato se non una volta dal vivo …

È un concerto modernissimo di impianto, ma con soluzioni armoniche e melodiche anche classiche e molti molti rimandi, anche come citazioni letterali, a Brahms oltre che a Wagner.

La Sony ha catturato in maniera perfetta il suono del pianoforte di Levit…ma anche della grande orchestra di Lipsia diretta da Welser-Möst.

Un album bellissimo, questo Tristan,  da ascoltare in “amoroso” silenzio…

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P.S. Solo la copertina è incomprensibilmente bruttina ….😉 

 

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Ad un primo ascolto la musica di Mahler e quella di Mozart sembrano avere davvero poco in comune, ad iniziare dal “gigantismo” orchestrale mahleriano.

E però… e però.. mi sono sempre chiesto il perché del fatto che i più grandi direttori della musica di Mahler siano stati anche fra i più sublimi interpreti della musica di Mozart..

Penso a Leonard Bernstein e a Claudio Abbado, ma penso anche ad un direttore straordinario che li precede e che risponde al nome di Bruno Walter. 
Queste riflessioni mi venivano alle mente mentre ascoltavo la nona sinfonia di Mahler, nella straordinaria interpretazione di Bruno Walter, album “rimesso a nuovo” con la recente rimasterizzazione della Sony in formato 24/192 dell’opera omnia sul podio americano di Walter.

Walter ha avuto la fortuna, rispetto a Toscanini, di avere a sua disposizione una qualità di registrazione audio che è davvero ragguardevole, pensando che solo una manciata di anni separa le registrazioni di Walter dalle ultime di Toscanini (mi riferisco a registrazioni in generale, non parlo della musica di Mahler…. è noto infatti che Toscanini fosse entrato “in guerra” col boemo fin dalle sue prime tournée americane accompagnato da Puccini in persona…).

Ecco, oggi finalmente è possibile ascoltare in forma tecnica smagliante quanto straordinarie siano state le interpretazioni di Bruno Walter per la la musica di Mahler. 
In particolare questa nona sinfonia, che è un album “ad memoriam”, e che vede Walter così coinvolto affettivamente… quasi un addio (il suo) nell’addio (la nona sinfonia di Mahler) alla vita…

Bruno Walter era stato uno dei due giovani discepoli prediletti da Mahler, insieme all’amico/nemico di sempre, Otto Klemperer, un’altro interprete sublime di Mozart oltre che di Mahler.

Ci sono sinfonie dove non si sa chi preferire dei due, Walter o Klemperer dico, per straordinaria capacità di interpretare la musica del loro maestro. Ma non è il caso della nona, dove l’affettuosità di Walter è più profonda. E non perché Walter tenga tempi lenti, anzi! I tempi sono abbastanza spediti, anche nell’ultimo movimento (dove Abbado riesce, a Vienna come.a Berlino a ottenere attimi di sospensione del suono… che sembrano i vuoti spazi siderali fra le galassie nell’universo…).

Però ecco ..in Walter si avverte una tensione emotiva, una partecipazione personale che forse è unica … 

Sì, vabbè, la sua orchestra americana forse non regge il confronto con quelle europee di Bernstein o Abbado… ma perché spaccare il capello in quattro e cercare i difetti quando invece lasciarsi nudare all’ascolto significa farsi coinvolgere da un’onda di emozioni…?

Un dieci e lode ai tecnici della Sony per il lavoro straordinario compiuto con questo album (ascoltato in vinile, un originale della prima uscita, il fruscio nel quarto movimento era davvero fastidioso…adesso in digitale HiRes regna un silenzio che rende quasi reale l’ascolto, come dal vivo…)

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Segnalo anche questa nuova uscita di musica da camera della DG, che vede coinvolti musicisti particolarmente “glamour”… perché giovani e bellocci… ma a noi importa sopratutto che siano bravi!

E dubbi non ve ne sono, perché ciascuno di loro è un solista di riferimento assoluto …

Se la Wang forse è la più famosa, non si può però ignorare come Capuçon sia ugualmente straordinario al violoncello o Ottesamer al clarinetto…

Come dico spesso, in realtà nella musica da camera conta più “l’affiatamento” del valore dei singoli solisti coinvolti… ma in questo caso questi musicisti suonano davvero molto spesso insieme… ( e la Wang e Capuçon in particolare si vedono così spesso a suonare insieme sul palcoscenico dei più prestigiosi teatri del mondo che se non si sapesse che il violoncellista francese è felicemente sposato..si potrebbe addirittura  pensare che i due stiano insieme anche nella vita privata, tale è l’affiatamento nel suonare insieme!).

Fa piacere, in particolare, che la Wang affronti la musica di Brahms, così poco frequentata dalle giovani stelle del pianoforte di oggi (penso a Trifonov e Lang Lang, ma anche al già maturo Kissin), con un tocco poetico e denso di suono.

Un album davvero bello per avvicinarsi ad alcuni dei più bei capolavori della musica da camera…

Registrazione DG impeccabile in HiRes 24/96…

 

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  • Melius 2
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Diverse uscite interessanti questa settimana… ne segnalO, perché già ascoltate, ben tre…di cui due abbastanza “rare” controbilanciate dalla terza assai “comune” (le sinfonie di Beethoven 1&3).

Questo primo album che segnalo è abbastanza atipico, in quanto è una combinazione fra una improvvisazione jazzistica di una delle trombe più famose del Jazz che precede un brano barocco eseguito da una famosa orchestra filologica….

Lo so, è una specie di compilation, e questo potrebbe tener lontano diversi “puristi”, ma se si ascolta l’album “senza pregiudizio, si apprezza lo spirito barocco dell’ improvvisazione, spirito rimasto ovviamente alla base della musica Jazz ma quasi estinto (salvo per l’organo) nella Classica.

L’orchestra barocca il Gardellino è una delle mie preferite e la qualità della registrazione della piccola casa discografica Fuga Libera è a dir poco stellare! 
Da ascoltare come un “must” per gli appassionati di musica barocca e di musica jazz come Peppe @analogico_09 (poi semmai facci sapere le tue impressioni se lo ascolti)

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Il secondo album è poco comune per la musica eseguita.

Sonomcencerti per Arpa e Orchestra, di cui il primo, quello di Glière è invero abbastanza eseguito ma quello del suo allievo Mosolov no.

Sono rimasto incantato dalla “grazia” di questa musica, molto “romantica” quella di Glière e neoromantica quella di Mosolv, ma davvero bella e da apprezzare.

L’orchestra tedesca suona bellissima sotto la bacchetta di una “signora” musicista, Nathalie Stultzmenn.

Ovviamente Xavier De Maistre con la sua arpa la fa da protagonista assoluto, come sempre.

L’unica cosa che dà un po’ di fastidio è il fatto che nella registrazione l’aria appunto sia davvero un po’ troppo in primo piano, perdendo l’equilibrio con l’orchestra (ma è un po’ il peccato comune degli album Sony con De Maistre, forse perché l’arpista “impone” questi primi piani sul suo strumento, un po’ come la Anne Sophie Mutter col suo violino negli album DG…).

Curioso il fatto che l’album sia in HiRes, ma “solo” in 24/48… 

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Per festeggiare il suo novantesimo anniversario dalla fondazione l’orchestra americana di Washington, la National Symphony, ha deciso di fondare una propria etichetta discografica e la prima pubblicazione (anche in streaming in HiRes, ovviamente) è questo album con la Prima e la Terza Sinfonia di Beethoven. Un terreno “scivoloso” e periglioso, visto il numero esorbitante di registrazioni..

Purtuttavia il bravo (è abbastanza sottovalutato in Patria) Gianandrea Noseda guida la sua orchestra americana (ne è alla testa come direttore principale da 4 anni e passa) in esecuzioni molto classiche ma molto accattivanti. 
Ovvio, non ci si deve aspettare il guizzo di genio di Abbado e la sua rivoluzione gentile con i Berliner (con tempi che nel 2000 e 2001 semplicemente mozzafiato), nè la “aggressività” rapinosa di Chailly con la sua (allora) orchestra di Lipsia.

Ma la terza merita di essere ascoltata davvero perché Noseda,  nel fugato del quarto tempo, riesce a far emergere le singole sezioni orchestrali con una chiarezza davvero inaudita.

Bella anche la qualità della registrazione, live, in formato HiRes 24/96 (ovvio, e che lo dico a fà?)

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E diceva proprio Peppe, @analogico_09 nel corso di un’altra discussione, che definisce anche troppo bene l’epoca in cui si vive il fatto di aprire millanta discussioni su vecchi album usciti negli anni molte volte in formati un po’ diversi (che sia Kindle of Blue di Miles Davis o Animals dei Pink Floyd il discorso non cambia) e al contempo quasi ignorare sistematicamente l’ascolto della Musica.

Ecco, questo Thread vorrebbe andare in direzione opposta: valorizzare nuove uscite, per ascoltare musica nuova e nuova interpretazione dei classici….

Eppure un vivace di battute c’è stato solo quando ho segnalato il remaster di due o tre album Decca degli anni ‘60…

Giusto una riflessione….

  • Confused 1
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@SimoTocca E meno male che tu lo hai compreso che io  marterizzo un colibrì d'amore [musicale] tra i denti... 😬

😅

 

15 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Ecco, questo Thread vorrebbe andare in direzione opposta: valorizzare nuove uscite, per ascoltare musica nuova e nuova interpretazione dei classici….

 

 

Mi sembra la via più giusta, più naturale, oserei dire più "logica" di ascoltare le nuove uscite discografiche per "sentire" innanzitutto la musica. 🙂

 

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Ho sempre amato la musica di Vivaldi e ho sempre pensato che la “sparata” di Stravinsky su Vivaldi che avrebbe scritto “lo stesso concerto 500 volte”, fosse più una battuta di spirito che il vero pensiero del grande compositore russo (che scelse peraltro di essere sepolto proprio nella città di Vivaldi…!).

Me se solo Stravinsky avesse ascoltato questo album dedicato alla musica del Prete Rosso, Il Mondo a rovescio”, da Amandine Beyer …ecco, forse non avrebbe fatto neppure questa battuta!

Perché già ascoltando il primo concerto ci si stupisce della fatto che in realtà non è altro che il precursore delle sinfonie di Haydn e di Mozart, nientemeno! 
Quest’album è dedicato infatti ai “concerti con molti stromenti” e riserva una sorpresa dietro l’altra, sorpresa che riesce a sfatare la diceria che la musica di Vivaldi sia un po’ tutta uguale…!

Un album meraviglioso, anche grazie all’intelligenza interpretativa di Amandine Beyer che suona il suo violino col suo solito virtuosismo barocco mozzafiato ma che riesce anche a guidare la piccola orchestra barocca Gli Incogniti in una resa così “corale” che è cosa difficile da ascoltare nelle piccole orchestre barocche.

Insomma una album piacevolissimo da ascoltare è registrato in maniera ineccepibile dalla Harmonia Mundi in formato 24/96

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  • Melius 1
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È sempre interessante ascoltare versioni nuove/alternative, e mi riferisco proprio allo spartito, dei capolavori più conosciuti. Del famoso primo concerto di Tchaikovsky per pianoforte è noto che esistono tre versioni diverse, ma la seconda è quella che non si ascolta quasi mai e mai finora era stata registrata.

La prima versione del noto concerto, criticato proprio dal suo dedicata odio, il pianista  Nikolai Rubinstein, fu pubblicata da Tchaikovsky nel 1875, ovviamente lo stesso anno della prima esecuzione, a Boston.
La terza versione è quella più comunemente registrata, ma è una versione postuma e non autografa.

Invece la seconda stesura, sebbene sia quella rivista dal compositore e quella eseguita durante la sua vita, fino all’ultimo concerto pochi giorni prima della sua misteriosa morte nel 1893, è quella che fino ad ora non era mai stata messa su disco!

Ci ha pensato un grande pianista, così poco menzionato qui sul Forum, Kirill Gerstein.

La sua esecuzione, forse grazie anche a questo spartito un po’ diverso, ha il dono della leggerezza e della trasparenza. Lo si capisce fin dal primo famoso tema di esordio, dove al posto degli accordi eroici (le più famose “zampate” eroiche sono quelle delle mani di acciaio di Richter e della Argerich), quelle note sono arpeggiate! Non ci sono, poi, moltissime differenze con lo spartito nella sua forma più conosciuta, ma è probabilmente Gerstein che ha scelto questa chiave interpretativa, ben assecondato da uno dei più strepitosi giovani direttori di oggi (sentito spesso a Firenze) James Gaffigan con una signora orchestra tedesca a lungo nelle mani di Chailly.

Una versione bellissima da ascoltare con un piacere immenso, che rinnova e rinfresca il piacere di ascolto di questo capolavoro, anche dopo millanta ascolti.

Bellissimo anche il taglio dato al secondo concerto di Prokofiev, che completa l’album, ma ecco la mia attenzione è stata tutta per Tchaikovsky, lo confesso.

Ripresa sonora molto molto buona, con resa bellissima in formato 24/192…

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P.S. Sono da poco disponibili per l’ascolto in streaming tutti gli album di Gerstein… cercateli, e ascoltateli, sono 4 o 5 in tutto, perché davvero …meritano! 

 

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In generale tendo sempre a rimanere un po’ deluso quando ascolto nuove registrazioni dei due concerti di Liszt per piano e orchestra e li confronto con la geniale e inarrivabile registrazione di Sviatoslav Richter a Londra degli anni ‘60. Fatta eccezione per la prova di Bergman con Giuliani, della Argerich sotto la bacchetta si Abbado per uno e di Zimerman con Ozawa per entrambI i concerti, ça va sans dir..

Ma ecco, sia i grandi nomi del passato , da Cziffra e Katchen  che quelli dello star system attuale, da Lang Lang con Gergiev a Thibaudet con Dutoit e Yundi Li con Davis, mi hanno sempre lasciato un sapore, in bocca, di “una quasi” riuscita, ma non completa.

Ecco perché vi segnalo, stamane, questo album del pianista Alexander Ullman, che mi ha convinto molto.

Purché si sente lo studio profondo e l’immersione che è stata fatta per “capire” i due concerti, in qualche maniera “trascendentali” anche per l’umana comprensione, non solo per la tecnica richiesta.

A mio avviso da ascoltare con attenzione, insieme alla Sonata, perché siamo in presenza a mio avviso di un astro nascente (almeno in Liszt).

Bella la registrazione della piccola casa discografica Rubicon in 24/96…

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Due novità di rilievo oggi Venerdì 30 settembre, musica che io non conoscevo quindi davvero “novità” in tutti i sensi.

La prima riguarda l’etichetta nordica LAWO che pubblica questo Libro dei Salmi per Coro e due organi.

Il compositore a cui la cattedrale di Oslo ha commissionato il lavoro  Nils Henrik AsheimIn questo suo lavoro come “colmo delle domande ultime sul senso della vita e della morte”

I testi sono un tentativo di risposta in termini umani, quindi limitati, a quello che è mistero incomprensibile, la vita e il suo senso ultimo.

E la musica, che sottostà alle parole,  esprime tutte le sfumature dell’animo umano, dalla gioia al dolore, ma  composta sempre in modo tale da far avvertire tutto il peso dei millenni che ci separano da queste prime risposte contenute nei Salmi ebraici.

Bellissimo l’effetto del Coro che è accompagnato da due organi, il primo a 53 voci il secondo a 16 voci, effetto di spazialità e tridimensionalità quasi ipnotiche.

E bellissima la registrazione LAWO in 24/192…

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