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Le nuove uscite di classica e di lirica in HiRes


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@SimoTocca

ho appena ascoltato i 3 brani dedicati a “Once upon a time in America” e non ho notato particolari asprezze, forse il livello di registrazione un po’ alto, che mi ha costretto ad abbassare un po’ il volume rispetto al solito.

Io non so voi, ma quando partono le note di questi 3 brani vedo gli occhi di De Niro. Credo nella sua massima interpretazione. 

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acusticamente
18 ore fa, SimoTocca ha scritto:

Fatemi sapere anche voi se è così …

@SimoTocca sul mio impianto Stax non trovo grandi difetti. Il piano è effettivamente bello, l’orchestra non mi sembra striminzita e il suono del solista ha sufficienti frequenze medie e medio basse.   Piuttosto noto una certa energia del suo strumento un po’ eccessiva che alle volte piò risultare fastidiosa ma il corpo c’è.

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@Paolo.68 @acusticamente Ascoltato l’album anche su altro impianto …

Confermo le mie impressioni iniziali: pianoforte molto bello, ma solista troppo in evidenza (il sax di Marco Albonetti è “grande” quanto tutta l’orchestra…. Che appunto appare un po’ “striminzita” e, confermo, “puntuta” sugli estremi acuti…

Ovviamente la musica è così bella che fa dimenticare questi piccoli “difettucci” audio…

E, a mio avviso, la musica di Rota e di Morricone dovrebbe entrare di routine nel repertorio abituale di ogni grande orchestra sinfonica…

Chailly lo ha fatto con l’orchestra della Scala e le musiche di Rota…

È un’operazione culturale di “rinnovamento” del repertorio sinfonico e magari di “svecchiamento” del pubblico ..a vedere quello che è avvenuto a Vienna e Berlino con John Williams anche con grande successo!

Di la musica di Morricone e di Rota è così bella da meritare una grande orchestra e una grande registrazione…

Nel caso di Chailly ecco… c’è grande classe …e la registrazione Decca 24/96 è semplicemente strepitosa per qualità audio…

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P.S. Avevo segnalato questo album alla sua uscita… magari la segnalazione è andata persa nel “rogo” di Melius…😉 ..motivo per ripeterla adesso…

 

 

  • Melius 1
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Non è una novità, questo album, a differenza di quello precedente e successivo mi è piaciuto molto per il magico fil rouge che unisce le composizioni. Per chi come me, al liceo ha sgobbato su questo movimento preromantico, potrà comprendere cosa intendo..

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Due segnalazioni, per stamani…

La prima è una album nuovo di zecca, dedicato alla chitarra solista in tre concerti per chitarra e orchestra “appena sfornati” caldi caldi…

Il titolo dell’album è… assurdo! 😆😆😂

Ma… musica davvero molto bella, con canoni compositivi moderni, talvolta a un po’ difficili da seguire, ma interessanti da ascoltare.

Effetti sonori a momenti magici, con l’orchestra di Tapiola in gran spolvero..

Ultima traccia: suono spettacolare anche per le numerose percussioni (gong, marimbas, timpani..)

A mio avviso da ascoltare con.. orecchie nuove!.

 

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E poi.., beh sì Klemperer ..ancora lui!

La Messa in Si minore di Bach… che..lo so, lo so ormai siamo giustamente abituati ad asxoltare versioni filologiche e storicamente informate. Questa ovviamente non lo è, siamo a fine anni ‘50 e inizio ‘60… Era ancora “di lá da venire”… anche se a breve.. i primi studi filologici in Inghilterra e poi Harnoncourt a Vienna e Leonhardt ad Amsterdam… 

Però ecco, sentire il suono “romantico” e magniloquente di grande orchestra moderna e coro nel capolavoro di Bach ha il suo fascino..  un po’ come ammirare i gioielli fatti con i cristalli Swarovski…

belli..luccicanti… si sa che non sono diamanti veri.. si sa… ma insomma si rimane lo stesso abbagliati, no? 😉😆😂

Rimasterizzazione “miracolosa” in 24\192, con suono parecchio migliorato e adesso anche bello!

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P.S. Mi aspetto a breve la Missa Solemnis di Beethoven, perché qui davvero come Klemperer..nessuno! Attendo fiducioso di ascoltarla nella nuova veste… perché se tanto mi da tanto.. allora.. sarà un ascolto magnifico!

 

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Me ne mancavano solo tre… di cosa? Di sinfonie da ascoltare della nuova recentissima integrale di Thielemann con i Wiener Philharmoniker.

La prima sinfonia, detta “Study” Symphony, la Settima e la Nona.

Le altre le avevo ascoltate via via come album singoli, e diverse ve le ho “magnificate” e segnalate qui sopra ad iniziare dall’ottava, che è la più bella interpretazione, a mio avviso ovviamente, su disco insieme a quelle di Karajan. E dici poco…! Con in più, per Thielemann, di poter disporre della tecnologia digitale più recente per la registrazione, e la Sony di questa tecnologia fa “gran spolvero” e noi “audiofili” ci lecchiamo i baffi!

Questo cofanetto digitale, appena fatto uscire dalla Sony, raccoglie tutte le registrazioni ed è quindi, adesso, la mia integrale di riferimento insieme a quella di Karajan per la DG.

Che per le singole sinfonie ci siano poi interpretazioni di ugual livello, forsanche un pelino superiori in alcuni casi, è cosa ovvia. Penso alla nona, con Abbado a Lucerna e Bernstein a Vienna, o all’ultima registrazione di Karajan a Vienna per la settima (wè, per tutti e tre i giganti del podio Bruckner è stata l’ultima registrazione in studio o dal vivo! Coincidenza?…). Così come penso alle splendide 7, 8 e 9 di Giulini sempre a Vienna o alla 8 di Wand a Berlino… la 4 e 5 di Celibidache a Monaco, la 7 e la 8 di Böhm a Vienna e le ultime 4 sinfonie di Jochum a Dresda.

Ma ecco, come “integrale”, questa di Thielemann non ha rivali, se non appunto Karajan.

Sì perché Andris Nelsons a Lipsia, un ciclo integrale registrato in parallelo cronologico a questo ma dalla Deutsche Grammophon, a me ha convinto assai meno. Forse perché Nelsons in qualche maniera segue le tracce di Böhm e Jochum, con tempi dilatati e meditabondi, mentre Thielemann segue da vicino la strada segnata sia da Karajan che da Abbado, con tempi più rapidi e frasi musicali tese come corde di violino, e quando la musica raggiunge l’acme sonora nei pieni la velocità di esecuzione è “al fulmicotone”, senza una minima sbavatura (del resto, non sono forse i Wiener la miglior orchestra bruckneriana del mondo? cerrrrrrrto che sì!).

Non sono mai stato un “fan” di Thielemann, in genere proprio perché adotta tempi abbastanza lenti: la sua integrale di Beethoven, sempre Sony e sempre con i Wiener, non mi ha entusiasmato, e lo stesso vale per la sua integrale di Brahms a Dresda.
Eppure proprio nell’autore in cui meno me lo aspettavo e che invece in teoria si “presta” a tempi lenti e dilatati, Thielemann fa “uno scatto” e riesce a dare emozioni con letture tese, mai affrettate  ma con tempi incalzanti e sempre con una sensazione di urgenza espressiva, come se a Bruckner volesse dirci un discorso importante ma che non riesce a “portare a termine del tutto”, ma un discorso musicale che seppure incompiuto riesce a fare capire la sua conclusione “ad sensum”, affidandosi alla nostra intuizione.

Insomma, il Brckner definito da Bernstein l’autore dal “coitus interruptus”, perché tronca all’improvviso i suoi slanci musicali, i suoi apex… ecco qui diventa un poeta che, forse per la sua timidezza, ci porta per mano all’apice del discorso, che non chiude, ma insomma ci porta sul ciglio di baratri musicali da cui poi, ciascuno di noi, può intravedere universi sonori inauditi e inimmaginati prima di lui. Se non vi pare una bestemmia e se seguite anche voi la letteratura fantastica, Bruckner mi ricorda da vicino H.P. Lovecraft e i suoi racconti di universi paralleli al nostro, universi così giganteschi, diversi, terribili ma al contempo affascinanti per la loro stranezza, immagini letterarie così avanti nel tempo che sono rimaste incomprese dai contemporanei (ma a cui Stephen King rende adesso omaggio continuo e sempre con record milionari di bestsellers… ma appunto cento anni dopo!).

Insomma…”bestemmia” a parte, questa è una integrale a mio avviso semplicemente inarrivabile per qualità audio e qualità artistica..

Brava Sony… Bravi Wiener.. Bravo Thielemann: 10 e lode! 

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  • Melius 1
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Ancora Klemperer rimasterizzato? Sì!!

Perché stamani è uscita in formato rimasterizzato 24/192 e veste “audio” nuova di zecca una famosa edizione delle Nozze di Figaro di Mozart.

Klemperer è stato di certo un grande direttore mozartiano, ma dopo tanti decenni l’unica opera ancora in catalogo EMI era rimasta solo Il Flauto Magico (peraltroancora oggi ritenuta la versione di riferimento assoluto). Si erano perse le tracce delle opere dapontiane… ed era un peccato grave! Con la pregressa Klemperer edition di una quindicina di anni fa erano tornate in catalogo (Warner adesso, non più EMI) anche Le Nozze di Figaro…

Ma la qualità audio con cui ascolto stasera queste Nozze registrate 50 e passa anni fa, rende tutto così “nuovo” e così  meravigliosamente attuale e bello… perché, inutile girarci intorno, la nuova qualità audio fa apprezzare meglio la splendida direzione e il cast vocale …di una levatura che oggi si potrebbe definire un “Dream Team”… ma che allora quasi sembrava “minore” rispetto ad altre edizioni coeve (penso a Böhm, a Karajan e poi Giulini..)

E che fortuna avevano gli amanti dell’opera 50 anni fa: ogni poco usciva una nuova edizione delle opere mozartiane di tale qualità artistica da farci essere semplicemente invidiosi!

Ci si consola pensando che con la qualità audio odierna ecco… queste Nozze sono quasi una “nuova edizione”….

I tempi tenuti da Klemperer sono abbastanza lenti e meditativi, ma da questo nasce anche la grande chiarezza dei contrappunti vocali, specie nelle scene multiple: basta ascoltare la scena in cui il giardiniere Antonio afferma di aver visto Cherubino saltare già dal balcone della Contessa (Vidi un uom, Signor mio, gittar giù..).

Voci tutte di grande classe e grande appropriatezza… 

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È invece un album totalmente nuovo di zecca questo  "Night After Night"

Quando sostengo che la musica da film oggi è spesso musica “classica vera e propria”, frase la mia detta per Rota o Morricone o Williams, frase che vale per il compositore James Newton Howard.

L’album raccoglie otto suites tratte dalle colonne sonore dei film diretti dal regista on the best-known M. Night Shyamalan, in un sodalizio artistico fra musica e immagini che ricorda molto quello fra Rota e Fellini, o fra Morricone e Sergio Leone.

Che la musica anche in questo caso sia “bbona” cioè non “robetta dozzinale” è testimoniato dal fatto che gli artisti coinvolti sono nomi famosi, come il pianista  Jean-Yves Thibaudet e la violinista Hilary Hahn

Io ho riconosciuto la musica di alcuni film che mi sono piaciuti molto come “Il sesto senso” (1999),  "Unbreakable" (2000) e “L’ultimo dominatore dell’aria”  (2010).

Un album di classica “atipico” ma …a mio avviso da ascoltare…

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In uno degli ultimi miei post ho magnificato l’integrale di Bruckner di Thielemann a Vienna, dicendo anche che la parallela integrale di Nelsons a Lipsia per la DG mi è piaciuta assai meno.

La, pur soggettiva, perentorietà della mia affermazione “ai danni” di Nelsons, uno dei più importanti direttori del momento, mi fa correre l’obbligo di “riparare”.

in che senso? Nel senso che se, da una parte, il Bruckner di Nelsons a Lipsia non è nelle mie corde, dall’altra trovo semplicemente straordinaria per qualità artistica l’integrale di Nelsons a Boston dedicata a Shostakovich.

Ho detto straordinaria, e sottolineo l’aggettivo da me scelto con assolutamente, e ho parlato di integrale. Sì perché ieri è uscito, sempre a cura della DG, l’ultimo volume che “chiude il cerchio” delle sinfonie di Shostakovich eseguite da Nelsons con la Boston Symphony Orchestra..

E, lo dico senza pudore, che queste interpretazioni di Nelsons sono così profondamente convincenti ed appropriate da superare il mio precedente riferimento, Gergiev, con la sua orchestra del Mariinskj.

Sarà perché il suono dell’orchestra di Boston è, sotto la “cura Nelsons”, tornato ad essere di una setositá e di uno splendore che colloca questa orchestra direttamente fra le prime cinque al mondo.

Sarà  per l’acustica magnifica della sala di Boston.
Sarà forse anche per la bravura dei tecnici del suono DG.

Sta di fatto che queste registrazioni di Nelsons occupano il primo posto nelle mie preferenze.

E, ad onore del vero, lo dico con una certa sicurezza perché da sempre amo le sinfonie dì Shostakovich e perché ho ascoltato, anche solo negli ultimi 4/5 anni l’integrale sinfonica di Shostakovich a Firenze con sinfonie dirette dai nomi più famosi del podio (dal sopra menzionato Gergiev, che ha eseguito le sinfonie sia con la London Symphony che con la sua orchestra russa, al vecchio Zubin Mehta, da Pletnev a Luisi, da Temirkanov con l’orchestra di San Pietroburgo a Mikail e Vladimir Jorowski..), oltre ad aver ascoltato “sinfonie” sparse in giro per il mondo.

E posso affermare che la qualità del suono che esce dalle mani sante dei musicisti di Boston, diretti in maniera impeccabile da Nelsons, è di qualità così elevata da superare quella dei Berliner sotto le mani di Petrenko.

Con queste quattro sinfonie, fra le meno eseguite di Shostakovich peraltro, la 2 (che richiede anche un grande coro), la 3, la 12 e la 13, si chiude il cerchio magico che Nelsons ha tracciato appena arrivato a Boston.

Da ascoltare assolutamente e in devoto silenzio considerando che la 13 Babi Yar è dedicata alla memoria di un eccidio ed purtroppo non solo un ricordo di 80 anni fa, ma un memento  di attualità di oggi…

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  • Melius 1
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1 ora fa, SimoTocca ha scritto:

che queste interpretazioni di Nelsons sono così profondamente convincenti ed appropriate da superare il mio precedente riferimento

Nel 2019 ho sentito Nelsons dirigere l’undicesima di Shostakovich a Berlino con i Berliner. Il concerto più intenso e straordinario a cui abbia mai assistito. 
Ritrovo molte di queste sensazioni nel CD della DG con la Boston. Decisamente un Shostakovich al meglio

 

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7 ore fa, SimoTocca ha scritto:

queste interpretazioni di Nelsons sono così profondamente convincenti ed appropriate da superare il mio precedente riferimento, Gergiev, con la sua orchestra del Mariinskj.

 

URKA!  Allora devo ascoltarmele per forza, dato che anche per me il riferimento è Gergiev ...

Ed ora si parte alla ricerca del tempo ... :classic_rolleyes:

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Il 20/10/2023 at 20:22, SimoTocca ha scritto:

la qualità audio con cui ascolto stasera queste Nozze registrate 50 e passa anni fa, rende tutto così “nuovo” e così  meravigliosamente attuale e bello… perché, inutile girarci intorno, la nuova qualità audio fa apprezzare meglio la splendida direzione e il cast vocale …di una levatura che oggi si potrebbe definire un “Dream Team”

Lo sto ascoltando adesso e posso confermare la grande riuscita di questa nuova edizione ma … ebbene il “ma” c’è … peccato che alcuni artisti abbiano un marcato accento, per lo più tedesco, che si fa un po’ di fatica ad accettare … comunque ti ringrazio per la segnalazione, un grande spettacolo davvero

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@stefano_mbp Hehehe…hai ragione! Fino alla seconda guerra mondiale le opere italiane di Mozart erano…cantate in tedesco!! Non solo in Germania dico..! Se spulci nei cataloghi discografici o sui servizi di streaming troverai addirittura la traccia discografica delle Die Hochzeit des Figaro, appunto le Nozze di Fogaro cantate in tedesco! È con Toscanini (grandissima figura sempre troppo dimenticata oggi) che inizia la “filologia” attuale, che noi diamo per scontato! Cantare in lingua originale l’opera così come è stata composta…

Non solo: ma preparare, con appositi “trainer” i cantanti per far avere l’accento giusto in quella lingua originale!

Qui ancora siamo agli albori…! 😆

P.S. È noto l’aneddoto in cui si racconta che Toscanini corresse, con modi bruschi, l’accento di una contante di madre lingua tedesca che cantava in tedesco la nona di Beethoven! Adddirittura…! 😉

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leggero off topic,

ascoltata ora la cavalleria rusticana SU VINILE!! lo so lo so..e come entrare nella tana del leone disarmato (anche armato cambierebbe poco) o bestemmiare in chiesa! :-))

Registrazione veramente pessima, qualità dell'esecuzione eccelsa, unico neo è la pronuncia della Caballè, assolutamente improponibile. 

 

Toscanini, ho visto un video qualche tempo fa in cui "cazziava" un orchestrale, la parola piu dolce fu testa di capra (in inglese)

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