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Melius Club

La vicenda Ramy


Roberto M

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Adesso, LeoCleo ha scritto:

C'è poco da fare gli spiritosi:

Sono serissimo.

 

1 minuto fa, LeoCleo ha scritto:

se il Parlamento legifera, le forze dell'ordine arrestano, e poi il tribunale rimette in libertà, è la tela di Penelope. 

I guidici applicano le leggi che fa il Parlamento: che le scrivano meglio. ( ma se le scrivono meglio poi la Santanché finisce al gabbio...)

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1 minuto fa, LeoCleo ha scritto:

@Xabaras @senek65 Di nuovo: a parte le battutine e le offese personali, avete qualcosa da dire? I giudici "interpretano" le leggi, ma direi che le stravolgono. La storia dei CPR in Albania mi pare talmente evidente...

Mamma mia. :classic_laugh:

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«Zecche appese a piazzale Loreto». Le chat tra i carabinieri del caso Ramy

 

Media vicini al governo, sindacati, componenti delle forze dell’ordine. Vasi comunicanti che alimentano una narrazione divenuta ormai egemone che serve a preparare il terreno ai decreti con misure illiberali, spacciati come soluzione per garantire sicurezza nelle città. Come soluzione per migliorare le condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, che restano con organici insufficienti e stipendi bassi. Un incrocio tra mondi che emerge dagli atti che Domani può svelare, contenuti nel procedimento per la morte del giovane Ramy Elgaml, il giovane egiziano caduto dal motorino e morto dopo un inseguimento delle forze dell’ordine, il 24 novembre 2024. Negli atti emergono anche trattative con giornalisti per piazzare video e «dare in pasto qualcosa» ai media amici per orientare la realtà.

«Zecche appese a piazzale Loreto».

Le chat tra i carabinieri del caso Ramy Vendiamo il video «Bravo Ilario, uno è troppo poco. Bisognerebbe farne fuori di più. Ormai hanno preso il controllo di Milano sti bastardi». A parlare così è un carabiniere, ora in pensione, in una chat allargata con colleghi. Il periodo è quello successivo alla morte del giovane Ramy. Ma chi è l’Ilario con il quale si complimenta? Si tratta di Ilario Castello, diventato famoso per le sue ospitate in programmi e trasmissioni care alla destra di governo. Si presenta nel suo ruolo di sindacalista, segretario del nuovo sindacato dei carabinieri, parlando a nome e per conto dei militari. Un ruolo di cerniera tra i mondi: forze dell’ordine, media e politica. Raccoglie fondi, presenta proposte di legge, parla alla pubblica opinione. Eppure quando deve presentarsi davanti ai pm, secondo la procura mente. Quando il giovane Ramy ha perso la vita lui c’era, arrivato poco dopo, e firmava il verbale di arresto di Fares Bouzidi, l’amico di Ramy che guidava il motorino e che pochi giorni fa è stato arrestato per furto. Gli altri indagati sono sette carabinieri, tra questi c’è proprio Castello. «È una vergogna che il tuo collega sia indagato?», gli chiedevano in una trasmissione subito dopo la morte di Ramy. Castello rispondeva: «Assolutamente sì» negando l’impatto tra la gazzella dei carabinieri e lo scooter dopo aver parlato con il collega indagato. Il sindacalista ometteva di dire che era in strada anche lui quella sera, impegnato nella prima parte dell’inseguimento ai due ragazzi che non si erano fermati all’alt. Era alla guida della gazzella che aveva impattato inizialmente lo scooter, inseguimento che poi ha visto coinvolta un’altra macchina e altri militari. Castello avrebbe con altri tre colleghi riportato falsamente alcuni fatti nel verbale di arresto del conducente del motorino omettendo di riportare il contatto del motorino con l’auto dei militari. È scritto nell’avviso di conclusione delle indagini, firmato dai pm Marco Cirigliano e Giancarla Serafini, notificato lo scorso dicembre, «omettevano di menzionare l'urto tra i mezzi coinvolti», si legge. La difesa è pronta a dimostrare la correttezza delle condotte degli assistiti. Quei giorni di fine novembre 2024 sono ricostruiti nelle chat che Domani può rivelare. Emerge il tentativo di orientare la pubblica opinione. E per farlo diventano centrali i video di quella drammatica notte. Ilario il grande Servono alla procura per ricostruire l’accaduto, ma diventano strumento per imporre una versione accomodante ai programmi televisivi e giornali vicini al governo. Castello, il 24 novembre, si informa con un collega: «Frà mi serve capire se le telecamere dove siamo noi riprendono e cosa riprendono». Poi parla con un collega per scaricarli, chiede password, «ma che minchia di sicurezza gli hai messo a sti file», dice Castello. Passano pochi giorni e racconta a un collega che in qualche modo è coinvolto anche lui perché guidava una delle due gazzelle, protagonista della prima parte dell’inseguimento. «Fai uscire il filmato», suggerisce l’amico carabiniere. Castello risponde: «È una dashcam a bordo di un autoradio (...) Devo muovermi bene frà, altrimenti mi arriva addosso uno scarico di mezza (...) Se il video è finito in procura non posso diffonderlo con leggerezza», dice Castello. Parla continuamente dei video con colleghi e anche giornalisti, ai quali promette un invio, non documentato in atti. Castello proprio sui video scivola davanti ai pm: «A domanda dell'autorità Giudiziaria se avesse fatto copia dei video contenuti nella dashcam e nella bodycam in uso del collega Zuddas, Nicola Ignazio dichiarava falsamente di non averne fatto copia, circostanza smentita dai messaggi intercorsi con il medesimo Zuddas in data 24 e 25 novembre 2024 e con altro soggetto non identificato in data 26 novembre 2024 e rilevati nel corso della consulenza informatica sul telefono in uso allo stesso», si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

«Hanno rotto le p...»

Siamo al tre dicembre 2024. Le Iene, la trasmissione di Italia Uno, si occupano del caso. Nelle chat il disappunto è crescente. «Amico mio, che diamo in pasto alla stampa, ste Iene stanno rompendo le palle», dice Castello. Serve la stampa amica e vicina al governo. L’interlocutore risponde: «Lasciali perdere (...) dopo il funerale non se ne parlerà più». E qui Castello si spinge oltre, parecchio oltre, e dice: «Quindi il video non lo vogliamo vendere?». Restano solo parole. La risposta è negativa, perché «se no riapriamo il dibattito». In quei giorni Castello gestisce chat, in parte risulteranno cancellate, anche con giornalisti di diverse trasmissioni e direttori di giornali, di area governativa. Parlano di video da inviare, ma non si discute di soldi e non risultano invii. Il 16 gennaio Diritto e Rovescio, il programma di Rete 4, manda in onda in esclusiva un filmato ripreso dalla bodycam del carabiniere Zuddas in un servizio firmato dalla giornalista in contatto con Castello. La cronista chiaramente ha fatto solo il suo lavoro, il carabiniere sindacalista meno, stando all’accusa della procura. Durante l’interrogatorio Castello ha negato di aver dato i video alla trasmissione Mediaset e ha aggiunto: «Nel verbale di arresto non è stato dato atto della dashcam e della bodycam perché mi è sfuggito. Preciso che la dashcam è stata consegnata subito al nostro Comandante». La difesa di Castello è affidata all’avvocato Paolo Sevesi. «Il sindacato Nsc è politicamente indipendente, ha anche criticato pubblicamente i pacchetti sicurezza recentemente approvati dal governo. Castello, come segretario nazionale, è intervenuto pubblicamente in difesa della categoria, che in quel momento era sotto attacco della sinistra, esprimendo il pensiero del sindacato. All’epoca non era nemmeno indagato. Ora però serve una pacificazione fra i ragazzi dei quartieri e i carabinieri, che sono al servizio di tutti, di destra e di sinistra, la loro divisa deve restare orgoglio di tutti gli italiani», dice il legale.

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I giudici sono persone come le altre

Io non riesco a fare 2 cose contemporaneamente e lo stesso è per la stragrande maggioranza dei giudici.

Guardate le statiche sulla mancanza di personale nei tribunali 

Mi spiegate come fa un giudice a seguire 100 cause a settimana che si accumulano sulla sua scrivania?

Sono alcuni tribunali, in certi casi manca personale dei 2/3

Mi dite come pretendere che i giudici non rimettano fuori il ladruncolo se non riescono manco a fare le notifiche e mancano pure le trascrittici del processo.

Si tratta di un vero e proprio  miracolo che alcuni processi si facciano e non ci ci un vero e proprio collasso del sistema giudiziario 

A chi fa pro questo?

 

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1 ora fa, senek65 ha scritto:

No nel nuovo decreto si stabilisce che sarà il governo a decidere chi deve andare e stare in galera e chi no.

Puoi indicare in modo chiaro e preciso, senza commenti o altri giri di parole, dove sta scritto ? Un link da fonte affidabile e sicura in poche parole.

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