LUIGI64 Inviato 12 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 12 Dicembre 2025 Con la modernità prima e la postmodernità dopo l’ateo è passato progressivamente dal banco dell’imputato su cui l’aveva posto il Medioevo, incolpandolo di essere un insipiente o un folle, al banco dell’accusa dal quale si scaglia soprattutto contro i credenti e i rappresentanti istituzionali delle diverse religioni, a iniziare da quella cristiana. La traduzione di questo ateismo militante in campo politico-sociale si è concretizzata in un primo momento con alcune terribili vicende della Rivoluzione francese, dove il deismo di facciata si confondeva facilmente con l’intolleranza antireligiosa e antiteista, a tal punto che il romanziere Honoré de Balzac (1799-1850) giunse a scrivere che «il deista è un ateo col beneficio d’inventario»96. La sua seconda fase è stata invece quella dell’avvento al potere del comunismo in Russia, nei paesi dell’Est Europa, a Cuba, in Cina, nella Corea del Nord e nel Sud-est asiatico; Paesi quest’ultimi dove si è assistito o alla proclamazione ufficiale dell’ateismo di Stato oppure alla creazione di un sistema di ateismo governativo basato sulla persecuzione strisciante e l’emarginazione dei credenti. In ultima istanza, queste esperienze storiche dimostrano che l’ateo non soltanto ritiene di poter fare a meno di Dio, ma spesso reputa anche di diventare migliore e più libero se gli riesce di eliminarne la credenza dalla mente dei suoi simili e dalla società umana. ...Molti psicologi e molti neurobiologi condividono la convinzione secondo cui gli esseri umani sono predisposti per natura a essere religiosi. Per sostenerlo si fondano sulla tesi evoluzionistica che identifica nella religione una risposta alla pressione selettiva dell’ambiente esterno; risposta che servirebbe appunto a contrastare gli effetti psicologici negativi dei rischi della competizione per la vita nei singoli individui umani e quindi a fare della religiosità una sorta di antidoto all’ansia quotidiana. E del resto, l’appartenenza religiosa e la credenza in entità sovrannaturali svolgerebbe pure una funzione sociale adattativa rendendo gli individui più rispettosi delle regole morali di una comunità e più predisposti alla cooperazione coi propri simili; comportamenti da cui discenderebbe una maggiore coesione collettiva e quindi una forza strutturale maggiore della compagine sociale. Detto altrimenti, dal punto di vista della selezione naturale gli esseri umani religiosi hanno un chiaro vantaggio competitivo rispetto ai non credenti, in quanto nella lotta per la sopravvivenza la fede religiosa infonde loro energia psicologica, propensione alla solidarietà di gruppo e fiducia nei propri mezzi. Stando inoltre ad alcuni studi recenti, i credenti godrebbero individualmente di un benessere psico-fisico maggiore, di una salute migliore e quindi di una vita più lunga rispetto ai non credenti.1 Tratto sempre dal testo di cui sopra Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1652258 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 13 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 13 Dicembre 2025 Altre interessanti riflessioni e citazioni del libro di cui sopra: Per altro l’idea che l’ateismo sotto il profilo psicologico sia una forma di fede è condivisa anche dal sacerdote cattolico Antoine Vergote (1921-2013), già titolare della cattedra di psicologia della religione all’Università di Lovanio, il quale ha dedicato particolare attenzione al fenomeno della diffusione della non credenza. Egli ritiene che «di fatto, se l’affermazione di Dio è una certezza di fede, la sua negazione è essa pure un giudizio dell’ordine della fede»; infatti «la negazione di Dio è inevitabilmente partecipe della complessità dell’affermazione di Dio».25 Non è del resto casuale se la psicologia della religione si occupa congiuntamente del credente quanto del non credente, dal momento che «non si può comprendere psicologicamente la credenza senza l’incredulità, né quest’ultima senza la prima»26. I due atteggiamenti o le due scelte di credere e di non credere sono in qualche modo collegati psicologicamente tra loro, perché «il confine tra teismo e ateismo è mobile»27. Ma la contiguità tra l’essere ateo e l’essere credente è fortissima anche dal punto di vista esistenziale, per cui da un ateismo integrale può nascere una fede pura e da un teismo irragionevole possono scaturire azioni contrarie a Dio. Riflessioni sull’ateismo lucide e ricolme di saggezza si trovano pure in un altro grande filosofo cattolico francese che non ha mai perso occasione per confrontarsi con credenti e non credenti: Jean Guitton (1901-1999). Pur avendo in un primo tempo considerato l’ateismo «macchinoso e raro, un fenomeno recente, una bizzarria sostenuta da pochi e da poco tempo nel solo ambiente di certa intellighenzia occidentale»28 ...«Per il non credente – confessa Guitton – io rappresento uno strano fenomeno, che costituisce un’ulteriore conferma dell’infermità dell’intelletto umano e della sua tendenza all’alienazione, nei due sensi di questa parola, quello psichiatrico e quello marxista, per altro abbastanza simili. […] Il credente agli occhi del non credente è un po’ pazzo» Secondo Guitton gli atei pensano si debba credere solo in ciò che si tocca e si vede coi sensi o ci viene comunicato dalle scienze naturali. In questa direzione si può affermare che «l’ateismo semplifica e rende vivi. E per coloro che si accontentano di vivere, l’ateismo è una soluzione facile», ma non basta a rendere tranquilli gli atei della validità razionale della propria scelta. Se infatti «gli atei fossero sicuri di avere ragione, non sarebbero aggressivi […]: c’è in loro la paura che l’ateismo sia falso». Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1652708 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 14 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 14 Dicembre 2025 Oggi in apertura un'intervista registrata da Benedetta Caldarulo con Maciej Bielawski sul suo libro "Panikkar e la sua biblioteca", volume in cui dà voce alla biblioteca stessa del grande filosofo. A seguire Felice Cimatti dialoga con Vito Mancuso sul suo ultimo libro, "Gesù e Cristo", che raccoglie le ricerche e le riflessioni di una vita intorno alla persona di Gesù e al mito di Cristo https://www.raiplaysound.it/audio/2025/12/Uomini-e-Profeti-del-13122025-5ba5c768-352e-4e96-8cdf-a55ad48e8fac.html Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1653148 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
appecundria Inviato 15 Dicembre 2025 Condividi Inviato 15 Dicembre 2025 Il 13/12/2025 at 15:36, LUIGI64 ha scritto: Se infatti «gli atei fossero sicuri di avere ragione, non sarebbero aggressivi […]: c’è in loro la paura che l’ateismo sia falso». Non sembra un granché di tesi. Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1653776 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 15 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 15 Dicembre 2025 1 ora fa, appecundria ha scritto: Non sembra un granché di tesi Per me è verosimile Il discorso può essere esteso ad altre questioni, esulando serenamente dalla diatriba atei/credenti Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1653881 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 15 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 15 Dicembre 2025 Addentrandoci nelle intricate vie dell’ateismo teoretico, nel sostenere l’impossibilità dell’esistenza di Dio incontreremo da parte degli atei un impegno e una passione paragonabili a quelle di molti credenti in difesa della loro fede. Sicuramente alcuni atei teorici sono stati uomini di grande ingegno che dopo aver ragionato intorno a interrogativi metafisici ed esistenziali, dopo aver mentalmente indagato la nozione di Dio, non hanno conseguito una risposta positiva e l’hanno pertanto respinta come falsa o infondata. Il loro motto potrebbe essere questo: Quaesivi et non inveni: deus non est! (Ho cercato e non ho trovato: Dio non esiste!) ...Dell’ateismo metodologico ha trattato Cornelio Fabro, acuto indagatore dell’ateismo contemporaneo. Nel già menzionato saggio intitolato Introduzione all’ateismo moderno effettua infatti un’analisi penetrante delle diverse modalità di essere atei nella società contemporanea e perviene all’individuazione di quattro categorie di ateismo: – fenomenologico; – psicologico; – pedagogico o didattico; – metodologico. Per le prime tre tipologie indicate da Fabro ricordiamo in breve che nell’ateismo fenomenologico la coscienza del singolo individuo nel suo primo manifestarsi «si presenta vuota di ogni contenuto» e tende quindi ad autofondarsi senza ricorrere alla nozione di Dio. Nell’ateismo psicologico Dio viene invece accantonato, perché nella sua incommensurabilità esorbita qualsiasi nostra possibilità di intuizione mentale; mentre con l’ateismo pedagogico o didattico viene escluso che «l’esperienza, la conoscenza e il sentimento dell’uomo» possano incontrare direttamente Dio, bensì soltanto entità finite, mondane, che sono pure il solo contesto della vita immediata. È appunto alla quarta tipologia dell’ateismo metodologico, inteso come esclusione dell’ipotesi di Dio nella spiegazione del mondo, che Fabro dedica maggiore attenzione perché esercita una forte influenza sul sapere scientifico che domina la modernità. Con questa forma di ateismo un metodo valido soltanto nell’ambito delle scienze naturali e in generale dello studio degli oggetti empirici viene illegittimamente trasformato in un’affermazione di portata ontologica ed esistenziale, quindi tanto extra-metodologica quanto extra-scientifica. Occorre invece distinguere le competenze e i metodi della scienza dai problemi ontologici e di senso; questi ultimi se non investono il metodo scientifico, interessano tuttavia l’individuo umano in quanto perennemente coinvolto in un search for meaning, in una ricerca e bisogno di significato per la propria esistenza. «Se la scienza come tale – osserva correttamente Cornelio Fabro – non trova Dio nell’oggetto proprio della sua indagine, ciò non esclude […] che lo scienziato stesso come uomo si ponga il problema di Dio, ossia il problema del senso e fondamento ultimo delle leggi e dei fenomeni naturali»86. Anche Étienne Gilson contesta qualsiasi valore a quello che chiama «ateismo scientifico» e che in effetti corrisponde per lui all’ateismo metodologico, perché lo reputa un atteggiamento personale di alcuni soggetti che ritengono importanti soltanto le questioni che possono essere trattate con metodo scientifico, mentre respingono come insensate o mitologiche tutte le credenze di tipo teologico e religioso. In realtà secondo Gilson «gli spiriti religiosi sono abituati a pensare che le rivoluzioni scientifiche non riguardano in nulla la verità religiosa» e quindi che i risultati della scienza non compromettono e non confutano in alcun modo la fede religiosa o la credenza in Dio: Che il mondo della creazione sia quello di Tolomeo, di Galileo, di Cartesio, di Newton, di Darwin, di Einstein, in attesa di divenire quello di qualche altro, la coscienza religiosa non ha da preoccuparsene. Fatto esperto di tante crisi, il credente anche non molto istruito si è abituato all’idea che l’universo che Dio ha creato è quello della scienza, almeno nella misura in cui quest’ultimo è anche l’universo reale Tratto sempre da testo di Roberto Giovanni Timossi Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1653971 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 16 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 16 Dicembre 2025 Ancora dal testo più volte citato: Le svariate interpretazioni dell’ateismo in precedenza esaminate hanno messo in luce come l’individuo umano possa diventare ateo a causa di esperienze personali o di concezioni del mondo che lo portano a rifiutare Dio per indifferenza verso un senso trascendente della propria esistenza, per una esigenza di libertà assoluta, per tracotanza o sovrastima della propria condizione, per lo scandalo della sofferenza innocente in natura, per la presenza dell’ingiustizia e del male morale. Sotto il profilo strettamente teoretico, nelle diverse connotazioni dell’ateismo ricorrono essenzialmente tre critiche contro l’esistenza di Dio: l’indimostrabilità, l’impossibilità, e l’inopportunità. Nel primo caso si pone una questione gnoseologica: la presenza di Dio non può essere conseguita per via dimostrativa e, a differenza degli agnostici, si ritiene di possedere sufficienti elementi oggettivi in grado di spiegare in altro modo l’esistenza del mondo. Nella seconda critica si fa ricorso ad argomentazioni logiche: il concetto di Dio è in sé contraddittorio (come nel caso del paradosso dell’onnipotenza)99 o in contraddizione con alcuni dati di fatto quali quello dell’inconciliabilità dell’onniscienza con la libertà umana e della bontà assoluta con la sofferenza degli innocenti. La terza critica infine è di tipo etico-antropologico: la realtà di Dio è inopportuna perché contrasta nell’aspetto pratico con la possibilità dell’uomo di essere libero (se esistesse un Essere onnipotente e onnisciente, gli uomini sarebbero suoi burattini) e con la presenza del male nel mondo. Preso atto di queste tre argomentazioni critiche, per classificare i differenti ateismi occorre tuttavia assumere un criterio più ampio, che tenga conto dei fondamenti razionali da cui esplicitamente procedono le tesi principali di chi nega consapevolmente l’esistenza di Dio. Essi sono per noi i seguenti: – la specificità della natura umana; – il contesto politico-sociale; – la scienza e la cultura moderna; – il problema del male e dell’iniquità. ...Dall’800 in poi, ma soprattutto a partire dalla seconda metà del ’900 è inoltre progressivamente cresciuto fino a diventare predominante il numero delle persone che fondano il proprio ateismo sui risultati della scienza moderna, sul fatto cioè che le conoscenze scientifiche renderebbero superflua l’ipotesi Dio per spiegare la realtà del mondo e smentirebbero inoltre palesemente i contenuti delle singole credenze religiose, in particolar modo quelle sull’esistenza dell’anima o dello spirito, sulla presenza di una vita oltre la morte, sulla creazione divina dell’universo e della specie umana, sui miracoli e sul soprannaturale. In tal senso, può essere considerata atea buona parte della cultura oggi dominante in quanto tendenzialmente mondana, naturalistica e influenzata dallo strapotere della tecnologia. Riassumendo, oggi si può essere atei in nome della libertà e della dignità dell’uomo, della giustizia politica e della conoscenza scientifica. In tutte queste metamorfosi dell’ateo è trasversalmente presente un altro argomento su cui si fonda il rifiuto di un ente divino positivo o buono: la presenza del male, dell’ingiustizia, della sofferenza umana innocente e per taluni della stessa crudeltà presente nell’ordine naturale. Con queste premesse è possibile individuare almeno quattro tipologie prevalenti di ateismo teoretico: – antropologico, – socio-politico, – scientista o scientifico, – antiteodicetico. L’ateismo antropologico si basa sulla peculiare struttura della natura umana e dell’esistenza degli individui della nostra specie, interpretandola come contraria o incompatibile con la presenza della nozione stessa di Dio della cultura occidentale. Nei suoi sviluppi più estremi, non ci si limita a negare teoreticamente l’esistenza di Dio, ma ci si contrapporrà radicalmente all’idea stessa del divino. In questa categoria va pertanto incluso anche il cosiddetto «ateismo nichilistico». L’ateismo socio-politico vede in Dio e nella religione dei prodotti della società e soprattutto del potere politico, degli strumenti concettuali e culturali atti a opprimere e sfruttare il popolo rispetto ai quali, se si vuole conservare la propria libertà e dignità, non si può non esprimere un drastico rifiuto. Forme tipiche di questo modo di negare Dio sono le ideologie ottocentesche e novecentesche dell’anarchismo e del marxismo nelle sue diverse espressioni (leninismo, stalinismo, maoismo ecc.), per altro anticipate da alcuni pensatori illuministi e pre-illuministi. L’ateismo scientista o scientifico si basa sui risultati conseguiti dalla scienza e sul valore pressoché esclusivo del metodo scientifico quale forma di conoscenza o di dimostrazione della verità. Le conoscenze e le metodologie scientifiche moderne sono così assunte come i postulati in grado di rendere non soltanto superflua, ma anche falsa l’ipotesi Dio. L’ateismo scientifico di cui parliamo non va confuso con quello propagandato nei regimi comunisti del passato, in particolare dell’ex Unione Sovietica nella quale si erano addirittura istituite delle cattedre universitarie per insegnarlo: quest’ultimo risultava infatti fondato più sul materialismo dialettico marxista-leninista che sul ricorso alle moderne conoscenze scientifiche. Nell’ateismo scientista faremo rientrare anche il cosiddetto «ateismo semantico», professato da chi ritiene qualsiasi discorso su Dio o sul soprannaturale del tutto privo di significato; e ciò a partire da concetti teologico-filosofici quali «essere necessario», «causa prima incausata», «motore immobile», «anima», «spirito» e via dicendo. L’ateismo antiteodicetico, infine, è quello riconducibile alla presenza del male nel mondo e in particolare del dolore innocente e dell’iniquità, che renderebbero assurda la stessa idea di un Dio buono. Il termine «teodicea» deriva dal greco ϑεóς e δίκη (giustizia o giustificazione o difesa), quindi può venire inteso come «giustizia (o difesa) di Dio», ed è stato per la prima volta utilizzato dal filosofo tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz per intitolare una sua famosa opera teologico-filosofica: Saggi di teodicea sulla bontà di Dio, la ibertà dell’uomo e l’origine del male (1710). Dopo Leibniz il vocabolo «teodicea» ha finito per diventare sinonimo di teologia naturale ed è ancora oggi usato con tale significato da alcuni studiosi per indicare l’indagine razionale su Dio, che ovviamente include anche il problema del male. Stando agli atei dell’antiteodicea, per un qualsiasi essere divino concepito come giusto e addirittura come quintessenza del bene non vale nessuna giustificazione al cospetto del male, non è possibile trovare nessun argomento ragionevole a sua difesa o a sua discolpa, se non la sua non esistenza. ...Inoltre, da qualunque parte ci si volti e da qualsiasi ottica si affronti il problema, emergerà sempre che l’ateismo teoretico si caratterizza principalmente per essere una filosofia dell’immanenza, un tipo di umanesimo volto a emancipare l’essere umano dall’idea stessa della trascendenza o dell’Assoluto, un’antropologia che vuole fondarsi senza Dio e che fa della scienza uno dei pilastri dell’autonomia del sapere dalla metafisica e dalla religione Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1654718 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
zigirmato Inviato 16 Dicembre 2025 Condividi Inviato 16 Dicembre 2025 @LUIGI64 Tratto da una bellissima canzone di Francesco Guccini " Cirano ".... Venite gente vuota, facciamola finita Voi preti che vendete a tutti un'altra vita Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito Guardatevi nel cuore, l'avete già tradito E voi materialisti, col vostro chiodo fisso Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso Le verità cercate per terra, da maiali Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali ......... 1 Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1654745 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 17 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 17 Dicembre 2025 Ancora: Non può allora mancare in Nietzsche una ferma presa di distanza da ciò che ha reso maggiormente possibile in Occidente il distacco dalla vita terrena nella prospettiva di un’esistenza ultraterrena: la religione cristiana e la sua nozione del divino. «Il concetto cristiano di Dio […] – afferma il filosofo tedesco – è uno dei più corrotti concetti di Dio che siano mai stati raggiunti sulla Terra […]. Dio degenerato fino a contraddire la vita, invece di esserne la trasfigurazione».78 Questo rifiuto di ogni trascendenza, questa ferma opposizione contro la metafisica classica dell’Occidente che ha negato il significato reale della vita contenuto nel senso del tragico della civiltà greca presocratica, questa critica ferocemente anticristiana sono inspiegabili con il semplice ricorso al tradizionale ateismo, ma richiedono l’introduzione della più radicale categoria del «nichilismo». Come del resto ricorda lo stesso filosofo tedesco, l’ateismo per lui «non è un risultato e tantomeno un avvenimento», infatti «come tale non lo riconosco; io lo intendo per istinto. Dio è una risposta grossolana, una indelicatezza verso noi pensatori».79 Egli perciò vuole andare oltre l’ateismo riflettendo sulle conseguenze nichilistiche che da esso discendono, sui risvolti filosofico-esistenziali e pratici dell’oggettiva e scontata «morte di Dio». Che cosa si debba intendere col termine «nichilismo» ce lo spiega lo stesso Nietzsche nei frammenti di un’opera a cui stava lavorando allorché fu colto dalla pazzia e che posteriormente furono pubblicati, a cura dell’amico Peter Gast (1854-1918) e della sorella del filosofo Elisabeth Förster-Nietzsche (1846-1935), col titolo La volontà di potenza: «Il nichilismo come conseguenza dell’interpretazione del valore sin qui accordato all’esistenza. Che cosa significa nichilismo? Significa che i valori supremi si svalutano. Manca lo scopo. Manca la risposta al: perché?». Il nichilista, dunque, è colui che rispetto al senso della realtà, in particolare della vita umana, non ha risposte, non vede valori, è insomma sprofondato nel «nulla» (dal latino nihil): «Il nichilismo come condizione psicologica dovrà subentrare in primo luogo se avremo cercato un “senso” in tutto ciò che avviene, senso che non vi si trova: così che il cercatore finisce per perdersi d’animo». Anche le cause all’origine del trionfo del nichilismo sono per Nietzsche abbastanza chiare; esse vanno ricercate nella filosofia razionalistica e nella decadente etica cristiana che, in quanto false, hanno finito appunto per annichilire il mondo reale, quello testimoniato dall’atteggiamento dionisiaco e dal verbo nietzschiano: Il nichilismo è davanti alla porta: donde ci viene questo che è il più inquietante fra tutti gli ospiti? […] In un’interpretazione perfettamente determinata [del mondo], in quella cristiano-morale, sta il nichilismo. […] «Tutto è privo di senso»: tratto buddhistico, l’aspirazione al nulla. […] La fede nelle categorie della ragione è la causa del nichilismo, noi abbiamo commisurato il valore del mondo a categorie che si riferiscono a un mondo fittizio ----- Preciso che il Buddhismo non si può definire come nichilista Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1655779 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 18 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 18 Dicembre 2025 Dallo stesso testo, sempre sul pensiero di Nietzsche : Di fronte alla morte di Dio e all’esclusione dell’idea cristiana del divino segue ora l’introduzione di un altro noto e spesso frainteso tema nietzschiano: quello del «superuomo» o, se si preferisce, dell’«oltreuomo»89. Il superuomo è colui che «va oltre» l’umanità precedente alla venuta di Zarathustra-Nietzsche, colui che risulta dotato di spirito libero e attaccamento alla vita e alla terra, che non ha bisogno di alcun Dio perché egli stesso, nell’eterno ritorno dell’uguale, ha preso il posto degli dei: «Zarathustra parlò così alla folla: Io vi insegno il superuomo [Übermensch]. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. […] Il superuomo è il senso della terra. Dica la vostra volontà: sia il superuomo il senso della terra!».90 L’uomo superiore è colui che ha preso atto della morte di Dio e di conseguenza non riconosce più l’uguaglianza davanti a un ente trascendente come imponeva la morale cristiana; non ci sono perciò più vincoli al pieno realizzarsi dell’oltreuomo: «Uomini superiori, questo Dio era il vostro più grave pericolo. Da quando giace nella tomba, voi siete veramente risorti. Solo ora verrà il grande meriggio, solo ora l’uomo superiore diverrà: padrone!».9 Benché il modo di essere ateo di Nietzsche sia molto originale, non sfugge tuttavia al processo tipico dell’ateismo antropologico che punta a sostituire Dio o il trascendente con l’uomo, sia pure in questo caso nella forma dell’Oltreuomo. Come abbiamo accennato in precedenza, il carattere postulatorio dell’ateismo nietzschiano era già evidente per Max Scheler, che lo individuava soprattutto in questa argomentazione: «Se vi fossero degli dei, come potrei sopportare di non essere dio! Dunque, non vi sono dei», dove è implicita la seconda premessa «Non potrei sopportare di non essere dio».92 Il ragionamento di Nietzsche, sebbene presentato in modo formalmente non inappuntabile, serve benissimo a dimostrare come il filosofo tedesco postuli la non esistenza di una o più divinità per esaltare al massimo grado l’essere umano, che secondo lui non dovrebbe mai accettare di risultare inferiore a nessun altro ente, Dio incluso. Sono per altro tantissime le lapidarie affermazioni messe in bocca a Zarathustra nelle quali l’uomo si sostituisce al divino, come questa: «Basta con un dio così! Meglio nessun dio […]. Meglio essere noi stessi dio!». E non a caso, la figura del vecchio ultimo papa con cui sta interloquendo Zarathustra così risponde: «Che sento mai! […] O Zarathustra, sei più devoto di quanto tu non creda con questa tua miscredenza! Un qualche dio dentro di te ti convertì all’ateismo»93. È quindi del tutto comprensibile che ci sia chi tra gli studiosi del pensiero nietzschiano abbia colto come «non solo Nietzsche parli del sacro, del divino, ma che addirittura il suo stesso filosofare può essere considerato come sacrale». In altre parole, alla base del suo modo di essere anti-metafisico si coglie una «nuova metafisica che può definirsi come metafisica tragica».94 Il tentativo di Friedrich Nietzsche, in ultima analisi, è rivolto a unificare la volontà umana con la dimensione necessaria del cosmo e per giungere a tanto deve eliminare l’ostacolo più grande che si frappone alla realizzazione del suo progetto, ossia all’avvento del superuomo. Questo ostacolo è il Dio trascendente e solo allorché il volere e l’essere saranno unificati nel superuomo, sarà eliminata l’idea stessa della trascendenza. Ma è facile qui osservare che questo superuomo od oltreuomo nella realtà non esiste e non potrà mai esistere, mentre esistono gli individui umani reali, ben diversi dagli «uomini superiori» di Zarathustra. La filosofia nietzschiana e il suo umanesimo ateo riescono perciò soltanto nell’impresa nichilistica di dissolvere l’essere umano senza sostituirlo con alcunché, condannando così l’umanità a una nullificante assenza di valori e di senso: «Non c’è più uomo, perché non c’è più nulla che trascenda l’uomo»9 ...Foucault segue qui l’impostazione di base della sua indagine filosofica e si pone pertanto dal punto di vista del linguaggio inteso come sistema culturale. Lo scandaglio archeologico del sapere lo conduce a concludere che un crollo delle disposizioni fondamentali della struttura della conoscenza (episteme) segnerebbe concretamente la fine dell’essere umano a noi noto; fine per altro già implicita nella filosofia nietzschiana: «L’uomo sarebbe cancellato, come sull’orlo del mare un volto di sabbia»135. Traendo le somme, l’esaltazione dell’essere umano da una parte e il nichilismo dall’altra sono i due elementi ricorrenti da cui prendono avvio le conclusioni negative su Dio dell’ateismo antropologico. L’enfasi antropocentrica secondo la quale l’«uomo è tutto» tende così a debordare in una sorta di assolutizzazione dell’umanità e della sua storia, che diventa a tutti gli effetti un surrogato del divino o del trascendente. In breve: «La religione del Dio che si è fatto uomo si scontra con la religione dell’uomo che si è fatto Dio»136. Per contro, l’accentuazione sul versante nichilistico della condizione tragica della vita umana conduce a una visione radicalmente pessimistica, all’interno della quale ogni individuo risulta abbandonato a se stesso nell’eterno fluire delle cose e ha come unico e inesorabile destino quello di scomparire nel nulla. Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1656350 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 20 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 20 Dicembre 2025 Per una disamina sull'ateismo, non poteva mancare C. Marx... --- L’ateismo socio-politico di Marx è indubbiamente uno dei più drastici e coerenti mai teorizzati. Le sue argomentazioni per dimostrare le finalità politiche e strumentali della costruzione di una gigantesca allucinazione collettiva, rappresentata dalla religione o dalla fede nell’esistenza di Dio, sono talmente efficaci da aver condotto all’ateismo moltissimi intellettuali, alcuni dei quali sinceramente convinti della scientificità delle sue teorie economico-filosofiche, ma anche tantissime persone del popolo. Forse nessun filosofo può vantare di aver esercitato una influenza tanto pregnante sia in ambito culturale sia sulla vita pratica e quotidiana di milioni di individui. Con lui e con Engels la scelta di essere atei si trasforma e diventa un tutt’uno con la contesa politica, per cui l’ateismo è la logica conseguenza della necessaria lotta di classe degli oppressi contro gli oppressori. E come soltanto la società senza classi consente la piena realizzazione della libera natura umana, allo stesso modo «l’eliminazione della religione come illusoria felicità del popolo è la condizione della sua felicità reale»; difatti «lo stimolo a dissipare le illusioni del proprio stato è lo stimolo a eliminare uno Stato che ha bisogno delle illusioni. La critica della religione è, perciò, in germe, la critica della valle di lagrime, di cui la religione è il riflesso sacro» È allora evidente come la strada maestra della rivoluzione e dell’emancipazione sociale, sovvertendo le strutture classiste dell’economia e realizzando il socialismo, condurrà fatalmente all’eliminazione di qualsiasi forma di religione o di qualsiasi ideologia di classe che professa l’esistenza di Dio. Marx ed Engels interpretano e giustificano le preoccupazioni religiose e le filosofie metafisiche degli uomini da un lato con la condizione di oppressi ingannati («drogati») dal potere, in particolare dalle caste sacerdotali, e dall’altro con la volontaria mistificazione dei chierici al servizio della classe dominante, che invece di svelare il mondo materiale per quello che realmente è, inventano il sopramondo dello spirito, dell’immortalità dell’anima e delle sostanze divine. Ma gli individui «eliminano le loro anguste vedute religiose appena si disfano di certi vincoli terreni. Noi non convertiamo le questioni terrene in teologiche; convertiamo invece le teologiche in terrene».68 Cionondimeno, bisogna guardarsi bene dal semplificare o sottovalutare troppo il problema della forza delle religioni ed è appunto quanto fa notare nel 1882 Friedrich Engels riferendosi al cristianesimo durante la commemorazione della morte di Bruno Bauer: «Una religione che ha sottomesso a sé l’impero mondiale romano, e che ha dominato per 1800 anni la massima parte dell’umanità civile, non si liquida spiegandola puramente e semplicemente come un insieme di assurdità originate da impostori», bensì individuando le condizioni storiche per le quali «le masse popolari dell’impero romano preferirono questa assurdità, per di più predicata da schiavi e da oppressi, a tutte le altre religioni». Certamente incuriosito assai più dell’amico Marx dal cristianesimo delle origini, egli ne attribuisce lo straordinario successo nell’età tardoantica sia alla crisi economico-sociale dell’impero romano, sia alla promessa di una salvezza per tutti gli uomini senza distinzione di classe che andava incontro all’aspettativa di redenzione delle masse oppresse: «Offriva, col sacrificio del suo giudice [Cristo], una forma facilmente comprensibile per tutti della sospirata redenzione interiore dal mondo corrotto e della consolazione della coscienza; esso dimostrava la sua capacità di diventare religione mondiale: una religione, in verità, adatta proprio al mondo che esisteva allora».69 Engels per altro dedicò alla Chiesa delle origini e alla prima letteratura cristiana altri due brevi scritti – Il libro della Rivelazione (1883) e Per la storia del cristianesimo primitivo (1895) –, nei quali si atteggia a storico ed esegeta neotestamentario, abbandonandosi talvolta a giudizi e interpretazioni a dir poco improbabili. ...A questo punto non si può non far osservare come la comunità umana senza classi e senza religione preannunciata da Marx ed Engels, come il loro ordine comunista della felicità terrena e dell’armonia tra tutti gli individui assomigli molto, forse troppo, al giardino dell’Eden (Gn 2,8-15 e Ap 22,1) o al messianico regno di Dio (Sap 10,10 e Mc 1,15) di cui parla la Bibbia. Sembra insomma sinceramente che i due pensatori pretendano di realizzare un regno divino sulla Terra senza la presenza di Dio. Del resto il proletariato trasformato nella classe universale, ossia nella classe che realizzerà la società senza classi, ricorda molto e nuovamente forse troppo l’ebraico popolo eletto destinato a salvare con se stesso «tutte le famiglie della Terra» (Gn 12,3), tutta l’umanità. Ma alla fine, come risaputo, la realtà storica concreta dei regimi comunisti è stata tragicamente molto diversa da quella da loro profetizzata. Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1657168 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 21 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 21 Dicembre 2025 Sempre dallo stesso testo: ...Facendo un bilancio conclusivo, possiamo sottolineare come l’ateismo socio-politico abbia utilizzato e utilizzi principalmente due argomenti contro Dio e la religione: – la credenza in un Essere sovrannaturale e le istituzioni religiose a essa collegate sono instrumentum regni, sono invenzioni dei detentori del potere per narcotizzare le masse e soggiogarle più facilmente (la religione come «oppio del popolo» di Karl Marx); – la semplice idea dell’esistenza di un Ente supremo compromette la libertà e la dignità umana (il «Se Dio esiste, l’uomo è uno schiavo» di Michail Aleksandrovič Bakunin). Tutti e due gli argomenti sono intrinsecamente deboli e mancano l’obiettivo di confutare o rendere impossibile credere razionalmente nell’esistenza di Dio e sviluppare una fede religiosa. Alla prima tesi è facile contrapporre il dato per cui le credenze religiose antecedono e di molto la costituzione di un potere organizzato, in grado cioè di ideare e pianificare un uso strumentale della religione. Le prime tracce di culto risalgono infatti almeno ai Paleantropi (per esempio al celebre uomo di Neanderthal vissuto tra i 200.000 e i 40.000 anni fa) e su questo fatto non c’è più discussione tra gli studiosi: «Oggi si è concordi nell’ammettere che i Paleantropi avessero una religione»100. Inoltre è risultato oggettivamente impossibile individuare per il genere umano la cosiddetta «epoca pre-religiosa» teorizzata nel ’900 da alcuni autori101; segno questo che con tutta probabilità la credenza religiosa sorse spontaneamente già tra gli ominidi del medio Pleistocene e qualcosa di analogo sicuramente avvenne anche tra i primi individui della nostra specie, a dimostrazione pure del fatto che quello religioso è un fenomeno personale ancor prima che sociale. Inoltre la religione non sempre è stata succuba dell’ordine costituito, ma si è pure schierata adversa regni, contro il potere regnante, come nel citato caso del cristianesimo rivoluzionario di Thomas Müntzer. L’idea del divino e il sentimento religioso sussistono dunque a prescindere dall’uso strumentale che ne possono fare un ceto dominante o un’istituzione di potere. Allo stesso modo le strumentalizzazioni delle convinzioni teiste e religiose da parte dei potenti, che pure ci sono state e ci sono tuttora, non potranno mai servire come confutazione dell’effettiva esistenza di Dio e delle dottrine religiose: una verità resta infatti sempre tale, anche qualora venga strumentalizzata da qualcuno. Quanto alla seconda tesi per la quale il concetto di Dio comprometterebbe l’umana dignità e il libero arbitrio, si deve osservare in primo luogo che può valere esclusivamente per chi interpreta la libertà degli esseri umani come totalmente incondizionata o comunque non soggetta ad alcun vincolo posto dall’etica e dalla convivenza sociale: in breve, vale effettivamente solo per l’anarchismo rivoluzionario o per l’Unico di Stirner. Ma oltre a questo, la teoria non costituisce comunque un argomento cogente al punto da confutare l’esistenza teorica di una divinità che abbia concesso a ogni singolo uomo l’autonomia di scegliere se ubbidire o meno ai suoi comandamenti o alle stesse leggi naturali, come professa per esempio la dottrina ebraico-cristiana. Avverso a essa si può per giunta portare quale controesempio confutatorio il fatto che una religione o la propensione religiosa possono rappresentare non una limitazione per gli individui, ma una spinta liberatoria e di piena realizzazione della condizione umana, specie se marcate da una forte attesa redentiva o da una forte speranza di riscatto, come pare aver compreso bene il marxista Ernst Bloch riconoscendo che non sempre e non necessariamente la fede si trasforma in «oppio dei popoli». to be continued.. (ateismo scientista) Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1657912 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 21 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 21 Dicembre 2025 Diverso e non condivisibile è invece quando gli scienziati pretendono di essere gli unici titolati a dire una parola certa e definitiva sulla religione e in generale sui temi metafisici. Questo è quanto in parte sta avvenendo dagli ultimi decenni del XX secolo, soprattutto a opera di una schiera di scienziati dichiaratamente non credenti che giungono talvolta a professare un ateismo militante, non di rado perfino aggressivo. Essi rappresentano il nucleo forte di quello che è stato chiamato «ateismo scientifico» oppure «ateismo scientista», in quanto si fonda su un’estensione del metodo e delle conoscenze delle scienze naturali alle questioni di Dio e del valore della religione, in particolare di quella cristiana che viene a più riprese attaccata e accusata di atteggiamento antiscientifico. Come ha correttamente osservato alcuni anni or sono papa Giovanni Paolo II, lo scientismo è una concezione filosofica che «rifiuta di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle che sono proprie delle scienze positive, relegando nei confini della mera immaginazione sia la conoscenza religiosa e la teologia, sia il sapere etico ed estetico»2. Detto in altre parole, l’esclusivo modo per conoscere la realtà è more scientifico, ovvero seguire il metodo delle scienze empiriche. Ma non basta ancora, perché lo scientismo pretende pure di imporre il linguaggio scientifico come l’unico davvero significante, il solo dotato di un effettivo riferimento al mondo reale, «tacciando di “impreciso” il linguaggio ordinario e di “irrilevanti” gli asserti relativi a eventuali realtà che non sono oggetto di verifica empirica»3. E nelle manifestazioni più recenti lo scientismo si è spinto addirittura oltre questa svalutazione della cultura e del linguaggio non scientifici, giungendo a concepire la scienza come la vera religione: quella della natura e delle conoscenze esatte. ... Lo zoologo e biologo evoluzionista Richard Dawkins ha invece tagliato la testa al toro etichettando come «scientificamente da analfabeti»5 ogni teismo e ogni fede religiosa. A suo dire, in parole semplici, poiché la scienza implica l’ateismo, è inevitabile stabilire una perfetta coincidenza tra essere scienziato ed essere ateo; tuttavia non vale l’inverso: tutti gli scienziati sono atei, ma non tutti gli atei sono necessariamente scienziati. Di conseguenza, stando a questa impostazione la scienza viene ridotta a un sottoinsieme dell’ateismo. Atei scientisti come Dawkins e il filosofo cognitivista Daniel C. Dennett sembrano infatti coltivare come loro elemento prioritario la distruzione della religione o della credenza Dio tramite «crociate ateistiche». In sostanza l’ateismo scientista o scientifico contrappone a un’interpretazione teo-teleologica del mondo un’ontologia naturalistica, che affonda le sue più remote radici nel naturalismo rinascimentale ed esclude qualsiasi finalismo. I suoi argomenti principali sono perciò facilmente individuabili: – la scienza ha definitivamente confutato o reso superflua l’ipotesi dell’esistenza di Dio in tutte le sue forme e in maniera particolare in quella del Creatore intelligente; – la fede religiosa e la scienza sono tra loro incompatibili: la prima è non dimostrata e non dimostrabile, la seconda è fondata sui dati oggettivi e verificabili; – la religione teme e avversa il progresso scientifico. In base al primo assunto scientista l’universo, gli elementi che lo compongono e la presenza dei viventi e della vita intelligente si giustificano da soli, ossia sono tutti nelle condizioni di esistere così come sono senza una causa esterna o un’intelligenza creatrice e senza un disegno finalistico. Dio è un’ipotesi non necessaria per spiegare la struttura cosmica, come ebbe a rimarcare Pierre-Simon de Laplace (1749-1827) rispondendo a una precisa domanda di Napoleone Bonaparte («Sire, je n’avais pas besoin de cette hypothèse-là [Sire, non avevo bisogno di quell’ipotesi]»)7. La teoria dell’evoluzione di Charles Darwin (1809-1882) ha poi esteso questa conclusione anche al mondo dei viventi e in particolare alla presenza della specie umana. Negli ultimi tempi l’idea di Dio è diventata pertanto per alcuni nuovi atei non solo ininfluente dal punto di vista scientifico ed etico, ma perfino fuorviante e dannosa. Quest’ultima posizione si collega direttamente con il terzo postulato scientista secondo cui la religione sarebbe nemica della scienza; e poiché il bersaglio polemico è costituito quasi esclusivamente dalle tre grandi religioni monoteiste, risulta ovvio che la nozione di un Creatore venga considerata la prima da confutare nel contrasto antireligioso. Implicito è qui pure il secondo assunto scientista che pone le religioni e la teologia agli antipodi delle scienze naturali. Mentre infatti la scienza si alimenta di fatti empirici, le credenze religiose (Dio, anima, vita ultraterrena, miracoli ecc.) e le speculazioni teologiche su di esse sono evidenti invenzioni dell’umana fantasia in risposta a bisogni primordiali, quali quelli della difesa psicologica contro le avversità naturali (in primis le catastrofi, le malattie e la morte), nonché all’impellente necessità di norme imperative intorno a cui costruire una comunità sociale ordinata. Il perno intorno a cui si muove la tesi dell’incompatibilità e dell’inevitabile scontro tra la religione e la scienza, intorno a cui si organizza storicamente la polemica antireligiosa degli atei scientisti contro i credenti non solo cristiani, è il celebre «caso Galilei». Ci riferiamo all’arcinota vicenda del processo inquisitorio e della conseguente abiura cui fu costretto Galileo Galilei (1564-1642) dal Sant’Uffizio nell’anno domini 1633; vicenda che continua ancora oggi a essere impugnata come una clava dai proseliti del nuovo ateismo. Benché l’evento storico sia ormai stato sviscerato in tutti i suoi aspetti anche più reconditi e ne sia emersa una serie di fatti che documentano da un lato l’atteggiamento di resistenza e timore del cambiamento della Chiesa in una difficile fase della sua storia, e dall’altro qualche errore «epistemologico» di Galileo, benché lo stesso Magistero cattolico abbia riconosciuto che la condanna fu ingiusta (pronunciamento pubblico del 31 ottobre 1992), molti atei scientisti continuano ad assumere la disavventura toccata allo scienziato pisano quale esempio per negare la possibilità di un costruttivo confronto tra sapere scientifico e credo religioso, tra conoscenza scientifica e teologia, se non addirittura per proclamare l’inammissibilità di una pacifica convivenza tra comunità scientifica e comunità religiosa (CONTINUA...) Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1658411 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 23 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 23 Dicembre 2025 Nella loro frenetica attività propagandistica, gli atei scientisti risultano favoriti non poco dalla mentalità positivistica generalmente diffusa nell’opinione pubblica occidentale e in via di crescente consolidamento anche nelle altre regioni del globo terrestre. Questo paradigma culturale oggi ancora dominante si sostanzia in una concezione erronea delle scienze naturali quali uniche forme di conoscenza significativa e oggettivamente sicura. L’idea della scienza come suprema e unica forma di sapere non ha tutto sommato un’origine lontanissima, dal momento che la venerazione incondizionata per i risultati della ricerca scientifica risale alla corrente del positivismo filosofico attiva dal XIX secolo, per la quale fuori dalle discipline scientifiche «positive» (dal latino positum – ciò che è «posto», nel senso di «fondato») si incontra esclusivamente un esercizio soggettivo della mente umana a cui non corrisponde niente di reale od oggettivo: solo idee vuote o insiemi a estensione nulla. Sono stati successivamente i cosiddetti «neopositivisti» con i loro studi logico-linguistici a rinverdire nel ’900 una visione scientifica del mondo che prende le distanze dalla metafisica e dalla religione: «Il metafisico e il teologo credono, a torto, di asserire qualcosa, di rappresentare stati di fatto, mediante le loro proposizioni. Viceversa, l’analisi mostra che simili proposizioni non dicono nulla, esprimendo solo atteggiamenti emotivi».11 In estrema sintesi, il positivista dell’immaginario collettivo è un individuo dotato di una mentalità scientifica rigorosa, che analizza i fatti con oggettività e assoluto distacco emotivo ricorrendo alla strumentazione tecnologica più avanzata; qualcuno sempre pronto ad applicare il metodo sperimentale e alla ricerca di conoscenze esatte e incontrovertibili. Una persona di tal fatta crede esclusivamente a ciò che vede o a ciò che tocca e rifiuta qualsiasi riferimento al soprannaturale o al trascendente: per lui esistono soltanto i fatti nudi e crudi, i fenomeni empiricamente verificabili, mentre tutto il resto rappresenta o una creazione fantastica o un vaneggiamento della mente umana. La sua filosofia di fondo è pertanto quella materialistica, reinterpretata secondo le teorie più recenti del moderno naturalismo evoluzionistico che esclude l’esistenza di qualsiasi realtà oltre quella della natura o della materia descritta dalla conoscenza scientifica e propone «una concezione soltanto naturale del mondo e dell’uomo» ...Il naturalismo metafisico od ontologico per contro non solo nega la possibilità di un’indagine razionale intorno a una realtà meta-empirica, ma proclama l’esclusiva reale esistenza del mondo fisico o della natura, per cui per principio non sussiste nulla oltre la dimensione naturale: la sua manifestazione più nota è infatti quella del materialismo. Il naturalismo della scienza o scientifico non può dunque che essere di tipo metodologico, mentre il naturalismo evoluzionistico o positivistico si dimostra a tutti gli effetti un naturalismo ontologico, ossia una concezione filosofica e talvolta ideologica del mondo che esclude per principio il meta-naturale o il soprannaturale.15 Da attendibili indagini sociologiche, la credenza più diffusa nel mondo intorno alla scienza è il cosiddetto approccio copy theory, «basato sulla convinzione che la conoscenza scientifica sia la copia fedele del mondo e che gli scienziati possano sbagliare o non essere a conoscenza di qualcosa solo perché non hanno guardato affatto o a sufficienza un determinato fenomeno della natura» ...Questa forma di sapere risiede perciò soltanto nella scienza moderna che fa ricorso al metodo empirico, in particolar modo ovviamente nelle scienze della natura definite appunto «scienze positive», al cui vertice starebbe la fisica. La filosofia per contro, almeno fino a quel momento, si sarebbe cimentata in un sapere fittizio e irreale, rappresentato magistralmente dalla metafisica. Il compito che si autoassegna Comte consiste nell’introdurre e far riconoscere il primato del metodo scientifico anche nell’ambito dell’indagine filosofica, orientandola così finalmente verso un oggetto concreto ovvero positivamente verificabile, il quale non consisterà certo nella ricerca di fantomatici primi principi, essenze o fondamenti metafisici delle cose, bensì nel vasto settore dei fenomeni sociali osservabili empiricamente. Infatti «la filosofia positiva è innanzitutto profondamente caratterizzata, in qualsiasi soggetto, da questa subordinazione necessaria e permanente dell’immaginazione all’osservazione, il che costituisce soprattutto lo spirito scientifico propriamente detto, in opposizione allo spirito teologico o metafisico». ..La tesi della vacuità della metafisica ha come ispiratore primario l’empirista scozzese David Hume (1711-1776), che lo stesso Auguste Comte indica come suo «principale precursore in filosofia». La critica antimetafisica humiana è di una radicalità straordinaria e capace di impressionare tuttora chiunque vi si imbatta, come per altro capitò al grande Immanuel Kant, il quale le attribuì apertamente il merito di averlo svegliato dal suo torpore metafisico: «Lo confesso francamente – scrive nel 1783 il filosofo tedesco – l’avvertimento di David Hume fu proprio quello che, molti anni or sono, primo mi svegliò dal sonno dogmatico». Non sorprende pertanto che per Hume la teologia naturale risulti una disciplina senza valore conoscitivo e perciò inutile. Se come sosteranno gli stessi positivisti, ogni credenza presumibilmente vera è costituita soltanto da «materia di fatto» ossia empirica, non si può non concludere che tutte le prove razionali dell’esistenza di Dio, in quanto meta-empiriche, non rientrano tra le conoscenze attendibili. E le conseguenze pratiche da trarre sono allora addirittura devastanti: Quando scorriamo i libri di una biblioteca, persuasi di questi principi, che cosa dobbiamo distruggere? Se ci viene alle mani qualche volume per esempio di teologia o di metafisica scolastica, domandiamoci: contiene qualche ragionamento astratto sulle quantità e sui numeri? No! Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esistenza? No! E allora gettiamolo nel fuoco, perché non contiene che sofisticherie e inganni.1 (Continua..) . 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LUIGI64 Inviato 25 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 25 Dicembre 2025 Il clima positivistico ottocentesco costituì un humus fertile per la diffusione dell’ateismo scientista o comunque ispirato dal metodo e dalle conquiste della scienza. L’approccio filosofico comtiano incontrò subito molti estimatori e imitatori, specie nell’ambito della cultura di lingua francese che cercarono di applicarlo in diversi rami del sapere. Per gli studi sulla religione da un punto di vista scientifico e soprattutto per la critica storica al cristianesimo con orientamento scettico spicca la figura del filologo e storico Joseph-Ernest Renan (1823-1892). La sua opzione culturale di base era per altro già chiara intorno ai venticinque anni, quando consigliava di «non cercare l’assoluto che nella scienza», perché «la scienza è una religione: essa solo ormai può produrre i simboli, essa sola può risolvere all’uomo gli eterni problemi, dei quali la sua natura esige imperiosamente la soluzione». Professore di lingue semitiche, Renan diventò piuttosto celebre per una sua Vie de Jésus (1863), primo volume di una storia delle origini del cristianesimo costituita da ben otto tomi. In essa indica subito quale compito principale dello storico quello di escludere da una biografia come la sua tutto ciò che si rivela inverificabile o indimostrabile per via empirico-razionale. Questa indicazione metodologica lascia facilmente intuire come la sua intenzione fosse quella di puntare da un’ottica rigorosamente storico-filologica a un profondo riesame delle verità su Gesù di Nazaret, sui Vangeli e in generale sul protocristianesimo. E il successo straordinario per quei tempi del suo libro, che vendette in breve tempo in Francia oltre sessantamila copie e superò perfino quelle di prima uscita del romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert, dà il segno di quanto l’ideale positivista risultasse ormai diffuso tra le persone colte ...La critica storica e filologica non impedì tuttavia a Renan di esprimere grande ammirazione nei confronti della persona di Gesù di Nazaret, che reputava «un uomo di proporzioni colossali» e nei confronti del quale il miglior atto di rispetto in coerenza con la sua predicazione consisteva nel collocarlo «nella più alta vetta della grandezza umana» Per altro la religione cristiana non poteva realisticamente essere il prodotto della sua sola azione, bensì dell’attività di tutta una tradizione storica lunghissima e proteiforme: infatti «noi riconosciamo certamente nel cristianesimo un’opera troppo complessa, per essere stata creata da un uomo solo; vi ha collaborato l’umanità intera». Gesù è quindi uno degli individui più elevati che hanno calcato la Storia, ma deve restare per noi soltanto un uomo, perché non ci sono prove scientifiche e non potranno probabilmente essercene mai che fosse qualcosa di più di un semplice vivente della nostra specie. Questo d’altronde è il rigore che si richiede a chi come Renan «ha consacrato la propria vita alla scienza» e così facendo «ha fondato un nuovo ideale di moralità». A chi è tenuto ad applicare una simile nuova etica positivistica, se gli si domanda se «è permesso chiamare divina questa sublime persona [del Nazareno]», può rispondere favorevolmente «non perché Gesù abbia in se stesso assorbito tutto quanto il divino, ma perché Gesù è l’individuo che fece fare alla sua specie il massimo passo verso il divino. […] In lui si condensò quanto la nostra natura ha di elevato e di buono». Se Renan contribuì oggettivamente a diffondere l’ateismo positivista, resta però difficile affermare con sicurezza che fosse convintamente ateo; forse era piuttosto un panteista, perlomeno se si possono attribuire a lui queste parole messe in bocca al personaggio di Teoctiste nei suoi Dialogues philosophiques (scritti nel 1871 sotto l’influsso dei tragici eventi della Comune di Parigi e pubblicati nel 1876): «L’universo sarà così compiuto in un solo essere, nell’infinito del quale si riassumeranno miliardi e miliardi di vite, a un tempo passate e presenti. Tutta la natura vivente produrrà una vita centrale […]. Ci sarà un’unica coscienza per tutti […]. L’universo sarà un insieme smisurato di polipi»34. Inoltre in uno dei suoi frammenti precisa: «Dio = la coscienza del polipo»35. D’altronde egli continuò fino all’ultimo a riconoscere aspetti etici importanti in un rapporto sincero degli individui umani con Dio, perfino da parte del bestemmiatore: «Ogni riflessione che trasporta l’uomo fuori dal cerchio ristretto del suo egoismo è salutare e buona per l’anima […]. La bestemmia del grande intelletto è a Dio più gradita che la preghiera interessata dell’uomo volgare, perché […] racchiude una parte di giusta protesta, mentre l’egoismo non contiene nessuna parte di verità» (continua...) Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1660837 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 26 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 26 Dicembre 2025 Non poteva mancare Freud... -- Benché di discendenza ebraica, Sigmund Freud si professava ateo convinto, anzi per la precisione «un ebreo del tutto ateo»46; e sebbene proclamasse la psicoanalisi uno strumento neutrale («in sé non è più religiosa che irreligiosa»),47 individuava nella religione «un nemico serio», certamente più pericoloso della filosofia metafisica per l’impatto emotivo che esercita sulla psicologia di tutti gli individui: la metafisica è infatti riservata a un numero esiguo di specialisti, mentre le dottrine e i culti religiosi coinvolgono le masse. Dopo aver compreso che la causa della nevrosi risiede in un trauma rimosso dalla coscienza del soggetto nevrotico e averne individuata l’origine prevalente nei conflitti sessuali in età infantile o durante lo sviluppo della personalità, estende discutibilmente questi fenomeni alle manifestazioni sacrali religiose, finendo per cogliere in esse una forte rassomiglianza con i «cerimoniali nevrotici» e quindi per descriverle come nevrosi collettive. In tal senso i rituali del nevrotico costituiscono «azioni private, in contrapposizione al carattere pubblico e associativo delle pratiche religiose», per cui i disturbi psichici ossessivi equivalgono a una forma di religione personale: «Una nevrosi ossessiva rappresenta la parodia, a metà comica e a metà tragica, di una religione privata».48 Freud riconduce buona parte delle credenze nel soprannaturale a forme di superstizione magico-religiosa, dove gli eventi casuali e l’invisibile o lo sconosciuto vengono interpretati in maniera non accettabile da una mentalità positivistica. E quello che per il superstizioso è l’occulto, per lo psicoanalista è l’inconscio: il primo «proietta all’esterno ciò che il secondo cerca nell’intimo». ...Fin dal 1910, in uno scritto giustamente celebre sulla personalità di Leonardo da Vinci, Sigmund Freud sottolineava come «la psicoanalisi ci ha fatto conoscere l’intimo collegamento tra il complesso del padre e la fede in Dio; ci ha mostrato che un Dio personale, psicologicamente, non è altro che un padre esaltato». A riprova di ciò starebbe il dato oggettivo per il quale «i giovani perdono la loro fede religiosa nel momento stesso in cui crolla l’autorità paterna» ...Per lui, in altri termini, l’idea di Dio è un prodotto della parte inconscia della psiche umana, una sublimazione dell’archetipo del padre verso il quale di solito si provano timore e amore, ma anche odio, desiderio di emulazione e di sostituzione. Col tempo Freud diventa tuttavia sempre più consapevole che le credenze religiose non sono mai un fatto meramente individuale o personale, ma presentano quasi sempre una componente comunitaria o sociale. Egli prende cioè piena coscienza di quanto esse siano saldamente radicate all’interno della storia umana, giungendo a riconoscere «un nucleo di verità storica nei fenomeni religiosi, da cui discende che la verità della religione non è “materiale”, ma “storica”»54. In uno dei suoi ultimi scritti riconosce infatti che a partire dal saggio Totem e tabù non ha cambiato opinione sulla possibilità di «intendere i fenomeni religiosi solamente usando il modello dei sintomi nevrotici individuali» alquanto familiari agli psicologi, ma ha inoltre compreso che essi vanno teoricamente interpretati «come ritorni di significativi eventi da lungo dimenticati della storia primordiale della famiglia umana»; pertanto si deve concludere «che agiscono sugli uomini in forza del loro contenuto di verità “storica”» ...Detto in breve: soltanto «la nostra scienza non è un’illusione»,57 mentre l’esistenza di Dio è un’idea troppo bella per essere vera. Infine, per sostenere il suo ateismo in modo davvero persuasivo, Freud non trova di meglio che ricorrere come pressoché tutti gli atei al classico argomento della teodicea, al problema dell’esistenza del male nel mondo: «Non corrisponde a verità che nell’universo vi sia un potere che vegli con paterna sollecitudine […]. Al contrario, i destini degli uomini non sono conciliabili né con l’ipotesi della bontà universale, né con quella di una giustizia universale. Terremoti, mareggiate, incendi non fanno alcuna distinzione fra il buono e il pio e il malvagio o l’infedele» La sua ricerca risulta infatti perennemente in mezzo al guado tra metodo scientifico da un lato e valutazioni fenomenologico-filosofiche dall’altro; sicché il suo progetto scientista di sostituire l’antropologia filosofica con un’antropologia scientifica fondata sulla meta-psicologia, di estirpare le credenze metafisico-religiose e i problemi esistenziali a esse connessi con la scienza della psiche, si dimostra in definitiva fallimentare e si rivela quindi, come in una nemesi, un’autentica illusione. Infatti, secondo le parole del teologo Hans Küng, «la psicoanalisi può certamente togliere i sentimenti nevrotici di colpa, ma non liberare dalla colpa reale, […] non dare una risposta agli interrogativi ultimi sul senso o meno del vivere o del morire». Dal versante epistemologico molti filosofi della scienza, come ad esempio Karl Raimund Popper (1902-1994)63, hanno criticato la psicoanalisi tanto sotto il profilo della verificabilità quanto sotto quello della falsificabilità, concludendo per la non scientificità della psicoanalisi come scienza naturale. Tuttora svariati psicoanalisti, alcuni dei quali credenti, separano il paradigma positivista della teoria psicoanalitica freudiana dalla prassi clinica, evitando così accuratamente le sue implicanze filosofiche e religiose. E sempre dal fronte della psicanalisi si è incominciato a far notare come da un lato sia palesemente riduttivo il meccanismo proiettivo applicato alla credenza religiosa, perché «contrariamente a quanto dice Freud, Dio è ben altro che una semplice proiezione dell’immagine paterna», e come dall’altro esista pure indiscutibilmente in psicologia un «ateismo nevrotico», che spesso è «in realtà la reazione nevrotica di una persona assetata di religione e di amore».64 Non risulta insomma sufficiente constatare che Dio assomiglia alla figura paterna nel bambino o a una nostra rappresentazione dell’idea del padre per concludere in maniera probante che la credenza religiosa o le convinzioni teologiche sono solo forme di nevrosi ossessiva. Non basta rilevare che alcuni aspetti della religione sono utili a superare il problema della morte o a placare le nostre angosce esistenziali e rispondono a un bisogno intrinseco all’animo umano, per poter definire in maniera cogente Dio e le religioni solo una nostra pura invenzione, perché gli elementi psicologici e adattativi presenti nelle credenze metafisiche e religiose non dimostrano di per sé la loro falsità. Potrebbe infatti rivelarsi vero l’esatto contrario: proprio perché l’anelito al divino e alla fede religiosa è costitutivo dell’essere umano, proprio perché il bisogno di credere in Dio risulta presente dalla nascita in ciascun individuo della nostra specie quasi come la necessità di nutrirsi, è ammissibile concludere che può davvero esistere un Ente trascendente: l’esigenza di confidare in Dio sarebbe insomma il segno tangibile dell’esistenza di un Creatore Quel che è certo secondo lo psichiatra austriaco Viktor Emil Frankl (1905-1997) è che, contrariamente a quello che riteneva Freud, proprio l’assenza della credenza religiosa può condurre alla nevrosi. Frankl è il fondatore della cosiddetta terza scuola viennese di psicoterapia, conosciuta come «logoterapia» e «analisi esistenziale»: metodiche queste concepite come un intervento per aiutare l’individuo a ritrovare il senso della propria esistenza. Anche lui di famiglia ebrea e particolarmente attento alle questioni esistenziali in psicologia, fece un’esperienza indelebile con la deportazione ad Auschwitz, dalla quale rafforzò la convinzione che in mancanza di un significato autotrascendente per la nostra esistenza siamo annichiliti e come vuoti dentro. La «volontà di senso» è infatti ciò che caratterizza l’uomo in quanto tale, è l’umano nell’uomo, per cui il significato ultimo della vita che potrebbe stare oltre la dimensione mondana è qualcosa che bisogna credere e cercare non solo per l’equilibrio della nostra psiche, ma per realizzare la propria natura di uomini -- Per non parlare di tutto il movimento transpersonale (aggiungo io) -- (continua..) Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1661588 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
appecundria Inviato 27 Dicembre 2025 Condividi Inviato 27 Dicembre 2025 @LUIGI64 hai deciso di uccidere tutti gli atei lapidandoli coi post? 1 Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1661928 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
LUIGI64 Inviato 27 Dicembre 2025 Autore Condividi Inviato 27 Dicembre 2025 Secondo me è tutto molto interessante Di solito la questione si banalizza tremendamente, ma approfondendo un poco l'argomento ci si può rendere conto quanto esso sia complesso e articolato Anche perché spesso i credenti vengono dipinti come superstiziosi, creduloni ignoranti e infantili Ma come si può notare spesso tali questioni sono affrontate da professori e studiosi, a dispetto di quanto si possa spesso pensare o affermare Link al commento https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/21/#findComment-1661931 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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