Vai al contenuto
Melius Club

Good religion trascendenza/mistica


Messaggi raccomandati

@LUIGI64 Riporto da un articolo preso in rete.

Giamaica per il One Love Peace Concert, così venne battezzato l’evento del 1978, Marley non solo si esibì nuovamente ma riuscì anche a fare accadere qualcosa di impossibile. I leader delle due fazioni politiche, acerrimi nemici, erano Edward Seaga – futuro uomo di Reagan sull’isola caraibica – e Michael Manley, primo ministro che aveva varato un programma di ispirazione socialista. Marley li chiamò sul palco e li convinse a stringersi la mano di fronte alla folla. Non fu la fine delle violenze, che anzi in seguito aumentarono. Ma è innegabile che la carica simbolica sia stata enorme.

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1663655
Condividi su altri siti

Tornando al testo più volte citato salterò, per evitare di annoiare troppo, il pensiero di B. Russell e del "teologo" biologo R. Dawkins

Conclusione

...L’ateismo moderno ha dunque in ultima analisi quale obiettivo primario quello di eliminare definitivamente l’idea di Dio dalla coscienza e dalla Storia al fine di consentire all’essere umano, come singolo e come collettività, di esprimere compiutamente e liberamente se stesso. Coscienza e Storia costituiscono, direttamente o indirettamente, i due pilastri dell’ateismo della nostra epoca: il problema di Dio è visto al contempo come una questione interiore riferibile al singolo individuo e come un fenomeno connesso al progresso storico dell’umanità. Un ateismo in cui la Storia e la coscienza risultano, ancor più che strumenti per interpretare e confutare l’esistenza di un Ente supremo, il fine programmatico di una nuova concezione del mondo e del genere umano.

D’altra parte nell’esporre le motivazioni degli atei non ci siamo quasi mai imbattuti in argomenti razionali volti a negare semplicemente l’esistenza di Dio, non abbiamo incontrato delle confutazioni che fossero fini a se stesse, che si limitassero a inficiare per via logica il teismo o il deismo, ma ci siamo invece trovati di fronte a prese di posizione nelle quali si faceva del rifiuto di Dio il postulato indispensabile di tesi o conclusioni già in qualche misura precostituite e ovviamente assunte per vere. Non quindi autentici ragionamenti logici di tipo confutatorio, ma petizioni di principio, quando non argomentazioni strumentali e di comodo. Per chiarire meglio portiamo qualche esempio di questi argomenti postulatori: 

Dio non può esistere (postulato) perché l’uomo deve essere libero (Bakunin e Sartre);
Dio è l’oppio dei popoli (postulato), pertanto solo la lotta di classe e la società comunista sono la via di salvezza del genere umano (Marx ed Engels);
Dio è una mera proiezione dell’essenza umana (postulato), quindi la teologia può essere ricondotta all’antropologia (Feuerbach);
Dio è morto (postulato): questo è il punto di partenza per la trasvalutazione di tutti i valori e per l’avvento del superuomo (Nietzsche);
Il termine «dio» e il suo concetto sono privi di significato (postulato), altrimenti sarebbe falso che unicamente gli asserti verificabili sono dotati di senso (positivisti, neopositivisti e scientisti);
L’immagine del divino è una proiezione psicologica (postulato), così si conferma che l’inconscio determina tutte le manifestazioni psichiche (Freud);
Bisogna ribellarsi contro dio (postulato): è l’unico modo per affermare il genere umano contro «l’empia natura» (Leopardi e Camus).

In sintesi pressoché tutto l’ateismo finisce per essere postulatorio, per presupporre per certa la non esistenza di Dio senza davvero dimostrare la falsità delle affermazioni dei teisti o dei deisti; e questo perché, per sostenere le sue tesi fondamentali, risulta indispensabile a ogni ateo negare pregiudizialmente il dualismo e la trascendenza. A ben guardare la natura postulatoria dell’ateismo si tramuta in ultima istanza in un approccio teologico, in una forma di teologia che intende sostituire al divino l’uomo singolo oppure la specie umana. Perfino negli atei scientifici o nei filosofi positivisti traspare infatti l’obiettivo programmatico e preconcetto di un riscatto del genere umano, le cui potenzialità sarebbero state conculcate dalla credenza in Dio e dalle istituzioni religiose. In tal modo si è giunti non di rado a divinizzare scopertamente l’uomo, che è poi il rischio sempre ricorrente dell’atteggiamento ateo, oppure quantomeno a esagerarne le potenzialità e l’effettivo ruolo ontologico, sostituendo così a una metafisica teocentrica una metafisica antropocentrica.

Come negare del resto la fondatezza delle critiche di chi ha visto nella «specie umana infinita» di Feuerbach, nella «classe universale» (il proletariato) di Marx ed Engels, nell’«oltreuomo» di Nietzsche, nell’«uomo quale si fa» di Sartre, nel «Grande Essere (l’Umanità)» di Comte, nell’idea della scienza come «sapere senza enigmi insolubili» degli scientisti, altrettante forme di elevazione agli altari dell’essere umano? Come non rilevare che certo ateismo sembra ricusare Dio in quanto ente assoluto per poi sostituirlo con altre modalità o concetti di assoluto, cadendo in un’evidente contraddizione e in un circolo vizioso?

...D’altronde anche qualora si volesse fantasticare di un ordine naturale idilliaco in cui risultasse assente qualsiasi fenomeno apportatore di sofferenza e morte per i viventi, nel quale cioè non fosse presente nessuna forma di evoluzione per selezione naturale, nessun evento accidentale negativo sia su scala locale (terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche, malattie ecc.) sia su scala cosmica (nascita e morte delle stelle, deriva delle galassie, collisioni con asteroidi ecc.), quindi di un mondo necessariamente deterministico, alla fine a essere sacrificato sarebbe sicuramente il nostro libero arbitrio. Per questa ragione lo scrittore Clive Staples Lewis (1898-1963) ci sfidava giustamente a provare «a escludere la possibilità di soffrire, implicita nell’ordine della natura e nell’esistenza del libero arbitrio: troverete che avete escluso la possibilità della vita stessa»10 così come la si reputa normalmente possibile e accettabile.

Se ne desume che quella che potremmo chiamare «libertà della natura», ovvero la presenza in essa del caso e dei fenomeni da cui si origina quello che consideriamo male naturale, è il presupposto indispensabile tanto per la vita in generale quanto per la libertà umana. E poiché il libero arbitrio è inseparabile dall’intelligenza autocosciente, l’assenza di un rigido determinismo in natura è anche la condizione imprescindibile per l’esistenza di esseri intelligenti quali noi siamo. Come ha osservato acutamente il teologo Gerhard Lohfink, un ordine senza libertà assomiglierebbe a Il mondo nuovo (1932) del romanzo di Aldous Huxley (1894-1963), nel quale in un immaginario Stato totalitario del futuro i cittadini non sono più oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere a ogni piacere materiale, ma in cambio devono rinunciare a ogni libera espressione individuale.11 Se ci si riflette bene, nessuna persona avveduta vorrebbe vivere così.

...Permane valida per contro la constatazione che la presenza del male tanto fisico quanto morale in assenza di un significato per l’esistenza risulta per noi incomprensibile e inaccettabile, motivo per cui c’è chi ha coerentemente sostenuto che Dio deve esistere proprio perché altrimenti non si spiegherebbe la sofferenza innocente. L’ateismo antiteodicetico sarebbe insomma costruito su un sofisma: «Il dolore e il male sono inspiegabili, dunque non c’è un Dio. Ma [in realtà] sono inspiegabili appunto perché si è negato Dio. […] Gli uomini sentono la vita come un peso assurdo solo se si presuppone che nessuno si cura di loro, cioè se si è già atei»

(continua...)

 

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1664015
Condividi su altri siti

Voglio fare un'importante precisazione.

La mia non vuole in alcun modo essere una critica verso coloro che non credono: la discriminante, infatti, non può certo risiedere nell'essere atei o credenti.

Ho incontrato non credenti molto corretti e di grande spessore etico e, di contro, credenti ingenui, rigidi e dogmatici.

Il mio obiettivo era mostrare che il tema può essere affrontato seriamente, senza cadere in facili riduzionismi

--

Ultime pagg. del testo a cui ho fatto più volte riferimento: Nel segno del nulla di Roberto Giovanni Timossi

-

...Nonostante tutti i tentativi di negarne la rilevanza, i problemi dell’origine del mondo e del senso della nostra vita di esseri intelligenti restano fondamentali e ineludibili. Gli ultradarwinisti Dennett e Dawkins, così come il fisico ateo Weinberg, hanno tentato di fare della questione del significato esistenziale un mero fatto di appagamento biologico, psicologico e sociale dell’individuo, scontrandosi però col dato obiettivo della persistente insufficienza di questo genere di risposta, dal momento che soltanto a una minoranza di individui è concessa l’opportunità di conseguire una simile piena autorealizzazione, mentre resiste in noi la sensazione dell’assurdità di una vita senza senso. L’insoddisfazione esistenziale è infatti presente in moltissimi di coloro che secondo i canoni degli atei scientifici dovrebbero sentirsi realizzati in virtù dei loro successi personali, tanto è vero che «lo psichiatra incontra abbastanza di frequente questa “volontà di significato” sotto la forma della sua frustrazione»13. Viktor Emil Frankl, a seguito dei suoi attenti studi psicologici, ha dimostrato con chiarezza che quella dell’autorealizzazione è una falsa prospettiva, che il significato valido per l’esistenza umana «non risiede nell’appagamento e nella realizzazione di se stessi per mezzo di se stessi, […] come se l’uomo esistesse solo per soddisfare dei bisogni»; anzi è proprio questa rappresentazione della vita a risultare «estremamente traditrice o ingannatrice». E forse «l’uomo non è fatto per appagarsi e realizzarsi» in se stesso, ma per traguardare una «auto-trascendenza, […] qualcosa o qualcuno che ci trascende, che sta al di là e al di sopra di noi stessi».14

Questo sembra del resto l’esito finale della parabola dell’ateismo contemporaneo: si parte dalla negazione di Dio per affermare maggiormente l’uomo, si dà spazio al caso per negare la presenza di un Creatore, ma si approda soltanto al nichilismo dissolutorio; si finisce cioè per nullificare qualsiasi cosa, per far sprofondare la causa umana nel vuoto esistenziale. Volendo usare un’espressione di Richard Dawkins, il fiume della vita che sgorga dal Giardino dell’Eden (River out of Eden) per gli atei scorre inesorabilmente verso il nulla ed è già in un nulla di senso. Ma se il nulla fosse davvero la verità ultima, anche l’ateo ne uscirebbe sconfitto e non avrebbe di che gioire o trionfare, perché alla morte di Dio seguirebbe la moderna morte dell’uomo di cui ha parlato lo psicanalista Erich Fromm.17 Occorre invece ammettere che «dietro il caso apparentemente tale vi potrebbe essere un senso più elevato o più profondo, un senso ultimo»18 che nessuno può rinunciare a cercare.

Il perfetto ateo sta sul penultimo gradino prima della fede più perfetta. (Fëdor Michailovič Dostoevskij)

 

 

 

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1665274
Condividi su altri siti

Tutto ciò che siamo è generato dalla mente.
E’ la mente che traccia la strada.
Come la nostra ombra incessante ci segue così ci segue il benessere quando parliamo o agiamo con purezza di mente.

...

Chi fa del male crea la propria sofferenza nel presente e nel futuro.
Il pensiero assillante del proprio torto tiene schiava la mente
e precipita nel caos.

...

La consapevolezza ricettiva apre alla vita la fuga nella distrazione è un sentiero di morte chi è consapevole è totalmente vivo chi è distratto è come fosse già morto

...

Libera vagabonda
senza forma la mente dimora nell’intima caverna del cuore.
Dominandola si è liberi
dalle catene dell’ignoranza.

...

Anche chi fa del male
può gioire finché le sue azioni
non hanno dato frutti.
Ma maturati gli effetti delle azioni non potrà evitarne le dolorose conseguenze.

...

Non far del male agli esseri viventi che come noi cercano appagamento significa far felici noi stessi.

...

Fanno il male ma non sanno quello che fanno;
gli stolti subiscono le conseguenze delle loro azioni come chi maneggiando il fuoco si brucia.

...

Noiosa è la compagnia degli stolti sempre molesta, come essere circondati da nemici;
invece accompagnarsi ai saggi
è come essere a casa.

---

Come il fabbro forgia una freccia così il saggio trasforma la mente di per sé irrequieta, instabile e  difficile da governare

...

È difficile da educare la mente attiva capricciosa e vagabonda:

padroneggiarla è essenziale

perché porta gioia e benessere.

...

Deludenti come un fiore bello

ma senza profumo sono le parole sagge senza retta azione

...

Lo stolto che sa di essere stolto

ha un pizzico di saggezza;

lo stolto che pensa di esser saggio è impudentemente stolto.

...

Cresce la presunzione e la brama degli stolti con l’esigere immeritata autorità               

riconoscimento e compenso;

la falsità colora la loro sete

vogliono esser visti potenti e perspicaci.

...

Non soffermarti sugli errori

e i difetti degli altri; cerca invece di esaminare con chiarezza i tuoi.

...

Un solo giorno vissuto consapevoli della natura fugace della vita ha più valore di cento anni inconsapevoli di nascita e morte.

---

Tratto da: Dhammapada. La via del Buddha (ediz. Feltrinelli - G. Pecunia)

Il Dhammapada, a volte tradotto come Cammino del Dharma, è un testo del Canone buddhista conservato in tutte le principali collezioni di testi buddhisti (pali, cinese, tibetano). L’opera è formata da 423 versetti raccolti in 26 categorie. Secondo la tradizione, si tratterebbe di parole realmente pronunciate da Gautama Buddha in diverse occasioni.

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1667847
Condividi su altri siti

Eccellenti riflessioni finali di R. Panikkar dal suo: Il silenzio del Buddha

IMG_20260104_175018.thumb.jpg.3d76256c2615eeead80f8f9709731aaf.jpg

... Il Buddha semplicemente "distrae" l'uomo dalla sua attività pensante per dirigerlo esclusivamente verso il suo principale e unico compito, liberarsi dal dolore, senza spingerlo a speculare sull' ineffabile. Per il Buddha l' unica cosa che conta è che raggiungiamo il nostro silenzio, il silenzio della creatura, l'annichilimento della creaturalita'. Il resto non sta a noi.

La "rivelazione" del Buddha dice all'uomo di rinunciare non solo a cercare Dio per conoscere "come è", ma anche di rinunciare a Dio stesso come appoggio nel cammino.

...

IMG_20260104_181522.thumb.jpg.c501fe226f5e0e3458d831f62dd12a4c.jpg

Come già detto, trattasi di un arduo cammino senza sostegno

Un sentiero tutt'altro che facile da percorrere

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1667932
Condividi su altri siti

... "Ogni cosa è la natura di Buddha", ciò significa che ogni cosa è essa stessa la natura di Buddha. Se non esiste la natura di Buddha, non esiste niente. Se qualcosa è separato dalla natura di Buddha, si tratta solo di un'illusione. Può esistere nella vostra mente, ma in effetti non esiste.
Dunque essere un essere umano significa essere un Buddha. Natura di Buddha è solo un altro termine per indicare la natura umana, la nostra vera natura umana. Cosicché, anche se non fate niente, in effetti state facendo qualcosa. State esprimendo voi stessi. State esprimendo la vostra vera natura. La esprimeranno i vostri occhi , Ia vostra voce, il vostro contegno. La cosa più importante è esprimere Ia vostra vera natura nel modo più semplice e appropriato e saperla apprezzare anche nell'esistenza più insignificante

...Il pensiero e la pratica che Buddha trovò in India si basavano su una concezione che intendeva l'essere umano come una combinazione di elementi fisici e spirituali. Si credeva che la parte fisica
dell'uomo tenesse prigioniera quel1a spirituale, per cui la pratica religiosa tendeva a indebolire l'elemento fisico al fine di liberare e rafforzare lo spirito. Perciò la pratica che Buddha trovò in India era incentrata sull'ascetismo. Ma, praticando l'ascetismo, Buddha si accorse che non si finisce mai di purificarsi fisicamente e che tutto ciò rendeva la pratica religiosa molto idealistica. Questo genere di guerra contro il nostro corpo può aver fine solo con la morte. Ma, secondo questa concezione indiana, si dovrà tornare a un'altra vita, e a un'altra ancora, ripetendo lo sforzo e la lotta ogni volta, e così via senza mai ottenere una perfetta illuminazione. E anche se credete di poter indebolire la forza del corpo in modo sufficiente a liberare il vostro potere spirituale, ciò varrà solo finché continuerete la pratica ascetica. Se riprendete la vita quotidiana, sarete costretti a rafforzare il corpo, ma poi vi toccherà indebolirlo di nuovo per recuperare il potere spirituale. E così dovrete ripetere tale processo ancora e ancora, senza fine. Forse questa è un'eccessiva semplificazione della pratica trovata da Buddha in India, e possiamo riderei su, ma è un fatto che alcuni continuano tale pratica anche al giorno d'oggi. Talvolta, senza che se ne accorgano, questa
idea di ascetismo sta nel fondo delle loro menti. Ma praticare in tal modo non porterà ad alcun progresso.
La via del Buddha fu alquanto diversa. All'inizio egli studiò la pratica hindu del luogo e del tempo in cui si trovava, e praticò l 'ascetismo.
Ma a Buddha non interessavano affatto gli elementi costitutivi dell'essere umano, né le teorie mctafìsiche dell'esistenza. Era molto più interessato a come egli stesso esisteva nel momento presente. Era questo il punto. Il pane è fatto di farina. Come la farina, messa nel forno, si trasforma in pane: ecco qual era per Buddha la cosa più importante. Come si raggiunge l'illuminazione: ecco qual era. il suo principale interesse.
La persona illuminata è qualcosa di perfetto, desiderabile, per se stessa e per gli altri. Buddha voleva scoprire come gli esseri umani possono sviluppare questo ideale - come i vari saggi del passato divennero saggi. Per scoprire come la pasta diviene pane perfetto, egli provò e riprovò, finché non riuscì. Ecco qual era la sua pratica.

Tratto da: Mente Zen, mente di principiante (Shunryu Suzuki-Roshi)

E' stato un monaco e insegnante Zen di Sōtō che ha contribuito a popolare il buddismo zen negli Stati Uniti, ed è rinomato per aver fondato il primo monastero buddhista zen al di fuori dell'Asia (Tassajara Zen Mountain Center). Suzuki ha fondato il San Francisco Zen Center che, insieme ai suoi templi affiliati, comprende una delle organizzazioni Zen più influenti negli Stati Uniti. Un libro dei suoi insegnamenti, Zen Mind, Beginner's Mind, è uno dei libri più popolari sullo Zen e il Buddhismo in Occidente.

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1669955
Condividi su altri siti

Qualcuno si potrebbe chiedere: non è che senza saperlo sono un po' buddhista...

A tale quesito risponde Khyentse Norbu (Sei sicuro di non essere buddhista?) nel modo seguente:

 

Si è buddhisti quando si accettano le seguenti quattro verità:

 

Tutte le cose composite sono impermanenti.

Tutte le emozioni sono dolore.

Tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca.

Il nirvana trascende ogni concetto.

 

Queste quattro affermazioni, che furono pronunciate dal Buddha in persona, sono note come “i quattro sigilli”. Tradizionalmente, per sigillo si intende una sorta di marchio che conferma l'autenticità. Per amor di semplicità e di scioltezza in questo testo le quattro affermazioni saranno chiamate in differentemente sigilli e “verità”, senza confonderle con le quattro nobili verità del buddhismo che si riferiscono esclusivamente ai diversi aspetti della sofferenza. È noto che i quattro sigilli abbracciano il buddhismo nel suo complesso, eppure la gente non desidera affatto sentirne parlare. Senza spiegazioni più approfondite, servono solo a scoraggiare gli animi e in molti casi, non riescono a suscitare un più vivo interesse. Cambia il soggetto della conversazione e tutto finisce lì.

Il messaggio dei quattro sigilli deve essere inteso letteralmente, non a livello metaforico o mistico – e deve essere preso sul serio. I sigilli non sono tuttavia editti né comandamenti. Con un po' di riflessione, ci si accorge che non hanno nulla di moralistico o di rituale, né alludono a comportamenti buoni o cattivi. Sono verità secolari basate sulla saggezza, e la saggezza è l'interesse primario di un buddhista. La morale e l'etica passano in secondo piano. Qualche aspirata di sigaretta e un po' di frivolezza non impediscono di diventare buddhisti, anche se non significa che abbiamo il permesso di essere sregolati o immorali.

...Se non siete in grado di accettare che tutte le cose composite o fabbricate sono transitorie, se credete che esiste una sostanza o un concetto fondamentale dotato di permanenza, allora non siete buddhisti.

 

Se non riuscite ad accettare che tutte le emozioni sono dolore, se credete che esistano emozioni autenticamente piacevoli, allora non siete buddhisti.

 

Se non potete ammettere che tutti i fenomeni sono illusori e insignificanti, se pensate che alcune cose esistano intrinsecamente, allora non siete buddhisti.

 

Se infine pensate che l'illuminazione esiste nell'ambito del tempo, dello spazio e del potere, allora non siete buddhisti.

 

Che cosa fa di voi un buddhista? Forse non siete nati in un paese buddhista o in una famiglia buddhista, non indossate la tunica, non vi rasate il capo, mangiate carne e siete dei fan di Eminem e di Parsi Hilton. Ciò non significa che non possiate essere buddhisti. Per essere buddhista, bisogna accettare che tutti i fenomeni compositi sono impermanenti, che tutte le emozioni sono dolore, che tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca e che l'illuminazione trascende tutti i concetti.

 

 

 

 

sicuro_essere_buddhista.jpg

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1672247
Condividi su altri siti

Se “qualcosa” è spiacevole, distogliamo deliberatamente l'attenzione, come fa una madre che distrae il suo bambino con sonagli e altri trastulli. Quando siamo giù di morale, usciamo a fare compere, ci svaghiamo, andiamo al cinema. Ci lanciamo in fantasie e congetture, vagheggiando una vita di successi – case al mare, premi e trofei, una pensione anticipata, belle macchine, una famiglia felice, veri amici, celebrità: il tutto adatto al Guinness dei primati. Con il passare degli anni, desideriamo un compagno devoto, con cui andare in crociera o allevare barboncini di razza pura. Le riviste e la televisione propongono e promuovono tali modelli di felicità e successo, escogitando sempre nuove illusioni per farci cadere nella trappola. Queste idee di successo sono i nostri sonagli di adulti. Quel che facciamo durante la giornata, con pensieri e azioni, non dimostra affatto che siamo consapevoli della fragilità della vita: passiamo il tempo a fare cose insulse, come aspettare che finalmente sullo schermo abbia inizio un brutto film. Oppure ci precipitiamo a casa per seguire un reality show in televisione. Mentre siamo seduti a guardare la pubblicità, sempre aspettando, il nostro tempo in questa vita continua a fuggire via.

...Forse crediamo anche che un giorno, grazie alle lezioni che la vita ci ha impartito, raggiungeremo la maturità perfetta. Ci aspettiamo di diventare dei vecchi saggi come Yoda, senza renderci conto che la maturità è solo un altro aspetto del decadimento. Inconsciamente, siamo attratti dall'idea di raggiungere uno stadio in cui non sarà più necessario aggiustare nulla. Siamo certi che un giorno “vivremo felici e contenti” e affascinati dall'idea che alla fine “tutto si risolve”.

È come se quando abbiamo fatto finora, tutte le nostre vite fino a questo momento, fossero solo una prova generale. Convinti che debba ancora avere inizio lo spettacolo vero e proprio, che sarà grandioso, non viviamo mai nel presente.

Per la maggior parte di noi questo incessante manovrare, riorganizzare, migliorare è la definizione stessa di “vita”. In realtà stiamo aspettando che la vita cominci. In genere non abbiamo difficoltà ad ammettere che stiamo lavorando per un momento di perfezione futuro

Tratto dal testo di cui sopra

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1672767
Condividi su altri siti

È difficile capire il vuoto per chi, come noi, ha la mente condizionata dal pragmatismo;

...Non ci servono doni sovrannaturali per capire il vuoto. È una questione di formazione e una volontà di guardare le cose considerandone le diverse componenti, le cause e le condizioni nascoste. In questo modo è come andare al cinema con lo stesso spirito di uno scenografo o un cameraman. I professionisti guardano ben oltre quel che si vede realmente. Capiscono com'è collocata la cinepresa, sanno quali obiettivi e quali luci sono stati utilizzati, si rendono conto delle simulazioni al computer e di tutte le altre tecniche cinematografiche di cui il pubblico non è consapevole: per loro l'illusione svanisce. I professionisti tuttavia sono ancora in grado di divertirsi moltissimo quando vanno al cinema. Questo è un esempio del senso dell'umorismo trascendente di Siddharta.

...Come nel caso della molteplicità di farmaci necessari a curare le diverse malattie, esistono molti metodi per arrivare al risveglio, ognuno dei quali si adatta ai diversi tipi di consuetudine, di cultura e di atteggiamento. Decidere di sceglierne uno dipende dallo stato mentale del discepolo e dall'abilità di cui dà prova il maestro. Invece di sconvolgere sin dall'inizio i suoi seguaci con l'idea del vuoto, Siddharta insegnò loro dei metodi accessibili, come la meditazione, e dei precisi codici di comportamento: “Fate la cosa giusta, non rubate, non dite bugie”. In base alla natura del discepolo, prescrisse la rinuncia e l'austerità a diversi livelli, dalla semplice rasatura del capo a quello di astenersi dalla carne. Norme rigorose e apparentemente religiose si adattano perfettamente a coloro che, all'inizio, non sono in grado di ascoltare o capire il vuoto, come pure a coloro la cui natura è conforme all'ascetismo.

...La parola “karma” in sostanza è sinonimo di buddhismo. Il karma è considerato comunemente una sorta di sistema morale di ricompensa – un “cattivo” karma e un “buon” karma. In realtà è semplicemente una legge di causa ed effetto, da non confondere con la morale e con l'etica.

Nessuno, compreso Buddha, stabilisce la norma assoluta del negativo e del positivo. Le azioni e le motivazioni che ci distolgono da verità come “tutte le cose composite sono impermanenti” hanno conseguenze negative, o un cattivo karma. E tutte le azioni che ci permettono di accostarci alla comprensione di verità come “tutte le emozioni sono dolore” hanno conseguenze positive, o un buon karma. Alla fine della giornata, non c'è Buddha che giudica; soltanto tu puoi davvero conoscere le motivazioni che si celano dietro le tue azioni.

Tratto sempre dal testo di cui sopra

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1675209
Condividi su altri siti

Interessanti riflessioni sul vuoto, tratte sempre dallo stesso testo:

Forse vi chiederete ancora: Qual è il vantaggio di capire il vuoto? Comprendendo il vuoto vi attenete all'idea secondo cui ciò che appare esiste, ma senza aggrapparvi all'illusione che tutto sia reale, e senza la continua delusione simile a quella di un bambino che vuole inseguire l'arcobaleno.

Potrete guardare attraverso le illusioni e ricordare che innanzitutto è l'Io che le crea. Sicuramente vi succederà ancora di essere turbati oppure emozionati, tristi, arrabbiati o impetuosi, ma avrete la disinvoltura di chi, al cinema, si distacca dal dramma rappresentato perché capisce che è soltanto un film. Paure e speranze per lo meno saranno mitigate, come quando si ammette che il serpente è soltanto una cravatta.

Se non abbiamo capito il concetto di vuoto, se non comprendiamo pienamente che tutte le cose sono illusioni, il mondo sembra reale, tangibile e solido. Allora anche le speranze e le paure diventano massicce e quindi incontrollabili.

...La comprensione dei fenomeni aggregati e la comprensione del vuoto possono lasciare ai rapporti una certa libertà. Se cominciate a intravedere esperienze, pressioni e circostanze che hanno condizionato i vostri genitori, le aspettative che avete nei loro confronti mutano e diminuiscono le delusioni.

Quando diventiamo genitori a nostra volta, anche una minima comprensione dell'interdipendenza diminuisce le aspettative nei confronti dei figli, i quali possono considerare questo atteggiamento come una manifestazione di amore. In assenza di tale consapevolezza, nonostante le migliori intenzioni di amare e di prenderci cura dei nostri figli, il peso di aspettative e richieste può diventare insopportabile.

In tal modo, con la comprensione del vuoto, perdete interesse per gli infiniti trabocchetti e le innumerevoli certezze che la società costruisce per poi demolirli – i sistemi politici, la scienza e la tecnologia, l'economia globale, la società libera, le Nazioni Unite. Diventate come un adulto che perde il gusto per i giocattoli. Per molti anni, avete avuto fiducia in queste istituzioni, credendo che potessero avere successo là dove avevano fallito i sistemi del passato. Il mondo, però, non è ancora diventato più sicuro, più piacevole, più accogliente.

Ciò non significa ritirarsi dalla società. Capire il vuoto non vuol dire diventare blasé; al contrario, sarete in grado di provare un senso di responsabilità e di compassione.

 

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1677324
Condividi su altri siti

Continuo ancora un po' con il libro già citato:

Secondo Siddharta, il luogo di definitivo riposo, il paradiso o il nirvana, non è affatto un luogo: è il sollievo dalla costrizione dell'illusione. Se pretendete che venga specificato un luogo fisico, può essere benissimo quello dove siete seduti in questo momento. Per Siddharta, era la superficie di una pietra piatta e un po' di erba kusha essiccata sotto un albero bodhi nello stato indiano di Bihar. Nessuno, neppure oggi, può visitare questa località fisica. La versione di Siddharta della libertà è non-esclusiva. Può essere raggiunta in questa vita, grazie al coraggio, alla saggezza e all'impegno dell'individuo.

 

Non c'è nessuno che non abbia questo potenziale, comprese le creature intrappolate nel regno degli inferi.

Lo scopo di Siddharta non era essere felice. Il suo percorso non conduce alla felicità. Si tratta invece di una strada diretta verso la liberazione dalla sofferenza, verso la libertà dall'illusione e dalla confusione. Il nirvana, quindi, non è né felicità né infelicità, esso trascende questi concetti dualistici. Il nirvana è pace

...Nella misura in cui comprendiamo la verità, possiamo progredire attraverso gli stadi dell'illuminazione, chiamati “livelli bodhisattva”. Quando un bambino a teatro è terrorizzato da un terribile mostro, se gli si presenta l'attore senza il costume di scena la sua paura sarà mitigata.

Grazie alla capacità di guardare oltre i fenomeni e di comprendere la verità, si raggiunge la libertà.

Perfino se l'attore si limita a togliersi la maschera, la paura diminuisce. Così, se si comprende anche solo parzialmente la verità, vi è uno stato di liberazione equivalente.

Uno scultore può creare una bellissima donna di marmo, ma dovrebbe avere la saggezza di evitare di innamorarsi della sua creatura. Come Pigmalione con la sua statua di Galatea, ci creiamo amici e nemici, ma poi dimentichiamo di esserceli creati da soli. Per mancanza di attenzione, le nostre creature diventano qualcosa di solido e reale e ci lasciamo coinvolgere a livelli sempre più profondi. Se capite davvero, non solo a livello intellettuale, che ogni cosa è semplicemente una vostra creazione, sarete liberi.

...Quando vi risvegliate da un incubo, provate un profondo sollievo. La beatitudine sarebbe invece non aver mai sognato. La beatitudine, in tal senso, non equivale alla felicità. Ai suoi discepoli che si applicavano seriamente per liberarsi dal samsara, Siddharta sottolineava la futilità di ogni ricerca della pace e della felicità, in questo mondo o nell'aldilà.

...Quando ci accorgiamo della difficoltà di sbarazzarci delle nostre vecchie abitudini mondane, l'illuminazione sembra davvero irraggiungibile. Se non riesco nemmeno a smettere di fumare, come posso pensare di eliminare abitudini come la passione, la rabbia o il rifiuto?

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1678989
Condividi su altri siti

Sempre dallo stesso testo:

 

Potremmo chiederci: Cos'è l'illuminazione se non è felicità o infelicità? Come può presentarsi e funzionare? In che cosa consiste scoprire la nostra natura buddha?

Nei testi buddhisti, quando sono poste queste domande, la risposta suggerisce che l'illuminazione è qualcosa di inesprimibile, che va oltre le nostre concezioni. Molti la fraintendono, come fosse un'astuzia per evitare di rispondere alla domanda. In realtà questa è la risposta. La logica, il linguaggio e i simboli che possediamo sono molto limitati, non possiamo neppure esprimere qualcosa di terribilmente terreno come il senso di sollievo; le parole sono inadeguate a trasmettere pienamente l'esperienza globale del sollievo provato dal prossimo. Se perfino i fisici quantistici hanno difficoltà a trovare le parole per esprimere le loro teorie, come possiamo aspettarci di trovare il vocabolario adatto all'illuminazione?

...Nei testi buddhisti rigorosi, le capacità di Buddha di volare e di compiere magie non sono contemplate. In realtà, più volte nella dottrina di base si consiglia ai seguaci di Buddha di non lasciarsi impressionare da questi aspetti illogici. Anche se simili talenti non sono da escludere, non furono mai considerati le sue imprese supreme. La sua vera grande opera fu la comprensione della verità, la quale ci libera dalla sofferenza una volta per tutte.

Questo è il miracolo. Buddha sperimentò la vecchiaia, la malattia e la morte proprio come noi, ma riuscì a trovarne le cause che ne costituiscono il fondamento; e anche questo è un miracolo. Capire che tutte le cose composite sono impermanenti fu la sua splendida vittoria. Invece di trionfare su un nemico esterno, scoprì che il vero nemico è il nostro attaccamento all'Io; neutralizzare questo attaccamento all'Io è un'impresa ben superiore a tutti i miracoli sovrannaturali, reali o immaginati.

...Invece di ritirarsi in una vita di contemplazione, Buddha trovò la compassione necessaria a condividere, con tutte le creature, le sue scoperte straordinariamente innovative, indipendentemente dalla difficoltà di insegnarle e farle capire. Indicò un sentiero, proponendo decine di migliaia di metodi, dai più semplici, come offrire incenso, stare seduti con la schiena eretta e concentrarsi sulla respirazione ai più complicati, come le visualizzazioni e le meditazioni complesse. Fu questo il suo straordinario potere. 

Quando Siddharta raggiunse l'illuminazione, fu conosciuto come il Buddha. Buddha non è un nome di persona, ma la definizione di uno stato della mente. La parola “buddha” definisce una qualità con un duplice aspetto: “colui che è compiuto” e “colui che è risvegliato”. In altre parole, colui che ha purificato le proprie contaminazioni e ha raggiunto la conoscenza.

...Buddha è considerato onnisciente. Ciò non significa che egli abbia frequentato tutte le università e memorizzato tutti i libri esistenti. Non è questo genere di studi che può essere paragonato alla conoscenza del risvegliato, perché è un sapere dualistico, basato su oggetti e soggetti, e vincolato ai limiti, alle regole e agli obiettivi che gli sono propri. È chiaro che, nonostante le conoscenze scientifiche che possediamo oggi, il mondo non è migliorato, anzi, forse è perfino peggiore. Essere onnisciente non significa essere colto. Qualcuno che conosce tutto non ha nessuna “non conoscenza” e nessuna ignoranza.

Analogamente, Buddha insegnò a essere generosi se si vuole essere ricchi, e a provare compassione se si vuole vincere il nemico. Ammonì anche che per essere ricchi era necessario accontentarsi, e per annientare il nemico bisognava prima vincere la propria rabbia. Infine, insegnò che la sofferenza può essere estirpata alle radici sopprimendo l'Io, perché, se non c'è Io, non c'è neanche chi soffre.

...Semplicemente, non era più contaminato dal concetto di tempo. Dire che Siddharta ha eliminato l'impenetrabilità dei concetti di tempo e di spazio non significa che ha infranto le regole del tempo o ha smontato concretamente una bussola. Egli andava completamente al di là dei concetti di tempo e di spazio.

A noi che siamo schiavi del tempo, l'esperienza reale di oltrepassare il tempo e lo spazio rimane insondabile: è tuttavia possibile attribuire a questi concetti una certa elasticità nei limiti della nostra esistenza mondana. Perfino un'infatuazione romantica dilata o restringe la percezione del tempo. Conosciamo qualcuno, sogniamo di aver incontrato l'anima gemella, di sposarci, avere dei figli e perfino dei nipotini. Poi un'inezia, come una striscia di saliva che fuoriesce dalle labbra dell'amato, ci porta bruscamente alla realtà e tutte queste future generazioni immaginate scompaiono d'incanto.

...Oltre ai concetti convenzionali di tempo e di spazio, Buddha abbandonò tutte le sottili distinzioni dualistiche di tipo emotivo. Non preferiva la lode alla critica, il guadagno alla perdita, la felicità all'infelicità, la celebrità a una vita ordinaria. Non oscillava tra ottimismo e pessimismo. Il primo non ha più attrattive dell'altro, né giustifica un maggiore investimento di energia. Immaginate di non dipendere più da lodi e critiche, di per sé insignificanti, e di ascoltarle invece come faceva Buddha – come semplici suoni, come un'eco. Proviamo a coglierle come se fossimo sul letto di morte. Forse saremmo contenti che i nostri cari ammirassero la nostra bellezza e la nostra eccezionalità, ma, nello stesso tempo, saremmo distaccati e imperturbabili. Non daremmo più tanta importanza alle parole. Immaginiamo di essere al di sopra di lusinghe e complimenti, perché tutte le tentazioni mondane ci sembrano insignificanti, come un'insalata per una tigre. Indifferenti al richiamo di una lode o all'avvilimento di una critica, otterremmo una forza incredibile. Saremmo liberi, senza più speranze e paure inutili, sudore e sangue, e reazioni emotive. Saremmo finalmente in grado di mettere in pratica la frase: “Non me ne importa”. Impassibili di fronte all'accettazione e al rifiuto altrui, potremmo apprezzare quel che abbiamo nel momento presente. In genere, facciamo in modo che le cose belle durino, o pensiamo di sostituirle nel futuro con qualcosa di ancora migliore oppure c'immergiamo nel passato, ricordandoci di tempi più felici. Ironicamente, quell'esperienza di cui ora proviamo nostalgia non l'abbiamo apprezzata davvero, perché eravamo troppo occupati ad aggrapparci alle speranze e alle paure di quel periodo.

 

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1680001
Condividi su altri siti

Sono giunto finalmente alla conclusione del libro scelto:

Anche se tutte le religioni hanno come punto di base un obiettivo filantropico in qualche modo comune – in genere il conforto alla sofferenza – ci sono differenze fondamentali. Le religioni sono come i farmaci e, come tali, destinate a lenire la sofferenza, ma variano in base al paziente e alla malattia.

...L'apparenza esterna di queste religioni può sembrare estremista e illogica a chi ne sta fuori.

Molti di noi sono comprensibilmente scettici nei confronti di religioni secolari e di superstizioni che mancano di uno alogica apparente. Per esempio, diverse persone sono sconcertate dalla tunica arancio-porpora e dal cranio rasato dei monaci buddhisti perché sembrano del tutto irrilevanti rispetto alla scienza, all'economia e alla vita in generale. Non posso impedirmi di chiedermi cosa penserebbero se visitassero un monastero tibetano e vedessero i dipinti di divinità irose e di donne nude ritratte in posizioni esplicitamente sessuali. Penserebbero di avere davanti agli occhi un qualche aspetto esotico del Kama Sutra o, addirittura peggio, forse una prova della depravazione o un'opera del demonio.

...Per coloro che non conoscono il cristianesimo può sembrare inconcepibile che i cristiani non abbiano scelto un episodio tratto dal fulgore della vita di Cristo invece dell'evento più triste e cupo, la crocifissione. Trovano incomprensibile che l'icona centrale, la croce, dia del redentore un'immagine di impotenza assoluta. Sono tutte apparenze. Giudicare o valutare un percorso o una religione in base alle apparenze non è saggio e non può che alimentare i pregiudizi.

...Tutti i diversi approcci del buddhismo possono essere spiegati con i quattro sigilli tutti i fenomeni compositi sono impermanenti, tutte le emozioni sono dolore, tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca e l'illuminazione trascende ogni concetto. Ogni azione e comportamento, incoraggiati dalle scritture buddhiste, sono basati su queste quattro verità o sigilli.

...Come esempio del primo sigillo, l'impermanenza, prendiamo la generosità. Quando cominciamo a capire la prima verità, consideriamo ogni cosa transitoria e priva di valore, come se fosse una sorta di pacco di donazione all'Esercito della Salvezza. Non dobbiamo per forza disfarci di tutto, ma neppure attaccarci possessi sono tutti fenomeni compositi impermanenti, ai quali non possiamo aggrapparci per sempre, la generosità praticamente è già in atto.

Comprendendo il secondo sigillo, secondo cui tutte le emozioni sono dolore, capiamo che il principale colpevole è quel miserabile dell'Io, che ci lascia dentro una sensazione di povertà. Se non ci attacchiamo all'Io, non abbiamo più ragioni per aggrapparci ai nostri averi e svanisce il dolore della miseria. La generosità diventa un atto di gioia.

Comprendere il terzo sigillo, cioè che tutte le cose sono prive di esistenza intrinseca, ci permette di capire la futilità dell'attaccamento perché, qualsiasi sia il suo oggetto, tale oggetto è privo di una propria natura. È come sognare di distribuire un miliardo di dollari ai passanti per strada.

...La generosità senza ricompense, senza aspettative o senza condizioni accessorie, permette di meditare sulla quarta idea, la verità secondo cui la liberazione, l'illuminazione, trascende i concetti.

...Comprendendo che l'Io e tutti i suoi averi sono impermanenti e privi di natura intrinseca, raggiungete il non attaccamento: è questa la generosità perfetta. Per tale ragione, la prima azione incoraggiata dai sutra buddhisti è la pratica della generosità.

...La pratica buddhista della non violenza non significa semplicemente la sottomissione con il sorriso sulle labbra o il mite raccoglimento. La causa fondamentale della violenza è la fissazione a un'idea assolutista, con la giustizia o la libertà. In genere deriva dall'abitudine di aderire a concezioni dualistiche, come il bene e il male, il brutto e il bello, il morale e l'immorale. Un inflessibile moralismo occupa tutto lo spazio che permetterebbe l'empatia verso gli altri. Si smarrisce ogni lucidità mentale. Comprendendo che idee e valori sono compositi e impermanenti, come lo è la persona che li vive, si previene la violenza. Se non avete un io, nessun attaccamento all'Io, non c'è alcuna ragione per essere violenti. Se si capisce che i propri nemici sono dominati dalla loro stessa ignoranza e aggressività, che sono prigionieri delle loro abitudini, è più facile perdonare il loro comportamento molesto. Nello stesso modo, se i pazzi di un manicomio vi insultano, non c'è ragione di arrabbiarsi. Nel momento in cui smettiamo di credere negli estremi dei fenomeni dualistici, siamo riusciti a trascendere le cause della violenza.

...Per amor di semplicità possiamo dire che le quattro verità sono la spina dorsale del buddhismo. Le chiamiamo “verità” perché sono semplicemente dei fatti.

...Uno scienziato considererebbe ignorante, non blasfemo, che non crede che gli uomini siano atterrati sulla luna, o pensa che la Terra sia piatta. Analogamente, chi non crede nei quattro sigilli non è un infedele. Se qualcuno dovesse dimostrare che la logica dei quattro sigilli è fallace, che l'attaccamento all'Io non provoca dolore e che esiste anche solo un elemento che sfida l'impermanenza, i buddhisti continuerebbero comunque di buon grado a seguire il loro percorso: infatti quel che cerchiamo è l'illuminazione, e illuminazione significa comprensione della verità.

...È normale che le religioni abbiano un capo. Alcune, come la Chiesa cattolica romana, possiedono un'elaborata gerarchia, retta da una figura con un potere assoluto, che prende le decisioni ed esprime i giudizi. Contrariamente alle credenze popolari, il buddhismo non possiede una figura o un'istituzione di questo tipo. Il Dalai Lama è un leader secolare per la comunità tibetana in esilio e un maestro spirituale per molte persone del mondo intero, ma non necessariamente per tutti i buddhisti. In tutte le forme e le scuole di buddhismo presenti in Tibet, Giappone, Laos, Cina, Corea, Cambogia, Thailandia, Vietnam e in Occidente non esiste nessuna autorità che abbia il potere di decidere chi è un vero buddhista e chi non lo è. Nessuno può dichiarare chi è punibile e chi non lo è. La mancanza di un potere centrale può forse provocare una situazione caotica, ma è anche una benedizione, perché in qualsiasi istituzione umana ogni fonte di potere è corruttibile.

Buddha ha detto: “Sei il maestro di te stesso”. Naturalmente, se un maestro colto fa lo sforzo di presentare la verità proprio a te, sei un essere fortunato. In certi casi, alcuni maestri possono essere venerati ancora più del Buddha perché, anche se possono esserci stati migliaia di buddha, questa persona è l'unica che annuncia la verità proprio alla porta di casa tua.

...È giunto il momento che noi uomini moderni dedichiamo qualche pensiero alle questioni spirituali, anche se non abbiamo tempo di sederci su un cuscino, anche se c'infastidisce chi porta al collo un rosario e c'imbarazza rivelare agli amici non credenti le nostre inclinazioni religiose. 

...Riflettere sulla natura impermanente di ogni cosa che viviamo e sul doloroso effetto dell'attaccamento all'Io crea pace e armonia – se non al mondo intero, per lo meno all'interno della nostra piccola cerchia.

Accettando e praticando queste quattro verità, sarete “buddhisti praticanti”. Se leggete testi sulle quattro verità per diletto o esercizio intellettuale, senza metterle in pratica, siete come quei malati che leggono l'etichetta del flacone di un farmaco, ma non si decidono ad assumerlo. D'altra parte, se siete praticanti, non avete bisogno di esibire il vostro credo buddhista: anzi, se siete invitati a qualche ricevimento, è un'ottima cosa tenerlo nascosto. Ricordate sempre, tuttavia, che in quanto buddhisti avete la missione di astenervi dal nuocere agli altri e di aiutarli il più possibile. Non si tratta di una responsabilità immensa: se accettate in modo autentico le verità e meditate su di esse, questi gesti scaturiranno spontaneamente. È anche importante capire che come buddhisti non avete la missione o il dovere di convertire il resto del mondo al buddhismo.

...Se siete buddhisti, è necessario che adottiate la seguente condotta: un buddhista non prenderà mai parte a uno spargimento di sangue, né mai lo incoraggerà in nome del buddhismo. Non ci è consentito uccidere neppure un insetto tanto meno un essere umano. Se venite a sapere che un singolo buddhista o un gruppo di buddhisti lo ha fatto, dovete protestare e condannarli. Se mantenete il silenzio, non solo non li dissuadete, ma vi mettete al loro stesso livello. Non siete buddhisti.

 

 

 

 

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1680438
Condividi su altri siti

La religione ha un effetto psicoterapeutico, ma non un obiettivo psicoterapeutico. E viceversa, la psicoterapia non può e non deve affatto avere obiettivi religiosi, ma in determinate circostanze può avere come involontario effetto collaterale una svolta o un approfondimento in senso religioso. Ossia, noi vediamo continuamente che le persone nel corso di una terapia ritrovano la strada verso le radici o le sorgenti religiose nel loro inconscio, sebbene la terapia non avesse nulla a che vedere con la religione e le questioni religiose non fossero nemmeno in discussione. Ma gli obiettivi sono diversi all’origine. La religione vuole, diciamo così, la salvezza dell’anima, la psicoterapia, e con essa la logoterapia, vuole la guarigione psichica. Eppure succede che nella terapia delle nevrosi la religione entra in gioco in riferimento al problema del senso, se prescindiamo dall’80% di fobie e nevrosi ossessive e ci limitiamo al 20% di nevrosi provocate dalla frustrazione della volontà di significato, quelle che io chiamo nevrosi noogene, nevrosi che non risultano da conflitti tra Io, Es e Super-Io o da sentimenti di inferiorità, bensì da un sentimento di mancanza di senso, di disperazione e depressione. Se, dunque, parliamo di questo 20% di nevrosi generate dalla mancanza di senso, ci imbattiamo in qualche modo nella problematica religiosa. L’uomo religioso in generale può trovare con più probabilità o – diciamo – con più facilità un senso rispetto all’irreligioso; ma in linea di principio – l’ho osservato prima – chiunque può farlo, come è dimostrato anche empiricamente. Tuttavia Küng, in uno dei suoi libri, dice che in determinate circostanze la Chiesa può contribuire più a provocare crisi di senso che non a curarle.

...Anche i buoni cristiani, anche le persone veramente, sinceramente religiose, possono essere vittime di una nevrosi, o di una psicosi. Quindi non è possibile fare simili generalizzazioni. In realtà, la religiosità non è una garanzia contro il pericolo delle nevrosi o addirittura delle psicosi. E viceversa, l’essere liberi da nevrosi non basta a garantire la religiosità di una persona. E questo è stato l’errore di certi ambienti ecclesiastici, che hanno spinto i loro preti a praticare l’analisi didattica, per dare loro una formazione psicoanalitica, con il risultato che invece di un’analisi didattica si è avuta un’analisi disfattistica: il 90% ha in seguito abbandonato la tonaca. La convinzione da cui si partiva era questa: accostatevi al regno di Freud e di Skinner e tutto il resto verrà da sé. Vale a dire: basta che vi facciate liberare dai vostri complessi con la psicoanalisi, la terapia comportamentale o, che so io, con la psicologia individuale, e diventerete subito sinceramente e veramente religiosi. Ma una cosa non implica direttamente l’altra.

Tratto da: In principio era il senso (V. E. Frankl -F. Kreuzer )

Link al commento
https://melius.club/topic/23702-good-religion-trascendenzamistica/page/22/#findComment-1682178
Condividi su altri siti


  • Notizie

  • Badge Recenti

    • Reputazione
      Supertramp
      Supertramp ha ottenuto un badge
      Reputazione
    • Ottimi Contenuti
      znorter
      znorter ha ottenuto un badge
      Ottimi Contenuti
    • Badge del Vinile Oro
      rlc
      rlc ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Oro
    • Ottimi Contenuti
      reduce
      reduce ha ottenuto un badge
      Ottimi Contenuti
    • Badge del Vinile Verde
      Bazza
      Bazza ha ottenuto un badge
      Badge del Vinile Verde
×
×
  • Crea Nuovo...