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Good religion trascendenza/mistica


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La descrizione dell'esperienza della Realtà Ultima dipende in ultima istanza dal fatto di disporre di una concezione di sé e del mondo di tipo antropologico oppure cosmico. Chi considera la specie umana al centro dell'evoluzione cosmica avrà sempre delle difficoltà leggendo la descrizione di un'esperienza mistica. La ragione, infatti, è costretta ad aggrapparsi alla presenza di una struttura personale, poiché non è in grado di interpretare altrimenti il mondo. L’esperienza mistica, invece, trascende una simile struttura personale. Si tratta di un'esperienza transpersonale che supera un “altro” dualistico posto di fronte a noi. È più completa ed ha un'altra qualità. La ragione non è in grado di comprendere e pertanto neanche di accettare, temendo che da qui parta la dissoluzione della persona, con il conseguente pericolo che si dissolva anche la propria struttura. Chi non riesce ad accettare il fatto che esiste un'esperienza che trascende la nostra razionalità umana avrà sempre delle difficoltà nei confronti delle esperienze mistiche. Tenderà a nutrire dei sospetti anche nei confronti di una “vera gnosi”.

Dal momento che la nostra fede cristiana viene interpretata in modo razionale, l'esperienza dei mistici cristiani ha sempre dovuto essere ridogmatizzata, il che, alla fin fine, non significa altro che ripersonalizzata. Non pochi teologi cristiani sono convinti del fatto che la visione personale del mondo e della fede costituisca la vera novità introdotta nella religione dal cristianesimo. Tuttavia il cristianesimo si trova in difficoltà sempre maggiori a causa del continuo sviluppo delle scoperte della scienza e della psicologia. L’interpretazione della dottrina e della vita di Gesù non ha saputo tenere il passo con tali scoperte. La Realtà Ultima è transpersonale e trascende il concetto di Dio delle religioni teistiche tradizionali. La concezione del mondo dell'uomo moderno e l’interpretazione teologica divergono. In effetti non abbiamo ancora superato il cosiddetto dualismo ontologico tra Dio e la creazione, anche se era proprio questo l’obiettivo di Gesù: “Io sono la vite e voi siete i tralci” - “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici” - “Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). In fondo Gesù cerca di farci accedere a quella stessa consapevolezza che lo permeava. Il nostro sforzo nella contemplazione è teso a vivere la “natura di Cristo”, ad essere Cristo.
Sono sempre più numerosi coloro che riescono ad integrare le potenzialità transpersonali nell'area dell’esperienza razionale.

...Nella mistica il senso della vita emerge nell’esperienza di atemporalità. Nell’esperienza mistica il fattore tempo non esiste. Non esiste un punto Omega verso il quale tenda ogni cosa. Alfa ed Omega coesistono. In Occidente siamo abituati a pensare in modo lineare. Il mistico, invece, fa un’esperienza integrale. L’esperienza mistica equivale all’incontro con una sfera. Se si coglie l'intera sfera, tutto è contemporaneo. Dobbiamo vedere tutta la sfera dal punto in cui ci troviamo. Ecco il paradiso, ecco la visto beatifica. L’esperienza mistica significa cogliere tutto contemporaneamente. Nirvana, dice lo zen, non è un luogo collocato chissà dove, ma l’esperienza dell'andare e venire, del nascere e morire quali aspetti di una realtà costantemente presente. Nascita e morte sono la vita di Dio che si sta compiendo.
In questo contesto, perché prendersi tanto sul serio e ritenere che la propria vita sia così importante?
Perché fare tanto rumore? Il nostro ego ci limita. Drammatizza gli eventi, gonfiandoli fino a farli diventare dei mostri opprimenti, che poi ci fanno paura. Se una catastrofe nucleare eliminasse la vita sulla faccia della terra, per alcuni milioni di anni l’evoluzione cosmica non ne risentirebbe più di tanto. Sarebbe qualcosa che avviene continuamente nel
cosmo. Le galassie vanno e vengono. E senz'altro esistono milioni di stelle sulle quali si muovono forme intelligenti di vita. Chi guarda al mondo da un punto di vista mistico ne fa esperienza come di una bolla d’acqua in un fiume impetuoso. Questo minuscolo granello insignificante di polvere che è la Terra si muove sospeso tra miliardi di altre stelle nell'immensità di un cosmo che già esiste da miliardi di anni.

Tratto da: L'essenza della vita (Willigis Jager)

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Sempre dallo stesso testo di cui sopra:

C. G. Jung ha affermato di non aver mai avuto a che fare con pazienti di età superiore ai 35 anni, il cui vero problema non fosse d'ordine “religioso”. Prima del raggiungimento della mezza età l'uomo rivolge l'attenzione verso l'esterno, dove proietta anche le proprie aspettative di salvezza. La ricerca di un partner, la sessualità, il potere, il denaro, la carriera, ecc. celano il desiderio più profondo di trovare il senso dell'esistenza e l'appagamento finale. “Alla fin fine tutti si ammalano per aver perduto quanto le religioni vive hanno sempre offerto ai propri fedeli in ogni tempo, e nessuno guarisce davvero senza aver riacquistato la propria religiosità, cosa che non ha nulla a che vedere con una confessione o con l’appartenenza ad una chiesa”.
Beato colui che si accorge della presenza delle proprie esigenze spirituali fondamentali e che trova un “medico” che lo aiuti a saziare questa fame. Un vero terapeuta cerca di aprire l’uomo nei confronti del suo percorso di guarigione. I percorsi possono essere molto diversi tra loro, ma hanno tutti un denominatore comune: attraversano sofferenze, scontri, paure e la morte.
La maggior parte degli uomini prova con la religione, e qui molti riescono anche ad incamminarsi su un percorso di spiritualità profonda. Alcuni, tuttavia, sono insoddisfatti della religione tradizionale e a volte ritengono addirittura che sia proprio la religione ad ostacolare l'uomo nel suo sviluppo personale. Ecco perché cercano un percorso che eviti l'“inutile zavorra” della religione.
Altri ancora affermano di essere stati rovinati dai propri genitori o da altre autorità, tanto da soffrire ancora oggi a causa della propria infanzia. Ma non serve molto imputare ad altri la colpa di questa miseria. La vita ci viene donata per crescere e maturare, per metterci in cammino una volta che ci siamo davvero stancati di tutto ciò che ci propina la nostra scialba coscienza di veglia. Tale disgusto costituisce la motivazione fondamentale che ci induce ad incamminarci. In effetti abbiamo tutto o per lo meno quasi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere. Perché siamo ancora insoddisfatti? Perché a molti anche una psicoterapia articolata ed approfondita non ha portato la pace interiore? Perché cerchiamo qualcosa di più del benessere e di un equilibrio psico-fìsico? L’insoddisfazione e la pressione esercitata dalle sofferenze costituiscono per così dire il carburante che fornisce l’energia necessaria alla ricerca. Si tratta di una ricerca che intende condurci al di là dell'esistenza psico-fìsica. Vogliamo fare esperienza di ciò che siamo veramente, vogliamo conoscere il senso ultimo della nostra vita. È un'“inquietudine divina” che ci fa procedere. Agostino dice: “Il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te”.
La ricerca del senso della vita o della nostra vera natura oppure - come diciamo abitualmente noi cristiani - la ricerca di Dio fa parte dei principi fondamentali dell'evoluzione. In effetti non si tratta di una ricerca. È piuttosto il divino stesso che sboccia in noi e che prende forma attraverso di noi. Il divino acquista coscienza in noi. Noi riteniamo di metterci alla ricerca di Dio. In effetti non siamo noi a cercare la Realtà Ultima, ma è la Realtà Ultima che accende in noi la sete dell’insoddisfazione e della ricerca. Dio è colui che cerca. Dio si risveglia in noi. Noi non possiamo “fare” niente, possiamo solo allentare la presa, in modo che il divino possa sbocciare in noi. Possiamo solo lasciare in pace Dio, come dice Eckhart. La natura profonda si manifesta se non la ostacoliamo. E se si vuole parlare di redenzione, si tratta di una redenzione rispetto all’egocentrismo, in modo che possa sbocciare ciò che siamo veramente.

 

 

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Willigis Jäger: è stato un sacerdote cattolico tedesco e monaco benedettino. Era un maestro zen che praticava e insegnava nella tradizione di Sanbo Kyodan. Jäger ha fondato un centro di Zen e contemplazione presso l'abbazia di Münsterschwarzach nel 1983, e il suo Benediktushof, un centro interreligioso di meditazione e consapevolezza, nel 2003

Ha fondato un centro di Zen e contemplazione presso l'abbazia di Münsterschwarzach nel 1983. Nel 1980 è stato fondato un gruppo di studio ecumenico di preghiera contemplativa, che è diventato la Scuola di contemplazione di Würzburg. Jäger ha insegnato come parte di Sanbo Kyodan fino al 2009, e poi ha continuato il proprio sangha in modo indipendente.

Le autorità cattoliche hanno messo in dubbio il suo insegnamento a partire dal 2000, e gli è stato vietato di insegnare in eventi pubblici e per iscritto nel 2002. Ha lasciato l'abbazia nel 2003 ma ha continuato il suo lavoro. Quell'anno fondò il Benediktushof, un centro interreligioso di meditazione e consapevolezza, dove visse e insegnò. Nel 2007, ha stabilito una fondazione denominata West-Östliche Weisheit (Saggezza Ovest-Est), propagando la spiritualità insegnata al Benediktushof.

 

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Riporto dallo stesso testo, interessanti riflessioni su narcisismo, meditazione ed interiorità 

Vengono messi in discussione i pregiudizi inerenti all'equazione, piuttosto diffusi e superficiali, che assimilano la spiritualità ad una mera espressione di narcisismo ed egocentrismo 

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Sempre dallo stesso testo:

 

...Nei decenni precedenti vi è stato un grande sforzo da parte di numerosi ricercatori (come Stanislav Grof, Roger Walsh, Frances Vaughan, Daniel Brown, Jack Engler, Daniel Goleman, Charles Tart, Donald Rothberg, Michael Zimmermann, Seymour Boorstein, Mark Epstein, David Lukoff, Michael Washburn, Joel Funk, John Nelson, John Chirban, Robert Forman, Francis Lu, Michael Murphy, Mark Waldman, James Fadiman, me stesso, e altri), per ricostruire razionalmente i più alti stadi dello sviluppo transpersonale o contemplativo – stadi che continuano naturalmente o normalmente al di là dell’ego.... Molti di questi lavori sono stati sintetizzati in Trasformazioni della Coscienza: Prospettive Convenzionale e Contemplativa sullo sviluppo (scritto da Wilber con Jack Engler e Daniel P. Brown, 1986, dove gli autori sviluppano il ‘modello a spettro intero’ - una delle poche opere iniziali dell’A. tradotte in italiano): la cui conclusione è sintetizzata nel brano di Brown ed Engler: ‘Le maggiori tradizioni [contemplative] che noi abbiamo studiato nelle loro lingue originali presentano uno sviluppo dell’esperienza della meditazione nei termini di un modello a stadi: per esempio, il Mahamudra dalla tradizione Tibetana Buddista; il Visuddhimagga dalla tradizione Theravada Pali; e lo Yoga Sutra dalla tradizione Sanscrita Hindu. I modelli sono sufficientemente simili da suggerire una sottostante comune invariante sequenza di stadi, malgrado le vaste differenze culturali e linguistiche così come 

gli stili della pratica.’ Questo modello di sviluppo si è visto che è coerente con gli stadi della preghiera mistica e interiore presente nelle tradizioni Giudaica (Kabbalistica), Islamica (Sufi), e Cristiana, e Brown lo ha anche trovato nella tradizione contemplativa cinese. Teorici come Da Avabhasa hanno dimostrato nei loro scritti che appare una tipologia esemplare da ogni conosciuta e disponibile tradizione contemplativa, e che esse sono in sostanziale accordo con questo complessivo modello di sviluppo.”

W. evidenzia che vi sono quattro stadi generali di sviluppo transpersonale, ciascuno dei quali con al minimo due sottostadi (e qualcuno con molti di più). Questi quattro stadi li chiama: PSICHICO, SOTTILE, CAUSALE, e NON DUALE.

...

In questo testo si rimanda al seguente libro:

 

 

 

 

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Riporto sempre dal testo di K. Wilber, approfondimenti piuttosto interessanti inerenti al libro di S. Teresa d'Avila: Il Castello interiore

...

...Teresa descrive con molta chiarezza gli stadi dell'evoluzione della 'sottile farfalla' come lei chiama la sua anima, alla sua unione con il perfetto (autentico) Divino, e lei fa ciò in termini di 'sette case' o sette stadi della crescita. I primi tre stadi riguardano la mente ordinaria o ego, 'non rigenerato' nel grossolano, manifesto mondo del pensiero e dei sensi. Nella prima Casa, quella dell'Umiltà, l'ego è ancora in amore con le creature e le agiatezze fuori dal castello, e deve cominciare una lunga e disciplinata ricerca per volgersi all'interno.

Nella seconda Casa (la pratica della preghiera), lo studio intellettuale, l'edificazione, e la buona compagnia, fortificano il desiderio e la capacità di interiorizzare e non semplicemente spargere (disseminare) e disperdere il sé in distrazioni esteriori.

Nella Casa della Vita Esemplare, il terzo stadio, disciplina e etica sono fermamente considerati come fondazione di tutto ciò che segue (molto simile alla nozione buddista di dhyana, o meditazione, e prajna, o illuminazione interiore). Questi sono tutti sviluppi naturali (o personali).

Nella quarta Casa, una grazia soprannaturale (o transpersonale) entra in scena con la Preghiera della Memoria (reminiscenza) e la Preghiera della Quiete, che Teresa differenzia dai loro effetti corporei.

In entrambe, vi è un calmarsi e rallentare delle facoltà come memoria, pensieri, sensi, ed una conseguente apertura al più profondo, a più interiori spazi con la correlataiva 'grazia', che Teresa chiama, a questo stadio, 'consolazione spirituale' (poiché essa è consolazione del sé, non anche trascendenza del sé).

Nella quinta Casa, attraverso la Preghiera dell'Unione, vi è un Fidanzamento Spirituale dove l'Anima dapprima emerge direttamente e intuisce lo Spirito che risiede nella più profonda interiorità del suo stesso cuore (la psiche). 'Emerge' perché prima era nelle profondità, e adesso viene alla luce. In questa fase vi è una particolare trasformazione. L'individuo sperimenta, per la prima volta, una completa cessazione di tutte le facoltà (per Teresa è la pura unione con Dio o con quello che chiama Spirito Noncreato). Teresa afferma, con una sua famosa metafora, che prima di questa cessazione (che chiama anche assorbimento) trasformativa, il sé non rigenerato (o ego) è come un baco da seta. Ma un sapore di unione (alla lettera, proprio una singola esperienza di questa, per quanto breve) e il verme emerge come farfalla. Come noi facciamo questo, l'ego sparisce ed emerge l'anima. ('Tutto l'egotismo svanisce; le correnti dell'Essere Universale circolano attraverso di me; io sono parte o particella di Dio'). Un solo sentire, e la farfalla è nata.

Il resto de 'Il Castello Interiore' descrive lo straordinario viaggio di questa piccola farfalla verso la Fiamma primordiale nella quale, alla fine, essa felicemente morirà.

Nella sesta Casa, Amante e Amato, farfalla e Dio, anima e Noncreato Spirito 'si guardano l'un l'altro' per un ampio periodo di tempo. Sebbene l'assorbimento della quinta Mansione possa durare circa mezz'ora, vari tipi di assorbimento rimangono per un giorno o diversi giorni.

Sotto l'aspetto positivo è qui, nella sesta Casa, che tutti i tipi di fenomeni del livello sottile cominciano ad emergere alla coscienza, e Teresa le documenta con eccezionale chiarezza: le illuminazioni interiori, i rapimenti, sottili suoni e visioni, i tipi di serenità e di reminiscenza, 'estasi, rapimento, o trance'. La maggior parte di queste visioni (ultimo psichico e primo sottile) sono in se stesse transverbali ('le rivelazioni sono comunicate senza parole', in un modo che coinvolge non chiare espressioni di discorso). Ma l'evento centrale rimane, in ciascuno di essi, la possibilità di assorbimento nello Spirito non creato. Tutto ciò culmina nella settima Casa, dove vi è l'effettivo matrimonio Spirituale e la visione si dirige verso la diretta visione o la diretta esperienza; la visione indica la via all'apprensione diretta o alla esperienza diretta - 'unione di tutta l'anima con Dio'

 

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Sempre dal testo di K. Wilber:

 

In altre parole, io ho cercato di includere la spiritualità diretta contemplativa ed esperienziale in questo dibattito, laddove la maggior parte degli scrittori sull’argomento vogliono semplicemente discutere le idee filosofiche o scientifiche coinvolte: non diretta esperienza ma astrazioni. E’ come se un gruppo di studenti discutesse delle spiagge delle Hawaii, e invece di andare alle Hawaii e guardare da sé, essi semplicemente tirassero fuori un mucchio di libri di geografia e li studiassero. Essi studiano le mappe, non il territorio stesso, il che mi sembra piuttosto diverso. Sicuramente vi è spazio per entrambi – esperienza spirituale diretta, e mappe e modelli più accurati di quelle esperienze. E sicuramente entrambi sono così importanti e cruciali in ogni Teoria del tutto.

1- La Scienza nega la Religione. Questa è anche una delle più comuni posizioni tra gli scienziati di oggi; aggressivamente rappresentata da pensatori come Richard Dawkins, Francis Crick, e Steven Pinker. La Religione è, puramente e semplicemente, o residuo superstizioso del passato, o, al meglio, un espediente per la sopravvivenza che la natura usa per riprodurre le specie.

2- La Religione nega la Scienza. I fondamentalisti tipici ribattono che la scienza è parte del mondo caduto e perciò non ha accesso alla reale verità. Dio ha creato il mondo – e l’insieme della vita fossile – in sei giorni, e questo è tutto. La Bibbia è la verità alla lettera, e perciò molto peggio per la scienza se non è d’accordo.

3-Scienza e Religione trattano di differenti reami dell’essere, e così possono coesistere pacificamente. Questa è una delle più sofisticate posizioni, ed ha due versioni, forte e debole:

Versione forte: pluralismo epistemologico – che sostiene che quella realtà consiste di varie dimensioni o reami (come materia, corpo, mente, anima, spirito)

Sostiene che la scienza tratta dei reami più bassi della materia e del corpo, mentre la religione tratta soprattutto dei reami più alti di anima e spirito.

In ogni evento, sia la scienza che la religione sono egualmente parti di un ‘grande disegno’ che da ampio spazio ad entrambe, ed i loro rispettivi contributi possono essere integrati in questo grande disegno.

La tradizionale Grande Catena dell’Essere ricade in questa categoria (vedi la figura di seguito).

Rappresentativi di questa visione sono Plotino, Kant, Schelling.

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(Continua)

 

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Ed ancora:

 

IL CERVELLO DI UN MISTICO

Un meditatore è collegato ad una macchina per gli EEG (ElettroEncefaloGramma). Quando il meditatore entra in uno stato meditativo profondo, la macchina EEG mostra una serie inequivocabilmente originale di onde cerebrali (come la produzione di onde delta, che sono presenti usualmente solo nel sonno senza sogni). Pertanto, il meditatore asserisce che, nella sua diretta esperienza di questo stato delta, sta avendo un’esperienza per la quale il mondo ‘spirituale’ gli sembra il più giusto: lui sta sperimentando un senso di espansione della coscienza, un incremento nell’amore e nella compassione, un sentimento di incontro del sacro e del luminoso in entrambi, il sé e il mondo ampiamente. Altri meditatori esperti che entrano in questo stato mostrano lo stesso set oggettivo delle forme di onde del cervello e riferiscono simili stati soggettivi di esperienza spirituale.

Vi è quindi un corpo sostanziale di esperienze che indicano che accade qualcosa come lo scenario di cui sopra abbastanza spesso [Wilber approfondisce questi aspetti in The Eye of Spirit/L’Occhio dello Spirito; importante anche il lavoro di Alexander e Langer, Higher Stages of Human Development/Più alti stati dello sviluppo umano]. Assumiamo semplicemente, per motivo di argomentazione, che lo scenario è generalmente vero. Anzitutto, questo dimostra immediatamente che i reami della scienza e della religione, spesso pensati essere ‘magisteri nonsovrapponibili’, sono di fatto sovrapponibili.

 

Questo non significa assolutamente che i valori possono essere ridotti agli stati del cervello, o che le esperienze spirituali possono essere ridotte ad avvenimenti della natura. Quelle realtà spirituali (il magistero della religione) e le realtà 

empiriche (il magistero della scienza) non sono come compartimentalizzati come immaginano le tipiche soluzioni al problema.

Un modello integrale – specificatamente, ‘tutti-i-quadranti, tutti-i-livelli’ – cerca di trovare una intelaiatura nella quale tutti quei ‘fatti’, se vuoi, possono essere sistemati. I fatti, cioè, di entrambe le realtà interiori ed esteriori, esperienze ‘spirituali’ ed esperienze ‘scientifiche’, realtà soggettive e realtà oggettive. Esso trova ampio spazio per la tradizionale Grande Catena dell’essere e della Conoscenza – dalla materia al corpo alla mente all’anima allo spirito – ma innesta quelle realtà in fatti empirici in una modalità definita e specifica.

 

 

 

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Persino le scoperte delle scienze fisiche sono state erette ad articoli di fede e, nel nome di quelle scienze, la religione e la spiritualità sono state bandite in quanto opere dell'ignoranza e della superstizione, e la filosofia come vecchio ciarpame e fantasticheria. A tali esclusioni settarie e dispute inutili si sono spesso prestati addirittura i saggi, i quali si lasciarono sviare da uno spirito oscurantista che, insinuandosi nella loro luce, la velò con qualche nube di egoismo intellettuale o di orgoglio spirituale. Sembra comunque che l'umanità sia ora disposta a una maggior modestia e saggezza. Non condanniamo più a morte i nostri simili nel nome della verità rivelata o perché il loro spirito è educato e costituito in modo differente dal nostro; siamo meno pronti a maledire o ad insultare il nostro prossimo quando è tanto perverso o tanto presuntuoso da nutrire opinioni diverse dalle nostre; siamo persino disposti ad ammettere che la verità è dovunque e non può essere monopolio nostro esclusivo; cominciamo a considerare altre religioni ed altre filosofie per la verità e l'aiuto che contengono, e non soltanto per condannarle come false o per criticarne ciò che noi riteniamo erroneo.

...Inoltre, tale verità, benché una ed eterna, si esprime nel tempo e attraverso lo spirito dell'uomo. Ogni Scrittura deve quindi comprendere due elementi: uno temporaneo e contingente, in rapporto con le idee dell'epoca e del paese in cui ha avuto origine, l'altro eterno immortale e valido in ogni epoca e in ogni luogo

...Conserva un valore del tutto permanente soltanto ciò che, pur restando universale, è stato sperimentato, vissuto e visto da una facoltà più alta dell'intelletto.

...Continuano ad avere un'importanza vitale per l'uomo solamente quei libri, quelle religioni, quelle filosofie elle si prestano ad essere rinnovate, rivissute, e la cui sostanza di verità permanente può essere costantemente riveduta e sviluppata nel pensiero più profondo e nell'esperienza spirituale dell'umanità in continuo sviluppo.
Gli altri libri si limitano a figurare quali monumenti del passato; non hanno più una forza reale o un vitale impulso per l'avvenire.

...La creazione di una nuova armonia,dall'ampio orizzonte, di tutto ciò che é stato finora acquisito, é una necessità per l'avvenire, intellettuale e spirituale allo stesso tempo. Ma, proprio come le sintesi del passato hanno preso per punto di partenza quelle che le avevano precedute, così pure quella dell'avvenire, per poggiare su un terreno solido, deve procedere da ciò che hanno lasciato, nel passato, le grandi opere di realizzazione spirituale del pensiero e dell' esperienza. Tra queste, la Gita occupa una delle posizioni più importanti.

Tratto da: Lo Yoga della Bhagavad Gita (Sri Aurobindo - Pseudonimo del letterato e filosofo indiano Aurobindo Ghose -Calcutta 1872 - Pondichéry 1960-. Educato secondo il modello inglese, visse in Inghilterra, dove terminò gli studî e pubblicò i primi versi dal 1879 al 1893, anno del suo ritorno in India. Professore di inglese e francese a Baroda, divenne un appassionato studioso di cultura indiana e acceso sostenitore del movimento nazionalista. Fu tra i promotori della politica di resistenza passiva e del boicottaggio, e dopo il 1914 fautore della non-violenza. Processato e assolto per sedizione prima e per attentati dopo, si orientò definitivamente verso la ricerca filosofica e spirituale in cui, pur muovendo dalla tradizione indiana del Vedānta, fuse la sua cultura occidentale. Ritiratosi a Pondichéry -1926-, fondò un āśram -"eremo"-. Scrisse alcune opere filosofico-religiose)

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Torno a Ken Wilber:

...quello che cerco di fare nel mio lavoro è fornire la mappa più generale possibile, poiché i dettagli specifici possono essere trovati solo attraverso la pratica concreta, normalmente con una guida esperta in una particolare tradizione. La stessa cosa è valida sia che si studi lo Zen, la cucina, il giardinaggio, la matematica o che s’impari a pilotare una macchina da corsa. Sarebbe sciocco da parte mia cercare di dare tutti i dettagli, quando la maggior parte di essi è esperienziale, non teorica.

...Invece, quello che cerco di fare è questo: se prendiamo tutte le verità che sono state proclamate in Occidente e in Oriente, nelle epoche premoderne, moderne e postmoderne, e se le mettiamo insieme, quale sistema di pensiero può onorare, riconoscere e integrare il maggior numero di verità proveniente dal maggior numero di tradizioni?

...Lo stesso avviene per gli stadi che possiamo incontrare nella meditazione. Ricerchiamo molto accuratamente nel maggior numero possibile di contesti multiculturali e vediamo se emerge qualche tipo di affinità o somiglianza. Se è così, siamo autorizzati a sospettare che si tratti di livelli “quasi-universali”. Ripeto che non c’è nulla di metafisico e di meramente teorico in tutto questo, ma di ricerche basate su prove empiriche e fenomenologiche soggette all’analisi razionale post factum, anche se alcuni di questi stadi sono transrazionali (stadi conosciuti direttamente, non attraverso l’analisi razionale o la scienza ricostruttiva, ma attraverso la diretta pratica meditativa o scienza spirituale – vedi sotto). La scienza razionale ricostruttiva e la pratica spirituale diretta sono aspetti dell’approccio più integrale che propongo.

...Ma molti filosofi della scienza hanno sottolineato che ci sono altri tipi di scienza che non dipendono strettamente dai sensi: per esempio, la matematica e la logica. Lo stesso vale per le scienze sociali e le scienze del geist che si basano, sotto molti aspetti, sui dati simbolici e non soltanto su quelli sensoriali. Sono chiamate “scienze estese” o “scienze profonde”, e persino le scienze ristrette come la fisica dipendono in parte dalle scienze profonde (come matematica e logica).

Le scienze profonde trattano spesso realtà che possono essere viste soltanto “dall’occhio interno” (come l’algebra booleana e i numeri immaginari). L’empirismo è usato da tutte le scienze estese o profonde in un modo molto più vasto e ricco: in particolare, un evento è considerato empiricamente reale se può essere direttamente sperimentato da individui in un gruppo di pari che siano competenti nei metodi che permettono l’accesso all’evento. Quindi, matematici competenti possono fare l’esperienza mentale dei nastri di equazioni simboliche che costituiscono il Teorema di Pitagora, e concludere che il Teorema di Pitagora è vero (rappresenta, cioè, realtà effettive). In altri termini, molte forme di scienza profonda respingono il dualismo radicale tra pensiero ed esperienza, poiché i pensieri stessi possono essere sperimentati dalla coscienza. Questa è la base generale della scienza del geist, comprese le scienze interpretative dell’ermeneutica e le scienze introspettive della varietà fenomenologica. Cioè, le scienze del geist possono investigare gli oggetti o i fenomeni che si presentano in qualsiasi soggetto o coscienza, sia nel caso di oggetti/esperienze sensoriali, sia nel caso di oggetti/esperienze mentali o spirituali.

(Continua)

 

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Ultime citazioni di Ken Wilber dal testo più volte consultato:

 

E questo ci porta al concetto di livelli della scienza. Dal momento che la scienza estesa o profonda investiga qualsiasi esperienza diretta che si presenti alla coscienza e che possa essere condivisa e comunicata in un gruppo di pari formato da persone competenti, e poiché abbiamo visto che ci sono livelli di coscienza, ne consegue che ci sono tanti livelli di scienza fenomenologica quanti sono i livelli di coscienza. Poiché possiamo dimostrare che ci sono tre principali livelli/stati di coscienza (grossolano, sottile e causale correlati, per esempio, con la veglia, il sogno e il sonno profondo), ne consegue che ci sono (almeno) tre livelli principali di scienza — grossolano, sottile e causale — o, come sono più comunemente chiamate, scienza sensoriale, scienza mentale e scienza spirituale.

Quindi, un approccio più integrale, suggerisce che ci sono scienze sensoriali, mentali e spirituali (basate rispettivamente sull'investigazione di oggetti/fenomeni della coscienza grossolani, sottili e causali). La scienza ristretta si riferisce generalmente al primo livello: si occupa di investigare primariamente oggetti della coscienza materiali, sensoriali o grossolani. Le scienze estese o profonde vanno oltre e si occupano di investigare il secondo e il terzo livello di esperienze fenomenologiche, in particolare gli oggetti o fenomeni della coscienza mentali, simbolici, ermeneutici e interpretativi (secondo livello), come anche — andando ancora oltre — i fenomeni della coscienza spirituali, causali, transrazionali, sopramentali (terzo livello).

...Ovviamente, coloro che si basano soltanto sulla scienza ristretta non crederanno a niente di tutto questo. Ma essi non credono neppure nella scienza del geist, che dire allora? (Naturalmente, chiedete a uno scienziato "ristretto" perché difende la sua scienza in modo così aggressivo come l'unico approccio corretto alla verità — chiedetegli, cioè, perché dà così tanto valore alle scienze ristrette mentre pretende che la scienza ristretta manchi completamente di valori, e, tuttavia, è la sola verità — e a questo punto la conversazione diventerebbe davvero interessante. Poiché, secondo lui, non ci sono valori nella realtà, da dove esattamente salta fuori il suo?)

 

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