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Tutto è misurabile (elettricamente, elettroacusticamente e "acusticamente") tranne una cosa...


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  • Moderatori
1 ora fa, Enrico VIII ha scritto:

lo faccio con le orecchie e non con gli strumenti, che non possono sapere cosa cerco io.

Quanto detto rimette in gioco tutto ciò che riguarda l'approccio meramente scientifico,e non sempre a torto.

 

extermination
9 minuti fa, Enrico VIII ha scritto:

faccio con le orecchie e non con gli strumenti, che non possono sapere cosa cerco io.

Del tutto legittimo ma con un però!

peró chi conosce tecniche di misurazione, parametri oggettivi e le correlazioni ( più o meno marcate) tra parametri oggettivi e attributi percettivi  ha la possibilità di ottenere con una certa rapidità e precisione un quadro oggettivo che, con successivi adeguati interventi, consente ( o può consentire) con una certa facilità o difficoltà caso X caso, di raggiungere, in parte o totalmente, gli obiettivi di suono prefissati.

  • Melius 1

L’ acustica ambientale è un cavallo rissoso, assai difficile da cavalcare, e qui cito gli acustici ( tra i più rinomati al mondo) con cui mi sono confrontato recentemente.

Solo gli abitanti del giardino dei semplici pensano sia semplice, ma  lasciamoli nella loro credenza :classic_biggrin: a gingillar giocattoli e formulette.. in realtà è un mondo assai complesso da domare anche per gli specialisti veri, con il loro complicatissimo bagaglio tecnico, figuriamoci per i dilettanti.

 

8 minuti fa, extermination ha scritto:

“ È necessario: - che il suono sia sufficientemente forte; - che le componenti contemporanee di un suono complesso mantengano un rapporto appropriato tra le loro intensità; - che suoni successivi nella loro rapida articolazione, sia che si tratti di parlato, sia che si tratti di musica, siano chiari e distinti, liberi da sovrapposizione mutua e da rumori estranei”

L’ultima parte della raccomandazione non mi convince. Suoni chiari e distinti e’ giusto, ma non devono essere slegati.

Comunque al dunque e’ sufficiente far riferimento in concreto alle migliori sale in giro per il mondo.

In Italia solo a Firenze nella sala Mehta si realizza un risultato ottimale praticamente da ogni posto (e’ una sala relativamente piccola va detto).

O alla Elbe Philarmonie di Amburgo o alla Philarmonie di Berlino. O nella sala del Concertgebow di Amsterdam.

A me piace molto l’acustica del Musikverein che e’ particolare (ha un riverbero che sembra far lievitare il suono).

 

@extermination Ho sentito stanze nelle quali l'impianto suonava "falso" malgrado (o forse a causa) delle misure, ed altre suonare bene dopo essere state sistemate ad orecchio. 

Naturalmente può accadere anche il contrario, di conseguenza non ne ricaverei una regola fissa.

Quella che contesto è "la dittatura delle misure", che trovo erroneamente invasiva.

  • Melius 1
6 minuti fa, alexis ha scritto:

L’ acustica ambientale è un cavallo rissoso, assai difficile da cavalcare, e qui cito gli acustici ( tra i più rinomati al mondo) con cui mi sono confrontato recentemente.

Solo gli abitanti del giardino dei semplici pensano sia semplice, ma  lasciamoli nella loro credenza :classic_biggrin: a gingillar giocattoli e formulette.. in realtà è un mondo assai complesso da domare anche per gli specialisti veri, con il loro complicatissimo bagaglio tecnico, figuriamoci per i dilettanti.

Esatto. E anche li’ a volte ci sono sorprese in un senso o nell’altro.

A Roma hanno consultato fior di specialisti. Ma il risultato della Sala Santa Cecilia e’ acusticamente disomogeneo. Il suono e’ comunque troppo chiaro e brillante.

A me pare che chi si affida alle misure in hifi non per ausilio, ma per appagarsene, sia fondamentalmente insicuro sul come dovrebbe suonare al meglio un pezzo 

  • Thanks 1
extermination
14 minuti fa, Enrico VIII ha scritto:

Quella che contesto è "la dittatura delle misure", che trovo erroneamente invasiva.

Ti sei perso il finale del mio intervento:

“con una certa facilità o difficoltà caso X caso, di raggiungere, in parte o totalmente, gli obiettivi di suono prefissati.”

Prefissati dal “proprietario” del sistema dunque risultati che possono essere più o meno aderenti ad un ipotetico modello estetico di suono rispondente a valori adeguati ( dei parametri)  riconosciuti su ampia scala. dunque conservando la propria quota di soggettività che potrà incontrare o meno il favore di altri ( o anche solo parzialmente su alcuni parametri)

1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Le migliori sale per la sinfonica non hanno mai acustica asciutta. Suonano anch’esse.

Il risultato e’ un suono “sonante” sempre solido e “sostenuto” dalla sala. Chiaro ma non percepibile nella direzione di provenienza se non a  spanne.  Solo le voci singole  sono sempre perfettamente localizzabili e a fuoco nel punto di emissione.

Per la musica da camera idem anche se la provenienza e’ piu’ chiara in virtu’ della piu’ raccomandabile posizione ravvicinata d’ascolto (non buona nel sinfonico perche’ fa percepire l’officina dei suoni, come guardare una tela complessa col naso vicino).

Io ho maturato questa estetica che ho cercato di riprodurre per quanto possibile e coi limiti del riprodotto a casa.

Non mi piace ne’ il suono secco, ne’ la focalizzazione esagerata e innaturale salvo che per le voci o gli strumenti solisti.

E non me ne importa niente di far suonare l’impianto come si pretende che sia la registrazione 

Anche se non utilizzi un approccio tecnico con l'esperienza riesci perfettamente ad esprimere concetti perfettamente condivisibili e che in fondo perseguo coniugando strumenti e orecchie 

47 minuti fa, Enrico VIII ha scritto:

@extermination Ho sentito stanze nelle quali l'impianto suonava "falso" malgrado (o forse a causa) delle misure, ed altre suonare bene dopo essere state sistemate ad orecchio. 

Naturalmente può accadere anche il contrario, di conseguenza non ne ricaverei una regola fissa.

Quella che contesto è "la dittatura delle misure", che trovo erroneamente invasiva.

Lascia stare è una partita persa e come giocare a ping pong con Forrest Gump.

 

1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Le migliori sale per la sinfonica non hanno mai acustica asciutta. Suonano anch’esse.

Il risultato e’ un suono “sonante” sempre solido e “sostenuto” dalla sala. Chiaro ma non percepibile nella direzione di provenienza se non a  spanne.  Solo le voci singole  sono sempre perfettamente localizzabili e a fuoco nel punto di emissione.

Per la musica da camera idem anche se la provenienza e’ piu’ chiara in virtu’ della piu’ raccomandabile posizione ravvicinata d’ascolto (non buona nel sinfonico perche’ fa percepire l’officina dei suoni, come guardare una tela complessa col naso vicino).

Io ho maturato questa estetica che ho cercato di riprodurre per quanto possibile e coi limiti del riprodotto a casa.

Non mi piace ne’ il suono secco, ne’ la focalizzazione esagerata e innaturale salvo che per le voci o gli strumenti solisti.

E non me ne importa niente di far suonare l’impianto come si pretende che sia la registrazione 

Anche se non utilizzi un approccio tecnico con l'esperienza riesci perfettamente ad esprimere concetti perfettamente condivisibili e che in fondo perseguo coniugando strumenti e orecchie 

 

50 minuti fa, alexis ha scritto:

L’ acustica ambientale è un cavallo rissoso, assai difficile da cavalcare, e qui cito gli acustici ( tra i più rinomati al mondo) con cui mi sono confrontato recentemente.

Solo gli abitanti del giardino dei semplici pensano sia semplice, ma  lasciamoli nella loro credenza :classic_biggrin: a gingillar giocattoli e formulette.. in realtà è un mondo assai complesso da domare anche per gli specialisti veri, con il loro complicatissimo bagaglio tecnico, figuriamoci per i dilettanti.

L'acustica, se si conosce uno straccio di applicazione tecnica, va cavalcata con misurazioni e ascolti mirati 

Le misurazioni servono per consentire che i parametri di massima rientrino dentro range ottimali (che sono ben noti) mentre l'esperienza di ascolto serve per affinare eventuali asperità 

Ho ascoltato sale trattate da acustici molto rinomati e... diciamo che seguendo determinate regole (note) non ci si discosta da quella sensazione di suono in ordine a cui manca proprio nulla

58 minuti fa, Enrico VIII ha scritto:

Le sempre più rare volte che impiego il mio tempo per migliorare l'ascolto, lo faccio con le orecchie e non con gli strumenti, che non possono sapere cosa cerco io.

 Le misure sanno benissimo quello che cerchi, non in senso assoluto ma nel senso che dopo che le hai viste una dieci cento volte, sai cosa aspettarti. Le misure possono portarti ad un risultato migliore. Per te non per altri. Non stabiliscono il suono, lo rappresentano per quello che è. Conoscerne la rappresentazione è un punto a favore non da poco. E' un rapporto stretto tra te e la rappresentazione. Prendi ad esempio lo strafalcione piu' importante e cerchi di risolverlo. Impossibile che l'orecchio non gradisca. Impossibile risolverlo ad orecchio. Comunque esiste una via maestra. Più o meno stanno tutti su quella, allontanarsene non porta mai ad un risultato ottimale. 

1 ora fa, paolosances ha scritto:

Quanto detto rimette in gioco tutto ciò che riguarda l'approccio meramente scientifico,e non sempre a torto.

Il concetto è questo: se con le misurazioni elettriche ed elettroacustiche possiamo predire contestualmente un risultato...con le rilevazioni acustiche possiamo soltanto indirizzarlo dentro un range ottimale per poi necessariamente valutarlo all'ascolto in quanto permane una componente X di aleatorietà 

58 minuti fa, mozarteum ha scritto:

A me pare che chi si affida alle misure in hifi non per ausilio, ma per appagarsene

E chi sarebbe? Chi userebbe misure per non trarne beneficio personale all'ascolto? A me sembrano uscite infelici.

1 ora fa, Enrico VIII ha scritto:

Quella che contesto è "la dittatura delle misure", che trovo erroneamente invasiva.

Infatti il 3D verte a spiegare che in acustica non si può applicare una legge dittatoriale come in altri settori 

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