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Il green deal e la crisi economica


briandinazareth

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Anche mio figlio (ingegneria industriale) ho discusso della questione delle centrali nucleari, lui è a favore.

Ho posto una questione che va oltre il costro per MW. 

I francesi ci hanno impiegato 17 anni per costruire l'ultima centrale nucleare entrata in funzione (2024), con un costo di 13 miliardi di euro, quattro volte il preventivo iniziale.

Ipotizziamo che si impieghi in Italia lo stesso tempo e gli stessi costi, nel 2043 la tecnologia sarà identica ad oggi?

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Amedeo.R.
2 ore fa, Savgal ha scritto:

Anche mio figlio (ingegneria industriale) ho discusso della questione delle centrali nucleari, lui è a favore.

Ho posto una questione che va oltre il costro per MW. 

I francesi ci hanno impiegato 17 anni per costruire l'ultima centrale nucleare entrata in funzione (2024), con un costo di 13 miliardi di euro, quattro volte il preventivo iniziale.

Ipotizziamo che si impieghi in Italia lo stesso tempo e gli stessi costi, nel 2043 la tecnologia sarà identica ad oggi?

 

Il problema non è quanto tempo si impiega, il problema è come si pensa di restare competitivi senza una fonte energetica che stabilizzi le rinnovabili e che lo faccia a basso prezzo, che impatti positivamente sulla curva di merito, perchè la domanda energetica è in continua crescita, tutto sta diventando elettrico, dalla climatizzazione alle auto e già solo l'aumento di domanda pone in essere un aumento dei prezzi, figuriamoci se poi ci aggiungiamo tutto il resto.  

Entro il 2050 ci sarà il raddoppio della domanda secondo le stime. 

Riaccendiamo le centrali a carbone? Oppure facciamo un accordo con la Russia per avere gas a basso prezzo? 

Bisogna trovare una fonte che faccia da baseload e non siamo in Norvegia dove lo fanno con l'energia geotermica. 

Senza una soluzione valida ed economica, si procede a vele spiegate verso l'aumento insostenibile dei prezzi, cosa che si sta già verificando. 

Bene le rinnovabili, hanno ancora spazio di espansione, ma necessitiamo più dell'aria che respiriamo di  qualcosa che sia sempre acceso, disponibile, stabile ed economico. 

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Amedeo.R.
1 ora fa, Jack ha scritto:

In Italia centrali nucleari non ne faranno mai. I privati perché non conviene, lo stato perché non se lo può permettere, la cittadinanza perché non vuole.
Chest’è

 

In Italia nessuno vuole le centrali, però silenziosamente si consuma energia prodotta dall'atomo, acquistata a caro prezzo, si assumono tutti i rischi di un eventuale disastro perchè le centrali sono ad un tiro di schioppo dal confine e per di più si rinuncia a tutti i vantaggi economici derivanti da questa fonte energetica. Senza considerare che le centrali in Italia, ci sono, sono funzionanti e producono scorie per altri motivi e per altri scopi. 

Si possono fare anche 10 accordi commerciali, con il sud-America, l'India, la Cina, l'America, senza energia a basso prezzo e senza competitività industriale e commerciale, saremo sempre pastura in un mare di squali. 

 

  • Melius 2
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2 ore fa, Amedeo.R. ha scritto:

silenziosamente si consuma energia prodotta dall'atomo, acquistata a caro prezzo

Quanta in % ?

2 ore fa, Amedeo.R. ha scritto:

le centrali sono ad un tiro di schioppo dal confine

"tiro di schioppo" = km ? 

2 ore fa, Amedeo.R. ha scritto:

le centrali in Italia, ci sono, sono funzionanti e producono scorie per altri motivi e per altri scopi. 

Che tipo di scorie e quante ton/anno ? 

  • Thanks 1
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  • 2 settimane dopo...
Il 21/12/2025 at 00:36, Jack ha scritto:

VW chiude vecchie porte marce ed apre nuovi portoni blindati

https://www.vaielettrico.it/batterie-via-alla-fabbrica-volkswagen-in-germania-e-anche-tesla/

 

Fin quando le case automobilistiche non garantiranno pari autonomia e costi al km ( con ricarica fast ) tra la medesima vettura benzina/diesel con elettrica non ci sara richiesta.

Per una fabbrica che apre una che chiude:

 

https://scenarieconomici.it/un-altro-schiaffo-alla-germania-e-italia-acc-cancella-le-gigafactory-di-kaiserslautern-e-termoli-il-mercato-non-segue-i-sogni/
 

 

Un altro schiaffo alla Germania e Italia: ACC cancella le Gigafactory di Kaiserslautern e Termoli. Il mercato non segue i sogni.

ACC cancella definitivamente le Gigafactory in Germania e Italia. Stellantis crolla in borsa, il mercato dell’auto elettrica frena bruscamente.


 

L’Italia ormai è un paese morto per Stellantis, quindi c’era da aspettarselo. Per la Germania, questa notizia rappresenta un vero e proprio schiaffo industriale, l’ennesimo di una lunga serie. Kaiserslautern doveva essere il fiore all’occhiello della transizione energetica tedesca, la seconda Gigafactory del gruppo dopo quella francese di Billy-Berclau e servire sia Opel sia Mercedes. Invece non si fa nulla.

Rileggere oggi i comunicati di pochi anni fa fa un certo effetto. All’epoca, i vertici di ACC, Matthieu Hubert e Jean Mouro, si facevano fotografare sorridenti con le autorità locali della Renania-Palatinato, parlando di “trasparenza”, “entusiasmo” e di una capacità produttiva che sarebbe dovuta arrivare a 40 GWh. Il governo tedesco aveva persino messo sul piatto 437 milioni di euro di sovvenzioni pubbliche nel 2021. Tutto vaporizzato.

La “Locomotiva d’Europa” si ritrova così con un altro progetto industriale abortito, sintomo di una deindustrializzazione che sembra non trovare freni, complice una politica energetica e industriale europea che ha scommesso tutto su una tecnologia che i consumatori, al momento, non premiano. Tutto questo è figlio, semplicemente, di una politica europea e nazionale che se ne è infischiata di consumatori, mercato e condizioni economiche.

 

Termoli e il dramma italiano

Se Berlino piange, Roma non ride. Anche per lo stabilimento di Termoli la sentenza è arrivata: niente riconversione in fabbrica di batterie. La UILM, il sindacato dei metalmeccanici, ha comunicato che i progetti sono stati “definitivamente messi agli atti”. Però fin dallo scorso novembre ben pochi erano

Ora resta l’incognita sul futuro occupazionale e industriale del sito molisano. Stellantis ha vagamente accennato alla produzione di cambi e motori (endotermici o ibridi, si suppone), ma senza fornire quei dettagli operativi che servirebbero a tranquillizzare le maestranze. I sindacati chiedono “scelte industriali chiare e coerenti”, una merce che ultimamente sembra scarseggiare.

I numeri del disastro Stellantis

La decisione di ACC non arriva in un momento casuale,, ma si inserisce in un contesto finanziario drammatico per Stellantis. I numeri sono impietosi:

Crollo in borsa: Le azioni del gruppo franco-italiano sono precipitate del 25,2% in una sola seduta, segnando la peggiore performance giornaliera nella storia dell’azienda.

Svalutazioni monstre: Il gruppo ha contabilizzato svalutazioni per circa 22,2 miliardi di euro.

Retromarcia sull’elettrico: È stato annunciato un deciso ridimensionamento dei piani di sviluppo per i veicoli elettrici.
Quando l’ideologia incontra il mercato

La cancellazione delle fabbriche di Kaiserslautern e Termoli è la plastica dimostrazione di un teorema economico fondamentale: l’offerta non può essere creata per decreto se non esiste una domanda reale a sostenerla. Bisognerebbe affrontare la domanda quando nasce, non forzarla, altrimenti miliardi di investimenti vengono gettati via.

Mentre la fabbrica francese continua a produrre, in Francia,  confermando che tutta questa storia dell’elettrico è un’invenzione di Parigi, Germania e Italia pagano il conto di una pianificazione calata dall’alto che non ha fatto i conti con il portafoglio e le preferenze dei cittadini europei. Restano i capannoni vuoti e le promesse mancate di una transizione che, per ora, sta transitando solo posti di lavoro fuori dall’Europa o nel nulla.

 

 

 

 

 

 

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ascoltoebasta
Il 27/01/2026 at 23:55, dariob ha scritto:

La SECONDA cche hai detto!:classic_smile:

E più in fretta che subito!! 

Magari tappandoci il naso ma..ubi maior....

Cosa a cui i nostri nasi son ben abituati dato l'incremento di affari col peggior Stato terrorista e genocida esistente,per non parlare di altri regimi da cui acquistiamo,ma noi preferiamo esser dei Tafazzi senza protezione sugli zebedei.

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aldofranci
Il 24/02/2025 at 15:22, claravox ha scritto:

quando lo farà l’Europa sarà sempre troppo tardi, che sta abbandonando la narrativa climatica allarmistica, viene a mancare la giustificazione alla base della decarbonizzazione.

Io spero che una idiozia come la tua non diventi la linea guida dell'Europa.

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widemediaphotography

 

La vera idiozia è omettere che le auto endotermiche europee incidono per appena l’1% della CO₂ antropica globale e che, per una percentuale così irrisoria, abbiamo finito per compromettere uno dei settori trainanti dell’economia del continente, con pesanti ripercussioni socio-economiche.

Che l’Unione Europea si sia spesso distinta per provvedimenti solamente  penalizzanti per i propri cittadini , e vantaggiosi per altri,  è più che un’opinione diffusa. Combattiamo un oltranzismo ideologico, sostenuto da chi è privo di competenze di qualunque genere. Si tratta solamente di posizioni  prive di ogni dignità scientifica, quella che riguardano la decarbonizzazione automotive.

 

  • Melius 2
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13 minuti fa, widemediaphotography ha scritto:

abbiamo finito per compromettere uno dei settori trainanti dell’economia del continente, con pesanti ripercussioni socio-economiche.

Che l’Unione Europea si sia spesso distinta per provvedimenti solamente  penalizzanti per i propri cittadini ,

Proprio perchè sono un "europeista" ad oltranza senza dubbi, certe cose fanno più male.

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De Wever sulla de-industrializzazione europea:”a volte sembra di stare sul ponte della nave a fissare l’orizzonte senza poter toccare il timone”,


Durante il suo intervento al European Industry Summit 2026, tenutosi oggi ad Anversa, in Belgio, il Primo Ministro belga Bart De Wever ha parlato della crisi industriale europea e non ha risparmiato critiche alle politiche verdi che rischiano di accelerare la de-industrializzazione.

 

- L'Europa, culla della rivoluzione industriale, non deve trasformarsi in un museo, in cui si ammira il passato mentre il futuro viene costruito altrove.

- Se l'Europa decarbonizza a costo della sua industria, perderà tutto; le ambizioni verdi devono essere pragmatiche per non uccidere i settori produttivi.

- L'Europa deve impiegare il suo mercato come strumento difensivo contro i grandi blocchi imperiali (come USA e Cina) per contrastare la concorrenza sleale.

- Sensazione di impotenza: "A volte sembra di stare sul ponte di una nave a fissare l'orizzonte senza poter toccare il timone", ha detto De Wever per rimarcare la frustrazione per la mancanza di controllo sulle politiche industriali europee.


Macron ad Anversa:: "I prezzi elevati dell'energia, uniti ai costi del carbonio, stanno accelerando la deindustrializzazione e non la decarbonizzazione."


https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/11/von-der-leyen-a-rapporto-dai-big-dellindustria-ue-che-hanno-scritto-la-sua-agenda-per-la-competitivita-portero-ai-leader-le-vostre-priorita/8288032/
 

Improvvisamente, si stanno svegliando tutti.
E anche qui i "complottisti" ci avevano preso anni prima.

 

Prima hanno confermato la VdL che ha creato il problema e adesso chiedono alla stessa VdL di cambiare rotta..

 

 

 

 

 

  • Melius 2
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41 minuti fa, widemediaphotography ha scritto:

La vera idiozia è omettere che le auto endotermiche europee incidono per appena l’1% della CO₂ antropica globale e che, per una percentuale così irrisoria, abbiamo finito per compromettere uno dei settori trainanti dell’economia del continente, con pesanti ripercussioni socio-economiche.

Che l’Unione Europea si sia spesso distinta per provvedimenti solamente  penalizzanti per i propri cittadini , e vantaggiosi per altri,  è più che un’opinione diffusa. Combattiamo un oltranzismo ideologico, sostenuto da chi è privo di competenze di qualunque genere. Si tratta solamente di posizioni  prive di ogni dignità scientifica, quella che riguardano la decarbonizzazione automotive.

 

Vorrei aggiungere un aspetto non secondario, è che le auto che oggi rottamiamo perchè vietate a livello di emissione, non vengono distrutte, semplicemente vengono vendute nei paesi in via di sviluppo, quindi si sposta solo la fonte di emissione da un'altra parte, ma sappiamo bene che l'emergenza climatica è un problema globale e non locale. 

C'è un report delle nazione unite che valuta proprio questo aspetto ed analizza come nel giro di 4-5 anni sono stati esportati milioni di auto verso questi paesi. 

  • Melius 1
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23 minuti fa, claravox ha scritto:

De Wever sulla de-industrializzazione europea:”a volte sembra di stare sul ponte della nave a fissare l’orizzonte senza poter toccare il timone”,


Durante il suo intervento al European Industry Summit 2026, tenutosi oggi ad Anversa, in Belgio, il Primo Ministro belga Bart De Wever ha parlato della crisi industriale europea e non ha risparmiato critiche alle politiche verdi che rischiano di accelerare la de-industrializzazione.

- L'Europa, culla della rivoluzione industriale, non deve trasformarsi in un museo, in cui si ammira il passato mentre il futuro viene costruito altrove.

- Se l'Europa decarbonizza a costo della sua industria, perderà tutto; le ambizioni verdi devono essere pragmatiche per non uccidere i settori produttivi.

- L'Europa deve impiegare il suo mercato come strumento difensivo contro i grandi blocchi imperiali (come USA e Cina) per contrastare la concorrenza sleale.

- Sensazione di impotenza: "A volte sembra di stare sul ponte di una nave a fissare l'orizzonte senza poter toccare il timone", ha detto De Wever per rimarcare la frustrazione per la mancanza di controllo sulle politiche industriali europee.


Macron ad Anversa:: "I prezzi elevati dell'energia, uniti ai costi del carbonio, stanno accelerando la deindustrializzazione e non la decarbonizzazione."


https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/11/von-der-leyen-a-rapporto-dai-big-dellindustria-ue-che-hanno-scritto-la-sua-agenda-per-la-competitivita-portero-ai-leader-le-vostre-priorita/8288032/
 

Improvvisamente, si stanno svegliando tutti.
E anche qui i "complottisti" ci avevano preso anni prima.

Prima hanno confermato la VdL che ha creato il problema e adesso chiedono alla stessa VdL di cambiare rotta..

 

in linea di massima gli stessi concetti sono stati espressi anche dal presidente tedesco Mertz e dal presidente della camera di commercio tedesco. 

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@claravox Secondo me bisogna (ri)cominciare a farsi i c. propri, e scusate il francesismo: primissimo

 ricomprare il gas russo il più velocemente possibile.

E anche tutti gli altri affari, redditizi per ambedue, fra due nazioni confinanti, una produttrice di beni e

l'altra di materie prime.

Lo so, lo so: ma abbiamo speso, ci siamo rovinati per fare quello che era giusto...

adesso basta, proseguire agli ordini USA su questa strada è masochismo.

 

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widemediaphotography
1 minuto fa, Amedeo.R. ha scritto:

 

 

Come immagino, credo che tu sappia che sono un addetto ai lavori... Il mercato dell'auto è oggi una finzione statistica. Infatti,  le immatricolazioni di elettriche e ibride sono gonfiate dal canale flotte e noleggio per rispettare il limite dei 93,6 g/km di CO2 in vigore dal 2025 ed evitare multe miliardarie. Poiché persino le ibride efficienti sforano questa soglia, i costruttori sono costretti a usare le BEV come crediti fiscali su ruote, drogando l'offerta e favorendo i nuovi player cinesi privi di una storia termica. Questo disegno ideologico ignora la reale domanda del privato, che preferisce ancora l'endotermico, sacrificando la libertà di scelta e l'industria europea sull'altare di un algoritmo generato ad hoc e approvato danchi non ha nessuna lettura delle problematiche, ma solamente perché foraggiato da interessi miliardrai. Questa é la UE, questa dovremmo chiamarla casa nostra!

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