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Ma i Reclocker USB servono veramente?


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VIPKEKKO2011

 

reclocker USB possono effettivamente apportare benefici udibili, ma la loro reale utilità dipende molto dal contesto specifico del sistema in cui vengono inseriti. Questi dispositivi non fanno miracoli, ma agiscono in un ambito critico: la qualità del segnale digitale USB in ingresso al DAC. Il loro compito è quello di "rigenerare" il segnale, stabilizzarne il clock, isolare elettricamente le masse tra i dispositivi e ridurre il jitter e il rumore ad alta frequenza, spesso causati da computer o streamer meno raffinati dal punto di vista elettrico.

In pratica, un reclocker riceve il segnale USB in ingresso, lo riallinea temporalmente attraverso un proprio clock interno di precisione, isola elettricamente le linee dati e di massa, e lo invia nuovamente al DAC in forma più “pulita” e coerente. Questo processo può tradursi in un suono più naturale, maggiore silenzio di fondo, microdinamica più evidente e un senso di spazio più articolato.

Tuttavia, non tutti i sistemi ne traggono beneficio. Se si dispone di un DAC moderno con interfaccia USB ben progettata (come ad esempio il RME ADI-2 DAC FS, il Chord Qutest o DAC con isolamento galvanico e clock asincrono interni), il vantaggio di un reclocker può essere molto marginale o addirittura nullo. Questi DAC infatti rigettano il clock della sorgente e utilizzano il proprio master clock interno, il che rende irrilevanti molte delle imperfezioni provenienti dalla sorgente.

Al contrario, in impianti dove il computer è la sorgente principale, o dove il DAC ha un’interfaccia USB non particolarmente curata (tipica di modelli più economici o più datati), l’inserimento di un reclocker può rappresentare un miglioramento sonoro netto, soprattutto in termini di riduzione della “grana digitale”, maggiore fluidità e minore affaticamento all’ascolto.

In conclusione, un reclocker USB non è un accessorio “universale”, ma un componente mirato, da valutare in base alle caratteristiche del DAC, della sorgente e della sensibilità complessiva dell’impianto. Se il sistema è già molto trasparente e ben progettato a monte, il reclocker potrebbe rivelarsi superfluo. Se invece esistono colli di bottiglia a livello digitale, può essere una soluzione efficace e non invasiva per ottenere un suono più naturale e raffinato.
 

 

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Si sta forse mischiando la questione del reclocking e dell'isolamento galvanico. Io non sperimentato il primo, ma sono dovuto intervenire sul secondo aspetto. Proprio con il DAC RME  ADI-2 DAC FS che reputo ottimo soprattutto se preso usato. Collegato ad un INTEL NUC mi dava grossi problemi di ground loop, mentre collegato ad altri PC non ne risentiva. Evidentemente quel NUC non è molto pulito. Fortunatamente ho risolto con un piccolo isolatore galvanico preso su Amazon a pochi soldi...nulla di audiofilo. Ciao!

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Ho letto con interesse tutto il thread. Resta però la domanda nell'aria (tipo "il re è nudo")... 

I dac ormai da molti anni sono praticamente tutti asincroni. Il segnale in ingresso è temporizzato dal master clock del dac (che "schiavizza" la sorgente). Qualcuno potrebbe cortesemente spiegarmi di cosa effettivamente stiamo parlando? Di temporizzare un segnale in maniera superlativa che poi tanto viene ritemporizzato dal dac che se ne "sbatte" del clock a monte? Per capire neh... 

  • Melius 1
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widemediaphotography

@VIPKEKKO2011 

 

Lo standard USB Audio opera, nella quasi totalità dei casi, in modalità asincrona. Ciò implica che un reclocker USB non può stabilizzare alcun clock, poiché la trasmissione non include un clock di riferimento: il clock master risiede all’interno del DAC stesso. Al massimo, tali dispositivi possono svolgere la funzione di isolatori galvanici, compito che, come già ampiamente illustrato, è svolto in modo eccellente dai DAC moderni del costo di qualche centinaio di euro.

 

  • Melius 1
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VIPKEKKO2011
15 ore fa, widemediaphotography ha scritto:

@VIPKEKKO2011 

Lo standard USB Audio opera, nella quasi totalità dei casi, in modalità asincrona. Ciò implica che un reclocker USB non può stabilizzare alcun clock, poiché la trasmissione non include un clock di riferimento: il clock master risiede all’interno del DAC stesso. Al massimo, tali dispositivi possono svolgere la funzione di isolatori galvanici, compito che, come già ampiamente illustrato, è svolto in modo eccellente dai DAC moderni del costo di qualche centinaio di euro.

Capisco il tuo intervento e, sul piano puramente teorico, non ho nulla da eccepire: hai descritto correttamente il funzionamento del protocollo USB Audio in modalità asincrona, così come lo troviamo nei white paper o nei manuali di implementazione. Tuttavia, mi permetto di sottolineare che la realtà dell’ascolto – e del progetto elettroacustico – non sempre si esaurisce nella teoria di protocollo.

 

La mia osservazione, infatti, non intendeva sostenere che un reclocker USB “stabilizzi” un clock che nel flusso USB asincrono non c’è – concetto che, credimi, do per acquisito – ma piuttosto che alcuni dispositivi di rigenerazione USB, impropriamente chiamati “reclocker”, possono agire su altri fattori critici, come:

 

rumore condotto o irradiato sulla linea USB (soprattutto se la sorgente è un PC da scrivania o un NAS);

 

accoppiamenti indesiderati di massa tra sorgente e DAC;

 

interferenze ad alta frequenza capaci di influenzare la sezione d’ingresso del DAC, anche quando il master clock è interno.

 

 

Queste variabili non si leggono nei protocolli, ma si ascoltano – e in alcuni contesti si misurano pure.

 

Che poi molti DAC moderni abbiano già un’ottima implementazione USB è vero, e l’ho già evidenziato. Ma dire che nessun reclocker USB abbia senso solo perché il protocollo è asincrono è, permettimi, una semplificazione che rischia di ignorare il contesto elettromagnetico reale in cui i dispositivi operano. E se un accessorio migliora udibilmente la resa di un impianto – senza miracoli né auto-suggestione – forse vale la pena sospendere per un attimo la teoria e lasciare parlare anche

l’esperienza.

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Il 22/7/2025 at 18:07, VIPKEKKO2011 ha scritto:

ma piuttosto che alcuni dispositivi di rigenerazione USB, impropriamente chiamati “reclocker”, possono agire su altri fattori critici

Peggio mi sento … effetti collaterali fuori controllo …

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