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L'esame orale? no grazie


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@UpTo11

La valutazione al termine dell'anno è una valutazione formativa, la media dei voti è un elemento di riferimento, ma il voto dello scrutinio finale considera una serie di elementi.

Infine, il voto dello scrutinio è espressione del consiglio di classe, l'insegnante propone il voto, non lo attribuisce.

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2 ore fa, wow ha scritto:

@Savgal affermava Galimberti, in una intervista, che ai genitori dovrebbe essere impedito di superare la soglia di qualsiasi istituto scolastico.

non so se i miei genitori son andati più di due o tre volte ai colloqui. Io me ne ricordo solo uno… per il cuelo che mi fece mia mamma dopo 😁 (ero un fannullone inverecondo, vivevo di intuizioni e di una memoria formidabile… ho capito dopo quanto conta lo studio vero, strutturato)

Io ho fatto lo stesso, sono andato solo una volta per una questione di testimonianza di stima che una mia figlia meritava nel frangente. Il profitto che ottengono dall’andare a scuola è un problema ed un vantaggio per loro. Dei ragazzi. 

Obiettivo: buona promozione, obiettivo non raggiunto vai a lavorare. Qualsiasi sia l’anno, dopo l’obbligo. 
Che la “colpa” (in senso lato) è sempre nostra ed otteniamo sempre e solo quello che sappiamo ottenere è uno dei pochi principi su cui non transigo. I principi mi piacciono poco per natura ma un paio, tre ci vogliono, danno il quadro, il canovaccio, che poi va dipinto ognuno a modo proprio. Figli compresi, anzi loro con ancor più intransigenza se gli si vuol bene.

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1 ora fa, Savgal ha scritto:

La valutazione non può limitarsi alle capacità dello studente. Anzi, lo studente con capacità modeste che fatica ad arrivare alla sufficienza va premiato. Al contrario, lo studente capace che non studia e con esiti sotto la sufficienza va valutato con severità. I compagni di classe riconoscono l'impegno del compagno di classe modesto, il capace con valutazioni mediocri promosso è un pessimo messaggio ai compagni di classe. Scatta il ragionamento "se hanno promosso lui (o lei) che non ha fatto quasi nulla, perché dovrei impegnarmi a studiare, promuoveranno anche me".

sta cosa mi ha rotto gli zebedei per tutto il percorso scolastico. E ci litigo un giorno sì ed uno no con mia moglie che come la stragrande maggioranza degli insegnanti sta cosa ce l’hanno geneticamente inserita nel DNA.

Mogliera compresa.

Il massimo risultato col minimo sforzo è un’arte. Un merito assoluto.

 

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1 ora fa, Savgal ha scritto:

Con esso il timore degli insegnanti e dei colleghi di dover affrontare un contenzioso che può essere perso per errori formali.

Pero’ la parte che resiste al ricorso al Tar non e’ l’insegnante ma l’istituto, difeso dall’avvocatura dello stato e quindi senza oneri da sostenere.

Anche in caso di soccombenza (evenienza remota) paga l’Istituto e se non c’e’ colpa grave dell’insegnante (non c’e’ quasi mai) la cosa finisce li’ senza rivalsa della Corte dei Conti

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4 minuti fa, Jack ha scritto:

Il massimo risultato col minimo sforzo è un’arte. Un merito assoluto.

Esatto. Ed e’ la ragione per cui i piu’ capaci non dovranno mai finire nel pubblico impiego perche’ la velocita’ e qualita’ di esecuzione di quanto e’ in loro dovere metterebbe in cattiva luce gli andazzanti senza talento che si vendicherebbero nei mille modi in cui cio’ avviene nei luoghi del pubblico impiego.

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39 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Pero’ la parte che resiste al ricorso al Tar non e’ l’insegnante ma l’istituto, difeso dall’avvocatura dello stato e quindi senza oneri da sostenere.

Anche in caso di soccombenza (evenienza remota) paga l’Istituto e se non c’e’ colpa grave dell’insegnante (non c’e’ quasi mai) la cosa finisce li’ senza rivalsa della Corte dei Conti

Il 90% dei corpi docenti è letteralmente terrorizzato dalla eventualità del ricorso, per cui ormai, anche da parte di alcuni dirigenti, la preoccupazione principale è quella di assolvere con meticolosità ad aspetti puramente formali.

La didattica passa inevitabilmente in secondo piano e, agli esami e scrutini, in dubbio pro(f) reo. 

53 minuti fa, Jack ha scritto:

buona promozione, obiettivo non raggiunto vai a lavorare.

Altri genitori e altri tempi. Allora lo scopo principale dei nostri genitori era farci studiare perché erano consapevoli del'importanza della acquisizione  di conoscenze e competenze.

Quando c'erano i colloqui scolastici, normalmente le prendevo preventivamente, poi se qualche prof, per caso, si sbilanciava positivamente, il commento era che facevo il mio dovere.

Mai vista mia madre prendere le mie difese con un prof. La colpa era mia a prescindere.

Oggi, diventata l'ignoranza un valore, per molti genitori (per fortuna non tutti), la scuola è una controparte che non comprende, espressione del meinstrim , che si mette di traverso per ostacolare le magnifiche sorti e progressive dei figli.

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I nonni di questi studenti, pretendendo il 18 politico sfidavano i regolamenti. 

Per i nipoti è diverso: Individuata una crepa nel regolamento, essi vi si infilano e la sfruttano. In un certo senso stanno dimostrando di essere italiani doc.

E non è nemmeno sicuro che la cosa vada a loro discapito: D:"Che studi ha fatto ?".   R: "Al liceo, grazie al mio impegno e al brillante esame scritto, mi sono potuto permettere di non fare gli orali"...

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9 minuti fa, wow ha scritto:

Altri genitori e altri tempi

io sono di oggi, quali altri tempi? uno non ha manco finito ancora e l’ultima maturità è stata solo due anni fa.

Ma perché preoccuparsi?

mal li alleviamo e meno buoni se ne trovano ad intralciare quelli ben allevati, vale per chiunque, miei compresi naturalmente. 

Le possibilità oggi ci sono, se non vengono colte, amen

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18 minuti fa, Martin ha scritto:

I nonni di questi studenti, pretendendo il 18 politico sfidavano i regolamenti. 

Sono d'accordo col tuo post però lasicami dire...qui a Padova i nonni di questi studenti prendevano il 18 politico gambizzando i professori, altro che sfidando i regolamenti

 

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@mozarteum a voglia quanti ricorsi ha beccato mugliera per i poveretti (i genitori) di turno delle sue classi, da bocciature a voti non condivisi. Non si è mai spostata quanto è lunga (e non è granché lunga 😄). L’istituto ha sempre vinto, basta che formalmente sia fatto e documentato come richiesto. E si fa sempre, almeno da lei si fa sempre.

Spiace molto per i piccoletti spesso umiliati immeritatamente ed altre volte prostrati psicologicamente dall’insoddisfazione di certa genitoranza.

Magari portano a casa un otto o un nove a fine ciclo e vedono la famiglia fare ricorso per il 10… come dirgli “cog-lione, otto e nove sono voti da poveretti, tocca questionare… vedi?”

mah

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6 minuti fa, scroodge ha scritto:

altro che sfidando i regolamenti

Per favore....questi durante i cosiddetti anni di piombo non sarebbero nemmeno stati in grado di uscire la sera, quando semplicemente passando vicino ad un gruppetto che attaccava manifesti rischiavi di essere sprangato a sangue.
Io ho sentito alcuni di questi volenterosi giovinotti affermare di "essere stanchi di essere giudicati", come se il giudizio costituisse una infamia, un inutile ludibrio.
Basta sentirli parlare, basta leggere quello che scrivono per emettere un giudizio totalmente negativo; se poi ascoltiamo anche la loro musica preferita, il quadro è completamente irrecuperabile.

  • Sad 1
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@mozarteum

In caso di esami chi risponde sono i componenti della commissione, non l'istituto. Nel caso di errori non è esclusa la ripetizione dell'esame e, conseguentemente, il danno erariale.

Quanto alla Avvocatura, le mie esperienze e di colleghi non rendono affatto fiducioso. 

Il Tar al momento non mai entrato nel merito della valutazione, ma sugli aspetti formali, per cui i vari verbali devono essere scritti con cura. Nei casi di non ammissione all'anno scolastico successivo (bocciatura) scrivo personalmente la motivazione. 

Quanto alla fiducia nella Avvocatura, una mia collega di un grosso liceo ha perso nel caso di uno studente bocciato con quasi tutte le valutazioni insufficienti. La motivazione, i genitori non sarebbero stati adeguatamente informati sull'andamento dello studente, nonostante la collega si fosse procurata la serie di accessi al registro elettronico.

Ormai correttezza e buona fede sono assunti non più validi, dinanzi al dilagare della cattiva fede il solo argine è la formalizzazione di ogni cosa, quindi telefonate con protocollo di ora ed esito, convocazioni formali con protocollo, ecc .

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Diversamente da quanto proposto nelle analisi degli esiti delle prove nel primo ciclo d’istruzione, per la scuola secondaria di secondo grado è necessario introdurre alcune differenziazioni in base ai macro-indirizzi di studio. Nella restituzione dei dati INVALSI, i macro-indirizzi di studio sono stati individuati alla luce delle evidenze empiriche, ossia sulla base dei risultati medi conseguiti degli anni precedenti. Per questa ragione, gli esiti della prova di Italiano sono presentati secondo la seguente classificazione:
• licei classici, scientifici e linguistici;
• altri licei;
• istituti tecnici;
• istituti professionali55.
Come avviene in tutti i Paesi, nelle prove standardizzate volte alla misurazione degli apprendimenti gli studenti e le studentesse in istruzione liceale conseguono risultati più elevati rispetto agli indirizzi tecnici e professionali. Questo tratto caratteristico, di per sé, non è necessariamente da ritenersi né un bene né un male, poiché le filiere tecniche e professionali dovrebbero eccellere in altre dimensioni degli apprendimenti, a condizione però che venga garantita l’acquisizione almeno dei traguardi fondamentali. Pertanto, non ci si deve stupire se nell’istruzione tecnica e professionale ci sono quote meno ampie nei livelli 4 e 5, purché si cerchi di assicurare a tutti e a tutte, o per lo meno al maggior numero possibile, il raggiungimento del livello 3 che corrisponde a un’acquisizione adeguata degli apprendimenti di base.
Le figure da 4.3.1.2 a 4.3.1.5 mostrano gli esiti nel dettaglio dei macro-indirizzi e, ancora una volta, raccontano di differenze molto marcate all’interno del Paese.
• Nei licei classici, scientifici e linguistici (figura 4.3.1.2) si osservano i risultati più robusti: qui l’esito medio nazionale è nettamente superiore rispetto al dato complessivo. Tuttavia, pur trattandosi di coloro che mostrano apprendimenti più elevati, solo in un limitato numero di regioni (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata) l’esito medio raggiunge il livello 4, che corrisponde a un conseguimento sicuro dei traguardi delle Indicazioni nazionali. Nella provincia autonoma di Trento, in Toscana, nel Lazio e in Puglia il risultato generale si attesta tra il livello 4 e il livello 3 mentre nei restanti casi (provincia autonoma di Bolzano – lingua italiana, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) lo studente medio si ferma al livello 3 che rappresenta di certo un risultato adeguato ma non soddisfacente per gli studenti e le studentesse degli indirizzi liceali.
• Gli esiti degli altri licei (figura 4.3.1.3) sono inferiori rispetto a quanto presentato per i licei classici, scientifici e linguistici. Infatti, non ci sono regioni in cui il risultato medio si attesta al livello 4 o 5 ma, nelle situazioni migliori, si ferma tra il livello 3 il livello 4 (è solamente il caso della Valle d'Aosta). Nella maggioranza delle regioni si raggiunge il livello “soglia” (Piemonte, Liguria, Lombardia, provincia autonoma di Bolzano – lingua italiana, provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Sardegna). Solo in Calabria e in Sicilia lo studente medio si ferma tra il livello 2 e il livello 3. La sensibile differenza nei risultati tra i licei classici, scientifici e linguistici e gli altri indirizzi liceali potrebbe essere ricondotta a una duplice dinamica. Da un lato, il processo di licealizzazione56 – ossia la crescente propensione a scegliere percorsi liceali rispetto ad altri indirizzi dell’istruzione secondaria superiore – ha determinato una trasformazione nella composizione della popolazione scolastica, portando alcuni licei ad accogliere studenti e studentesse con eterogenei livelli di apprendimento iniziale e provenienti da sfaccettati contesti socio-culturali.
• Gli esiti medi negli istituti tecnici (figura 4.3.1.4) sono generalmente inferiori rispetto al quadro osservato nei licei, in particolare classici, scientifici e linguistici. Solo in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana e Marche il risultato medio si attesta sulla soglia dell’adeguatezza (livello 3) mentre in Abruzzo e Puglia tra il livello 3 e il livello 2. Ci si ferma mediamente al livello 2 in tutte le altre regioni: Liguria, provincia autonoma di Bolzano – lingua italiana, Umbria, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
• Negli istituti professionali (figura 4.3.1.5) la fotografia scattata è ancora più allarmante poiché il risultato generale non raggiunge mai la soglia dell’accettabilità rispetto ai traguardi definiti dalle Indicazioni nazionali. Infatti, l’esito medio si attesta tra livello 2 e livello 3 solo in Valle d’Aosta e a livello 2 in Piemonte, Liguria, Lombardia, provincia autonoma di Bolzano – lingua italiana, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sardegna. Il risultato generale si colloca tra livello 1 e livello 2 in Campania e in Basilicata mentre in Molise, Calabria e Sicilia non si va oltre il livello 1.
In merito a chi si attesta al livello più alto (livello 5, blu scuro):
• nei licei classici, scientifici e linguistici (figura 4.3.1.2) la Valle d’Aosta (28,2%), le Marche (26,2%) e la Liguria (26,1%) ne accolgono una quota molto alta mentre nella provincia autonoma di Bolzano – lingua italiana (11,9%), in Sicilia (11,7%) e in Calabria (6,3%) la loro presenza è molto bassa;
• per tutti gli altri indirizzi di percorsi liceali (figura 4.3.1.3) se ne contano in percentuale maggiore in Lombardia (15,1%), Valle d’Aosta (11,7%) e Veneto (11%) mentre in percentuale inferiore in Campania (1,9%), Calabria e Sardegna (1,7% per entrambe);
• negli istituti tecnici (figura 4.3.1.4) studenti e studentesse top performer sono numericamente esigui ma rappresentati in percentuale più ampia in Friuli-Venezia Giulia (6,5%), nella provincia autonoma di Trento (5,3%) e in Valle d’Aosta e Veneto (5% per entrambe) mentre in quota più ridotta in Puglia (0,4%) e nulla in Umbria;
• negli istituti professionali (figura 4.3.1.5), mediamente, sono poche le regioni in cui almeno uno studente o una studentessa su cento riesce a raggiungere il livello 5 e in parecchi casi (provincia autonoma di Bolzano – lingua italiana, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna) la loro quota è nulla.

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