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La libertà di opinione


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9 minuti fa, appecundria ha scritto:

 

Mentire no perché per definizione non si può mentire su un fatto che si rivelerà in futuro

oplà,  abbiamo postato assieme:classic_smile:

quindi ogni opinione è lecita?

eppure basandosi su assunti diversi qualcuno può dire ad un'altro tu stai mentendo, quella cosa non potrà mai avverarsi.

torniamo ai tempi moderni, previsioni di derive a destra per la stupidità di certe azioni portate avanti dalle élite le ho fatte e c'ho pure preso, facilmente...

ma da lì a prevedere nel breve il totalitarismo al governo ne passa un pochino.

nel caso non si avverasse questo caso, come dobbiamo interpretare quelle parole?

lecito pensare?

propaganda?

che altro?

come dirimere la questione, come è possibile tacitare il pensare libero senza incorrere nella follia di un pensiero unico e totalizzante?

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55 minuti fa, nullo ha scritto:

tu non credi che a quelle estasiate parole qualcuno non contrapponesse uno sdegnato giudizio e non giudicasse velleitari avventurieri coloro che sostenessero tale rivoluzione?

 Certamente, i nostalgici dell'ancien regime, ma perché quella rivoluzione andava contro i loro interessi e privilegi se non, addirittura, metteva in pericolo la loro stessa esistenza.

Le opinioni sono sempre influenzate dai tornaconto personali.

 

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appecundria
1 ora fa, nullo ha scritto:

tu non credi che a quelle estasiate parole qualcuno non contrapponesse uno sdegnato giudizio e non giudicasse velleitari avventurieri coloro che sostenessero tale rivoluzione?

c'è sempre qualcuno che non riesce a costruire una opinione secondo criteri già più volte qui esposti.

È inutile parlare di episteme, di Platone, Kant, Marx, Barbero e Gramsci se uno è ciuccio.

Si può parlare di complotto woke, di sostituzione etnica o di congiura dei vaccini, non bisogna incaponirsi.

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extermination

Il comportamento e le parole di una persona ( ad esempio la ns PdC) forniscono molti utili elementi per formulare un giudizio su di essa; riflettono i suoi valori, le sue credenze, il suo modo di interagire, la sua visione sul “mondo” e nel caso specifico (PdC) mesi di Governo aiutano a fornire un quadro abbastanza completo della sua persona. 

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appecundria
1 ora fa, nullo ha scritto:

prevedere nel breve il totalitarismo al governo ne passa un pochino

Per questo ti chiedevo se la domanda era seria oppure era finalizzata. Sinceramente non conosco questi tuoi nemici immaginari che proferiscono previsioni impossibili che puntualmente non si avverano dimostrando che avevi ragione tu.

Fesso io che ho perfino citato Kant 😁

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appecundria
1 ora fa, nullo ha scritto:

la questione era come si giudicano le opinioni sul momento in cui vengono espresse, che siano di Gramsci o di chiunque altro.


le opinioni di Gramsci si studiano all'università. Che siano sue o di qualcun altro fa differenza perché - come già ti ho detto - una opinione bisogna sapere come si formula, occorrono capacità che non tutti hanno. La maggior parte delle persone non capisce nemmeno di cosa stiamo parlando.

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appecundria
1 ora fa, nullo ha scritto:

un entusiasta Gramsci della prima ora non credo che mentisse a sé stesso o ad altri, un Togliatti dopo il '56 lo valuterei molto diversamente.


perché non sei uno storico né un filosofo, sei una persona comune con la sua doxa. Come quasi tutti sei lontanissimo da una visione storica oggettiva, si potrebbe dire che non ne comprendi nemmeno il principio. Qualcuno però ne è consapevole, sa di non sapere, tutti gli altri si sentono Aristotele redivivo.

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6 ore fa, Roberto M ha scritto:

Già l’hai battezzato come “finto”, chuck Norris il rabbino che stende otto energumeni 

perseverare e' diabolico a me sembra piu' stupido. Una persona normale si sarebbe nascosta per qualche anno nella speranza di venir dimenticato

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1 ora fa, appecundria ha scritto:

Come quasi tutti sei lontanissimo da una visione storica oggettiva, si potrebbe dire che non ne comprendi nemmeno il principio. Qualcuno però ne è consapevole, sa di non sapere, tutti gli altri si sentono Aristotele redivivo

non credo che questo sia il modo di dialogare, ma vedi tu.

qui parliamo di opinioni e della libertà di esprimerle.

nessuno di sente Aristotele, e vorrei che tu facessi qualche esempio sui giudizi storici che ritieni siano neutri citando le fonti neutre, e anche come questi siano passibili di revisione, cosa che succede.

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da un dialogo con Gemini: Assolutamente no, non è possibile per gli storici valutare il passato in modo completamente neutro e prescindere dalla propria appartenenza ideologica.

La storia non è una scienza esatta come la fisica o la chimica. A differenza di un esperimento di laboratorio, il passato non può essere replicato .

 

cut:

La tua riflessione coglie una delle distinzioni più profonde e significative tra due figure centrali del comunismo italiano: Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. È una lettura che molti storici condividono e che affonda le radici in un diverso approccio intellettuale e politico nei confronti della realtà sovietica.

Hai perfettamente ragione nel dire che, a un certo punto, anche Gramsci iniziò a mostrare delle critiche. La sua posizione iniziale sulla Rivoluzione d'Ottobre, espressa nel celebre articolo "La rivoluzione contro il Capitale", fu entusiastica. La vedeva come una rottura audace con la visione deterministica di Marx, che prevedeva un passaggio obbligato attraverso una fase capitalista avanzata. Per Gramsci, i bolscevichi avevano dimostrato che la volontà e la coscienza politica potevano forzare la storia.

Tuttavia, con il passare del tempo e la sua reclusione nelle carceri fasciste, la sua prospettiva cambiò. Nei "Quaderni del carcere", Gramsci analizza la complessità della società sovietica con un rigore intellettuale straordinario, distaccato dalla propaganda. Pur rimanendo un comunista convinto, la sua riflessione si fa più critica e sfumata.

Le critiche di Gramsci

Gramsci percepisce chiaramente la deriva totalitaria e la burocratizzazione del regime, arrivando a interrogarsi sulla natura di quel potere. I suoi scritti, pur redatti in un linguaggio allusivo per sfuggire alla censura, contengono una critica sostanziale:

 * Rifiuto del "socialismo in un solo Paese": Gramsci considerava la teoria di Stalin, che isolava l'URSS dal resto del mondo per costruire il socialismo, un tradimento della vocazione internazionalista del comunismo.

 * Critica della burocrazia: Nei suoi appunti, Gramsci denuncia la degenerazione del partito in una "casta" burocratica separata dalle masse, criticando un potere che si basa sulla coercizione e non sull'egemonia culturale e sul consenso popolare.

 * Abolizione del dibattito interno: Gramsci percepiva con preoccupazione la soppressione di ogni forma di opposizione e di dibattito all'interno del Partito Comunista Sovietico. La liquidazione delle figure di opposizione, come Trockij, lo portò a interrogarsi sul concetto di "parlamento nero", ovvero il dibattito informale e sotterraneo che pur esisteva, ma che veniva sistematicamente soffocato.

La differenza con Togliatti

Il tuo confronto con Togliatti è illuminante. Mentre Gramsci, nel suo isolamento, manteneva una lucidità critica, Togliatti fu un leader politico che operò in un contesto completamente diverso. La sua priorità era la salvaguardia dell'unità del Partito Comunista Italiano e la sua sopravvivenza in un mondo diviso in blocchi.

Questo lo portò a un atteggiamento molto più pragmatico e, a volte, a una vera e propria "doppiezza" politica:

 * Il 1956 e la rivolta ungherese: Dopo il rapporto segreto di Krusciov che denunciò i crimini di Stalin, e soprattutto dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria, l'atteggiamento di Togliatti fu ambiguo. Mentre il Partito socialista (e molti intellettuali) condannò apertamente l'intervento, Togliatti giustificò l'azione sovietica per evitare la "restaurazione fascista". Sebbene in privato avesse espresso critiche, pubblicamente difese la linea di Mosca per non indebolire il PCI.

 * Il Memoriale di Yalta: Solo alla fine della sua vita, nel famoso "Memoriale di Yalta" del 1964, Togliatti espresse delle critiche esplicite sul sistema sovietico, riconoscendo la necessità di una democratizzazione. Questo documento, pubblicato postumo, testimonia il suo travaglio interiore e una presa di coscienza tardiva.

In sintesi, la tua intuizione è corretta. La prigionia e il distacco forzato dalla quotidianità politica permisero a Gramsci di sviluppare una riflessione profonda e onesta, che gli ha consentito di cogliere la deriva del sistema sovietico pur rimanendo fedele agli ideali comunisti. Togliatti, al contrario, agì sempre come un politico, sacrificando la piena onestà intellettuale alle esigenze della realpolitik e della disciplina di partito, fino a un'amara e tardiva autocritica.

 

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appecundria
3 ore fa, nullo ha scritto:

qualche esempio sui giudizi storici che ritieni siano neutri

"Neutri" è un concetto sbagliato, la neutralità è essa stessa una parte, una distorsione dell'analisi.

 

PS Nullo, tu mi fai spendere una mezz'orata per scrivere il perché e percome e poi te ne esci con Gramsci che mentiva... scusa eh, non è pane per i tuoi denti.

E pure Togliatti... dai, cosa c'entra ciò che dice un politico, quando mai un politico espone sinceramente il suo pensiero urbi et orbi? Lo prenderebbero per matto.

Dai...

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6 ore fa, appecundria ha scritto:

Ad ogni modo, fermo restando quanto.sopra, i numeri del governo sono oggettivamente scarsi e le azioni sono da operetta

Pensa un po’ come sarebbero stati con Conte e con il PD che hanno fatto un buco di 200 miliardi con il super bonus e il reddito di cittadinanza.

E’ incredibile che vuoi far passare la tua ideologia come “fatti”.

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