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80 anni fa Hiroshima (... e Nagasaki)


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analogico_09

A me piace(va) questa america... 
 

 



Nuclear war.
Nuclear war.
They're talkin' about Nuclear war.
It's a motherfucker, don't you know?
If they push that button your ass got to go.
Gonna blast you
So high in the sky.
You can kiss your ass
Goodbye, goodbye.

Radiation, Mutation.
Fire.
Hydrogen bombs,
Atomic bombs.
(Tell 'em about it, Tyrone...)
What you gonna do,
Without your ass?

Melting... People... Buildings...
Burnt grass... Farewell.
Goodbye, ass.

Per gli non poliglotti come me...

 

 

Guerra nucleare.
Guerra nucleare.
Stanno parlando di guerra nucleare.
È una sbronzata, non lo sai?
Se premono quel pulsante, il tuo cūlus deve andare.
Ti faranno esplodere
Così in alto nel cielo.
Puoi baciarti il cūlus
Addio, addio.

Radiazioni, mutazioni.
Fuoco.
Bombe all'idrogeno,
Bombe atomiche.
(Diglielo, Tyrone...)
Cosa farai,
Senza il tuo cūlus?

Sciogliendo... Persone... Edifici...
Erba bruciata... Addio.
Addio, cūlus.

 

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@analogico_09 Sai cos'è Beppe? Vuoi la verità?

E' che tu  vuoi troppo bene agli Americani!:classic_smile: Li stimi troppo e non ti aspetti e non vorresti che avessero compiuto

gesti come il bombardamento atomico o i centomila morti bruciati di Tokyo. 

Troppo amore insomma:classic_smile:

 

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L'imperatore Hirohito, nei suoi divini deliri, non aveva minimamente preso in considerazione l'ipotesi di arrendersi neanche dopo la bomba su Hiroshima. Anzi, ordinava ulteriori attacchi suicidi che i giapponesi con inquietante fanatismo eseguivano. Si è arreso quattro giorni dopo la seconda bomba che, per la cronaca, era al plutonio a causa delle difficoltà di reperire uranio in fase di sperimentazione.

Diciamo che c'era anche un forte interesse di finalizzare il progetto Manhattan, ma la sconfitta del Giappone avrebbe richiesto un forte contributo di sangue americano.

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11 ore fa, luimas ha scritto:

 Ok essere antiamericani , però  c' è  un limite ,....

, nella sola battaglia di Okinawa gli americani hanno avuto  12000  morti e 38000 feriti  , i giapponesi dai 77 ai 110000 morti .. 

Fai due conti sui morti che avrebbero avuto per conquistare il Giappone , perché  non si sarebbero  arresi .

Ma essere o non essere antiamericani non c'entra nulla. Che poi cosa vuol dire essere americani o antiamericani? Essere per Roosevelt o essere per Truman è la stessa cosa? rappresentarono la medesima America? Se hai possibilità leggi l'articolo di Paolo Giordano sul Corriere di oggi, spiega ovviamente benissimo quello che io ho solo tentato di esprimere.

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11 ore fa, analogico_09 ha scritto:

sulla pelle dei civili innocenti

La popolazione giapponese era colpevole di crimini terribili come oggi sono colpevoli tutti gli ebrei del mondo per il genocidio palestinese. A noi ci ha salvato la resistenza se no eravamo colpevoli pure noi.

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25 minuti fa, 31canzoni ha scritto:

Paolo Giordano sul Corriere di oggi

 

Eccolo:

 

 

Guerra inevitabile: un’idea pericolosa

Corriere della Sera7 Aug 2025Di Paolo Giordano

 

Una bambina fa galleggiare una lanterna di carta sul fiume Motoyasu, a Hiroshima, a 80 anni dalla bomba atomica

Aottant’anni dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, si parla ancora dell’inevitabilità storica di quelle azioni. Senza gli attacchi atomici il Giappone non si sarebbe arreso, la guerra sarebbe andata avanti ancora a lungo con una perdita di vite maggiore eccetera.

 

Come tesi non è solo controfattuale: probabilmente è anche falsa. E se pure la si volesse prendere in considerazione per la prima bomba, quella su Hiroshima, non varrebbe comunque per quella di Nagasaki, che è stata puro accanimento, smania di distruzione. L’inevitabilità storica, che un po’ ci rassicura, è un concetto pericoloso, allora come oggi.

 

Le associazioni di sopravvissuti ai bombardamenti atomici portano avanti dall’inizio

 

Le bombe del 1945 Ci mettono in guardia sul pericolo di voler sconfiggere il «male assoluto» a tutti i costi

 

una forma di memoria proattiva, che guarda al presente e al futuro più che alla commemorazione della sofferenza subita. Sono attivisti insomma. Il modo migliore di parlare dell’agosto 1945 sembra allora quello di imitarli, interrogandoci su ciò che le bombe di ottant’anni fa dicono del mondo di adesso. Un mondo in guerra. E la categoria resistente dell’inevitabilità mi sembra proprio la cerniera fra gli eventi di allora e quelli attuali.

 

Netanyahu, maggio 2025: la nostra è «una guerra necessaria, morale e giusta. Una guerra del bene contro il male».

 

Kim Jong Un a Vladimir Putin, settembre 2023: «L’esercito e il popolo russo trionferanno contro il male».

 

Se ne possono trovare innumerevoli dall’intonazione simile.

 

D’altra parte, Europa e Stati Uniti sono alle prese da quasi trent’anni con «il male assoluto del terrorismo» nelle sue molteplici incarnazioni, e insistono in ogni occasione sulla presenza di un «asse del male», del quale farebbero parte Federazione Russa, Iran e Corea del Nord, ma dentro il quale sono transitati altri nel passato recente.

 

La presenza di un «male assoluto» — anzi di un «Male» con la maiuscola — è il prerequisito fondamentale dell’inevitabilità, ed è centrale nell’immaginario collettivo, ovunque, almeno dal 2001 in avanti. Perché, se esiste un male assoluto, allora esiste anche un bene assoluto in grado di sconfiggerlo. Che, anzi, è obbligato a farlo. Il male assoluto va estirpato, eradicato, annientato. Se si annida nei tunnel di Gaza, allora Gaza va rasa al suolo. Se è trincerato nelle acciaierie di Azovstal,

 

allora va bruciata tutta l’ucraina. È inevitabile.

 

Ma il «male assoluto» non porta con sé solo il principio dell’inevitabilità. Produce anche una forma di cecità selettiva. I singoli conflitti e le singole azioni all’interno dei conflitti smettono di essere considerate in quanto tali,

 

giuste o ingiuste, etiche o criminali, non ne vale più la pena, perché ogni discernimento è ingoiato dal principio generale di una guerra fra forze del bene e forze del male.

 

E il pensiero del male assoluto — questo il dettaglio più cruciale — non alberga solo nel cuore dei leader e dei generali dell’esercito: è pervasivo, riguarda ognuno di noi, anche nel nostro quotidiano, è un’attitudine alle cose e alle idee, un modo di porsi nei dibattiti. Il male contro il bene, sempre e comunque. Di qua oppure di là.

 

Racconta il «New York Times» che in Giappone si fa sempre più largo l’idea che una militarizzazione del Paese sia necessaria. Non solo per via delle mire espansionistiche della Cina, ma perché gli Stati Uniti, che avevano imposto il disarmo al Giappone e contestualmente promesso di difenderlo, sono più inaffidabili che mai. Così, il Paese che negli ultimi ottant’anni ha portato avanti un’idea radicale di pacifismo, disegnato milioni di bandiere arcobaleno attorno ai memoriali delle bombe e piegato un’infinità di origami di gru, devia lentamente verso un futuro bellicista.

 

Per motivi non troppo diversi l’europa stanzia fondi per il riarmo, e così via. L’inclinazione della storia presente è ormai chiara, ognuno si prepara. A cosa esattamente? A uno scenario di conflitto maggiore. Non occorre chiamarlo per forza Terza Guerra Mondiale (ammesso che i focolai attivi non lo siano già), anzi sarebbe meglio evitarlo. Perché la «Guerra Mondiale» è un altro concetto assoluto che non ci permette di guardare di volta in volta i dettagli e la loro gravità specifica.

 

E tuttavia, nel riarmo collettivo, quello che manca completamente è un dibattito sovranazionale su come la guerra andrebbe fatta. Con quali regole, con quali armi, con quali protezioni per i civili, con quali prospettive realistiche che non siano la distruzione del «maligno», con quali tabù. Insomma, quei principi che sembravano stabiliti una volta per tutte proprio dopo le bombe atomiche sul Giappone.

 

Due guerre proseguono indisturbate da decine di mesi — due guerre che perfino chiamare guerre non è corretto —, vanno avanti con l’uccisione quotidiana e deliberata di civili, con gli ospedali presi di mira, con la fame. Modalità che un tempo sarebbero state nascoste nelle sacche più vergognose delle guerre civili e che invece sono rese regola di azione da Stati sovrani. Dovremmo iniziare a chiederci il perché, al di là della dissennatezza dei governi e dei singoli presidenti. Perché, se non perché abbiamo coltivato per decenni, tutti noi, nel nostro piccolo immaginario, l’idea di un «male assoluto» da sconfiggere, e della liceità di ogni mezzo per riuscirci? L’idea, tutta atomica, che in circostanze eccezionali anche la violenza senza limiti fosse inevitabile?

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@31canzoni Ho letto l'articolo un tot di volte. Lo sai che, al di là degli intenti ideali non non ho capito dove vuole andare a parare?

 

Probabilmente la seconda bomba su Nagasaki ci è stata una componente di accanimento, ma il fatto è che, a tre secondi dall'apocalisse di Hiroshima, Hirohito avrebbe dovuto arrendersi (come molti pseudo pacifisti pensano abbia dovuto fare Zelensky a tre secondi dall'invasione russa, sebbene l'andamento militare fosse molto diverso).

Invece Hirohito ha immediatamente inasprito la guerra nel Pacifico.

Succede quando un popolo fanatico si identifica completamente con un disagiato che crede di essere Dio e viene considerato dai sudditi come tale. 

 

Per il resto Giordano fa il solito discorso del contrasto al male assoluto da parte di un bene assoluto che costituisce il presupposto di ogni guerra e che, a sua volta, ne porta con se l'ineluttabilità.

Il tutto per giustificare per infilare il solito discorso (un po' qualunquista) contro il riarmo e chiosare scrivendo 

Dovremmo iniziare a chiederci il perché, al di là della dissennatezza dei governi e dei singoli presidenti. Perché, se non perché abbiamo coltivato per decenni, tutti noi, nel nostro piccolo immaginario, l’idea di un «male assoluto» da sconfiggere, e della liceità di ogni mezzo per riuscirci? L’idea, tutta atomica, che in circostanze eccezionali anche la violenza senza limiti fosse inevitabile.

.

Per carità il il rischio di certi discorsi è sempre quello di passare per guerrafondaio. Io vorrei ribadire che ho assoluto orrore per ogni forma di violenza e tanto più per per le guerre di ogni tipo. 

Però sono anche convinto che che la pace deve essere perseguita in due, altrimenti se il pacifista incontra chi vuole metterlo sulla tavola, non come invitato, c'è un problema.

Reputo ugualmente pericolosa una certa tendenza a omologare il bene al male, assoluto o meno.

Cerco di spiegarmi meglio:  tralasciando le vicende attuali, perché devono probabilmente essere storicizzate e per evitare polemiche, prendendo invece in considerazione le vicende che hanno determinato la seconda Guerra mondiale, mi chiedo se il nazifascismo e l'imperialismo giapponese (con Pearl Harbor, l'orrore della occupazione cinese, il fanatismo) erano male (più o meno assoluto) da contrastare a tutti i costi o no.

Secondo me occorre porre attenzione e cautela a queste tesi perché aprono la porta ai peggiori revisionismi e negazionismi e si finisce col pensare che anche Hitler aveva fatto cose buone e che la Shoah fosse una invenzione della lobby ebrea.

 

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Fabio Cottatellucci
14 ore fa, 31canzoni ha scritto:

Eppure ci siamo bevuti un po' tutti, io per primo, che le bombe furono usate per ragioni umanitarie di risparmio di vite.

Questo scrivono sui Forum gli americani.
Ho letto in un Forum di aviazione due messaggi yankee, uno in cui si scriveva che "Fu un'azione benedetta da Dio perché permise di risparmiare milioni di vite umane" e un altro orgogliosamente "Loro hanno cominciato, noi abbiamo finito"...

Bang bang! Crepa muso giallo, sono John Wayne!

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@wow Giordano, in effetti non parla dell'uso delle atomiche, ma prende spunto per una serie di considerazioni che sono un po' troppo largheggianti per essere espresse in un articolo. Un punto però mi interessava di citare della sua tesi: al netto di tutto, l'accanimento rappresentato dall'uso della seconda bomba. Poi il discorso "male assoluto" e il relativo necessario "bene assoluto", sono interessanti come riflessioni ma ci portano fuori tema. Penso banalmente al male relativo Hitler tollerato e pasciuto dalle democrazie europee anni 30 (FR e UK) da usarsi in chiave anti sovietica (URSS male assoluto) che poi, male relativo Hitler, non eseguendo i desiderata dei padroni si evolve in male assoluto contro democrazie e URSS (URSS ex male assoluto, divenuta male relativo ed alleata del "bene assoluto"). 

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2 minuti fa, liboize ha scritto:

@31canzoni Si seguirono le convenienze del momento .

Ma anche oggi : Bin laden con gli usa , hamas con Israele e via discorrendo ; gli esempi sono tantissimi .

Infatti nulla di nuovo sotto il sole, ma rinnovata attenzione ai concetti di male assoluto e soprattutto di bene assoluto, si prepara l'opinione pubblica alle guerre ancora con la retorica delle crociate. Dio lo vuole, il bene assoluto lo vuole. In nome del bene assoluto si può fare il male assoluto.

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Fabio Cottatellucci
1 ora fa, wow ha scritto:

Secondo me occorre porre attenzione e cautela a queste tesi perché aprono la porta ai peggiori revisionismi e negazionismi

Per iniziare bisogna far proprio, anche in politica internazionale,  il concetto espresso magistralmente da De André in "Nella mia ora di libertà" (LP "Storia di un impiegato"):
"Certo bisogna farne di strada
Da una ginnastica d'obbedienza
Fino ad un gesto molto più umano
Che ti dia il senso della violenza
Però bisogna farne altrettanta
Per diventare così cog**oni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni
"

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