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Irrazionalismo dei nostri tempi


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Nel linguaggio quotidiano, per "irrazionale" si intende ciò che è volto alla soddisfazione di un impulso, al di là di ogni mediazione razionale e scientifica.  

L’opposizione a priori di scienza e irrazionale è stata valida in certe epoche e non in certe altre, anche se è un dato di fatto che la diffidenza verso la scienza pare essere una caratteristica che caratterizza l'irrazionalismo.

Ponendo da parte la vaghezza della definizione di irrazionalismo, nella storia del pensiero vi sono due tesi più specifiche: una prima tesi tesi secondo cui non vi è una razionalità di fondo delle cose e una seconda tesi per cui non esiste una via intellettuale che consente la comprensione dell'ordine delle cose.

 

L'idea che il mondo sia una realtà ordinata, e dunque interpretabile e decifrabile, un libro - per riprendere una celebre espressione galileiana - scritto in caratteri matematici e dunque ordinatamente leggibile, è un postulato di fondo del pensiero razionalista e della sceinza.

Questa posizione è stata più volte posta in discussione nella storia della filosofia; così, per Arthur Schopenhauer la realtà ultima delle cose è data dalla Volontà, principio cieco che annulla spazio e tempo. L'obiettivo polemico di Schopenhauer era l'idea che il mondo fosse stato creato ordinatamente dall'intelletto divino.

Il rifiuto di un ordine intellettuale del mondo si coniugava con la visione vitalista del cosmo, e all'idea che la verità sia un parto del nostro intelletto, quindi qualcosa di secondario. Secondo Oswald Spengler (1880-1936), è "assurdo, in ogni caso, il tentativo di voler penetrare nell'essenza della realtà per il tramite dell'analisi razionale".

Emerge un'opposizione di fondo tra realtà e verità: la realtà può essere solo sperimentata e vissuta, mentre la verità, che è il frutto dell'intelletto che cerca una giustificazione delle cose, non può che giungere a razionalizzare quella che è l'innata "esperienza del profondo". Ma in tal modo, la riflessione razionale non resta che alla superficie dell'essere. La tesi della mancanza di un ordine razionale stabilito si intrecciava a quella della labilità dell'intelletto. Così, per Henri Bergson (1859-1941) l'attività dell'intelligenza si limita a sistematizzare e a classificare, e perde in tal modo di vista il continuo evolversi della realtà. L'intelletto è dunque incapace di cogliere la realtà nel suo intimo svolgersi, perché la reifica e la riduce a morta cosa; per cogliere quest'ultima, bisogna fare appello a una facoltà superiore, quella dell'intuizione, che non costituisce un momento razionale, ma che è piuttosto un istinto divenuto cosciente di sé e capace di riflettere sul proprio oggetto, e il cui modello non è la mediazione intellettuale, ma l'intuizione estetica.

 

Il moderno irrazionalismo abbraccia la “Tradizione” come fondatrice di valori eterni spesso in senso precristiano; così Mircea Eliade (1907-1986), nel Mito dell'eterno ritorno (1951), descrive un'"ontologia arcaica" in cui il mondo è concepito come ricettacolo di una forza esterna, come ierofania e ripetizione di una realtà anteriore e atemporale cui ogni evento singolo rimanda e il cui fondamento è in una metafisica contro il momento negativo costituito dal tempo storico concreto che annulla l'uomo. Questa ontologia arcaica, secondo Eliade, sarebbe in grado di rinnovare i problemi fondamentali della metafisica.

Questo richiamo alla tradizione quale valore sacrale diviene in Julius Evola (1898-1974) (La rivolta contro il mondo moderno, 1934), il rifiuto della scienza come attività superficiale, incapace, nella propria ansia di misurazione, di raggiungere alcuna conoscenza essenziale, ma che anzi profana l'intero mondo distruggendo la possibilità di un rapporto più profondo con le forze trascendenti che muovono le cose. La filosofia è concepita come sapere più profondo, in grado di entrare in contatto con le realtà più riposte delle cose; una sorta di attività profetica il cui modello è il maestro di verità, non lo scienziato. È una posizione che si coniuga con il rifiuto della democrazia e con l'esaltazione del ruolo che una casta aristocratica può avere nella rigenerazione dei valori da attuare in rapporto alla tradizione. Così, oltre al rifiuto della conoscenza intellettuale e critica come mezzo di indagine del mondo, l'irrazionalismo moderno sembra avere come sue caratteristiche la concezione del sapere come veggenza, il richiamo a una tradizione atemporale, un deciso sospetto contro la democrazia.

 

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Una parte della filosofia del Novecento denuncia l'irrazionalismo che minaccia la nostra epoca. È il caso della Eclisse della ragione (1947) di Max Horkheimer (1895-1973), in cui l'autore sostiene che la ragione oggettiva, l'idea che la ragione esistesse non solo negli uomini ma anche nel mondo oggettivo, fondando una gerarchia degli esseri, ha lasciato il posto (con uno sviluppo partito nel XVII secolo, ma acceleratosi decisamente con l'Illuminismo) alla ragione soggettiva, limitata al solo soggetto in quanto facoltà di calcolare i mezzi in rapporto ai fini. Nell'ambito della ragione soggettiva, "ragione" indica solo il rapporto di un concetto o di un oggetto con un certo fine, non un concetto in sé. La crisi odierna della ragione dipende dal fatto che il pensiero è divenuto incapace di concepire una simile oggettività, relegata nel campo dell'illusione: nessuna realtà è ragionevole in sé, e tutti i concetti si sono formalizzati. Tale ragione formalizzata è buona per qualunque uso. Questa crisi si esprime tra l'altro, secondo Horkheimer, con la sostituzione del pensiero speculativo e filosofico con il pensiero scientifico, il quale nega l'esistenza di una filosofia autonoma e di un concetto filosofico di verità. In quest'ambito l'irrazionalismo di fondo che minaccia il pensiero, e le cui tendenze Horkheimer vede esplicarsi nella costituzione dello stato autoritario, è dovuto all'abbandono della speculazione filosofica a favore di una ragione scientifica che è mera razionalità formale e strumentale la quale si rovescia, in ultima analisi, in negazione della ragione. Dunque, il rifiuto della razionalità scientifica non si è espresso soltanto a partire da posizioni legate al valore della Tradizione e all'intuizione vitalistica del mondo; ma sembra comunque legato ad una certa concezione del sapere, secondo la quale l'attività matematica e formalizzatrice della ragione scientifica sarebbe una sorta di parodia del pensiero. Così il sorgere della scienza, che è ragione strumentale, eclissa, secondo Horkheimer, la vera ragione.

Il concetto di razionalità scientifica come mera tecnica che si esplica dunque non come ragione sostanziale, ma come pura capacità di dominio, attraversa ambiti ben più vasti; così, per Hans-Georg Gadamer (1900) (Verità e metodo, 1960), nella scienza moderna ha perduto il senso originario della theoría greca, in quanto ha smarrito il guardare e il sapere con cui l'uomo greco contemplava e accettava l'ordine del mondo, fine stesso dell'attività filosofica, la scienza è pura attività pratico-pragmatica, e "il modo del suo domandare e del suo indagare è diretto al dominio dell'ente".

Gran parte delle discussioni contemporanee sull'irrazionalismo sono in relazione a una difesa di una sorta di primato e di autonomia della filosofia in quanto ragione sostanziale o in quanto theoría, di fronte ad una presunta invadenza della scienza ridotta a mero calcolo o a finalità pratica incapace di interrogarsi sui fini ultimi.

Queste posizioni sembrano discendere da un concetto ingenuo di scienza. È veramente impossibile intendere, difatti, come le affermazioni di Erwin Schrödinger (Scienza e umanesimo, 1951: "Parecchi credono, nella loro completa ignoranza di che cosa sia in realtà la scienza, che essa abbia principalmente lo scopo, secondario, di inventare nuovi macchinari o di aiutare ad inventarli, per migliorare le nostre condizioni di vita") possano venir comprese all'interno di un'immagine della scienza come mero "dominio sull'ente".

Emerge un'altra caratteristica dell'irrazionalismo contemporaneo, che concepisce la storia del pensiero - o, più in generale, quella della civiltà - come una storia di decadenza, per cui alla theoria della giovane civiltà greca si sostituisce la svirilizzata scienza dei moderni, in un'ottica ispirata alle posizioni di Spengler. Ma proprio questo fatto mostra come l'accusa di irrazionalismo lanciata alla scienza dai suoi critici possa essere con altrettanta facilità rovesciata su questi ultimi, a dimostrazione del fatto che tutta la questione ruota, in ultima analisi, su un problema di definizione iniziale.

 

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1 ora fa, Savgal ha scritto:

Questo richiamo alla tradizione quale valore sacrale diviene in Julius Evola

Io citerei anche, direi soprattutto R. Guenon

Gran bel irrazionalista 

Anzi proporrei un oscar per le sue tesi totalmente irrazionali 

Non mi pronuncio circa interessante disquisizione, in quanto ci porterebbe a parlare di metafisica, tradizioni spirituali, ma onestamente non mi pare il caso

Concludo, Visto che la Filosofia Perenne a cui si faceva cenno, prende a piene mani dalle varie tradizioni metafisiche come il Vedanta, Induismo, Sufismo, Taoismo, Buddhismo ecc...potremmo affermare  allora che gran parte delle maggiori religioni possano essere definite irrazionali

Io le interpreto come  transrazionali, ma capisco che un non credente le possa far retrocedere nella dimensione prerazionale

Fermiamoci qui

Pace e bene

😊

 

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Adesso, extermination ha scritto:

Fede e razionalità possono convivere e integrarsi per una comprensione più profonda della realtà.

Io sono d'accordo con te pienamente. Integrare, altro vocabolo per lo più sconosciuto, o svalutato

Evidentemente, non tutti la pensano come noi

Non ho possibilità di regalarti un Melius...li ho terminati☺️

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@extermination Integrare non è cosa semplice

È più facile dividere in parti, parcellizzare

La mente molto razionale, tende a dividere in continuazione

Ovviamente, in certi contesti/lavori può essere anche molto utile, per non dire indispensabile 

Mi torna in mente G.Reale, il quale afferma: Platone stesso ribadisce che l' anima del vero filosofo "deve protendersi sempre verso l'intero e il tutto divino e dell'umano" (Repubblica, VI 486 A). E l' intero dell' umano implica una visione globale che investe i principi primi supremi, e dunque una metafisica.

Pensatori così lontani fra loro come Marco Aurelio e Plotino possono scrivere concordemente che il filosofo  "deve guardare al tutto" ossia "deve  guardare l'intero" (Ricordi II, 9 Enneadi II 9,9)

In conclusione, tutti i filosofi Greci, dalle origini agli ultimi tempi, hanno considerato la filosofia come un tentativo di dar senso  a tutte le cose,  riportandole ai loro fondamenti ultimi e interpretandole ai in funzione di questi, e quindi misurarsi con l'intero

Tratto da: Filosofia Antica (G. Reale)

....

Ho dato un ottimo esempio di irrazionalismo acuto, vi prego di non seguirmi

Ma ritengo che il rischio non ci sia

😜😂

 

 

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2 ore fa, Savgal ha scritto:

Erwin Schrödinger

Giusto per essere in tema, aggiungo un pizzico di irrazionalità, informando che il premio Nobel citato, teneva in grande considerazione la filosofia Vedanta

...

 

Il Vedanta insegna che la coscienza è singolare, che tutti gli eventi si svolgono in un'unica coscienza universale e che non esiste molteplicità di sé.

Erwin Schrödinger

"La mia visione del mondo" di Erwin Schrödinger, (Cap. 5), 1961.

 

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5 ore fa, LUIGI64 ha scritto:

Forse sarà un'ovvietà, ma sarebbe tempo di cambiare all'interno e non soltanto all'esterno di noi stessi

Mi autocito, per citare ancora G. Reale:

Scrissi sul “Corriere della Sera” una massima di Platone, che diceva: “Lo Stato che io ti descrivo forse non si realizzerà mai sulla Terra. Lo Stato si costruisce nella tua anima, έν τή ψυχή. Lo Stato che esiste nel mondo reale è un ribaltamento di quello che hai dentro tu.” Se votiamo persone squallide, siamo squallidi anche noi, tali e quali. Platone scrisse la Repubblica, tra le altre cose, per capire bene cosa fosse l’anima, perché nel grande è possibile vedere il piccolo in maniera stupenda.

 

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@extermination

Sono sintesi da enciclopedie filosofiche per delle lezioni. Dovrei integrarle con delle osservazioni personali.

Su argomenti complessi non è possibile la sintesi in cinque righe, al pari di come lo studio di una equazione di fisica non può essere compresa con una rapida lettura.

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