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Il braccio di ferro USA - Venezuela


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maurodg65

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Liberati in Venezuela dei prigionieri politici oppositori del regime di Maduro, sé questa è la nuova strada intrapresa della neo Presidente forse la strada è quella giusta allo scopo di garantire migliori condizioni di vita al popolo venezuelano, garantendo nel contempo maggiore libertà ed un livello di benessere economico superiore a quello del passato regime. 
 

 

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Venezuela, quanto costa il rilancio dell’industria petrolifera: per 3 milioni di barili al giorno servono 183 miliardi

di  Stefano Agnoli

 

Il costo dell’operazione

Ma a quanto potrebbe ammontare lo sforzo finanziario per un’operazione di tale portata? E quali condizioni dovrebbero avverarsi? Secondo le stime di Rystad Energy - una società di ricerca norvegese, tra le più accreditate del settore - riportare la produzione venezuelana a 3 milioni di barili al giorno entro il 2040 richiederebbe 183 miliardi di dollari di investimenti: 53 miliardi solo per mantenere l’attuale livello di 1,1 milioni di barili al giorno; 14 miliardi basterebbero per un primo rimbalzo a 1,4 milioni di barili entro 2-3 anni; 41 miliardi sarebbero necessari per arrivare a 2 milioni di barili entro il 2032; infine, 75 miliardi dovrebbero essere spesi per raggiungere i 3 milioni di barili nel 2040. Il tutto si tradurrebbe in un fabbisogno annuo medio di 8-9 miliardi, con almeno 30-35 miliardi di capitale internazionale da impegnare nei primi due anni per rendere credibile lo scenario.

 

  • Melius 1
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extermination

@Savgal giustappunto- ma al di là dei denari, poi me le trovi le compagnie petrolifere disponibili ad investire con disinvoltura miliardi su miliardi in un sistema come quello del Venezuela privo di ogni garanzia sul buon esito dell’investimento. 

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@extermination

Sempre più convinto che Trump non attiva il cervello prima di parlare. Improvvisa spinto dal suo narcisismo, ma vi è chi pensa che vi sia una astuta strategia.

John Bolton, capo del Consiglio nazionale di sicurezza della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, ha la stessa convinzione, e penso che conosca bene il soggetto. 

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extermination

@Savgal

 

 

ISPI - Paolo Gnes 9-1-26 

 

La nuova strategia di Trump e le implicazioni per l’Europa ( stralcio) 

 

Il documento sulla National Security Strategy, diramato dalla Casa Bianca ai primi di dicembre, conferma che l’obiettivo primario resta la conservazione e il rafforzamento del primato mondiale degli Stati Uniti, i quali devono restare il Paese più forte, ricco, potente e di successo al mondo per i decenni a venire. Non però per mirare al dominio permanente sul mondo, che sarà perseguito solo nei limiti richiesti dall’interesse del Paese, che diventa quindi l’unico scopo del primato americano. America First. Viene sancito pertanto il definitivo abbandono dell’unilateralismo, tentato nel primo periodo dopo la Guerra Fredda, per abbracciare un multilateralismo basato sui rapporti di forza e sempre meno sul diritto e sui valori. Gli Stati Uniti non intendono più governare il mondo esportando democrazia, ma utilizzare il primato nel loro esclusivo interesse, attenendosi a tale criterio in tutte le relazioni internazionali, incluse quelle con gli alleati.

 

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maurodg65
15 minuti fa, Savgal ha scritto:

@extermination

Sempre più convinto che Trump non attiva il cervello prima di parlare. Improvvisa spinto dal suo narcisismo, ma vi è chi pensa che vi sia una astuta strategia.

John Bolton, capo del Consiglio nazionale di sicurezza della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump, ha la stessa convinzione, e penso che conosca bene il soggetto. 

Sabino, ma tu sei davvero convinto che un Presidente di una grande democrazia, non necessariamente quella americana, ma una qualsiasi occidentale elegga un Presidente, Capo del Governo, Premier o Presidente del Consiglio e che questo sia un uomo solo al comando che dispone di tutto il suo potere in base all’umore con il quale si sveglia la mattina, senza alcun supporto e soprattutto senza alcun “controllo”, soprattutto su temi strategici fondamentali ed delicati come la geopolitica e le relazioni internazionali? Io sono convinto che a Trump lascino il “palcoscenico” mediatico ed il ruolo decisionale su questioni ordinarie o poco rilevanti e che per tutto il resto ci siano altri che stabiliscono il percorso da seguire.

Quanto sta accadendo nel mondo in questo periodo secondo me lo dimostra chiaramente.

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@maurodg65

La fine dell'intervista a Bolton

 

L’Fbi le ha perquisito casa, ora lei è sotto inchiesta. È un mossa politica perché lei critica Trump?

«Certo. Credo faccia parte di una campagna di ritorsione. Aspetto solo di essere scagionato. Ma non sono l’unico a cui capita, ne ha fatte varie di azioni così e altre ancora seguiranno».

 

È un modo di intimidire e far tacere le critiche?

«Certo. E può funzionare. È molto importante che un numero sempre maggiore di repubblicani faccia sentire la propria voce sul Venezuela, sulla Groenlandia e altro. Trump è un’anatra zoppa e la gente sta cominciando ad accorgersene. Dunque sentiremo altre voci. Non so quanto in fretta, ma lui diventerà sempre più debole»

 

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maurodg65


Scusami Sabino ma da questa intervista io continuo a pensare che Trump sia più la “facciata” che lo stratega, tutto ciò che Bolton afferma qui sotto, anche in contrapposizione alle visione personale di Trump, rappresenta alla fine l’interesse americano e viene fatto a prescindere dalla visione del Tycoon che si adegua a posteriori, vedi Venezuela ad esempio, ma è una mia personale convinzione.

 


https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_09/bolton-scambio-kiev-venezuela-cosi-dicemmo-no-a-putin-nell-artico-serve-piu-nato-a578fc16-68fe-4d65-92f9-181c12e11xlk.shtml

 

Bolton: «Scambio Kiev-Venezuela, così dicemmo no a Putin. Nell’Artico serve più Nato»

di Federico Fubini

Era a capo del Consiglio nazionale di sicurezza della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump. «Donald? Anatra zoppa con il complesso Mussolini»

.

John Bolton, 76 anni, ha guidato il Consiglio nazionale di sicurezza della Casa Bianca durante il primo mandato di Donald Trump. Di recente ha subito un’ispezione dell’Fbi, che ha aperto un’inchiesta contro di lui dopo le sue critiche al presidente.

Ambasciatore, cosa sta cercando di ottenere Trump sulla Groenlandia?
«Credo non lo sappia neanche lui. Penso che un intervento militare non sia sul tavolo. Se ci provasse davvero in America avremmo un terremoto politico, vari repubblicani si sono già espressi contro. Marco Rubio l’altro giorno al Congresso potrebbe essersi fatto sfuggire il segreto, quando ha detto che quest’ipotesi è solo un modo di Trump di alzare la pressione negoziale sulla Danimarca. Quando il presidente parla di invadere un Paese della Nato crea molti danni all’alleanza, capisco che molti lo trovino discutibile. Ma penso non accadrà». 

Un’annessione americana della Groenlandia avrebbe senso?
«Lì non c’è solo un legittimo interesse di sicurezza degli Stati Uniti, dati i rischi posti dalle operazioni navali di Cina e India con lo scioglimento dei ghiacci. C’è una minaccia alla sicurezza del Canada, della stessa Danimarca, di tutta la Nato. L’Artico è il nuovo ventre molle dell’Europa».

Come si gestisce?
«Con una maggiore presenza americana, ma anche della Nato. Durante la Seconda guerra mondiale avevamo 16 basi sull’isola, ora una sola. Abbiamo tutti sottovalutato le minacce nell’Artico e c’è un trattato del 1951 fra Stati Uniti e Danimarca sulla difesa della Groenlandia. Ci dà la base per lavorare. Se i groenlandesi votassero per entrare a far parte del Commonwealth americano ne sarei felice, ma non abbiamo bisogno di questo».

Trump ha detto che vuole il possesso dell’isola. Pensa che l’esigenza dell’Europa di avere il suo sostegno sull’Ucraina la indebolisca sulla Groenlandia?
«Non credo sia una questione di rapporti di forza. L’Europa deve aprire gli occhi sulla minaccia cinese nell’Artico, con le navi che possono arrivare dallo Stretto di Bering fino all’Atlantico del Nord».

È vero che per primo fu il miliardario Ronald Lauder a proporre a Trump di prendere la Groenlandia, quando lei era ancora alla Casa Bianca?
«Credo fosse la fine del 2018, quando Trump per la prima volta mi ha parlato di comprare la Groenlandia. Disse proprio così: comprarla. Mi disse che gliel’aveva suggerito un importante uomo d’affari. In seguito appresi che era Lauder».

Sul Venezuela, quale crede sia l’obiettivo dell’intervento?
«Credo che neanche Trump lo sappia. È tutto poco chiaro, incoerente, come gran parte delle decisioni di Trump. Prima parlava di droga, poi di terrorismo, poi è l’immigrazione illegale. Ora il petrolio. Certo l’America in Venezuela ha un legittimo interesse, perché il regime di Caracas dava un’incredibile influenza a Russia, Cuba, Cina, Iran. È una preoccupazione di sicurezza per gli Stati Uniti, ma non è ciò a cui pensa Trump. Non per ora».

Davvero l’intervento su Caracas è solo un atto di proiezione del suo ego, o vuole controllare il prezzo del petrolio?
«È il tipo dell’uomo forte, in lui c’è un complesso di Mussolini. Poi, certo, è anche fissato con l’idea di tenere bassi i prezzi della benzina. Ma gran parte degli esperti di petrolio credono che le infrastrutture in Venezuela siano in uno stato così cattivo che ci vorranno anni e miliardi e miliardi di dollari. Non vedremo molti effetti per i tre anni che restano dell’amministrazione Trump. In questo senso, è tutto apparenza. E di certo le major del petrolio vorranno garanzie del governo, una sorta di polizza, prima di tornare in Venezuela. Dunque credo ci sia meno sostanza di quanto Trump vorrebbe».

Il presidente lo capisce?
«Un saggio amico mio dice che Trump non ha filtri fra il cervello e la lingua. Stanno improvvisando questo piano sul petrolio giorno dopo giorno».

È vero che nel 2019 Mosca vi propose uno scambio, all’America il Venezuela e in cambio alla Russia l’Ucraina?
«Non ricordo un’offerta formale. Sollevarono l’idea e noi la scartammo subito».

Quale strategia hanno gli Stati Uniti per arrivare a un accordo fra Russia e Ucraina?
«Trump non ha strategie, fa le cose di giorno in giorno. Ora non è contento di Vladimir Putin, che ha esagerato. I russi erano troppo sicuri che avrebbero fatto fare a Trump quel che volevano. Ma dall’altro lato non credo che Trump reagirà. Vuole il Nobel per la Pace con ogni mezzo e se risolvere la guerra in Ucraina lo aiuta in questo, bene. Dell’Ucraina non gli interessa. È solo deluso da Putin perché non lo aiuta a vincere il Nobel. Credo che i negoziati andranno piuttosto male e la guerra continuerà».

L’Fbi le ha perquisito casa, ora lei è sotto inchiesta. È un mossa politica perché lei critica Trump?
«Certo. Credo faccia parte di una campagna di ritorsione. Aspetto solo di essere scagionato. Ma non sono l’unico a cui capita, ne ha fatte varie di azioni così e altre ancora seguiranno».

È un modo di intimidire e far tacere le critiche?
«Certo. E può funzionare. È molto importante che un numero sempre maggiore di repubblicani faccia sentire la propria voce sul Venezuela, sulla Groenlandia e altro. Trump è un’anatra zoppa e la gente sta cominciando ad accorgersene. Dunque sentiremo altre voci. Non so quanto in fretta, ma lui diventerà sempre più debole».

 

 

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ascoltoebasta
2 minuti fa, nullo ha scritto:

La scoperta del secolo, si perseguono interessi tramite azioni di forza e pesanti pressioni economiche e politiche.

Esatto,è quando si crede che alcuni Stati lo facciano per salvaguardare libertà e giustizia altrui,che si scade nel ridicolo.

L'altra scoperta del secolo è che chi subisce minacce e pressioni,se ne ha la forza,possa reagire.

  • Melius 1
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