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Melius Club

La vendetta contro la Corte dei Conti


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3 minuti fa, appecundria ha scritto:

Quindi, abbiamo i tre promotori

Non è un argomento serio e lo sai bene.

Perché non entri nel merito della normativa e non commenti, ad esempio, quanto ho scritto sopra sulla “ratio” della limitazione della responsabilità PER COLPA di pubblici dipendenti amministratori e giudici ?

 

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37 minuti fa, Savgal ha scritto:

risponda solo parzialmente del danno arrecato in caso di dolo, ma anche per colpa grave

 

In sostanza, le amministrazioni possono chiedere alla Corte un parere preventivo di legittimità. La Corte ha 30 giorni (con possibilità di estensione fino a 90) per rispondere. Se non risponde, scatta il silenzio-assenso: l’atto diventa valido e si esclude la responsabilità per danno erariale collegata a quell’atto, anche in caso di dolo.

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5 minuti fa, Roberto M ha scritto:

Perché non entri nel merito della normativa

Perché è presente in discussione chi ne sa più di me, so quando cedere il passo.

Da comune cittadino posso dire di non avere alcuna fiducia nelle intenzioni come nell'operato del trio. È una sfiducia pregiudiziale, lo riconosco, ma non immotivata. Vedremo i decreti attuativi.

  • Melius 1
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Gaetanoalberto
4 minuti fa, appecundria ha scritto:

In sostanza, le amministrazioni possono chiedere alla Corte un parere preventivo di legittimità. La Corte ha 30 giorni (con possibilità di estensione fino a 90) per rispondere. Se non risponde, scatta il silenzio-assenso: l’atto diventa valido e si esclude la responsabilità per danno erariale collegata a quell’atto.

Non male. Si potrebbe anche implementare il ruolo dell'Avvocatura dello Stato: ci manca molto un supporto giuridico accessibile. D'altra parte il volume di decisioni é estremamente elevato e lo specifico del dirigente PA é la competenza giuridico/amministrativa.
Il silenzio assenso, accompagnato da organici striminziti, é la strada verso la sostanziale rinuncia al controllo se non per megadecisioni.

I guai li fanno i legislatori con norme di tecnica pessima, il numero abnorme di leggi vigenti, le direttive ministeriali che tendono a fini non esplicitati dalle norme, con i ministeri di competenza e quelli di spesa che fanno gara a contraddirsi o ad inserire paletti fatti apposta per sbagliare.

Bisogna riconoscere che il sonmarsi con la normazione europea produce un bel casotto per tutti noi chiamati a scelte operative con soldi pubblici.

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9 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Il silenzio assenso, accompagnato da organici striminziti, é la strada verso la sostanziale rinuncia al controllo se non per megadecisioni.

Non necessariamente, se la gente fa il suo lavoro e non si limita a scaldare sedie.

E comunque il problema è sempre quello, come non puoi mettere un poliziotto in ogni angolo di ogni via perché costerebbe troppo, così non puoi paralizzare l’economia perché la gente ha paura di firmare, o stare ai comodi di giudici che guadagnano da 6.000 a 13.000 euro netti ed hanno anche il tempo libero per partecipare a convegni e scrivere articoli e non prevedere un tempo ragionevole per rispondere.

Soccorre l’art 97 della costituzione (principio di buon andamento).

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briandinazareth

Estratto dell'intervista al presidente:

 

 

Una riforma «urgente», tanto da impegnare il governo durante le feste di Natale. Presidente Guido Carlino, cosa cambia ora sotto il profilo della responsabilità di un amministratore?

«Si prevede che il soggetto riconosciuto responsabile del danno erariale per condotte gravemente colpose sia tenuto a risarcire il danno non più per l’intero ma per un importo non superiore al 30 per cento e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda.

 

Il resto [...] rimane a carico dell’amministrazione, e quindi della collettività, indebolendo gli effetti deterrenti della responsabilità amministrativa e incentivando una maggiore leggerezza nell’adozione di atti e provvedimenti amministrativi [...]».

 

Si interviene anche sul controllo di legittimità?

alfredo mantovano voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 1

«La riforma introduce un’esimente da responsabilità amministrativa. Ritengo che tale meccanismo possa consentire l’immissione nell’ordinamento di atti illegittimi e produttivi di danno per i quali non potrà mai essere accertata la responsabilità amministrativa».

 

Vi è un tema che riguarda le somme recuperate, anno dopo anno, dalla magistratura contabile per sprechi e inefficienze. Cosa avverrà?

«Qui non vi saranno particolari innovazioni. Il recupero delle somme oggetto di condanna impartita dalla Corte dei conti è di competenza diretta della amministrazione danneggiata; il procuratore regionale della Corte dei conti svolge soltanto un’attività di vigilanza, segnalando alle amministrazioni disfunzioni o inadeguatezze».

 

 

[...] Un sottosegretario spiegando questa riforma ha parlato di grande ipocrisia. «Siamo stati abituati ad accertamenti contabili stratosferici il cui solo limite era di non andare mai a compimento» ha detto. Vi sono stati eccessi?

«Le Procure della Corte dei conti, oggi, sono tenute ad accertare il danno nella sua interezza e a prospettarne la quantificazione al giudice che, ove riconosca la sussistenza della responsabilità, ha sempre avuto la possibilità di esercitare [...] il cosiddetto potere riduttivo dell’addebito che consente di moderare l’entità del danno accertato sulla base di criteri di carattere oggettivo e soggettivo».

 

È la fine della cosiddetta paura della firma?

 

«Ho sempre ritenuto che il “timore della firma” sia addebitabile ad altro (legislazione farraginosa, formazione dei funzionari non sempre adeguata) e non necessariamente al timore di essere convenuti in un giudizio di responsabilità.

 

Alcune disposizioni approvate potrebbero indebolire la funzione preventiva della magistratura contabile, che ha rappresentato uno degli argini più efficaci contro sprechi e cattiva gestione delle risorse pubbliche, ma continueremo a fare il nostro lavoro».

 

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extermination
13 minuti fa, Roberto M ha scritto:

così non puoi paralizzare l’economia perché la gente ha paura di firmare

Gli amministratori acquisiscano piuttosto le competenze necessarie per gestire la cosa pubblica con accuratezza ed evitino intrallazzi.

  • Melius 2
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Ripeto l’obiezione.

Per quale motivo un dipendente pubblico (il giudice) deve avere un trattamento radicalmente diverso in punto di tetto massimo di responsabilità nei casi di colpa grave accertata (per di più in casa, da altri giudici) rispetto al dipendente pubblico sindaco o dirigente, che prima della riforma non aveva nessun limite ?

Oggi i giudici NON rispondono direttamente, risponde lo stato, NON rispondono mai nel caso di colpa lieve, e nel caso di Colpa Grave rispondono nel limite del doppio dello stipendio, anche se hanno fatto danni milionari.

Per quale motivo logico il trattamento di un sindaco deve essere diverso ?

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15 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

«Si prevede che il soggetto riconosciuto responsabile del danno erariale per condotte gravemente colpose sia tenuto a risarcire il danno non più per l’intero ma per un importo non superiore al 30 per cento e, comunque, non superiore al doppio della retribuzione lorda.

Questa è la cosa che viene considerata scandalosa.

Si dimentica, però, che questo importo (il doppio della retribuzione lorda) e’ ESATTAMENTE quello previsto per i magistrati.

Che poi hanno anche il vantaggio di giudicarli da soli.

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30 minuti fa, extermination ha scritto:
48 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

silenzio assenso, accompagnato da organici striminziti, é la strada verso la sostanziale rinuncia al controllo

Medesima mia opinione

Perché siete due peccatori malpensanti. 😁

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Batteranno una bella musata col referendum e questo frenerà un po' di ambizioni di smontare il sistema dei controlli (che non è il massimo ma meglio di niente).

Poi dico: una riforma così epocale approvata fra natale e capodanno...la dovevano pubblicizzare di più perché i cittadini ne beneficeranno quasi come dalla rimodulazione delle accise o dal superamento a destra della fornero.

 

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Il danno è fatto

Angelo Canale * | 27 dicembre 2025

 

La riforma della Corte di conti approvata dal Parlamento. Sono discutibili le motivazioni che hanno portato al provvedimento sia il contenuto

 

È il caso di dirlo: il danno è fatto… Mi riferisco alla riforma della Corte di conti appena approvata dal Parlamento.

Intendiamoci: non si discute sul fatto che il Legislatore possa, anzi debba, intervenire per migliorare il servizio reso alla collettività dalla Corte dei conti, a maggior ragione considerando che alla Corte è affidato, dalla Costituzione, il compito di garantire il corretto impiego della risorse pubbliche.

La riforma di un organo di garanzia e di rilevanza costituzionale andava però seriamente valutata, con il coinvolgimento non dei soli «plaudentes», che si trovano sempre, ma soprattutto delle altre Istituzioni, dell’Accademia, del Foro e degli stessi magistrati: le eventuali motivate osservazioni, anche le critiche, potevano aiutare a migliorare il testo.

Discutibili sono le motivazioni e il contenuto della riforma.

Nelle prime, come nel secondo, spicca una superficialità che desta perplessità, sembra cogliersi una carenza di analisi preventive dell’impatto delle nuove regole sul complessivo sistema di tutela delle pubbliche risorse.

Sembra che la riforma sia stata ispirata pressoché esclusivamente dagli obiettivi di contrastare la c.d. paura della firma, che paralizzerebbe i dirigenti pubblici, e di sollevare da responsabilità soprattutto gli amministratori locali.

A tali obiettivi sembrano mirare, ad esempio, le nuove regole che fissano un tetto alla risarcibilità del danno (la maggior parte del quale resterà pertanto a carico della collettività degli onesti cittadini contribuenti), quelle che incidono sull’elemento psicologico della responsabilità, quelle che prevedono la presunzione di buona fede degli amministratori pubblici per gli atti eventualmente dannosi a loro imputabili.

Anche l’estensione della funzione di controllo preventivo o la previsione di una generalizzata funzione consultiva hanno l’obiettivo palese e dichiarato di evitare al funzionario o amministratore pubblico di incorrere in responsabilità patrimoniali.

Emblematica al riguardo è la previsione del «silenzio assenso», che scatta  –  con effetti esimenti sui profili di responsabilità – dopo trenta giorni dalla richiesta del parere!

Non bisogna essere dei geni per capire che questa norma spingerà inevitabilmente tutti i soggetti pubblici, tutte le migliaia e migliaia di stazioni appaltanti, a «cautelarsi» richiedendo un parere sulla cui prevedibile strumentalità non si potranno nutrire dubbi.

È evidente che gli uffici centrali e regionali della Corte dei conti non potranno mai dare un serio e circostanziato parere nei pochi giorni previsti: è allora naturale prevedere che il «silenzio assenso» sarà generalizzato e generalizzata sarà la conseguente esimente per eventuali atti dannosi.

Con buona pace per il principio di responsabilità.

C’è di più.

Il Legislatore ha introdotto le nuove regole (come detto, limitazione del risarcimento del danno al 30% del danno o comunque addebito non superiore a due annualità di stipendio) calibrandole sul pubblico funzionario o, soprattutto, sull’amministratore pubblico: si è reso conto, o qualcuno gli ha fatto osservare, che soggiacciono alla medesima responsabilità risarcitoria anche le persone giuridiche private, come i concessionari? come gli istituti bancari che svolgono funzioni di tesoriere? come i soggetti privati che a vario titolo concorrono all’attuazione di piani e programmi finanziati con risorse pubbliche? Le nuove regole si applicheranno anche a costoro, che pur avendo responsabilità gestorie, con la burocrazia difensiva o la paura della firma non sembra che abbiano nulla a che fare.

Si poteva, si doveva fare meglio; nell’interesse della collettività.

 

*Presidente onorario della Corte dei conti

(già Procuratore generale della Corte dei conti dal 2020 al 2023)

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