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Orgoglio Italiano!


Amedeo.R.

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Marconi avrebbe meritato un Nobel per l'imprenditoria: E' riuscito, giovanissimo, a creare letteralmente servizio e prodotto e a fondare e gestire l'azienda in modo mirabile a dispetto degli squali che si sono addensati sul business non appena questo si è rivelato tale (grazie proprio a Marconi) 

Ed è opportuno notare che in campo gestionale amministrativo egli non aveva nemmeno quell'infarinatura pratica/amatoriale che aveva in fisica, dove non possedeva nemmeno i formalismi necessari ad descrivere accademicamente i suoi trovati.  Heaviside, Lodge, Popov, Bell, Tesla, Fleming, De Forest (per citare dei circa coevi)   lo avrebbero demolito quanto a teoria, eppure Marconi ga fato l'arte e ga fato i schei:  Hats Off ! 

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Ooohh noooooo!:classic_laugh:

—-

 

La madre di Guglielmo Marconi era Annie Jameson (1840–1920). Era una figura chiave non solo nella vita personale dell'inventore, ma anche nel successo della sua carriera.

Ecco alcuni fatti interessanti su di lei:

1. Origini "celebri"

Annie era irlandese, nata a Enniscorthy (Contea di Wexford). Era la nipote di John Jameson, il fondatore della celebre distilleria di whiskey Jameson & Son. Questa connessione non fu solo una curiosità biografica: le relazioni della famiglia Jameson nel Regno Unito furono fondamentali per permettere a Guglielmo di ottenere i primi brevetti e finanziamenti a Londra, quando in Italia l'invenzione non era stata inizialmente compresa.

2. L'incontro con Giuseppe Marconi

Annie arrivò in Italia per studiare "bel canto" (era una talentuosa cantante lirica). Conobbe Giuseppe Marconi, un facoltoso proprietario terriero bolognese, e lo sposò nel 1864 nonostante l'iniziale opposizione della famiglia di lei (Giuseppe era vedovo e di 17 anni più anziano).

3. Il ruolo nel successo del figlio

Annie fu la prima a credere ciecamente nel genio di Guglielmo:

• Sostegno educativo: Lo incoraggiò a studiare privatamente e a seguire le sue passioni scientifiche invece del percorso accademico tradizionale.

• Il trasferimento a Londra: Fu lei a decidere di accompagnare il figlio in Inghilterra nel 1896, convinta che il mercato britannico (e i contatti della sua famiglia) avrebbe offerto le giuste opportunità per il telegrafo senza fili.

• Il cugino chiave: Fu proprio attraverso i contatti di Annie che Marconi conobbe suo cugino Henry Jameson-Davis, che lo aiutò a fondare la sua prima società.

4. La morte

Morì a Londra nel 1920. Marconi fu sempre legatissimo a lei, tanto da chiamare la sua primogenita (nata dal primo matrimonio) Degna, ma dando alla figlia avuta dal secondo matrimonio il nome Maria Elettra Elena Anna (Anna in onore della madre).

Fu proprio grazie alle origini della madre che Marconi parlava un inglese perfetto, cosa che lo aiutò moltissimo nelle relazioni internazionali

 

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2 minuti fa, Ulmerino ha scritto:

@Jack beh, non è essere nazionalisti...secondo me eravamo i più bravi del mondo senza se e senza ma...

e allora come mai scrivi eravaMo e non eraNo? … coloro che queste mirabilie le hanno inventate/create? Io, tu e tantissimi altri cosa c’entriamo, che merito abbiamo?… siam solo semplicemente nati casualmente nella stessa unità politico/geografica

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@Ulmerino stasera non ci prendiamo bene io e te Ulmerino 😂😂

le madonne e li mortacci che tiro a quella catzo di lampada ogni volta che vado da mia suocera non si possono ripetere… ci pianto le corna tre quattro volte a visita, la sua penzola sul salotto  🤬

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@Jack è il sentirsi come popolo, appartenere ad una Nazione,  esserne orgogliosi, ma senza nessuna accezione negativa...credo che sia una bella cosa, anche se non si ha merito...apprezzo innumerevoli opere e invenzioni nate in altre Nazioni, ma c'è stato un periodo in cui l'Italia, per quanto riguarda le opere di ingegno e design, non era seconda a nessuno, e la cosa mi ha sempre fatto piacere...mi sento Italiano, non è colpa mia...😁

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38 minuti fa, Discopersempre2 ha scritto:
40 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Si ma il colore e’ poco moderno. Arancio lo prenderei

Effettivamente, quell' arancione è più cool

Gli oggetti di design degli anni del boom, quando sono di colore arancione valgono di più, hanno quotazioni più alte. 

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@Ulmerino si certo, è che non ce l’ho più da tanti anni sta cosa. Ma non critico, ci mancherebbe, sto solo sfrucugliando un po’, tra serio e faceto 😃

qualche fenomeno, però, ne fa sovente motivo per sentirsi un po’ troppo orgoglioso, fino a volerlo imporre agli altri… qualche volta con la forza brutale.

Ma vabbeh non voglio pipponare, lo spirito di questo 3ad è positivo, non è il caso che lo rovini io.

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@Jack ma certo, l'orgoglio e il fanatismo sono due cose diverse, se mi piace una cosa non sto' a vedere chi l'ha ideato e la sua nazionalità,  ma statisticamente c'è stato un periodo (bello lungo) che gli Italiani sfornavano capolavori di design e affini mica da poco... 

Mi viene un flash sulle Aston Martin degli anni 60, carrozzate da Touring...ci sarà un motivo per cui aziende straniere si rivolgevano ad artigiani Italiani...come ad esempio, se pensiamo all'affidabilita', ci viene in mente la Germania, o la Svizzera per la precisione...

Ho menzionato la Svizzera, il designer e architetto italiano Claudio Rotta Loria fu incaricato dalla Goldmund per dare forma al loro diffusore flagship, l'Apologue...scultura sonora esposta anche al MoMa di New York...non si disquisisce se sia bella o brutta, ma si riconosce a colpo d'occhio...io la trovo geniale... 

images.jpeg

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