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Proteggersi dalla “modernita”


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Panu i tuoi ragazzi sono speciali e saprei anche indovinare il perche’. Certo che ci sono giovani cosi’ sono il 20 per cento che diceva Jack (percentuale ottimistica). Speriamo che questo 20 per cento tenga saldo il rapporto fra vecchio e nuovo

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2 ore fa, mozarteum ha scritto:
12 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Vediamo queste opere belle perché abbiamo dominato, e le vedono belle anche altri che non appartengono a questa tradizione culturale, perché c’è stato un discorso di egemonia –

Ho commentato questa parte del discorso del prof (dove insegna?) che mi pare piuttosto chiara e sintetica del suo punto di vista.

 

Non si era capito dal primo post nel quale generalizzavi. Non capivo se il disappunto iniziale fosse per le osservazioni in quanto tali o se provato nei confronti di chi le promuoveva.

 

1 ora fa, mozarteum ha scritto:
10 ore fa, analogico_09 ha scritto:

più che un abbonamento annualle ai concerti. 

Meglio ascoltare chi sa suonare che suonarsi addosso il piffero per la mia opinione.

 

 

Rispetto la tua opinione (mi fa sorridere la battuta del suonarsi addosso il piffero) ma non ho mica detto che che chi suona il piffero (un eufemismo, vale anche per chi suoni il piano, il violino, il coirno  o il triccheballocche) non vada anche ai concerti. 
La mia osservazione non era rivolta a nessuno in particolare, volevo ribadire quanto già detto numerose volte come osservazione di principio generale, ovvero che fare musica per diletto - sia anche a livelli non professionali - offre all'ascoltatore maggiori possibilità di entrare più in profondità nei linguaggi delle musiche ascoltate.

Non intendevo andare in ot, il mio post su Montanari (dove insegni, chi sia, cosa faccia, l'ho specificato nel post stesso) credo costruttivo è decisamente in tema, condivisibile o meno. 

 

 

  • Melius 1
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A mio modo di vedere, nella nostra modernità, molto più di un tempo, si tende fortemente al voler misurare qualità e capacità dei giovani ( in generale - non dei propri figli) con esiti spesso fortemente influenzati da pregiudizi di ogni specie, errata nostra capacità percettiva e di analisi. Insomma, non vale più quella del “ non ci scommetterei un euro su di lui”!!!

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@extermination Il rispetto dell'insegnante se perso? Si certo! Ma per colpa di chi?

Di chi ha fatto le leggi, ossia dei Governi e del Parlamento 

Sono loro che hanno portato i genitori nelle scuole!

I genitori un tempo venivano solo se convocati, e se succedeva erano catzi amari

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46 minuti fa, analogico_09 ha scritto:

fare musica per diletto - sia anche a livelli non professionali - offre all'ascoltatore maggiori possibilità di entrare più in profondità nei linguaggi delle musiche ascoltate.

 

Un ultima osservazione, spero in tema.  Portare la musica nelle scuole in maniera "seria", come avviene in altri paesi d'europa, direi fin dalla materna, che non sia mero e noioso insegnamento della storia e delle "grammatiche" musicali, bensì apprendimento del valore estetico-culturale, storico, umanistico, identitario, intellettule e poetico dell'arte dei suoni, da farsi anche attraverso la pratica del fare musica d'ogni genere ad ogni livello, a scuola e casa, tra amici, fare "musica insieme", porterebbe i ragazzi, bambini, giovani che diventeranno adulti a coltivare , custodire, alimentare gli antichi valori universali, che stanno tanto a cuore a noi "vecchi" avvantaggiati, quale antidoto contro la dittature delle tecnologie esasperate e dominanti. Aiuterebbe senza dubbio la nostra nazione a crescere musicalmente in maniera più diffusa, popolare e meno settoriale. Lo fanno da "secoli" gli altri paesi europeri, potremmo farlo anche non che fummo il faro guida per quasi tutte le musicalità occidentali. 

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3 ore fa, mozarteum ha scritto:

Il Topic riguarda la cesura (vera? presunta?) fra modernita’ digitale

nativa e “vecchio mondo”

Già.

Che sia vera è, credo, indubitabile. E siccome la direzione è quella non è che possiamo aspettarci deviazioni dalla traiettoria.

Certo la natura sociale dell'uomo prima o poi forse imporrà dei dietro-front,  ma per qualche anno (lustro?) ancora saremo in una fase di ubriacatura da virtuale che continuerà a svuotare i luoghi di aggregazione fisica e le occasioni che non siano "comandate" da qualche trend social. 

Per quanto riguarda il mondo del lavoro (attività dolorosa ma necessaria alla sopravvivenza in un mondo che è basato sul consumo) staremo a vedere. Intanto il mondo bancario annuncia un surplus di 200.000 impiegati per i prossimi 5 anni in seguito all'ingresso dell'AI, ma credo sia solo la punta dell'iceberg.

Cosa faranno questi 200k impiegati e tutti gli altri esodati da AI ancora non è dato sapere, considerato che il reddito universale è cosa che possiamo lasciare ai marziani. 

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La storia dell'uomo è un "continuum", non presenta discontinuità.  Abbiamo avuto altre rivoluzioni ma la differenza con quella che stiamo vivendo è la velocità con  cui si sono verificate. Se per passare dalla caccia all'agricoltura sono occorsi millenni per la rivoluzione industriale sono bastati meno di due secoli. Per l'attuale una 30ina di anni, per questo ci sembra una rottura col passato.

Altro elemento che ci fa apparire il passaggio una frattura è l'impatto sul lavoro. Questo è stato veroin ogni transizione, la differenza è che nei passaggi precedenti c'è stata anche una riconversione umana: i cacciatori sono diventati agricoltori poi gli agricoltori operai, dopo ancora gli operai diventano impiegati. Oggi non sappiamo cosa diventeremo.  Ci salverà il fatto che il capitalismo ha bisogno delle masse per vendere quello che produce? Chi non ha reddito non compra o compra meno. Penso che ancora non abbiamo le risposte e forse nemmeno chiaro cosa ci stia succedendo. 

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Ci sara’ il revival di lavori per i quali l’IA non e’ adattissima: se si scassa lo sciacquone non ce lo vedo il robot che arriva e ripara, fra l’altro senza manco una sveltina con la padrona di casa se consenziente

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5 minuti fa, teramusic ha scritto:

Per l'attuale una 30ina di anni, per questo ci sembra una rottura col passato.

In verità l'attuale, ovvero quella legata all'AI e alla pervasività del virtuale/digitale applicato alle masse nonché al mondo del lavoro è cosa che inizia e si compie nel giro di non più di 10 anni a partire dal punto zero che possiamo collocare più o meno nell'anno del Covid.

Una rivoluzione di tale portata in così poco tempo è cosa sconosciuta alla storia dell'uomo.

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Ci sono nuovi lavori. Leggevo che a Milano vanno fortissime le Tate di spessore (che conoscono lingue, pedagogia ecc), anche 4000 euro al mese per orari comuni ad altri lavori.

Vi dico la verita’: a me fare il maggiordomo in una residenza miliardaria dove i titolari vengono tre volte all’anno avendone ovunque, non dispiacerebbe.

Pero’ bisogna portare il Frack essere almeno 1.85, niente da fare, mi tocca continuare col mestiere d’avvocato nel quale IA non funziona bene (nel delineare strategie, usare o non usare un certo documento ecc.: e’ preparato ma non conosce il mondo il giovinotto).

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3 ore fa, mozarteum ha scritto:

Panu i tuoi ragazzi sono speciali e saprei anche indovinare il perche’. Certo che ci sono giovani cosi’ sono il 20 per cento che diceva Jack (percentuale ottimistica). Speriamo che questo 20 per cento tenga saldo il rapporto fra vecchio e nuovo

Ma ste percentuali da dove escono?

 

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Una cosa è quasi certa- l’AI, entro il 2030 o poco oltre, farà “sparire” dalle Aziende la quasi totalità di contabili-amministravi. Cosa buona giusta che Laureati in Economia e commercio et simili non “buttino” il loro tempo occupandosi di processi amministrativi- bilanci e note integrative ma di cose ben più pregevoli e profittevoli. 

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1 ora fa, Velvet ha scritto:

In verità l'attuale, ovvero quella legata all'AI e alla pervasività del virtuale/digitale applicato alle masse nonché al mondo del lavoro è cosa che inizia e si compie nel giro di non più di 10 anni a partire dal punto zero che possiamo collocare più o meno nell'anno del Covid.

Una rivoluzione di tale portata in così poco tempo è cosa sconosciuta alla storia dell'uomo.

Nasce dalla disponibilità della potenza di calcolo e dalla evoluzione delle tecniche di trasmissione ma comunque fossero 10 o 20 rimane che è stata veloce (anche se ancora non siamo a compimento) almeno un ordine di grandezza rispetto alla precedente.  È la mente umana che non va alla stessa velocità. 

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6 minuti fa, extermination ha scritto:

Una cosa è quasi certa- l’AI, entro il 2030 o poco oltre, farà “sparire” dalle Aziende la quasi totalità di contabili-amministravi. Cosa buona giusta che Laureati in Economia e commercio et simili non “buttino” il loro tempo occupandosi di processi amministrativi- bilanci e note integrative ma di cose ben più pregevoli e profittevoli. 

Già oggi gran parte degli investimenti in borsa sono guidati da AI, il campione del mondo di Go è stato battuto dall'AI di google,  quello di scacchi da Deep Blue, la percentuale di diagnosi corretta di tumore dell'AI è pari se non superiore a quella dei dottori umani, magari fosse solo il problema dei contabili! 

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@Panurge

Posso dire la stessa cosa dei miei figli. Durante i pranzi natalizi si è discusso di alcuni argomenti ed ho richiamato Hobsbawm, mio figlio mi ha fatto notare di aver letto "Il secolo breve".

La differenza, purtroppo, la fa la famiglia, il livello culturale dei genitori, il percorso di studi.

Il 30% dei giovani under 35 laureati è ben diversa rispetto a coloro che non hanno conseguito un titolo di studio di secondaria superiore o che si sono fermati all'obbligo scolastico.

Infine, questo interesse per libri e cultura degli over 50 non la osservo affatto.

...

Confronto con i giovani: I giovani tra gli 11 e i 14 anni sono spesso definiti "forti" lettori, e l'abitudine alla lettura è spesso appresa in famiglia (il 69.7% legge se entrambi i genitori leggono).

...

 

La Lettura in Italia nel 2025: Più Lettrici e Lettori, Meno Tempo Dedicato. Sfida Aperta tra Libri e Internet

9 Dicembre 2025 Ricerca Leggi l'articolo completo su EduNews24.it

Nel 2025, la scena della lettura in Italia presenta uno scenario complesso e ricco di contraddizioni. L’Osservatorio AIE registra una crescita del 4% nella percentuale di italiani tra i 15 e i 74 anni che leggono almeno un libro all’anno, raggiungendo il 76% della popolazione. Questo aumento indica un rinnovato interesse culturale verso la lettura, sostenuto probabilmente da politiche di promozione e da una maggiore accessibilità, anche attraverso le piattaforme digitali. Tuttavia, il tempo medio settimanale dedicato alla lettura diminuisce da 3 ore e 32 minuti a 3 ore e 7 minuti, evidenziando una competizione crescente con altri media e un’agenda quotidiana sempre più frenetica.

Analizzando il profilo dei lettori, emerge una diversificazione interessante: i giovani (15-34 anni) rimangono i più attivi, ma cresce anche il numero di lettori over 50, spesso grazie a più tempo libero dopo la pensione. La lettura è più diffusa tra le donne e tra le persone con livelli di istruzione elevati, mentre a livello territoriale il Nord mostra un maggiore coinvolgimento rispetto al Sud, legato alla presenza di infrastrutture culturali. Nel contesto dei media, il libro mantiene il suo ruolo di strumento di approfondimento e riflessione, ma deve confrontarsi con la rapidità e l’immediatezza di internet e dei social media, i quali conquistano ampie fette di attenzione soprattutto tra i giovani con forme di lettura più frammentate e multimediali.

Il confronto tra libro cartaceo e digitale rivela tendenze di convivenza: il libro tradizionale resta preferito per l’esperienza materiale e il valore simbolico, mentre ebook e audiolibri guadagnano terreno grazie alla loro praticità e alla possibilità di lettura in mobilità. Le sfide future richiedono un equilibrio fra promozione della lettura fin dall’infanzia, valorizzazione delle tecnologie digitali e sostegno alle biblioteche e agli eventi culturali. Solo riconoscendo la lettura come un’attività gratificante e integrandola coerentemente con i nuovi media, la cultura del libro potrà mantenere un ruolo centrale nella società italiana del futuro.

https://edunews24.it/ricerca/la-lettura-in-italia-nel-2025-pi-lettrici-e-lettori-meno-tempo-dedicato-sfida-aperta-tra-libri-e-internet

 

 

 

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