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Iran in piazza


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analogico_09
17 minuti fa, appecundria ha scritto:
2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Erano altri tempi, si nutrivano altre aspettative, una alternavita alla tirrannia feroce dello scià invisa dalle genti civili, ricordo anche io le manifestazioni di speranza per il komeino

L'aiatollà arrivava sull'onda di una rivoluzione popolare contro la miseria, la violenza, la corruzione e la sottomissione alle famose sette sorelle.

Se una figura del genere arrivasse stasera, acclamata dai dimostranti, chi direbbe: "ah no, questo tra 30 o 40 anni ci diventa peggiore di quello di prima"?

Scusate, sono nella fase pessimista.

 Siamo pienemante d'accordo, grazie delle maggiori puntualizzazioni. 

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analogico_09
7 minuti fa, appecundria ha scritto:

Se il metro è Gaza, vedremo le manifestazioni sull'Iran tra una settantina d'anni.

  Scrivevo infatti che le manifestazioni per gaza arrivarono tardivamente, forse. Ma tolgo il forse.  Condivido tutto il resto. C''è un pavidume mondiale sconfortante. La voci dei pochi che reagisono vengono strumemtalizzate o fatte tacere, o delegittimate in vai modi. 

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appecundria

 

Iran, le news. Fonti Reuters: “Probabile un attacco Usa nelle prossime 24 ore”

(afp)

Media: “Usa ritirano personale dalle basi in Medio Oriente come misura precauzionale”. Teheran: “Processi rapidi per gli arrestati”. Blackout internet da 132 ore: resterà disconnesso per una o due settimane. L'Iran avverte: “Se attaccati colpiremo le basi Usa nella regione”. Media: “Sospese le comunicazioni tra Araghchi e Witkoff”.

 

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1 ora fa, appecundria ha scritto:

Antonio, ma sinceramente, si è mai sentito di un tiranno scappato via perché le sanzioni avevano affamato il suo popolo? A cominciare da Mussolini a finire all'aiatollà.

 

Se  vittima delle sanzioni è solo o principalmente il popolo, indubbiamente no.

 

1 ora fa, appecundria ha scritto:

ah no, questo tra 30 o 40 anni ci diventa peggiore di quello di prima"?

Non ci sono voluti 30 o 40 anni perché il regime mostrasse il suo volto peggiore.

Qui un interessante articolo sulla storia delle repressioni a partire da Khomeini.

https://www.ildubbio.news/news/cronache/48587/rivolte-e-repressione-perche-in-47-anni-nessun-movimento-ha-abbattuto-il-regime-degli-ayatollah.html

 

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28 minuti fa, appecundria ha scritto:

Ma pure 40 giorni è comunque un evento che si colloca nel futuro incognito, voglio dire.

Bruno, ai tempi ero ventenne e nel pieno della mia fase anticlericale.

Ricordo che mi ero anche abbastanza ingrippato sulla fine agognata del regime di Pahlavi.

Dalle profondità della mia sesquipedale ignoranza mi chiedevo come potesse essere possibile l'infatuazione della sinistra internazionale, storicamente laica, per un esponente religioso, iper conservatore, fondamentalista, islamico. Ancora me lo chiedo. Così come ci si chiede oggi quali potrebbero essere le conseguenze di una azione americana, non ci si interrogò allora sull'alternativa che si stava prospettando.

Probabilmente giocò in modo decisivo il forte impulso popolare. 

  • Melius 1
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appecundria
13 minuti fa, wow ha scritto:

l'infatuazione della sinistra internazionale,

Guarda, io non lo ricordo così nitidamente e poi mi interessava già la cronaca ma non ancora la politica, quindi non ti so dire se c'era tale l'infatuazione e, se sì, perché. 

Posso supporre le ragioni che ho già detto.

PS non ricordo il ruolo dei Fedayn, dovrei avere dei giornali dell'epoca, sabato controllo.

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analogico_09
2 ore fa, appecundria ha scritto:

Ma pure 40 giorni è comunque un evento che si colloca nel futuro incognito, voglio dire.

 

 

E non bisogna dimenticare che si era in altri contesti geopolitici, finanche in condizioni psicologiche diverse, c'era meno informazione in tempo reale, non c'era il web, i social, i voli low cost, i telefonini.., a parte le situazioni critiche deflagranti, le faccende politiche, sociali, culturali, cronacisticihe avevano tempi di svolgimentioben più lunghi rispetto al presente dove tutto è accellarato e dove si pensa meno e troppo in fretta, troppo sintesi e meno introspezione, riflessione, approfondimento, concause queste del fartto che i politici di oggi je fanno un resegone (celebre montagna dell'e prealpi) a quelli di allora.  

Questo per dire che da quel che ricordo ci vollero lunghi mesi, anni, dal '75 quando il komeino tornò in iran fino al 1982 perchè  Bracardi per primo ci dicesse chi fosse realemete  il komeino... :classic_biggrin:

 

Andate se vi volete sbrigare al minuto 0,34 che ho già segnato ma la clip è tutta da ridere... 
 

 

 

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Finalmente sono riuscito a ritrovarlo. Tempo fa lessi questo articolo. Vi risparmio la parte iniziale e riporto quella più interessante, intelligente e condivisibile.

 

 

Illusione collettivaIl mito di Hamas per la sinistra occidentale e la lezione dell’Iran

Alessandra Libutti

 

... Cut...

 

Esiste infatti un precedente storico, verso la fine degli anni Settanta, quando l’abbaglio collettivo dei progressisti contribuì a far sì che un gruppo minoritario di fanatici che in Iran aveva poca presa sulla popolazione, s’impadronisse del movimento contro lo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Fu l’idealizzazione del fondamentalista Ruhollah Khomeini ad agevolare lo “scippo” islamico della rivoluzione iraniana, fino all’instaurazione di un regime teocratico nel Paese più secolare, ricco e filo Occidentale del Medio Oriente. Un evento che avrebbe condotto alla diffusione del fondamentalismo islamico, con tutte le conseguenze che ne sono derivate.

«Gli intellettuali di sinistra in Occidente accostavano Khomeini a Che Guevara», ci spiega Bahram Farrokhi, iraniano, da oltre quarant’anni in Italia, oggi consigliere del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito. «Durante il suo periodo di esilio a Parigi, Khomeini era costantemente circondato da giornalisti e intellettuali di sinistra. L’elenco delle personalità del mondo occidentale che sostennero Khomeini è lungo: dai futuri premi Nobel come Gabriel García Márquez e Gunter Gross a Jean-Paul Sartre, Roger Garaudy e Michel Foucault ed Eric Rollo, che nei loro articoli paragonarono Khomeini a figure mitiche dell’Occidente». Non mancarono neanche le femministe. Farrokhi ci ricorda che perfino Simone de Beauvoir, che era a capo del Comitato internazionale per la difesa dei diritti delle donne, inviò in Iran una delegazione di femministe.

Molti, tra gli intellettuali citati, appartenevano all’ala marxista e dunque non dovrebbe sorprendere la loro idealizzazione di Khomeini che — dal suo esilio parigino — in opposizione alla decadenza capitalista, promuoveva l’idea di una società di stampo marxista, la cui etica attingeva principi dell’Islam. I marxisti che si erano distanziati dall’Unione sovietica dopo la repressione della primavera di Praga, apprezzavano questa nuova visione del comunismo: una antimaterialista e spirituale, libera dal controllo del politburo.

Per i liberali americani invece, che temevano l’espansione del comunismo, l’Islam appariva come una difesa. D’altra parte, le mire  dell’Unione Sovietica verso Iran e Afghanistan (che avrebbe invaso di lì a breve) non erano un segreto, né lo Shah era ignaro che molti gruppi armati presenti nel Paese fossero sovvenzionati dai sovietici. Ma se Jimmy Carter non vedeva negativamente la crisi dell’establishment di Reza Pahlavi, e Leonid Brezhnev faceva di tutto per fomentare il dissenso, nessuna delle due superpotenze auspicava un cambio di regime. L’Iran era una frontiera tra due mondi in piena guerra fredda. «Probabilmente entrambi, anche se per motivi diversi, ambivano ad uno Shah debole, facilmente soggetto a pressioni, non certo ad un imprevedibile regime islamico», spiega Farrokhi.

A quel tempo, i seguaci di Khomeini erano solo una delle tante forze in campo durante i tumulti che portarono alla rivoluzione. Nulla avrebbe lasciato presagire che sarebbero stati loro a prendere il potere. Dalle parole di Farrokhi deduciamo che, in un certo senso, furono proprio i giornalisti e gli intellettuali occidentali, attraverso l’idealizzazione del personaggio, a fare da cassa di risonanza mediatica a Khomeini e a renderlo popolare anche in patria fino a far precipitare l’Iran negli anni più cupi della propria storia. «Quest’uomo, che inizialmente doveva essere il liberatore dal regime fantoccio dello Shah» ha invece provocato decenni di instabilità e conflitti sanguinosi nel Medio Oriente.

Riflettendo sul passato per cercare connessioni con il presente, chiediamo a Farrokhi come avevano potuto tanti intellettuali cadere in quel tranello. «Perché gli occidentali gli credevano. Non conoscevano il kitmān, che per un musulmano è il permesso di mentire, o dire solo una parte della verità, nell’interesse dell’Islam». In sostanza, Khomeini esponeva un modello di società a cui gli altri volevano credere celando quello a cui ambiva. È su quel «voler credere» che risiede l’abbaglio. Gli intellettuali volevano vedere in Khomeini il simbolo della lotta contro l’oppressore; colui che avrebbe liberato il popolo iraniano dalla tirannia. Anche davanti al sommo promotore della Sharia, le femministe vedevano in lui un difensore dei diritti delle donne e credevano ciecamente ad ogni sua menzogna.

In modo non dissimile oggi assistiamo all’illusione collettiva di chi — contro ogni evidenza — «vuole credere»: che Hamas agisca nell’interesse del popolo palestinese liberandolo dalla “tirannia” d’Israele. Da Greta Thunberg agli studenti dei campus universitari, dai rettori americani a quelli nostrani non si parla di terroristi ma di “resistenza” di “forze di liberazione”. Poco importa che Hamas, a differenza di Khomeini, non si preoccupi neanche di rifugiarsi nel kitmān e dichiari apertamente di ambire al califfato, l’idealizzazione — sospinta dal rifiuto dei valori occidentali — conduce alla fiducia incondizionata che nella società auspicata da Hamas i palestinesi saranno più liberi e felici. La storia dell’Iran è un monito contro questa illusione.

 

https://www.linkiesta.it/2024/03/mito-hamas-sinistra-italiana/

 

 

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2 ore fa, wow ha scritto:

mi chiedevo come potesse essere possibile l'infatuazione della sinistra internazionale, storicamente laica, per un esponente religioso, iper conservatore, fondamentalista,

Oddio, che domande: era infatuata anche di Pol Pot, e prima ancora di Mao.

Laicissimi eh!

Ma Khomeini in confronto era Babbo Natale, 

 

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