Questo è un messaggio popolare. analogico_09 Inviato 22 Gennaio Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 22 Gennaio Una delle più importanti composizioni dedecafonico-seriali dell'autore e del '900 italiano che trae fonte di ispirazione anche dalla musica stravinskiana. Un lavoro musicale magnifico di grande impegno morale, civile, politico. Ho avuto il grande piacere di cantare nel coro nel concerto diretto dal maestro russo Lev Markiz per la stagione sinfonica della Rai di Napoli del 15 Novembre 1985. Varrebbe la pena di saperne qualcosa di più questa opera straordinaria attraverso il racconto dell'autore stesso: «Stavo lavorando alla mia prima opera Volo di notte quando presero a circolare strane voci che il fascismo potesse dare il via, dopo l'esempio hitleriano, ad una campagna antisemita... Avrei voluto protestare, ma insieme sentivo che ogni mio gesto sarebbe stato vano. Solo attraverso la musica avrei potuto esprimere la mia indignazione... Proprio in quei giorni avevo terminato la lettura della "Maria Stuarda" di Stefan Zweig in cui avevo scoperto una breve preghiera scritta dalla regina negli ultimi anni di carcere. Tuttavia un solo brano mi sembrava troppo poco per esprimere completamente la mia protesta. Dovevo cercare altri testi, di altri prigionieri famosi». In tal modo nacque il trittico di Dallapiccola, formato dalla Preghiera di Maria Stuarda (O domine Deus! Speravi in Te) per voci miste e strumenti, dall'Invocazione di Boezio (Felix qui potuit boni fontem visere lucidum) per voci femminili e strumenti, dal Congedo di Girolamo Savonarola (Premat mundus, insurgant hostes, nihil timeo) per voci miste e strumenti. Si tratta di canti intensamente drammatici, lanciati come ultimo messaggio da tre prigionieri condannati a morte e in un certo senso traslati alla tragica esperienza vissuta dai popoli europei negli anni '38-'41. Essi appartengono alla cosiddetta protest-music, nella quale i valori della Resistenza hanno trovato la loro più significativa esaltazione estetica. Un complesso strumentale formato da 2 pianoforti, 2 arpe, 6 timpani, xilofono, vibrafono, campane e batteria, si associa alle voci del coro creando un paesaggio sonoro a volte cupo e «senza luce» (come indica il compositore), scosso da brividi e sussulti drammatici e dissolto in stellari atmosfere timbriche; illuminato altre volte dal penetrante lirismo del filo delle voci che cantano a bocca chiusa; pieno di echi persistenti e freddi delle campane e pervaso, come da un nerbo centrale, dal minaccioso e ammonitore Dies Irae gregoriano: quattro note che si prolungano in serie dodecafoniche per costruire una specie di controtema seriale. (Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia, Sala Accademica 5 febbraio 1982) L'integrale dell'opera 4 Link al commento https://melius.club/topic/28142-luigi-dallapiccola-canti-di-prigionia-1938-1941/ Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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