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Attendibilita dell'Intelligenza Artificiale:lascio fare all'IA...litigate con lei!


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Le persone che credono di sentire differenze sonore tra dispositivi o cavi quando in realtà non esistono differenze misurabili o udibili vengono descritte in vari modi, a seconda del contesto (tecnico, psicologico o colloquiale):

1. Effetto placebo / bias cognitivo

Nel linguaggio più neutro si parla di:

vittime dell’Placebo Effect

influenza di bias cognitivi, come il Confirmation Bias

In questo caso la persona non “immagina” volontariamente il suono, ma il cervello interpreta ciò che sente in base alle aspettative (prezzo, marca, estetica, ecc.).

2. Suggestione audio / psicoacustica

In ambito audio e scientifico si parla di:

suggestione psicoacustica

illusione percettiva

La disciplina che studia questi fenomeni è la Psychoacoustics, che analizza come il cervello interpreta i suoni.

3. “Audiofili soggettivisti”

Nel mondo dell’hi-fi spesso si usa la distinzione tra:

oggettivisti (che si basano su misure e test ciechi)

soggettivisti (che si basano sull’ascolto personale)

Quindi si parla di audiofili soggettivisti.

4. Termini colloquiali (spesso ironici)

In discussioni online o forum si usano anche termini meno neutri, per esempio:

“audiofili suggestionabili”

“golden ears” (a volte ironico)

“snake oil believers” (riferito a prodotti hi-fi considerati inutili)

In sintesi: il modo più corretto e neutro per descrivere il fenomeno è dire che sono influenzati da bias cognitivi o dall’effetto placebo nell’ascolto.

Se vuoi, posso anche spiegarti perché il cervello riesce davvero a far “sentire” differenze inesistenti negli impianti audio (è un fenomeno molto interessante e ben studiato). 🎧

Il motivo principale è che l’ascolto non è solo un processo fisico dell’orecchio, ma anche cognitivo del cervello. La percezione del suono viene costruita dal cervello usando aspettative, contesto e memoria. Per questo a volte possiamo “sentire” differenze che in realtà non esistono.

Ecco i meccanismi principali.

1. Effetto aspettativa

Se una persona si aspetta che qualcosa suoni meglio, il cervello tende a interpretare il suono in modo coerente con quell’aspettativa.

Questo è una forma del Placebo Effect.

Esempio tipico nell’hi-fi:

si dice che un cavo costa 1000 €

l’ascoltatore si aspetta miglioramenti

il cervello interpreta il suono come più dettagliato o più caldo, anche se il segnale è identico.

2. Bias di conferma

Il cervello tende a cercare conferme delle proprie convinzioni e ignorare ciò che le contraddice.

Questo è il Confirmation Bias.

Se qualcuno crede che:

“i cavi in argento suonano più brillanti”

tenderà a notare qualsiasi dettaglio acuto e attribuirlo al cavo.

3. Memoria uditiva molto breve

La memoria dei dettagli sonori è brevissima (pochi secondi).

Se confronti:

dispositivo A

poi dopo 20–30 secondi dispositivo B

il cervello ricostruisce il ricordo, non lo confronta realmente. Questo rende facilissimo “sentire” differenze inesistenti.

4. Influenza visiva e del prezzo

È stato dimostrato che:

il prezzo percepito

l’aspetto dell’oggetto

la marca

cambiano l’esperienza sensoriale. Questo vale per vino, cibo e anche audio.

5. Psicoacustica

La disciplina che studia come percepiamo i suoni è la Psychoacoustics.

Mostra che la percezione dipende molto da:

contesto

attenzione

aspettative

esperienza

6. Perché i test ciechi spesso eliminano le differenze

Per questo motivo negli studi seri si usano test ciechi o doppi ciechi, come il ABX Test.

In questi test:

l’ascoltatore non sa cosa sta ascoltando

l’ordine è casuale

Molte differenze che sembravano evidenti spariscono completamente.

💡 Curiosità interessante:
anche ingegneri del suono esperti possono cadere in questi effetti. Non è un problema di “orecchio”, ma di come funziona il cervello umano.

 

Uno degli episodi più citati nel mondo dell’hi-fi riguarda gli esperimenti organizzati da James Randi, noto per smascherare affermazioni paranormali e pseudoscientifiche.

La sfida sui cavi audio

Negli anni ’80–’90 Randi propose una sfida pubblica legata ai cavi hi-fi:

offrì 10.000 dollari (poi diventati molto di più nella sua fondazione)

a chi fosse riuscito a distinguere in un test cieco tra:

normali cavi per altoparlanti economici

cavi hi-fi molto costosi venduti come “migliorativi”

La condizione era semplice:

test alla cieca

ripetizioni statisticamente significative

stesso impianto e stesso volume

La sfida faceva parte del più ampio James Randi Educational Foundation Million Dollar Challenge, che premiava chi dimostrava capacità o fenomeni straordinari in condizioni controllate.

👉 Secondo i resoconti, nessuno riuscì mai a superare il test in modo statisticamente convincente.

 

 

  • Melius 1
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https://melius.club/topic/28723-attendibilita-dellintelligenza-artificialelascio-fare-allialitigate-con-lei/
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10 minuti fa, gimmetto ha scritto:

La condizione era semplice:

test alla cieca

ripetizioni statisticamente significative

stesso impianto e stesso volume

La sfida faceva parte del più ampio James Randi Educational Foundation Million Dollar Challenge, che premiava chi dimostrava capacità o fenomeni straordinari in condizioni controllate.

👉 Secondo i resoconti, nessuno riuscì mai a superare il test in modo statisticamente convincente.

Probabilmente l'impianto utilizzato rendeva minime le differenze, anzi , a cercare bene si può anche invertire il paradigma e avere il cavo economico che suoni meglio di quello costoso o essere indistinguibili. Però credo sia esperienza comune che in certi impianti le differenze tra usare un cavo ed un altro possano esserci ed essere anche riconoscibili abbastanza facilmente. Il cavo che collega i diffusori interagisce con crossover, altoparlanti e con lo stadio finale dell'ampli con i propri valori di RLC, riceve  e ritrasmette le vibrazioni dovute all'impianto in funzione e anche questo può influire, etc. poi che si debbano spendere obbligatoriamente decine di migliaia di € per ascoltar bene è invece altra storia.

11 minuti fa, Luca44 ha scritto:

cavo che collega i diffusori interagisce con crossover, altoparlanti e con lo stadio finale dell'ampli con i propri valori di RLC,

Io però  continuo a leggere suggerimenti del tipo: che cavo mi consigli con le Lascala2, oppure un cavo dal suono morbido ecc ecc come ben si sa. Quasi mai si considera l'insieme ampli casse.

ilmisuratore
1 minuto fa, Mamo ha scritto:

Io però  continuo a leggere suggerimenti del tipo: che cavo mi consigli con le Lascala2, oppure un cavo dal suono morbido ecc ecc come ben si sa. Quasi mai si considera l'insieme ampli casse.

...esatto, come se fosse un "apparato" con caratteristiche proprie

  • Moderatori
BEST-GROOVE
1 ora fa, captainsensible ha scritto:

Se uno è contento perché sente o immagina differenze, che male c'è?

L'importante è che sia contento !

 

 

....e faccia girare vorticosamente l'economia.

  • Haha 2
42 minuti fa, gimmetto ha scritto:

 

1. Effetto aspettativa

Se una persona si aspetta che qualcosa suoni meglio, il cervello tende a interpretare il suono in modo coerente con quell’aspettativa.

Questo è una forma del Placebo Effect.

Esempio tipico nell’hi-fi:

si dice che un cavo costa 1000 €

l’ascoltatore si aspetta miglioramenti

il cervello interpreta il suono come più dettagliato o più caldo, anche se il segnale è identico.

 

Per me non è cosi',

mi aspettavo miglioramenti con il cavo di potenza da 90€ al metro, invece ho percepito un peggioramento,

ho preferito quello da 25€ al metro.

Mi aspettavo miglioramenti con il cavo di alimentazione da 400€, invece ho preferito l'originale,

successivamente per curiosità ne ho preso uno da 90€ ed ha scalzato l'originale.

Come la mettiamo?

:classic_smile:

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