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Geolier specchio della società


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5 ore fa, OLIVER10 ha scritto:

Letto in rete, condivido.

di Mario Abenante

IL RITORNO ALL’ETÀ DELLA CLAVA (CON IL BIGLIETTO IN PRIMA FILA)
Ho visto i video di ragazzine in lacrime ai concerti di Geolier. Piangono, si disperano, si emozionano mentre il loro idolo, sul palco, mima gesti espliciti toccandosi i genitali e urlando barre del tipo "Tengo troppi palle e pe m''e purta' appriess giro cu 'nu bilico / A te nun te crereno, crireme (auh)".

E la mia mente è andata immediatamente lì: ai genitori. Quelli che hanno pagato il biglietto, che hanno fatto ore di fila, che erano lì di fianco a quelle figlie. Mi chiedo: ma i testi di questo artista, li avete mai letti? Avete mai provato a capire cosa state somministrando ai vostri figli? O avete semplicemente abdicato al ruolo di educatori per trasformarvi in spettatori passivi, in "cani al guinzaglio" che seguono i desideri della prole pur di non gestire un "no"?

Qui non si tratta di fare del moralismo spicciolo sull'artista, che fa il suo mestiere e riempie gli stadi. Il problema drammatico è ciò che la nostra società decide di elevare a modello. Abbiamo sostituito lo studio, la meritocrazia, il sacrificio e la formazione canora con l'esaltazione acritica del ghetto, dello slang borderline, della rabbia delle periferie esibita come un brand da consumare.

Nelle scuole facciamo convegni contro il bullismo e il body shaming, e poi permettiamo che l'idolo degli adolescenti canti in 081 frasi come "Pe me guarda' attuorno tengo ll'uocchij 'e Marotta", scimmiottando pubblicamente lo strabismo di un dirigente sportivo. Poi, però, ci meravigliamo se i nostri figli si drogano di cyberbullismo nei corridoi delle scuole medie. Doppia morale, ipocrisia di massa.

La dittatura della mediocrità
Questo fenomeno non è casuale. Il filosofo e politologo Jean Baudrillard parlava della transizione verso una società del "simulacro", dove l'immagine e l'iperrealtà sostituiscono il valore reale. Ma è soprattutto la sociologia contemporanea a spiegarci questa deriva: l'appiattimento culturale ci spinge a premiare il mediocre. Scegliamo, nello spettacolo come in politica, lo standard più basso perché ci somiglia. Elevare il semianalfabeta a divo non è un riscatto sociale, è una scorciatoia psicologica: se ce la fa lui senza studiare, senza una morale laica condivisa, senza approfondimento, allora non devo sforzarmi nemmeno io. È l'illusione democratica che il talento sia un concetto superato.

Un tempo i miti della musica affrontavano le ingiustizie sociali, la guerra, la condizione femminile, la pedofilia. Oggi si celebra il "pacco" sul palco e la furbizia della strada.

I genitori moderni hanno smesso di vigilare, di forgiare la formae mentis delle nuove generazioni. Hanno smesso di essere bussole per diventare fan dei propri figli, traghettandoli allegri verso il vuoto pneumatico.

E quell'urlo, quell'"AUH!" che rimbomba negli stadi e chiude le canzoni, ne è la perfetta sintesi fonetica. Non è musica, non è arte. È un verso ancestrale, il richiamo dei nostri primati. Il segno evidente che una parte della nostra società, stanca di pensare e di evolversi, ha una voglia spasmodica di abbandonare la civiltà e tornare all'era della clava.

Se il futuro è questo, abbiamo un serio problema di evoluzione. O forse, di spaventosa involuzione.

#Geolier #concerto #trap #società

Premesso che condivido in toto,

non posso, per quel po' di 'distacco' e obittività rimastami, non ricordare che le stesse precise identiche parole

le diceva mio padre sulla musica che ascoltavo io.

Anzi, spesso diceva che non era musica.

Oppure mio zio, classe 1916, per cui il jazz era musica di 4 negri drogati.

 

 

 

 

 

 

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Muddy the Waters

Nell’italietta post fascista, dove odio etnico e di genere sono valori portanti della società e tramandati di generazione in generazione nelle famiglie abbienti, non ci si può certo stupire che la gioventù ascolti roba del genere….. Chiedete ad un giovane quanti libri ha letto oppure fategli una domanda basica di cultura generale.

Ma d’altronde tutto è funzionale al voto.

 

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ferrocsm
3 ore fa, Martin ha scritto:

di scimmie latranti autotunate.

Ma con l'auto-tune potrei cantare persino io che il microfono me lo toglievano d'ufficio dicendomi di lasciar perdere per l'amor di dio e delle loro orecchie e avevano ragione, ma io non me ne accorgevo perché quando cantavo in macchina con la radio accesa, madonna come ero intonato, fino a che qualcuno portato allo stremo mi disse: abbassa il volume della radio e ti accorgerai da solo che stai latrando.:classic_biggrin: 

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claudiofera

..........ogni tanto lascio fare alla radio,ed ecco :   la musica che và per la maggiore...Ma è l' età? sono i gusti che si sono formati ,e condizionano per sempre...sarà la paura del nuovo ,ma perchè non mi piace praticamente nulla ? Non vi mettete a ridere, sono particolarmente deluso da Achille Lauro.Letta qualcosina sulla sua "biografia" , visto che persino dai colleghi viene considerato il guru (oltre a fare le pubblicità per mc donald  ecc..A.L  fà  persino esposizioni multimediali..) Ammetto, ero curioso .Ma : ascoltate alla radio,le sue "ballate" sono abbastanza lagnose e hanno  la voce "filtrata" -che noia,sempre stè tonalità monocordi !- Lui dice che s'ispira anche ai classici del pop-rock,e il disco 1969  vuole far incontrare quel periodo creativo con l'attualità. In effetti,qualche momento accettabile ce l'ho trovato,ma nel complesso io non lo posso sentire ,mi manca il significato.E' strana questa "ribellione", che finisce ineluttabilmente in un anticonformismo di maniera , più piatto del conformismo stesso.A fine anni 70 ,le case discografiche provavano a venderci Elvis Costello e Joe Jackson come "punk" Era la formula di moda,si facevano soldi ,però nessuno dei due c'entrava niente con quel movimento artistico-sociale. Prese subito strade diverse,  i due hanno dimostrato che  non sono punk- non volevano esserlo ! -però sono ottimi musicisti: J.Jackson grande compositore -proveniva dal conservatorio- mentre Costello è stato veramente un grande performer,dotato di una voce splendida ,potente ed estesa.  Achille Lauro, ci abbiammo provato,ma..La musica di consumo nel 2026 è veramente di troppo facile consumo,e  questo ribellismo che poi degrada nel più piatto conformismo,sì, annoia.D'altra parte,a forza di essere rintronati e atomizzati da internet,ai ragazzi sembra piacere essere marginali ed emarginati.A Roma nord i motorini sono pieni di adesivi con scritto "benvenuti nella favelas" ,e dai dodici anni in poi si fanno la guerra tra le varie  bande" territoriali " ( ovvero,a Torresina non vogliono quelli di Primavalle e/o viceversa).Mi raccomando poi,  l'ennesima barberia che stà  per aprire.. si dovrà chiamare per forza Machete.

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Mumble mumble...

Magari siamo semplicemente pigri.

E vogliamo bearci con le solite songs che ci portiamo dietro dall'adolescenza e che abbiamo sentito per 50 anni.

Senza provare interesse per le novità.

E intanto ci si accaparra (spesso a caro prezzo) l'ennesima copia di TDSOTM... per sentire un campanellino in più, sfuggito in milioni di stampe precedenti... 

Boh.

Secondo me non c'abbiamo più voglia.

Non prendiamocela sempre con la qualità musicale in giro perché basta girare in rete e se ne trovano a bizzeffe di gruppi interessanti.

Di qualsiasi genere.

Ammettiamolo: non abbiamo lo stesso entusiasmo conoscitivo dei 15/20 anni ed ecco che si arriva a rifiutare tutto quello venuto dopo.

Un boomerismo che intacca la musica come il cinema, la politica, e mille altri argomenti.

Anche questo è invecchiamento.

A parziale giustificazione può venire il fatto che, soprattutto gli appassionati di musica e dischi, hanno ascoltato talmente tanta roba in vita loro che difficilmente riescono ad ascoltare qualcosa che gli risulti "completamente nuova".

D'altra parte, che ti vuoi inventare più?

Le note quelle sono, ed è stato miscelato di tutto...

Ma da qui a sostenere che sia tutto pessimo, ce ne corre...

  • Melius 2
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1 ora fa, claudiofera ha scritto:

Ma è l' età? sono i gusti che si sono formati ,e condizionano per sempre...sarà la paura del nuovo ,ma perchè non mi piace praticamente nulla ?

 

 

Ti sei risposto da solo e la risposta è univoca.

Gli anni passano.

Un giorno, fra molti anni,  i teen di oggi diranno "eh ma vuoi mettere questa schifezza qui con il Geolier che ascoltavamo noi"?

 

  • Melius 1
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claudiofera

Forse,ma  uno-vale-uno (, e per il resto è solo l'effetto del tempo che passa)  non mi convince.Musica di consumo ? della quarantenne Annalisa ti guardi la figurina gradevole ed è finita lì,anzi azzero l'audio.Ornella Vanoni era dentro i dischi mezzo secolo prima di Annalisa, ma aveva metodo e sentimento.Praticamente lei diventava il brano che cantava e-anche se non è né la cantante dei Led Zeppelin né degli Who-  l'ascolto molto più volentieri... e spero che verrà ascoltata ancora più a lungo.

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captainsensible

@tapeman guarda, sono della generazione X quindi non ragazzetto, ma grazie anche allo streaming scopro artisti nati nel 2022, che hanno.molto da dire, ovviamente non mainstream.

Bisogna essere curiosi, e non fossilizzarsi sempre con i soli dischi della gioventù.

I ragazzi ascoltano quella musica perché quella passa nei canali che ascoltano loro.

Ma quello che mi incuriosisce è  che capisco uno di Secondigliano che ascolta Geolier...ma un ragazzo dei Parioli che ci azzecca?

 

CS

 

 

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Sognatore

D'accordo su tutta la linea, la musica contemporanea fa schifo, meglio quella vecchia, lo diciamo noi come i nostri nonni e come lo diranno i nostri nipoti; su una cosa non concordo però: che se ad un figlio piace quella musica (demmerda) vuol dire che il padre ha rinunciato a svolgere il suo ruolo di educatore....non è così e te lo posso garantire perchè tu puoi anche costringere tuo figlio/a ad ascoltare quello che ascolti tu, a leggere i libri che hai letto tu ma poi quando esce di casa con gli amici lui/lei avrà necessità di sentirsi parte di una comunità/società che ha quei parametri e quegli 'idoli', riconosciuti da tutti. 

 

Ho portato mia figlia (contentissima....) a vedere e sentire non Geolier ma ancora peggio una trapper davvero volgare: Anna Pepe, il concerto più brutto della mia vita, musica ad oltre 130 dB (per fortuna avevo le mie cuffiette con cancellazione del rumore, nonostante ciò mi arrivava quasi tutto, filtrato ma arrivava...), testi che non te li racconto nemmeno e tutti i ragazzini le sapevano a memoria parola per parola.....intanto però pensavo....i testi dei guns n'roses negli anni '80-'90 non erano tanto più elevati di questi dicamo...però almeno c'erano i soli di slash, (quando azzeccava le note).....insomma ad ogni generazione il suo....

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8 ore fa, eduardo ha scritto:

L' esempio non regge.

Quella, per quanto all' epoca disturbante, era musica di rottura.

Ma era musica, e con contenuti, tanto è vero che è sopravvissuta a varie epoche (al momento, sono sessant'anni e credo che ne passeranno ancora molti altri);  Geolier e compagnia ragliante tra un anno se lo saranno scordato tutti.   E per fortuna.    

Ma il punto non è questo.

Il problema sono i genitori;  semplicemente, e drammaticamente, non c' è più voglia (e capacità) di farlo.

 

Anche quella di Geolier è di rottura.

 

Viene voglia di rompergli i muso.

 

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Ogni musica è figlia del suo tempo. Quando ascoltavo i Genesis (quelli buoni) o i Gentle Giant, per dirne due, mia madre scuoteva la testa perché non le piaceva, specie quando mettevo il primo pezzo di "In A Glass House", quello con i vetri che si rompono :classic_biggrin:; mio padre nemmeno la scuoteva, mi guardava con un certo "disprezzo". La musica che piace ai giovani d'oggi è figlia del nostro tempo, ed è ovvio che a noi non piaccia e a loro sì. L'unica cosa che mi lascia perplesso è che noi siamo cresciuti (chi più, chi meno) "bene" perché i nostri genitori, per fortuna, non hanno derogato al loro compito; noi saremo in grado di fare altrettanto? Io ho figli grandi (la più grande ha 39 anni), per buona sorte ascoltano musica più che degna, ma ritengo di essere stato molto fortunato.

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Senza farlo apposta, oggi pomeriggio ho iniziato a leggere un numero di Down Beat del 1955. Cercando tra le recensioni, l’occhio cade su questo trafiletto: l’invito di un alto papavero dell’industria discografica americana ad escludere dai jukebox le canzoni dai testi osceni e suggestivi… 

IMG_0221.jpeg

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10 ore fa, OLIVER10 ha scritto:

i testi di questo artista, li avete mai letti?

L' errore di certi pseudo sociologi è credere che il cantante sia una sorta di "predicatore" che propone una sua visione del mondo.

:

No.

:

Il cantante si limita a dare il pubblico ciò che il pubblico vuole, perché lui conosce quei ragazzini meglio dei loro stessi genitori, e si adegua a quello che i ragazzini sono disposti a pagare per ascoltare.

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