Questo è un messaggio popolare. Savgal Inviato 10 Luglio Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 10 Luglio Seveso, il disastro della diossina 50 anni fa e lo scoop sulle donne in gravidanza sfollate: «La nube tossica, il silenzio dei dirigenti, l'evacuazione in ritardo» di Marisa Fumagalli Il racconto delle drammatiche giornate del luglio 1976 di una giovane giornalista «abusiva» in Brianza. «Venni a sapere che oltre 500 persone erano state portate al Motel Agip di Milano Ovest. E mi precipitai sul posto» Noi c’eravamo. L’età, la professione e la «testimonianza» diretta di chi scrive queste note, può rievocare, a distanza di cinquant’anni, quei giorni terribili della «nube tossica» dell’Icmesa: disastro industriale, ambientale e umano, che ha segnato la storia del nostro Paese. Forse dimenticato dagli anziani, sconosciuto ai giovani. Le tracce dell’inquinamento sono state rimosse e, oggi, nel cuore della Brianza urbanizzata, tra i comuni di Seveso e Meda, si trova il Parco Naturale Bosco delle Querce. Frutto di un importante progetto di forestazione, occupa 43 ettari ed è un’area protetta regionale riconosciuta. Il Parco viene raccontato come un ambiente «naturale vivo e pieno di biodiversità». Tra i boschi di latifoglie, arbusti, brughiere, praterie, si trovano anche stagni e piccoli specchi d’acqua. L’habitat favorisce la presenza di animali. Insomma, un «Eldorado». Ma, nella memoria, non c’è Bosco delle Querce che possa rimuovere la catastrofe dell’Icmesa. Il caso volle che la nube tossica», inaspettatamente, segnò il percorso di una giornalista in erba. A quel tempo, «abusiva» in redazione per imparare il mestiere. D’estate, periodo di ferie, gli abusivi senza contratto in qualche modo coprivano i vuoti, supportando i redattori in servizio. E così accadde nel mese di luglio del 1976. Insomma, noi c’eravamo. Affiancando l’inviato del quotidiano l’Avanti! (redazione milanese), incaricato di seguire i fatti che seguirono al disastro. Vero è che la giovane intraprendente riuscì perfino a compiere una «missione impossibile». Uno scoop imprevisto. Il veleno nell'aria La storia, in breve. È il 10 luglio 1976 – sabato, ore 12.40 – quando dalle condotte di scarico della fabbrica chimica Icmesa (ubicata a Meda al confine con il comune di Seveso) nel cielo aperto si alza una nube densa e rossiccia. Nube tossica, contenente il Tcdd, potentissimo veleno a base di diossina. Che investe un vasto territorio della bassa Brianza. Oltre ai comuni di Seveso e Meda, quelli limitrofi di Cesano Maderno, Limbiate e Desio. L’improvvisa e micidiale nube presto si dissolve e scompare. I dirigenti dell’Icmesa, che occupa 179 operai e 20 impiegati, conoscono il rischio. Eppure nessuno apre bocca. Unici a parlarne a Seveso sono i contadini e gli abitanti delle zone più vicine alla fabbrica chimica. Ma gli effetti della nube tossica sono rivelatori. Gli animali morti, le macchie sulla pelle Domenica 11 luglio: l’erba dei prati diventa gialla, le foglie delle piante si arricciano e le cortecce si staccano dai fusti. Gli animali da cortile cominciano a morire a ritmo impressionante. Nei giorni seguenti, di più e di peggio: una ventina di bambini di Seveso si ritrovano con le braccia piagate, la faccia punteggiata di macchie rosse, il resto del corpo appare ustionato. Febbre alta, disturbi intestinali. Ormai è evidente il collegamento con l’esplosione del 10 luglio. Nel frattempo, l’allarme è scattato. I dirigenti dell’Icmesa hanno messo al corrente il sindaco di Seveso su quanto accaduto e sulle possibili conseguenze. Inquietanti e già in atto. I giorni, sempre più concitati, registrano lo sciopero ad oltranza degli operai della fabbrica («per fare in modo che si controlli che cosa è successo»). Gli abitanti, sempre più preoccupati, insistono per avere notizie precise. I due sindaci democristiani «rispondono»: il primo cittadino di Meda, Fabrizio Malgrati, dichiara «inquinata» la zona attorno alla fabbrica; il sindaco di Seveso Francesco Rocca (tendenza Comunione e Liberazione) fa sapere che due frazioni – Baruccana e San Pietro Martire - sono invase da «gas tossici», vietando di ingerire ortaggi coltivati negli orti attorno all’Icmesa. Domenica 18 luglio parte l’inchiesta della magistratura. Mentre la nube tossica esplode sulle pagine di quotidiani. La prima mossa del pretore di Desio Fernando Adamo è la chiusura della fabbrica e l’applicazione dei sigilli alle porte d’accesso del reparto «B». Gli aborti e le polemiche Tra ritardi, incertezze e molte polemiche, passano giorni. E finalmente arriva l’ordine di evacuazione per gli abitanti della zona A, la più colpita dall’inquinamento da diossina. Ed è qui che si inserisce un fatto ancora più inquietante. I dati scientifici dicono che gli effetti tossici e teratogeni posso colpire i feti delle donne incinte. Alle quali viene proposto l’aborto terapeutico. Ma scatta la ribellione: Democrazia Cristiana, Comunione e Liberazione, i parroci della Brianza negano gli effetti sui nascituri. Comunque sia, le donne gravide vengono censite, previa visita di controllo presso il consultorio ginecologico, attivato alla bisogna. E i cronisti sono sempre di più impegnati a seguire le assemblee infuocate che si tengono a Seveso: favorevoli, contrari, femministe sul piede di guerra… Si apprende, intanto, che quasi 500 persone – in primis le donne gravide – sono sfollate. Dove? Nessuno lo dice. Ma la giornalista «abusiva» indaga dietro le quinte e riesce a conoscere la destinazione: il Motel Agip di Milano Ovest, sulla tangenziale. Non resta che precipitarsi in loco. E qui intervista alcuni sfollati, donne gravide in particolare. Il pezzo esce sull’Avanti!. Va da sé che il quotidiano non ha grande visibilità. Tuttavia, lo legge Giampaolo Pansa, inviato di punta del Corriere della Sera. E, sulle tracce della Fumagalli, arriva al Motel Agip. Superfluo aggiungere che il suo articolo ha vasta risonanza. (Per inciso, nel corso di una conferenza stampa, Pansa fa i complimenti alla cronista, riconoscendole il primato). Noi c’eravamo. E quando l’editore Mazzotta decide di pubblicare un instant book dedicato alla vicenda, curato da Marco Martorelli, tra le «firme» (alcune famose) chiamate a raccontare il dramma della nube tossica, spunta anche Marisa Fumagalli alla quale viene affidato il capitolo «Abortire a Seveso». Il volumetto di 119 pagine esce con il titolo: «Icmesa. Una rapina di salute, di lavoro e di territorio». Verrà tradotto anche in francese – titolo «Survivre à Seveso?» – per le edizioni Maspero (1977). 6 Link al commento https://melius.club/topic/29910-seveso-10-luglio-1976/ Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
jani Inviato 11 Luglio Condividi Inviato 11 Luglio La gravità del disastro in oggetto spinse l'unione europea nell'82 ad emettere la direttiva Seveso, ora alla 3a versione, per evitare il ripetersi di eventi simili. Link al commento https://melius.club/topic/29910-seveso-10-luglio-1976/#findComment-1797279 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 11 Luglio Autore Condividi Inviato 11 Luglio È per non dimenticare. Pochi oggi ricordano il disastro di Bhopal, in India, del dicembre 1984. Lì i morti stimati si contarono in decine di migliaia. 1 Link al commento https://melius.club/topic/29910-seveso-10-luglio-1976/#findComment-1797384 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Fabio Cottatellucci Inviato 12 Luglio Condividi Inviato 12 Luglio Il 11/07/2026 at 11:26, Savgal ha scritto: Pochi oggi ricordano il disastro di Bhopal, in India, del dicembre 1984. Avvenuto per risparmiare quattro spicci di un banale dispositivo di sicurezza. Link al commento https://melius.club/topic/29910-seveso-10-luglio-1976/#findComment-1798031 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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