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Eurostat: in 20 anni reddito familiare pro capite sceso solo in Grecia e Italia


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mozarteum

Comunque non e’ una regola generale, in molti ambiti si guadagna molto di piu’ in libero mercato, professioni comprese, ovviamente secondo la regola aurea dell’un per cento che su un gregge di 60 milioni e’ sempre un bel numero

@extermination

Le microimpress, fino a 9 addetti, sono 3.435.207 ed occupano 5.737.048 lavoratori. Le imprese da 10-19 addetti sono 81.625 ed occupano 1.062.618 lavoratori. Da 20-49 addetti sono 31.339 ed occupano 923.575 lavoratori. (dati iSTAT)

Dubito che il trattamento salariale di questi lavoratori sia migliore del lavoratore della pubblica amministrazione.

Sarebbe sufficiente dare un'occhiata ai contratti collettivi dell'artigianato.

 

con gli stipendi standard di oggi, rapportati al vero costo della vita e alle tasse ( l' iva per esempio nel 1990

era al 19% ) ma perdipeggio alle tariffe attuali semplicemente non vivi ma sopravvivi, c'è poco da fare.

mozarteum

Mah io vedo grande e diffuso benessere quale non vedevo quando ero ragazzo e non vedo peggioramenti rispetto agli anni 90.

Avete provato a prendere un ryanair in qualsiasi ora sfigata di qualasiasi giorno sfigato per qualsiasi localita’

sfigata? 
Durera’ non durera’? Boh.

In banca ci sono una caterva di liquidi come mai in passato. Tutti evasori? Non credo.

Come sempre ci sono settori calanti altri emergenti, trovo che lo smart working e l’IA stiamo dando una spinta edonistica che compensa il fatto reddituale

11 minuti fa, extermination ha scritto:

osserva

come no, bande di porazzi che peraltro a debito vanno a zonzo con la lattina in mano e una 

vita non se la stanno costruendo. peraltro tu e moz fate poco testo perchè

vivete in centro in due grandi città. poi magari viaggiate pure, però sempre centro

di altre belle città. cioè fatevi un pò di provincia depressa e poi mi dite, anche senza spingersi

nelle plaghe comprese tra rovigo e ferrara, va bene pure qualcosa di meno estremo, giusto per capire.

il problema peggiore comunque che nessuno dice mai da quanto è ovvio, non sono nemmeno 

le paghe basse, li ti adatti e poi ti conformi, ma è l' instabilità lavorativa, intesa in tutti i termini:

tipo di contratto, orari, turni, durata ecc ecc è li che la cosa non quadra per niente.

micfan71
6 minuti fa, audio2 ha scritto:

cioè fatevi un pò di provincia depressa e poi mi dite, anche senza spingersi

nelle plaghe comprese tra rovigo e ferrara, va bene pure qualcosa di meno estremo, giusto per capire.

Se interessa, questo fine settimana a Goro c'è la sagra della vongola, senza contare che è il paese di Milva: due piccioni con una fava, anzi tre se si considera l'istruttiva visita in arrea 'depressa'

  • Haha 1
mariovalvola
1 ora fa, ferdydurke ha scritto:

La svalutazione della moneta porta inflazione, che non è esattamente una buona cosa. Ti ricorderai gli interessi sui BOT del 10-15% annui, tutto costava di più di mese in mese. Una roba da Repubblica di Weimar. Per fortuna è arrivato l'Euro, con la lira oggi ci compravi un paio di caramelle.

 

 

Ci si muove da un'osservazione vera ma la si interpreta in modo sbagliato. È vero che negli anni ottanta i tassi sui BOT erano al 10-15%, l'inflazione erodeva i risparmi di mese in mese, e il potere d'acquisto della lira si deteriorava nel tempo. Ma attribuire tutto questo alla sovranità monetaria italiana è un errore storico preciso. La combinazione di alta inflazione e shock petroliferi rese la svalutazione uno degli strumenti principali con cui l'Italia cercò di preservare la competitività. ( dal 1973 al 1979 ). Successivamente, Lo SME aumentò il costo del mantenimento della stabilità del cambio. Per attrarre capitali e rendere appetibili i titoli di Stato italiani, era necessario offrire rendimenti superiori a quelli tedeschi, compensando il maggior rischio di inflazione e di futura svalutazione. I tassi elevati furono uno dei costi specifici dello SME per un paese come l'Italia, con inflazione superiore a quella dei partner più forti. il Sistema Monetario Europeo, che imponeva cambi semi-fissi tra le valute europee senza i meccanismi di supporto necessari a renderli sostenibili. Per difendere la parità della lira rispetto al marco in quel regime, la Banca d'Italia era costretta a mantenere tassi reali altissimi per attrarre capitali e impedire la fuga verso le valute più forti. Era già il prezzo di un vincolo esterno europeo non la condizione alternativa ad esso.

Tra il 1979 e il 1998 l'Italia si trovò in una posizione intermedia: aveva già rinunciato a gran parte della flessibilità del cambio, ma non disponeva ancora degli strumenti di una vera unione monetaria. Pagava una parte dei costi dell'integrazione senza beneficiare di un bilancio federale, di trasferimenti fiscali o di una piena condivisione dei rischi.

Il riferimento alla Repubblica di Weimar è poi storicamente scorretto. Quella fu un'iperinflazione da monetizzazione del disavanzo pubblico e crisi di fiducia nella valuta, in un contesto di collasso istituzionale e politico: prezzi che raddoppiavano ogni pochi giorni, distruzione completa del sistema economico. Paragonarla all'inflazione italiana degli anni ottanta, elevata ma mai fuori controllo e sempre all'interno di un sistema democratico funzionante, non è corretto.

Hai ragione su una cosa: l'euro ha prodotto stabilità nominale dei prezzi. Ma stabilità dei prezzi e benessere economico non sono la stessa cosa. In vent'anni di euro il reddito familiare pro capite reale è sceso in Italia dato Eurostat. Naturalmente il declino italiano ha radici precedenti:  struttura industriale frammentata, ritardi negli investimenti e nella formazione. L'euro non ha creato questi problemi,  ma ha modificato il quadro degli strumenti disponibili per affrontarli e ha contribuito a renderli più difficili da correggere.

 

 




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