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Melius Club

El Niño 2026-27


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Inviato

Già da alcuni mesi è chiaro che l’episodio attualmente in corso ha tutte le carte in regola per entrare nella categoria dei pesi massimi, con ottime probabilità di finire in vetta alla classifica.
El Niño, o meglio ENSO, come vedremo, è il fenomeno climatico più rilevante del nostro pianeta a scala temporale interannuale. La sua estensione spaziale, l’intensità, le conseguenze e gli impatti, che possono manifestarsi anche a distanze notevoli dalla regione d’origine, ne fanno uno dei fenomeni climatici più importanti e studiati a livello globale.
Avrei voluto aprire un thread già a Giugno, ma il tempo a disposizione è quello che è. In rete esistono già ottime risorse, sarebbe inutile replicarle, per cui mi limiterò a fornire informazioni di base, segnalare collegamenti interessanti e monitorare questo episodio, tempo permettendo.

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Inviato

El cambiamentos climaticos!

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Inviato
22 minuti fa, LeoCleo ha scritto:

El cambiamentos climaticos!

Interessante che un ciclo naturale abbia una forte influenza sul clima globale, chi lo avrebbe mai detto …..

  • Melius 1
Inviato

Alla fine questo calore quando finisce ? 🥴🫤 si puo fare una previsione attendibile ?

Inviato

Un 3ad informativo senza il sabotaggio dei soliti trogloditi sciochimicari e orfani di Byoblu è possibile?

  • Melius 1
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Inviato
1 ora fa, ar3461 ha scritto:

Alla fine questo calore quando finisce ? 🥴🫤 si puo fare una previsione attendibile ?

Ottima domanda. Tra l’altro mi fa capire di aver utilizzato un paragone (quando parlo di combustibile o di riserva che si esaurisce) che può essere fuorviante e di aver dimenticato di specificare la durata tipica di un evento.
Per quanto riguarda il calore, in realtà non viene “consumato”, viene in parte spostato e in parte trasferito all’atmosfera. Lo spostamento a sua volta è in parte interno alla fascia equatoriale, l’avanti e indietro dell’acqua calda che solitamente stazione sul continente marittimo, e in parte è trasferito dalla zona equatoriale a latitudini più alte. Il trasferimento all’atmosfera è il motivo per cui gli anni di El Niño intensi sono anche anni di temperature medie globali record.
Per quanto riguarda la durata, un evento tipico dura circa un anno, inizia tra la tarda primavera e l’estate e termina circa un anno dopo. Ricordiamo però che un evento “canonico” è una semplificazione e a volte è disatteso. Mi rifaccio a questa figura, che mostra la serie temporale di uno dei tanti indici utilizzati per caratterizzare ENSO. Occhio che va “a capo”, si parte dal 1950 nel pannello in alto e si arriva ad oggi in quello in basso.

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Per farla semplice, la curva positiva (arancio) sono gli El Niño quando superano la linea rossa, quella negativa (azzurra) la fase fredda opposta, La Niña, quando superano la linea blu. Come si può vedere gli episodi più intensi (65-66, 72-73, 82-83, 97-98, 2015-16) durano circa un anno. Tuttavia l’episodio intenso 91-92 (purtroppo è dove la serie temporale va “a capo”) persiste in zona El Niño, seppur debole, fino al 95. In modo simile i 57-58 e 76-77.
Venendo invece alla possibilità di previsione, come ho scritto nel post, si può fare entro certi limiti. Attualmente le previsioni sono affidabili fino a circa sei mesi, dopodiché l’affidabilità si riduce rapidamente. Sostanzialmente di sfrutta la memoria dell’oceano. Se nell’oceano c’è un precondizionamento favorevole a El Niño (o La Niña), i modelli sono in grado di “riconoscerlo” e la previsione è fattibile. Da qui l’importanza di monitorare l’oceano globale, anche al suo interno, per fornire ai modelli la conoscenza migliore possibile dello stato del sistema. Ad esempio, già all’inizio dell’anno il consenso dei modelli era per un El Niño, anche se l’intensità era ancora incerta. Attualmente danno un picco attorno a Novembre e poi un ritorno verso condizioni neutre per l'inizio estate 2027. Resta però il limite intrinseco dovuto al ruolo delle raffiche di venti occidentali, episodi brevi e in pratica casuali, che non è possibile prevedere con largo anticipo. Questo è il motivo per il quale non è possibile sapere se ci sarà un El Niño fra 2 o 3 anni.
Nella previsione a lungo termine ci sono stati passi avanti attraverso l’AI negli ultimi 4-5 anni. Ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

Inviato

tanto siccome un giorno morirete tutti, meglio al caldo che al freddo senza gas e riscaldamento.

widemediaphotography
Inviato
3 ore fa, claravox ha scritto:

Interessante che un ciclo naturale abbia una forte influenza sul clima globale, chi lo avrebbe mai detto …..

Un'analisi rigorosa non può prescindere dal distinguere nettamente la meteorologia dalla climatologia e dalle forzanti globali poiché confondere, come spesso accade, il tempo atmosferico a breve termine con le tendenze climatiche secolari genera soltanto confusione, indipendentemente dagli allarmismi o dal negazionismo. Il celebre caso dell'Europa nel 2003 dimostra chiaramente come un'estate eccezionalmente calda e lunga sia dipesa da dinamiche differenti rispetto ai grandi cicli globali, visto che l'indice ENSO era sostanzialmente neutrale e conferma che le oscillazioni oceaniche non dettano necessariamente legge in modo lineare su scala locale. Sebbene la componente antropica del riscaldamento globale sia un dato di fatto scientificamente solidissimo fondato sulla più elementare stechiometria di base, bisogna tuttavia riconoscere onestamente che pensare di poter fare qualcosa di veramente efficace con effetti a breve periodo non è utopia, ma di più, data la massiccia inerzia del sistema climatico ed economico globale che lascia ben poche possibilità di passare alle emissioni negative immediate.
In altre parole, non è certo bloccando le autostrade o la TAV che si risolve il problema, mentre al momento e nell'immediato la partita si gioca inevitabilmente sugli effetti piuttosto che sulle cause. L'anziano che muore dal caldo non può certo attendere che la comunità globale inverta la rotta...:classic_sad: 

Inviato

 

L'inerzia del sistema climatico è un fattore con il quale occorre fare comunque i conti. Anche applicando oggi le misure su cui la comunità scientifica concorda, i benefici non saranno immediati, ma questo argomento non può essere una giustificazione dell'inazione.

Insomma si sta passando dal negazionismo a una sorta di rassegnazione rinunciataria. L'inerzia non è una costante immutabile, ma dipende da quanto continuiamo a caricare il sistema. Ogni anno di ritardo non si limita a "posticipare" la soluzione, ma aumenta la quantità di calore accumulata negli oceani e la permanenza di CO2 in atmosfera.

Se non si agisce subito, non si sta semplicemente accettando il clima di domani, ma si sta incrementando l'inerzia del sistema, accelerando il rischio di superare ulteriori punti di non ritorno.

L'impossibilità di fermare subito l'auto in corsa, non è un motivo non solo per non frenare ma addirittura per accelerare verso il muro.

 

Inviato

Cercherei di restare in topic. Ci sono altre discussioni sui cambiamenti climatici, gli impatti, le possibili soluzione, ecc... e al limite se ne possono aprire di nuove su aspetti non ancora discussi.

Qui vorrei provare a seguire l'evento in corso, cercando di fornire informazioni. Se non interessa si può tranquillamente passare oltre.

  • Melius 1
Inviato

 

Prima di vedere come si sta evolvendo l’evento in corso è bene chiarire un paio di concetti, quello di climatologia e quello di anomalia, perché saranno le basi per capire cosa sta succedendo e per poter fare confronti con eventi precedenti.
Ogni serie temporale di dati climatici, che riguardi l’atmosfera, l’oceano, il ghiaccio marino o gli altri componenti del sistema climatico, contiene generalmente un intreccio di segnali frammisti a rumore. Trovandoci tra audiofili, non è molto diverso da un segnale audio. Non tutti i segnali presenti ci interessano, perché possono non avere un collegamento con il fenomeno che vogliamo osservare. Dobbiamo quindi trovare il modo di estrarre ciò che è rilevante.
Una componente che sappiamo essere spesso presente è la risposta del sistema climatico al ciclo stagionale, un segnale periodico legato alla variazione dell’insolazione nel corso dell’anno, determinata principalmente dall’inclinazione dell’asse terrestre nel suo moto di rivoluzione attorno al Sole. Nel caso di fenomeni come El Niño, siamo interessati alla variabilità interannuale del sistema climatico. In altre parole, non siamo interessati a sapere quanto caldo sia il Pacifico equatoriale in assoluto, ma quanto la sua temperatura si discosti da quella tipica di un certo periodo dell’anno. Per questo andremo a sottrarre dal segnale il ciclo stagionale medio, ciò che si definisce la climatologia.
Quello che resta è l’anomalia: la deviazione del segnale rispetto al ciclo stagionale medio. L’anomalia contiene, tra le altre cose, la variabilità interna del sistema climatico, cioè una parte di ciò che rende un gennaio diverso da ogni altro, un’estate diversa dalle altre estati e così via.

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Come si fa in pratica? Supponiamo di avere 46 anni di temperature medie mensili, dal 1980 al 2025, quindi 46 valori per ogni mese dell’anno. Si sceglie un periodo di riferimento, possibilmente di almeno 30 anni, ad esempio 1990-2019 (l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) raccomanda 30 anni per definire le “climate normals”, concetto molto simile a quello di climatologia). Si calcola il gennaio medio (climatologico) come media dei 30 mesi di gennaio su questo periodo di riferimento. Il febbraio medio allo stesso modo, media dei 30 mesi di febbraio, e così via. Costruiamo quindi un “anno medio” sul periodo scelto: la climatologia. Infine si sottrae la climatologia dal segnale originale per ottenere l’anomalia. Ad ognuno dei 46 mesi di gennaio sottraggo il gennaio medio calcolato sul periodo della climatologia. Stesso discorso per febbraio, marzo e così via.
L'anomalia si può calcolare anche con dati a frequenza diversa da quella mensile, ad esempio giornaliera, settimanale, su 5 giorni consecutivi (pentade), sulle stagioni, ecc... Il concetto resta lo stesso. Ad ogni campione sottraggo il campione stagionale medio medio. A frequenza giornaliera, ad ogni 1 gennaio sottraggo la media climatologica dei 1 gennaio e così via. A frequenza pentadale, ad ogni ventitreesima pentade dell'anno sottraggo la media climatologica delle ventitreesime pentadi dell'anno, ecc.... L'unico accorgimento è quello di stabilire un criterio col quale trattare gli anni bisestili e mantenerlo uguale nell'analisi.

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Un'ultima complicazione, ma non meno importante, riguarda la possibile presenza di un segnale a bassa frequenza, cioè che varia su scale temporali molto più lunghe di quella interannuale che ci interessa. Può trattarsi di un trend più o meno costante sul periodo considerato, oppure di un'oscillazione lenta ma nota, con periodo di qualche decennio. Indipendentemente da quale sia la causa, se non la rimuoviamo, l'anomalia calcolata rispetto a un'unica climatologia fissa conterrà, oltre alla variabilità interannuale che ci interessa, anche una parte di questo segnale a bassa frequenza.
Questo diventa un problema soprattutto quando si vogliono confrontare tra loro eventi lontani nel tempo, ad esempio un El Niño degli anni '80 con uno recente: un'anomalia calcolata oggi potrebbe apparire più intensa (o meno intensa, a seconda del segno e della fase della componente di fondo) non perché il fenomeno stesso sia cambiato, ma semplicemente perché lo stato di fondo del sistema climatico si è spostato nel frattempo. Per rendere possibile i confronti è quindi spesso necessario un detrending o un filtraggio, cioè la rimozione della componente di bassa frequenza, prima o dopo aver calcolato l'anomalia rispetto alla climatologia.
Il modo più semplice per farlo è stimare un trend lineare sull'intera serie di dati (o su un periodo scelto) e sottrarlo. Se il trend o la componente a bassa frequenza non sono ben approssimati da una retta, ad esempio perché accelera, decelera, o è essa stessa oscillante, si può ricorrere a metodi più elaborati. Non esiste un'unica scelta universalmente corretta: il metodo di detrending va scelto e motivato caso per caso, a seconda del problema specifico.

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