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El Niño 2026-27


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Già da alcuni mesi è chiaro che l’episodio attualmente in corso ha tutte le carte in regola per entrare nella categoria dei pesi massimi, con ottime probabilità di finire in vetta alla classifica.
El Niño, o meglio ENSO, come vedremo, è il fenomeno climatico più rilevante del nostro pianeta a scala temporale interannuale. La sua estensione spaziale, l’intensità, le conseguenze e gli impatti, che possono manifestarsi anche a distanze notevoli dalla regione d’origine, ne fanno uno dei fenomeni climatici più importanti e studiati a livello globale.
Avrei voluto aprire un thread già a Giugno, ma il tempo a disposizione è quello che è. In rete esistono già ottime risorse, sarebbe inutile replicarle, per cui mi limiterò a fornire informazioni di base, segnalare collegamenti interessanti e monitorare questo episodio, tempo permettendo.

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1 ora fa, ar3461 ha scritto:

Alla fine questo calore quando finisce ? 🥴🫤 si puo fare una previsione attendibile ?

Ottima domanda. Tra l’altro mi fa capire di aver utilizzato un paragone (quando parlo di combustibile o di riserva che si esaurisce) che può essere fuorviante e di aver dimenticato di specificare la durata tipica di un evento.
Per quanto riguarda il calore, in realtà non viene “consumato”, viene in parte spostato e in parte trasferito all’atmosfera. Lo spostamento a sua volta è in parte interno alla fascia equatoriale, l’avanti e indietro dell’acqua calda che solitamente stazione sul continente marittimo, e in parte è trasferito dalla zona equatoriale a latitudini più alte. Il trasferimento all’atmosfera è il motivo per cui gli anni di El Niño intensi sono anche anni di temperature medie globali record.
Per quanto riguarda la durata, un evento tipico dura circa un anno, inizia tra la tarda primavera e l’estate e termina circa un anno dopo. Ricordiamo però che un evento “canonico” è una semplificazione e a volte è disatteso. Mi rifaccio a questa figura, che mostra la serie temporale di uno dei tanti indici utilizzati per caratterizzare ENSO. Occhio che va “a capo”, si parte dal 1950 nel pannello in alto e si arriva ad oggi in quello in basso.

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Per farla semplice, la curva positiva (arancio) sono gli El Niño quando superano la linea rossa, quella negativa (azzurra) la fase fredda opposta, La Niña, quando superano la linea blu. Come si può vedere gli episodi più intensi (65-66, 72-73, 82-83, 97-98, 2015-16) durano circa un anno. Tuttavia l’episodio intenso 91-92 (purtroppo è dove la serie temporale va “a capo”) persiste in zona El Niño, seppur debole, fino al 95. In modo simile i 57-58 e 76-77.
Venendo invece alla possibilità di previsione, come ho scritto nel post, si può fare entro certi limiti. Attualmente le previsioni sono affidabili fino a circa sei mesi, dopodiché l’affidabilità si riduce rapidamente. Sostanzialmente di sfrutta la memoria dell’oceano. Se nell’oceano c’è un precondizionamento favorevole a El Niño (o La Niña), i modelli sono in grado di “riconoscerlo” e la previsione è fattibile. Da qui l’importanza di monitorare l’oceano globale, anche al suo interno, per fornire ai modelli la conoscenza migliore possibile dello stato del sistema. Ad esempio, già all’inizio dell’anno il consenso dei modelli era per un El Niño, anche se l’intensità era ancora incerta. Attualmente danno un picco attorno a Novembre e poi un ritorno verso condizioni neutre per l'inizio estate 2027. Resta però il limite intrinseco dovuto al ruolo delle raffiche di venti occidentali, episodi brevi e in pratica casuali, che non è possibile prevedere con largo anticipo. Questo è il motivo per il quale non è possibile sapere se ci sarà un El Niño fra 2 o 3 anni.
Nella previsione a lungo termine ci sono stati passi avanti attraverso l’AI negli ultimi 4-5 anni. Ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

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widemediaphotography
3 ore fa, claravox ha scritto:

Interessante che un ciclo naturale abbia una forte influenza sul clima globale, chi lo avrebbe mai detto …..

Un'analisi rigorosa non può prescindere dal distinguere nettamente la meteorologia dalla climatologia e dalle forzanti globali poiché confondere, come spesso accade, il tempo atmosferico a breve termine con le tendenze climatiche secolari genera soltanto confusione, indipendentemente dagli allarmismi o dal negazionismo. Il celebre caso dell'Europa nel 2003 dimostra chiaramente come un'estate eccezionalmente calda e lunga sia dipesa da dinamiche differenti rispetto ai grandi cicli globali, visto che l'indice ENSO era sostanzialmente neutrale e conferma che le oscillazioni oceaniche non dettano necessariamente legge in modo lineare su scala locale. Sebbene la componente antropica del riscaldamento globale sia un dato di fatto scientificamente solidissimo fondato sulla più elementare stechiometria di base, bisogna tuttavia riconoscere onestamente che pensare di poter fare qualcosa di veramente efficace con effetti a breve periodo non è utopia, ma di più, data la massiccia inerzia del sistema climatico ed economico globale che lascia ben poche possibilità di passare alle emissioni negative immediate.
In altre parole, non è certo bloccando le autostrade o la TAV che si risolve il problema, mentre al momento e nell'immediato la partita si gioca inevitabilmente sugli effetti piuttosto che sulle cause. L'anziano che muore dal caldo non può certo attendere che la comunità globale inverta la rotta...:classic_sad: 

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