Gaetanoalberto Inviato 21 ore fa Inviato 21 ore fa Pensavo di dedicare questo thread alle discussioni che presumo continueranno molteplici in futuro, sulle interferenze su altri paesi che da una parte sostengono partiti autoritari, dall'altra alimentano le fratture interne che successivamente si utilizzano quale motivo per l'uso interno od esterno della forza. Mi aspetto ingenuamente l'intensificarsi del problema nei paesi dell'ex cortina di ferro. Ma se ne parla anche nel resto d'Europa. Mi piacerebbe partire dall'attualissimo confronto tra Capo dello stato ed il primo ministro polacco. Che ne pensate?
appecundria Inviato 21 ore fa Inviato 21 ore fa 15 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Che ne pensate? Si potrebbe avere un riassunto? 🙂
Gaetanoalberto Inviato 20 ore fa Autore Inviato 20 ore fa 55 minuti fa, appecundria ha scritto: Si potrebbe avere un riassunto? 🙂 Agli ordini capo. Per te che sei un amico fanno 50 euro. Riscuoto in pizzeria appena passo da Napoli (e avverrà presto, con tanto di madame, che ciò voglia di vedere la capitale minore del Regno borbonico) Da tempo c'è un conflitto istituzionale in ordine alla composizione della Corte costituzionale polacca. Tusk accusa il trumpiano Presidente Nawrocki di avere occupato la corte con giudici politicamente orientati a favore della sua area. La camera bassa polacca ha eletto (credo regolarmente) giudici che Nawrocki non ha fatto giurare. Senza giuramento, il presidente (filo Nawrocki) rifiuta di far insediare i nuovi giudici. Una neoeletta giudice ha sospeso il presidente della Corte. Nawrocki ha forzato l'ingresso. Tusk è tornato dall'estero. Walesa si è pronunciato per Tusk. La Corte è stata circondata dalla polizia. Anzi, siccome la sintesi era difficile, voglio anche le birre: facciamo 60 euro.
Velvet Inviato 17 ore fa Inviato 17 ore fa La soluzione geopolitica è sempre la solita: invadere la Polonia.
Gaetanoalberto Inviato 16 ore fa Autore Inviato 16 ore fa Intanto Medvedev (nonnil tennista): In Polonia è in atto un colpo di Stato costituzionale»
Gaetanoalberto Inviato 13 ore fa Autore Inviato 13 ore fa E Marco Rizzo https://www.facebook.com/share/p/1ALTXyQiGK/?mibextid=wwXIfr
best_music Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa 15 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto: Che ne pensate? Che ti stai facendo un film.
Gaetanoalberto Inviato 2 ore fa Autore Inviato 2 ore fa 2 ore fa, best_music ha scritto: Che ti stai facendo un film. Tipo: c'è stato un colpo di stato, questo governo è illegittimo, gli amici russi per fortuna ci finanziano?
Savgal Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 19 ore fa, Gaetanoalberto ha scritto: Pensavo di dedicare questo thread alle discussioni che presumo continueranno molteplici in futuro, sulle interferenze su altri paesi che da una parte sostengono partiti autoritari, dall'altra alimentano le fratture interne che successivamente si utilizzano quale motivo per l'uso interno od esterno della forza. Mi aspetto ingenuamente l'intensificarsi del problema nei paesi dell'ex cortina di ferro. Ma se ne parla anche nel resto d'Europa. Mi piacerebbe partire dall'attualissimo confronto tra Capo dello stato ed il primo ministro polacco. Che ne pensate? Da tempo mi pongo una domanda, quali sono le ragioni della deriva populista di estrema destra che mettono a rischio le democrazie liberali? Proporrò alcune ipotesi. Partirò da un dato di fatto, con una citazione di Warren Buffett (di certo non un marxista) in un'intervista al New York Times del 2006. «There's class warfare, all right, but it's my class, the rich class, that's making war, and we're winning.» (C'è una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo). E’ un dato di fatto che dall'inizio di questo secolo la quota della crescita economica va quasi per intero all'1% più ricco della popolazione (alcune stime lo riducono ulteriormente allo 0,5%), mentre il reddito e di patrimonio del resto della società è già o è previsto in calo. Ma non è solo una questione di reddito, che è pur sempre la più rilevante. Anche dal punto di vista culturale la classe di Warren Buffett ha vinto. Richiamandole categorie di Ferdinand Tönnies, il senso di appartenenza alla comunità si è dissolto ed è stato quasi del tutto sostituito dalla società, in cui i rapporti tra i soggetti che vivono nella stessa comunità sono definiti in termini esclusivamente contrattuali. L’individualismo un tempo caratterizzante la borghesia è divenuto universale, sciogliendo i legami che nel recente passato fondavano la solidarietà di classe. E ciò ha fatto presa soprattutto su quel proletariato che una tempo faceva della solidarietà di classe un importante valore. La società si è quasi completamente individualizzata. Le alleanze e le coalizioni su obiettivi comuni sono divenute temporanee e volatili. Viviamo in una società in cui tanti sono convinti che quelle che un tempo erano le attività politiche d'interesse collettivo possano essere gestite individualmente. La filosofia egemonica di un individualismo miope e la modalità di vita che essa conduce a svalutare e denigrare le forme di solidarietà umana verso tutto ciò che non fa parte dell'ambito al più dei propri cari. Si sono ridotte al minimo le possibilità di riuscire a portare avanti una comunanza di scopi e di azioni nei tempi lunghi. È una condizione esistenziale che conduce a vedere con sospetto la solidarietà e che produce un di mutuo sospetto, l’antagonismo tra interessi, rivalità e contrasti. La solidarietà è divenuta un lusso, la prima preoccupazione è di cercare di trarre il maggior vantaggio possibili sugli altri. Il bullismo non è più un fenomeno della scuola, ma una caratteristica di molti posti di lavoro. L’ «altro», qualunque altro è considerato una minaccia, la solidarietà diviene una forma di inganno per gli ingenui, gli sciocchi e i superficiali. E fare di tutto per evitarla appare «ragionevole». La solidarietà non paga. Da risorsa su cui contare, si è trasformata in onere. La «politica della vita», incentrata esclusivamente sulla propria individualità, svaluta il «capitale sociale», di cui scrive R. Putnam, delle relazioni umane, prevalgono l'autoreferenzialità, l'egoismo e una tensione antisociale all'autoaffermazione. Una ulteriore conseguenze è che nelle società individualizzate i compiti della politica, che sono collettivi, sono stati ceduti al singolo individuo, alla “politica della vita”. Qualora la “politica della vita” non consegue i suoi obiettivi in termini di status sociale e reddito ciò è vissuto come una forma di privazione in confronto ai tanti altri individui o gruppi presi a riferimento. Il successo di un altro individuo o di un gruppo, o anche l’osservare che soggetti o gruppi collocati più in basso nella stratificazione sociale migliorano la propria condizione, finisce per essere percepito come una forma di privazione. In una società individualizzata, “un mondo di individualismo egocentrico spinto ai suoi estremi limiti” citando Hobsbawm, la competizione per ottenere dei vantaggi i status e reddito ambiti da tanti, ma che restano inevitabilmente limitati finisce per essere vissuta come un gioco a somma zero, in cui il successo di un altro è vissuto come la propria sconfitta. Tutto ciò si manifesta in una serie di fenomeni che sperimentiamo quotidianamente. Un primo è il timore per il futuro. L’idea di progresso, di un futuro migliore del presente, si è persa. Il continuo richiamarsi alla “tradizione”, spesso inventata e collocata in un passato indefinito ed indefinibile, ha preso il posto del progresso. La tradizione consente di costruirsi una comunità immaginifica, in contraddizione con l’individualismo egocentrico realmente vissuto, collocata nel passato e messa in discussione nel presente. Questa comunità immaginaria ha le caratteristiche di una tribù che della comunità di cui parla Ferdinand Tönnies. Questa tradizione inventata diviene orgoglio e finalità collettiva di questa tribù. Ciò, purtroppo, alimenta le distinzioni fra i buoni, la mia tribù, e i cattivi, tutti gli altri. La mercificazione della tradizione, la retorica della tradizione fomentano i conflitti, soprattutto perché la si ritiene persa. La miopia fomenta i contrasti; l'ignoranza impedisce la reciprocità. (P.S.: di mio c'è poco, sono spunti da diverse letture recenti e meno recenti; è un tema che meriterebbe un buon saggio e non poche decine di righe)
audio2 Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 5 minuti fa, Savgal ha scritto: democrazie liberali dove sarebbero. dimissioni della soggettona dalla bce, si è forse questa istituzione mostrata indipendente come dice di essere. fantasie. manco una finta scusa tipo sò vecchia sò rinco ecc ecc
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