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Fuga dall'Afghanistan: altri 20 anni sprecati in 40 anni di guerra


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La tecnologia di armi sofisticate come elicotteri etc.da vendere a Russi e Cinesi è l'unica cosa interessante per i Talebani  : nessuno è in grado di far volare un aereo o un Apache senza tutta la catena logistica di supporto che i Talebani non hanno.

Senza un supporto tecnico e logistico adeguato quei cosi sono solo pezzi di ferro e plastica.

Diverso sarebbe stato se li avessero acquisiti eserciti strutturati e organizzati, come Russi e Cinesi.

A meno che Russi e Cinesi siano disposti a vendere materiali e istruire un reparto di supporto talebano... ma non credo lo faranno.

 

  • Melius 1

 

 

Salvini e Meloni alla carica della “disastrosa gestione” di Biden del ritiro afghano. Ma non dicono che la scelta fu del loro idolo Trump. E non capiscono che esportare la libertà è una priorità dell’occidente

Il Foglio Quotidiano

19 Aug 2021

Esportare la democrazia o importare l’ipocrisia? Tra le reazioni più surreali registrate nelle ore successive alla riconquista di Kabul da parte dei talebani ce ne sono due che più delle altre hanno contribuito a far esplodere il rilevatore automatico di cialtronismo presente nel dibattito politico italiano. I protagonisti delle performance, come spesso accade quando i ragionamenti si spostano dal piano della sostanza a quello della demagogia, sono stati Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che in un’escalation di ipocrisie senza fine sono arrivati a criticare il presidente americano, Joe Biden, per la scelta di ritirare le truppe dall’afgha - nistan. Non ci sarebbe nulla di male a criticare Biden per il modo indegno in cui l’ameri - ca si è dileguata dall’afghanistan.

Ma Salvini e Meloni, da veri campioni olimpici nella disciplina della maratona dell’ipocri - sia, sono riusciti nella non semplice impresa di risultare a loro volta indifendibili pur attaccando l’indifendi - bile approccio scelto dal presidente americano sul caso afghano. La prima ipocrisia, persino interessante, è quella che arriva da Matteo Salvini, pieno di sdegno per la decisione americana di “lasciare le donne e i bambini nelle mani dei tagliagole islamici, dopo anni di battaglie e di sofferenze”. La seconda ipocrisia, altrettanto affascinante, è quella che arriva da Giorgia Meloni, piena di disgusto per la “disastrosa gestione del dossier Afghanistan da parte dell’amministrazione democratica Biden, che fomenterà gli integralisti e che avrà gravi ripercussioni anche per la nostra sicurezza”. Chiosa di Meloni: “Diamo il ben tornato alla cinica dottrina Obama- Clinton- Biden: ‘ Se non puoi vincere, crea caos’”. Le frasi di Meloni e Salvini rappresentano non solo un formidabile manifesto della falsità politica ma sono anche il riflesso di un fallimento strategico di una dottrina politica di cui i leader nazionalisti in questi anni sono stati portavoce. Non bisogna essere degli scienziati della politica per ricordare che il ritiro delle truppe americane è stato solo confermato da Biden ed è stato invece deciso nel febbraio del 2020 dallo stesso Donald Trump che i sovranisti all’amatriciana oggi dimenticano di citare ( e gli stessi repubblicani oggi molto indignati con Biden sono stati pizzicati martedì dal Washington Post mentre goffamente cancellavano una pagina dal sito ufficiale del Gop, quella in cui si elogiava Trump per il negoziato raggiunto con i talebani per far ritirare le truppe americane entro il maggio 2021, “in cambio di un accordo con i talebani per non consentire l’uti - lizzo dell’afghani - stan per il terrorismo transnazionale”). Non bisogna essere degli scienziati della geopolitica per notare che i liberali per Trump, dopo aver osannato ogni rutto del trumpismo ( viva l’isola - zionismo) e dopo aver tifato per il ritiro dell’america dal mondo ( Yankee go home), ora sono lì a rimproverare Biden per aver fatto quello che aveva iniziato a fare Trump ( è l’america first, bellezza). E non bisogna essere degli scienziati della diplomazia per rendersi conto che ciò che sta accadendo in Afghanistan in fondo è solo un mix tossico di ciò che i sovranisti hanno teorizzato per una vita: isolazionismo strategico, autodeterminazione dei popoli, disimpegno dell’occi - dente, pacifismo senza orizzonti, ostilità nei confronti di ogni tentativo di esportare la democrazia.

L’incapacità infine di comprendere che per provare a governare i flussi migratori provenienti da paesi asfissiati da regimi sanguinari occorre esportare in quei paesi un po’ di quella democrazia che i teorici più o meno consapevoli dell’american first chiedono di non esportare più. Per quanto possa essere difficile da ammettere, il disastro dell’america di Biden è figlio di una drammatica stagione culturale in cui la difesa della libertà nel mondo ha via via trovato sempre minori sostenitori tra le forze politiche di tutto il pianeta. E il terrore diffuso per quello che potrebbe accadere in un Afghanistan nuovamente sotto scacco dei talebani è lì a testimoniare in modo dirompente quanto sia pericolosa per tutti una dottrina isolazionista che torni a considerare le violazioni delle libertà che si registrano in giro per il mondo come un problema che riguarda solo chi subisce quelle violazioni. Lo sdegno mostrato dai Salvini e dalle Meloni, vecchi amiconi di Steve Bannon, gran teorico anche lui del ritiro dell’america dall’afghanistan, è dunque un manifesto non contro la dottrina del nemico Biden ma contro la dottrina dell’amico Trump, e dunque anche contro la propria, ed è uno sdegno che in qualche modo ci conferma quello che i sovranisti si ostinano a negare da anni: in un mondo interconnesso come quello in cui viviamo, dove il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano, una guerra, una pandemia dall’altra parte del mondo, chi sceglie di isolarsi crea un senso di protezione effimero e accetta di lasciare il futuro delle nostre libertà nelle mani degli stati canaglia. La pandemia ci ha ricordato che il futuro della libertà del mondo passa dalla capacità del mondo di mettere a frutto la cooperazione tra le società aperte. L’afghanistan, per quanto possa essere difficile da ammettere, è lì a ricordarci quanto possa essere pericoloso smettere di considerare l’esportazione della libertà una priorità dell’occidente. E’ quello che ha fatto Biden. Ma è quello che da anni chiedono di fare gli amici di Trump. Quando si dice la faccia come il culto.

 

briandinazareth

Dal Washington Post, condivido totalmente e molti lo dicevano 20 anni fa

 

 

Mentre gli Stati Uniti terminano bruscamente la loro guerra in Afghanistan, i talebani sono tornati per vendicarsi. Molti afghani si sentono traditi. L'America ha promesso sicurezza e libertà, ma gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno abbandonato il popolo afghano, lasciandolo in balia di un movimento brutale e repressivo.

 

Questo poteva essere evitato. Mentre ci avviciniamo al 20° anniversario degli attacchi dell'11 settembre, vale la pena chiedersi cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti avessero agito in modo diverso. E se invece di lanciare una Guerra al Terrore, il più grande disastro strategico nella storia moderna degli Stati Uniti, i leader statunitensi avessero usato l'11 settembre come catalizzatore per creare un mondo più tollerante, pacifico e prospero, l'antitesi della visione del mondo di al-Qaeda? Questo non era né uno scenario inverosimile né un pio desiderio.

 

 

Prima che la polvere si posasse sulle scena del disastro negli Stati Uniti, c'è stata un'ondata di simpatia e solidarietà con gli americani da parte di tutto il mondo, compreso il mondo arabo e musulmano. La comunità internazionale si è schierata con gli Stati Uniti. Il 13 settembre 2001, un editoriale in prima pagina del quotidiano francese “Le Monde” fece eco a un sentimento diffuso in Europa, e non solo, e quel giorno titolò: “Siamo tutti americani”.

 

Anche in Iran, che aveva sofferto sotto un assedio economico guidato dagli americani per quasi due decenni, i leader hanno inviato le proprie condoglianze alle loro controparti americane, il primo contatto ufficiale diretto tra i due paesi dalla rivoluzione iraniana del 1979.

 

 

Invece di costruire su questa basi di solidarietà, tuttavia, gli Stati Uniti hanno intrapreso una guerra totale di due decenni contro nemici sia reali che immaginari. In tal modo, ha sprecato un'opportunità storica di lavorare insieme ad altre nazioni per riparare ai danni delle sue politiche della Guerra Fredda, che hanno contribuito all'emergere di al-Qaeda.

E se gli Stati Uniti avessero preso di mira solo al-Qaeda, invece di invadere l'Afghanistan e l'Iraq, costruendo una vera coalizione internazionale che includesse arabi e musulmani? Se gli Stati Uniti lo avessero fatto, avrebbero potuto negare ai militanti islamisti l'ossigeno sociale o il sostegno popolare che avevano dato loro una nuova prospettiva di vita dopo l'11 settembre.

 

 

In un memorandum del 1999 ai suoi luogotenenti in Yemen, portato alla luce in seguito dall'esercito americano e citato nel mio libro "The Far Enemy: Why Jihad Went Global", Ayman al-Zawahiri, che ora è il capo di al-Qaeda, ha cercato di convincere il gruppo che attaccare gli Stati Uniti era l'unico modo per resuscitare un movimento militante islamista morente (alla fine degli anni '90, i militanti islamisti erano sull'orlo della sconfitta in Egitto, Algeria e altrove).

 

 

Zawahiri ha scritto che se la patria americana fosse stata attaccata, gli Stati Uniti si sarebbero scagliati con rabbia non solo contro i militanti islamisti, ma anche contro le nazioni musulmane. Ciò avrebbe consentito ai militanti islamisti di dipingersi come difensori della comunità musulmana, e guadagnare più seguaci. La strategia di Zawahiri ha funzionato. Al culmine della sua abilità nel 2001, i membri di al-Qaeda non superavano i 1.000-2.000 combattenti. A vent'anni dall'inizio della Guerra al Terrore, ci sono approssimativamente tra 100.000 e 230.000 militanti islamisti attivi indozzine di paesi in tutto il mondo.

 

 

La Guerra al Terrore ha alimentato proprio i gruppi che doveva distruggere.

Sulla scia dell'atrocità di massa dell'11 settembre, è comprensibile che la priorità sarebbe stata la punizione, ma se fossero stati un po' più acuti e lungimiranti, i leader degli Stati Uniti avrebbero potuto non solo vendicare le vittime e assicurare alla giustizia al-Qaeda, ma anche cambiare radicalmente la natura dei rapporti del Paese con il mondo arabo e musulmano.

 

 

I leader degli Stati Uniti avrebbero potuto riconoscere i costi di sostenere continuamente i dittatori e assumere un impegno strategico per la promozione della democrazia, non attraverso la canna di una pistola, ma collaborando con la società civile locale e la comunità internazionale .

Gli Stati Uniti avrebbero potuto usare il loro potere per aiutare a risolvere i conflitti regionali e le guerre civili, ricostruire le istituzioni e investire nell'istruzione e nel lavoro, i mattoni della democrazia.

 

 

La Guerra al Terrore è stata una guerra per scelta, non per necessità, ed è stata costosa in termini di sangue e denaro.

 

Anche se non possiamo tornare indietro nel tempo, mentre ci avviciniamo al 20° anniversario dell'11 settembre, parte del dibattito negli Stati Uniti dovrebbe essere concentrato su cosa è andato storto.

 

 

Essendo la nazione più potente del mondo, gli Stati Uniti devono resistere alla tentazione di sparare prima e fare domande dopo. Questa è stata una ricetta per il disastro in Vietnam, Iraq, Afghanistan e oltre. I leader degli Stati Uniti devono liberarsi di un impulso crociato e di un complesso di superiorità morale negli affari internazionali che ha fatto più male che bene alla nazione. Dovrebbero invece riconoscere i limiti del potere duro e mostrare umiltà, prudenza e rispetto per le altre culture.

 

 

Tragicamente, l'idea dell'eccezionalismo americano è stata trasformata in un'arma, trasformando così gli Stati Uniti in un impero per impostazione predefinita. Iraq e Afghanistan sono solo gli ultimi esempi di questa arroganza.

 

Invece di cercare di fare di altri paesi l'immagine degli Stati Uniti, gli Stati Uniti, insieme alla comunità internazionale, dovrebbero investire nella ricostruzione delle istituzioni fallite all'estero, nell'eliminazione della povertà assoluta e nella lotta all'estremismo. I leader degli Stati Uniti devono anche colmare il divario tra la loro rosea retorica sui diritti umani e la democrazia e le loro azioni, che sono viste come ciniche ed egoistiche in molte parti del mondo.

 

 

Il presidente Biden e il suo team insistono sul fatto che la politica estera degli Stati Uniti dovrebbe riflettere gli interessi e le preoccupazioni della classe media. Ma c'è un compito più urgente, che è quello di democratizzare la politica estera degli Stati Uniti e renderla più inclusiva, anziché essere dominata da un'élite ristretta e omogenea, che, più e più volte, ha coinvolto la nazione in avventure militari in terre lontane. .

 

 

Lo dobbiamo ai quasi 3.000 americani uccisi l'11 settembre, e lo dobbiamo ai molti soldati statunitensi, civili iracheni e afgani, morti in guerre che non avrebbero dovuto essere combattute.

Inutile illudersi: è la fine di una guerra civile durata 20 anni (o dell'ultima fase ventennale di una guerra civile infinita, poco cambia)

Ora che l'esercito straniero che supportava una fazione se ne è andato, i vincitori si vendicheranno ad usura.

Storicamente è sempre quello che succede nelle guerre civili.

Accadde in maniera molto blanda in Italia nel 1945 perchè c'era un altro esercito straniero che controllava il territorio, in tutti i casi in cui la fazione vincitrice ha avuto campo libero sono sempre successe cose orribili.

 

12 minuti fa, JohnLee ha scritto:

in tutti i casi in cui la fazione vincitrice ha avuto campo libero sono sempre successe cose orribili.

E questa è la vergogna infinita che piove copiosa sugli USA su Biden e su tutti i predecessori. Obama compreso perché manco lui ha promosso pacificazione ed arricchimento della società tribale. 
In 20 anni hanno avuto tutto il tempo e tutto il denaro necessario per massacrare col benessere idee che possono attecchire solo nella testa ignorante di pecorai montanari dediti allo sfruttamento del lavoro femminile. 
E anche gli alleati non sono esenti. Non potevano rimanere senza gli USA ma in 20 anni potevano influenzare, indicare alternative. Non dobbiamo stare nella Nato ad cazzum. Che ci stiamo a fare se andiamo a fare gli àscari dell’esercito USA. 
Vergogna. 
Vergogna anche ad un’Europa incapace di diventare stato e far valere il proprio peso. 

Paranoid.Android
40 minuti fa, JohnLee ha scritto:

tutti i casi in cui la fazione vincitrice ha avuto campo libero sono sempre successe cose orribili

Corsi e ricorsi storici, ovvero la storia non è maestra di vita :

https://www.google.com/amp/s/www.lastampa.it/cultura/2017/03/16/news/la-verita-nascosta-delle-marocchinate-saccheggi-e-stupri-delle-truppe-francesi-in-mezza-italia-1.34636405/amp/

Il 20/8/2021 at 19:59, Paranoid.Android ha scritto:

Se è per questo hanno fatto lo stesso alcuni partigiani a guerra vinta, ci sono stati casi in cui, alcuni di loro, hanno fatto giustizia sommaria con la scusa di fare giustizia verso collaborazionisti del fascismo, mentre stavano solo togliendosi qualche sassolino dalle scarpe per regolare conti privati, conti che nulla avevano a che fare con la guerra appena conclusa.

Questo sono quelli che chiedevano la solidarietà europea durante la crisi dei debiti sovrani e per i quali molti, anche qui, si sono stracciati le vesti:

 

https://www.lastampa.it/esteri/2021/08/21/news/la-grecia-e-il-muro-di-40-chilometri-al-confine-turco-per-fermare-i-migranti-afghani-1.40620209

 

Sentire il premier greco che afferma, a seguito della costruzione del muro, “le nostre frontiere saranno inespugnabili” riferendosi all’arrivo di profughi afgani e leggere come la stampa riporti che quelli afgani sarebbero migranti, mentre sono profughi, la dice lunga di come stia finendo la storia d’amore tra coloro che criticavano gli USA per aver abbandonato l’Afghanistan nel momento esatto in cui bisogna cominciare ad affrontare i problemi legati all’abbandono americano del paese lasciato nelle mani dei talebani, nel momento esatto in cui tocca impegnarsi anche mettendo le mani nel proprio portafoglio.

Fabio Cottatellucci
1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

Questo sono quelli che chiedevano la solidarietà europea durante la crisi dei debiti sovrani e per i quali molti, anche qui, si sono stracciati le vesti:

Era in gioco il loro fondamentale diritto di andare in pensione a 40 anni con quasi l'intero ultimo stipendio, quei brutti cattivi del FMI glielo volevano negare e quei crudeli dei tedeschi si sono rifiutati di pagare per loro sgobbando fino a 65 anni.
E' un mondo di cattivoni.

  • Melius 2

@Fabio Cottatellucci appunto e come è capitato che la solidarietà tanto richiesta ad altri dovessero essere loro ad offrirla si stanno comportando come un Salvini qualsiasi, politicamente delle vere e proprie merde si può dire? Magari il popolo sarà diverso dalle loro élite, me lo auguro.

P.S. Tra l’altro, non bastasse e come hai già sottolineato, quando furono loro a richiedere la solidarietà europea lo fecero esclusivamente per motivazioni economiche legate a dello loro precise scelte politiche che misero in crisi i conti pubblici, oggi negano o vorrebbero negare quella che è una solidarietà umana di base nei confronti di persone in fuga dal loro paese perché perseguitate politicamente, direi che c’è poco da aggiungere.

Il 20/8/2021 at 19:39, Jack ha scritto:

Non dobbiamo stare nella Nato ad cazzum. Che ci stiamo a fare se andiamo a fare gli àscari dell’esercito USA. 

La NATO è un'alleanza militare, il livello di influenza dei singoli alleati non può che essere proporzionale alla rispettiva potenza di fuoco: Bombe atomiche contro fuciletti a tappo, è già tanto che non ci impieghino solo per lo scavo delle  latrine campali. 😁

Paranoid.Android
3 ore fa, maurodg65 ha scritto:

è per questo hanno fatto lo stesso alcuni partigiani a guerra vinta, ci sono stati casi in cui, alcuni di loro, hanno fatto giustizia sommaria con la scusa di fare giustizia verso collaborazionisti del fascismo, mentre stavano solo togliendosi qualche sassolino dalle scarpe per regolare conti privati, conti che nulla avevano a che fare con la guerra appena conclusa.

Gli episodi da me citati hanno tutt altra valenza e gravità in quanto compiuti da eserciti regolari che rappresentano una nazione.

non in queste proporzioni*, ma non crediate che l' odio che c'è nei confronti degli occidentali in afghanistan sia così, tanto per fare qualcosa. ci vorranno anni, ma ne verranno fuori anche qua.

* posto che anche se sei un talebano del menga, fuori di testa e retrogrado come la coda del maiale, se ti bombardano il villaggio durante una festa, e beh vorrei vedere cosa succede dopo.

40 minuti fa, Paranoid.Android ha scritto:

Gli episodi da me citati hanno tutt altra valenza e gravità in quanto compiuti da eserciti regolari che rappresentano una nazione.

Il generale Juin (altalenante tra Vichy e gli Alleati cui si arrese in Marocco) dal quale dipendevano i goumiers marocchini, si ricordava la cosiddetta "pugnalata alle spalle" ebbe modo di vendicarsi promettendo 60 ore, che poi furono molte di più, di assoluta libertà di fare qualunque cosa con la garanzia dell'impunità.

Comportamento disonorevole, ma al Comando Alleato (Gen. Alexander) importava di più avere quelle barbare e feroci truppe che terrorizzavano i crucchi.

Pagarono poveri ed innocenti vecchi, donne e bambini.

Juin non fu processato per crimini di guerra, anzi ebbe il comando del centro Europa NATO.

Vive la France!!!

  • Thanks 1
1 ora fa, Paranoid.Android ha scritto:

Gli episodi da me citati hanno tutt altra valenza e gravità in quanto compiuti da eserciti regolari che rappresentano una nazione.

Assolutamente molto gravi, non era mia intenzione sminuirne la gravità, ma scusami se non ritengo meno gravi quelli di cui ho scritto io, per molti motivi non ultimo il fatto che erano compiuto da italiani contro italiani e la volontà “postuma” di non farne parola per non “sporcare” la Resistenza con questi gesti, cosa senza senso perché le responsabilità penali sono sempre personali.




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