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L'analfabetismo scientifico del classico: l'origine dei noncielodicono?


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Quello sul covid, discorso ancora più delicato

Un tizio che conosco, assume integratori per rafforzare le difese immunitarie (sic..) e afferma sempre che quasi tutti i deceduti causa virus, hanno quadri clinici compromessi e/o hanno un'età avanzata...80 anni ca.

Contento lui...

L'equivalenza classico (che non ho fatto) = noncielodicono secondo me non regge, il fenomeno del complottismo o dei vari deliri antiscientifici di moda è più complesso e purtroppo nemmeno un premio Nobel ne è immune. A mio parere ha più a che fare con la psicologia, la psichiatria e la sociologia, piuttosto che con l'educazione scolastica e la formazione individuale. Di conseguenza è trasversale.

Discorso diverso sono l'atavica diffidenza e ostilità alla scienza nel nostro paese, culminate probabilmente con la concezione gentiliana della superiorità delle materie umanistiche. Questa ha condizionato pesantemente e negativamente il cammino delle scienze in Italia, basta mettere a confronto la spesa pubblica in ricerca nel nostro paese e nel resto d'Europa. Sull'argomento esiste un bel libro di Enrico Bellone intitolato "La scienza negata, il caso italiano", dove l'autore ricostruisce la genesi storica di questa cultura antiscientifica, di come la politica (a partire dalla DC per finire, aggiungo io, con il tunnel Gelmini...) se ne sia servita per coltivarsi generazioni di baroni fedeli a scapito della meritocrazia, analizzandone le conseguenze.

  • Melius 1
11 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

l'epistemologia studiata al classico ( e pure allo scientifico) è ferma normalmente all'ottocento... 

Su questo aspetto concorda anche una mia cara parente, ex insegnante con esperienze in Italia e in Germania. Dice anche di un italico prevalere del nozionismo a discapito dell'aspetto critico. 

Purtroppo non sono in grado di approfondire il tema e devo fermarmi qui. 

Non credo si possa disgiungere il progresso culturale/artistico da quello scientifico/materiale del "facere".

Il fine pensatore che muore di setticemia perchè ancora non s'è scoperta la cura o il grande musicista che muore di fame perchè c'è una grande carestia non aggiungono nulla allo scibile umano.

Crepano e basta.

10 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Quindi dite ai vostri figli di fare lo scientifico e leggere libri positivisti cosi’ progrediamo meglio

Esatto, d'altronde guarda come stiamo messi in Italia dove il parlamento è terra di conquista di avvocati che hanno fatto il classico e partendo da De Gasperi passando da Andreotti Prodi Berlusconi fino a Monti e Draghi siamo sempre stati governati da quelli del classico. 😁

Io più che sulla questione novax (in Germania noto popolo quadrato stanno peggio di noi) la centrerei su una certa arretratezza tecnologica (e logica) del nostro Paese.

A partire dalle leggi, che sembra siano una gara dialettica a chi le scrive più farraginose e incomprensibili, tant'è che hanno spesso bisogno della spiegazione a latere (decreto attuativo, ma perché?) per essere usate.

Tutta la burocrazia che ne deriva e da cui siamo circondati e incatenati. 

Siamo poi quelli che arrivano sempre tardi sui treni tecnologici, metodologie agili ancora viste male (se non ci sono faldoni di carta certi manager o titolari antiquati non si sentono tutelati), non ultimo il work from home (chissà perché ci piace inventarci termini inglesi come smart working, trekking...) ormai dato per assodato all'estero e che qui trova ostruzionismo ai massimi livelli, siamo sempre alla mentalità del padrone delle ferriere. Il mondo si è un attimino rivoluzionato dall'800.

Insomma abbiamo sempre fatto così, andava bene prima deve andare bene anche adesso no? 

Il cambiamento e il dinamismo non fanno per noi. 

  • Melius 2
14 minuti fa, UpTo11 ha scritto:

Discorso diverso sono l'atavica diffidenza e ostilità alla scienza nel nostro paese, culminate probabilmente con la concezione gentiliana della superiorità delle materie umanistiche. Questa ha condizionato pesantemente e negativamente il cammino delle scienze in Italia, basta mettere a confronto la spesa pubblica in ricerca nel nostro paese e nel resto d'Europa.

Ma infatti qui sta il busillis, più che nell'equivalenza classico=noncielodicono.

Come i Greci prima di noi, ci stiamo beando del nostro status di culla della classicità e del rinascimento, di paese d'arte e di belcanto.  

Per questo diamo più importanza agli studi umanistici e snobbiamo quelli scientifici.

Forse sarebbe il caso di darsi una svegliata, non solo dopo aver guardato la fine che ha fatto la cultura greca (ora ridotta a spiagge e mussaka) ma anche pensando al fatto che da queste meraviglie in cui ci culliamo sono passati secoli.

10 minuti fa, tomminno ha scritto:

Siamo poi quelli che arrivano sempre tardi sui treni tecnologici, metodologie agili ancora viste male

Si è figli del brodo in cui vieni cucinato.

Quella che hai descritto è l'Italia...

É come nel caso della prostituta di Mediterraneo, la cui nonna faceva la puttana, la madre faceva la puttana e così pure a lei sembrava normale e conveniente esserlo.

La vita che conduci e il mondo in cui vivi( il brodo ) ti condizionano molto più dello studio che hai alle spalle.

 

 

  • Melius 1

Sarebbe auspicabile non dividere i due approcci, ma cercare, nei limiti del possibile, una loro integrazione 

Certamente, compito non facile, in quanto ognuno di noi predilige (in maniera più o meno intransigente) un aspetto della conoscenza, ma ritengo sia uno sforzo che possa portare ad una interpretazione della realtà più completa e profonda

Fabio Cottatellucci
1 ora fa, briandinazareth ha scritto:

la formazione di uno studente dovrebbe almeno dare le basi, il nostro classico normalmente non lo fa, risentendo dell'antica impostazione citata all'inizio.

Ma che stai a di'?
Ma ancora campate con la leggenda che al Classico non si fa matematica? 

  • Melius 2



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