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La questione ucraina


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Altri figli di Putin, un po' più mascelluti, in questo bellissimo articolo di G. Ferrara. 

 

Dove nasce il putinismo

Il realismo “magico” di chi crede nel culto del carro armato e non tollera esibizioni di libertà

Il Foglio Quotidiano

3 Mar 2022

DI GIULIANO FERRARA

Persone alle quali voglio bene da una vita e che stimo postano in questi giorni tragici opinioni putiniane. Altre esitano a imbarcarsi in quella che considerano una crociata occidentalista male argomentata, piena di luoghi comuni e di bellurie retoriche senza senso, e per questo vivono nell’imbarazzo o nell’equivoco quanto alla distinzione tra aggrediti e aggressori. Ne viene una piccola guerra civile delle coscienze e delle intelligenze, roba minima a fronte della sostanza di una meschina guerra antipatriottica travestita da zarismo di risulta, sovietismo o stalinismo, con i suoi carnefici e le sue vittime e con quella riemersione del tema classico della libertà e dell’auto - determinazione da trattare, come ha fatto al solito Paolo Giordano, con razionale e misurata sobrietà. In fondo le idee non vanno sopravvalutate, l’intellettuale che è in noi sa ( come diceva Manganelli) di “tracotanza laureata”, i residui della storia del Novecento meritano attenzione per chi è invischiato nella residualità, come molti di noi boomer, ma non toccano gli splendori e le miserie che motivano il coraggio schietto e non pomposo, non retorico, non idolatrico degli ucraini sotto le bombe. Detto questo, credo di sapere (non direi mai: io so anche se non ho le prove), credo di sapere che cosa c’è all’origine del putinismo immoralista di tanti che “non la bevono”, che non ci stanno all’uniformità della regola libertaria imposta dai fatti e dai loro sviluppi così tetri. C’è il culto della forza, della politica di potenza, del senso pesante e maestoso della Storia maiuscola, c’è il novecentismo para avanguardistico della guerra come igiene del mondo e dell’elogio del carro armato, c’è una nozione a mio giudizio limitata del concetto stesso, sacrosanto, di realismo in politica (una tendenza che unisce noi relitti del totalitarismo e della guerra mondiale a molti anche sottili e intelligenti diplomatici di scuola kissingeriana, come Sergio Romano, per esempio).

Per chi ha questo assetto mentale la resistenza partigiana dilettantesca e a suo modo gioiosa degli ucraini è il solito incidente, se non una caccola, di una storia più imponente e più esigente. Per loro l’unità del vecchio e disarticolato occidente angloamericano ed europeo ha una tonalità insopportabile: non è necessario essere eurasiani, duginisti, neotradizionalisti, per consegnarsi al mito della Russia, che è stata due volte campione della disfatta delle costruzioni illuministiche a vocazione imperiale, con Napoleone, e poi con quell’orrore mostruoso che fu la ricerca del Lebensraum da parte del Terzo Reich. C’è chi guarda a Kyiv e non matura comprensione per l’assedio o il controassedio posto al regime di Putin, anche in virtù della sua resistenza, perché ha il cuore e la coscienza fissi su Stalingrado.

Le tesi dell’espansione egemonica della Nato dopo la Guerra fredda e quella collegata della guerra o operazione speciale difensiva dell’armata di terra più forte del continente sono due sciocchezze evidenti. E’ vero che Putin è stato anche uno scacchista e un ricostruttore, che ha cercato una legittimazione parademocratica in mezzo alle forzature e ai letterali veleni della metodologia kagebista, ed è innegabile che non tutto può essere letto e parametrato sul dissenso delle avanguardie russe antiputiniane, eppure concluderne che non è un dittatore infoiato dall’insicurezza e dallo spirito di una mala avventura è folle. L’occidente non ha sbagliato nell’espansionismo, ma nel suo opposto: ha lasciato che la Georgia, la Crimea, in modi meno cruenti l’azerbaigian e l’armenia, e poi la Siria fino alle avventure libica e africana fossero pegni di un percorso che non trovava nelle democrazie armate e imbelli un ostacolo strategico. Per cogliere questa evidenza e per capire che oggi i carri armati che schiacciano o vorrebbero schiacciare l’ucraina sono il segno di una nevrosi indotta dalla debolezza degli avversari, e un pericoloso capitolo nella storia universale dell’infamia, bisogna coltivare un realismo non irrigidito nella dottrina, non contaminato da una visione della storia come racconto senza sorprese. I putiniani coltivano un realismo magico che si pretende crociano o marxista o clausewitziano ma è solo un loro brutto sogno, un loro incubo. Zelensky per loro è un diavoletto insignificante che si mette in mezzo sulla strada dell’armonia e della trattativa diretta tra le potenze, basata sulla forza e sui meccanismi della necessità, che non tollera esibizioni di libertà. Ecco perché sono putiniani e non possono accettare la santa alleanza a difesa di una nazione che è cresciuta nel tempo fuori dello stretto e troppo rigoroso sentiero di un realismo pessimista e immobilista.

 

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1 ora fa, maurodg65 ha scritto:

Questo è un conto e, per quanto possa essere deplorevole, è “normale” che chi sceglie di arruolarsi spesso lo faccia perché non ha altre grosse alternative per sopravvivere lavorando, un altro conto è quello che viene riportato nel caso specifico di cui parliamo e cioè che si sono pressi ragazzini, arruolati di fatto come leva obbligatoria, per poi mandarli in zona di guerra senza addestramento e senza neppure la consapevolezza di dove stessero andando, presumibilmente a morire.

concordo su tutto, meno sul fatto che i ragazzini russi mandati in ucraina siano privi di addestramento. A parte il fatto che i ragazzini di leva non fanno parte delle unità d'elite, quanto piuttosto dei reparti supporto e di appoggio logistico, ma anche in questi reparti si presume siano comunqe addestrati nel loro, e non potrebbe essere diversamente: mandare militari scarsamente addestrati in operazioni del genere non può che essere controproducente ai fini delle stesse operazioni. Presumibilmente vero invece che siano stati scarsamente informati sulla natura stessa delle operazioni e altrettanto  palesemente vera la scarsa sensibilità russa riguardo alle proprie perdite (negli eserciti occidentali l'attenzione alle proprie perdite è ben diversa).

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SuonoDivino
36 minuti fa, Superfuzz ha scritto:

concordo su tutto, meno sul fatto che i ragazzini russi mandati in ucraina siano privi di addestramento.

E una delle tante favolette che i media e i politici ci raccontano. Fanno facilmente presa sull'opinione pubblica e sono funzionali a far passare Putin per il pazzo o l'idiota.

  • Melius 1
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"Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, parla di "amicizia duratura" con la Russia, un'amicizia che è "solida come una roccia", affermando che i due Paesi contribuiscono a portare "pace e stabilità nel mondo". Parlando a margine dei lavori annuali del Parlamento, Wang sottolinea che "la relazione Cina-Russia non è apprezzata per la sua indipendenza. Si basa sulla non alleanza, sul non confronto e sul non prendere di mira qualsiasi terza parte". I due Paesi "manterranno il focus strategico e continueranno ad approfondire il partenariato strategico globale di coordinamento per una nuova era".

Mi auguro che queste parole, finalmente convincano di quale sia la reale posta in gioco e chi realmente muove i fili.

  • Melius 1
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49 minuti fa, Superfuzz ha scritto:

Presumibilmente vero invece che siano stati scarsamente informati sulla natura stessa delle operazioni e altrettanto  palesemente vera la scarsa sensibilità russa riguardo alle proprie perdite (negli eserciti occidentali l'attenzione alle proprie perdite è ben diversa).

I servizi inglesi confermano non solo che gran parte dei militari non sapevano di andare in guerra... Ma di più! Chi pensava di andare in guerra pensava si sarebbe fermato nelle parti est indipemdentiste! 

Grande mad Vlad! 

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Abbiamo cercato opinioni "di prima mano" da un cittadino russo da anni in Italia, prima aveva lavorato a lungo in Germania, la sua risposta è indicativa, il tono sincero: Vi prego, non parliamo di questo, mi vergogno a uscire di casa. 

E parliamo di uno che da giovane in patria si era arruolato volontariamente per 4 anni. 

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15 minuti fa, criMan ha scritto:

Non mischiare la mela (dittatura russa) con la cioccolata (America) al fine di sminuire l'america stessa. 

Come dire di equiparare persone che hanno comunque una scolarizzazione e vivono il democrazia a persone sperdute non scolarizzate perse in chissà quali steppe. 

Mi pare che sia abbastanza chiaro come la penso su Putin e sugli USA, ma considerare quest'ultimi cioccolata e istruiti nel dopo Trump, compreso assalto al Campidoglio e seguaci della Big Q, mi pare esageratamente ottimistico.

  image.thumb.png.aa4fd5fb52e9dc73d1b2f4018106bd95.png

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