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Vaccini anti Covid 19: tipi, test di validazione, rapporto con patologie pregresse, esperienze personali


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Long Covid, con Omicron molti meno rischi: lo studio

La conclusione di una ricerca svizzera condotto su oltre mille operatori sanitari, che sarà presentato al Congresso della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive

Soffrire di Long Covid è "molto meno probabile" dopo avere contratto un'infezione da variante Omicron di Sars-CoV-2, che dopo un contagio da coronavirus pandemico nella sua versione originale. E' la conclusione di uno studio svizzero condotto su oltre mille operatori sanitari, che sarà presentato al Congresso della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid 2023, 15-18 aprile, Copenaghen - Danimarca) da Carol Strahm della Divisione di Malattie infettive ed Epidemiologia ospedaliera dell'Ospedale cantonale di San Gallo.

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  • 1 mese dopo...

A titolo informativo continuo ad aggiornare la discussione per riportare i dati scientifici che emergono dall'analisi sul campo degli effetti avversi post vaccino. Cercando di essere serio e non attingendo da fonti novax e pseudo scienziati.

Lo studio e' recentissimo ed affronta il problema delle miocarditi post vaccino nella popolazione giovane , quella che piu' aveva a suo tempo manifestato il problema.

https://www.nature.com/articles/s41467-023-36494-0#MOESM1

https://sensiblemed.substack.com/p/new-study-looks-at-vaccine-associated?utm_source=substack&utm_medium=email&fbclid=IwAR110zTl6ZOI-iF_wovI0C8U6GINT9hhPoBhup1EycwXlqToc71gE5_29I4

L'articolo di sintesi che segue non e' mio ma e' stato fatto da Sara Gandini che e' una epidemiologa.

La Gandini e' un personaggio di un certo rilievo in ambito accademico ed importante perche' in ambito scientifico non era d'accordo es con il green pass . Insomma ha avuto le sue idee ma sempre coerente con l'aspetto dei dati rilevati sul campo. Le conclusioni sono in grassetto alla fine.

 

Riporto di seguito i risultati di un importante studio sugli eventi avversi a seguito di vaccinazione, riassumendo le considerazioni di Vinay Prasad professore nel Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica dell’università della California.

Per me è un vero piacere leggerlo non solo perché ha una specializzazione scientifica simile alla mia, ma soprattutto per la sua serietà metodologica, la sensibilità e il coraggio di affrontare l’opportunismo e il silenzio accademico. Riporto di seguito stralci tradotti e in fondo le referenze.

In questo articolo Prasad commenta un nuovo studio inglese di Nafilyan et al. pubblicato su Nature Communications, una delle riviste scientifiche più autorevoli.

Dato che alcuni Paesi continuano a raccomandare richiami di vaccino a mRNA anche per popolazioni a rischio molto basso, questo rimane un argomento di grande rilevanza e probabilmente continuerà a esserlo per anni, quando si guarderà a ciò che si sapeva all'epoca riguardo alla sicurezza dei vaccini COVID-19.

La miocardite è stato un segnale di sicurezza vaccinale molto più facile da rilevare rispetto ai decessi, perché in particolare nei giovani maschi dopo la dose 2 i tassi osservati rispetto a quelli attesi di miocardite dopo il vaccino erano già all'inizio, anche utilizzando i numeri riportati dalla FDA, circa 100 volte superiori, se non di più, rispetto a quelli attesi nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione.

Dimostrare rapporti osservati/attesi molto più piccoli richiede un lavoro diligente. Credere di vedere più notizie di morti cardiache improvvise nei notiziari recenti, per esempio, non basta (si presta più attenzione? Vengono segnalate con maggiore frequenza? Fanno notizia, attirano click?).

Il nuovo lavoro di Nafilyan et al. è un'analisi molto attenta dei dati a livello di popolazione inglese di 12-29 anni. I ricercatori hanno preso in considerazione i giovani di età compresa tra i 12 e i 29 anni in Inghilterra - un gruppo di circa 1,5 milioni di giovani - e hanno analizzato nello specifico 1956 decessi collegati ai registri delle vaccinazioni dal 12/8/2020 al 31/3/2022 e hanno esaminato separatamente 3219 decessi registrati collegati a un test SARS-CoV-2 dal 12/8/2020 al 31/3/2021. Utilizzano un metodo di serie di casi autocontrollati (SCCS) per esplorare il rischio di morte in seguito alla vaccinazione o al test SARS-CoV-2 nelle 12 settimane successive e confrontarlo con un periodo "di base" che hanno scelto essere qualsiasi momento dopo le 12 settimane. Questo studio esamina i rischi a breve termine (nel corso di 12 settimane) e li confronta con un periodo di rischi a più lungo termine (che può arrivare fino a 70 settimane, a seconda di quando è stata somministrata la prima dose). Questo tipo di disegno di studio è adatto per indagare segnali di sicurezza dei vaccini, perché si selezionano solo le persone che hanno avuto l'evento avverso (in questo caso il decesso) e si determina se è stato associato alla somministrazione del vaccino. Non è necessario preoccuparsi delle differenze tra vaccinati e non vaccinati.

I risultati dello studio:

1. Bias di selezione dei vaccinati sani

È stata riscontrata una chiara diminuzione dell'incidenza dei decessi registrati per tutte le cause e dei decessi ospedalieri per tutte le cause subito dopo la vaccinazione. Poiché il fenomeno è più marcato nelle prime 2 settimane e dura solo 3 settimane, è altamente improbabile che si tratti dell'effetto del vaccino sulla COVID-19. Si tratta del famoso bias dei vaccinati sani.

2. Aumento della mortalità cardiaca e per tutte le cause dopo la dose 1 di vaccino non-mRNA

Il risultato più evidente del documento è stato un aumento del 250% del tasso di morte cardiaca nelle 12 settimane successive alla vaccinazione non-mRNA nelle femmine di età compresa tra 12 e 29 anni (si tratta quasi esclusivamente di AstraZeneca con un IRR di 3,52 [1,71-7,26]). Questo aumento del rischio corrispondeva a 1 decesso cardiaco aggiuntivo registrato per ogni 16.486 femmine nella fascia di età vaccinata con un vaccino non-mRNA o a un aumento di 60 decessi cardiaci per milione. Data la tempistica della somministrazione di questi vaccini, si trattava di donne clinicamente vulnerabili o di operatori sanitari.

3. Aumento dell'incidenza di morte cardiaca dopo la dose 2 di vaccino mRNA nei maschi (appena non significativo).

Si è registrato anche un aumento non statisticamente significativo del 70% della morte cardiaca dopo la dose 2 di mRNA nei maschi. L'intervallo di confidenza variava da una diminuzione dell'incidenza del 2% a un aumento dell'incidenza del 297%. Un aumento del 70% corrisponderebbe a un rischio assoluto di 1/360.000 vaccinazioni mRNA di seconda dose nei maschi o di 2,8 milioni di morti cardiache in più.

Fortunatamente l’aumento del rischio non è statisticamente significativo ma anche secondo l’ultimo autore Dr. Doidge intervistato da Vinay questi segnali di sicurezza dovrebbero essere motivo di verifica attenta perché un intervallo di confidenza di questo tipo non esclude con abbastanza certezza che ci siano stati decessi causati dal vaccino.

4. Aumento dell'incidenza di decessi poco dopo la diagnosi di SARS-CoV-2

Sono stati confermati anche aumenti dell'incidenza di morte per tutte le cause e di morte cardiaca associati a SARS-CoV-2.

Conclusioni di Vinay Prasad

Sembra improbabile che il rischio da vaccino sia pari a 0 e potrebbe essere più vicino a 3 morti cardiache in più per ogni milione di giovani tra i 12 e i 29 anni che hanno ricevuto una seconda dose di vaccino mRNA. Ricordiamo però che 3 per milione è anche la stima internazionale del tasso complessivo di mortalità da COVID-19 in individui di età inferiore ai 19 anni. I minori non ad alto rischio e quelli con precedente infezione in media hanno però un rischio di mortalità più basso.

In ogni caso questo rischio per i giovani maschi dopo la dose 2 di mRNA appare sostanzialmente inferiore al rischio che le giovani donne hanno affrontato dopo la dose 1 di vaccino con vettore adenovirus, che era di 60 morti cardiache extra associate al vaccino per milione di vaccinati (anche se molte di queste donne erano probabilmente clinicamente vulnerabili, quindi questo rischio potrebbe non essere generalizzabile a questo gruppo di età).

A causa degli obblighi diffusi dei vaccini COVID-19 tra i giovani (specialmente quando non c'erano buone prove di beneficio per gli altri) e della continua raccomandazione di vaccinare i gruppi a basso rischio, nonostante la mancanza di prove di beneficio dopo una precedente infezione, giustamente crescerà l’interesse nel definire i danni e i benefici di questi vaccini nei vari gruppi demografici e la comunità scientifica dovrà affrontare in modo meno ideologico questi problemi.

 

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  • 2 settimane dopo...

Occhio eh, vivete sempre preoccupati!

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/05/09/il-report-degli-scienziati-usa-alla-casa-bianca-fino-al-40-di-possibilita-di-ritorno-della-pandemia-entro-il-2025/7155220/

 

Fino al 40% di possibilità di ritorno della pandemia entro il 2025”, il report degli scienziati Usa

 

A pochi giorni dalla dichiarazione dell’emergenza sanitaria globale da parte dell’Oms,alcuni scienziati americani avrebbero messo in guardia la Casa Bianca dal rischio, nei prossimi due anni, di una nuova ondata del virus responsabile della pandemia di Covid-19. In un rapporto preparato in vista della dichiarazione di fine-pandemia – rivela il Washington Post – vari esperti hanno concluso che il rischio di una nuova epidemia entro il 2025 sia del 20-40% entro il 2025. Lo stato di emergenza sanitaria internazionale era stato dichiarato il 30 gennaio 2020. L’annuncio della fine dell’emergenza “non significa che la Covid-19 sia finita come minaccia per la salute globale” aveva detto Tedros Ghrebreyesus aggiungendo che non esiterebbe a riunire nuovamente gli esperti per rivalutare la situazione se la Covid-19 “dovesse mettere in pericolo il nostro mondo. Deve restare l’idea della potenziale minaccia di altre pandemie. Ora abbiamo strumenti e tecnologie per prepararci a pandemie meglio e riconoscerle prima, ma globalmente – ha avvertito l’alto funzionario Oms – una mancanza di coordinamento potrebbe inficiare tali strumenti. Sono state perse vite che non dovevano essere perse, promettiamo ai nostri figli e nipoti che non faremo mai più gli stessi errori”.

E così non stupisce il rapporto che indica un potenziale ritorno della pandemia. Il pericolo in agguato è la comparsa una nuova variante del virus diversa da Omicron, ha rilevato il biologo Trevor Bedford, del Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle, che ha condotto un’analisi statistica consegnata alla Casa Banca, sulle possibilità di una nuova ondata di casi di coronavirus. “Le probabilità che ciò accada, ossia che ci si trovi a fronteggiare un’ondata di infezioni come quelle causate dalla variante Omicron da oggi al 2025 – ha detto lo scienziato al Washington Post – sono circa il 40%“. “Non vedo perché un evento simile abbia meno probabilità di verificarsi oggi che nei primi due anni della pandemia – ha aggiunto – e anche se oggi la pandemia appare finita, un Covid endemico resta una forte preoccupazione per la salute“. A sostenere la sua teoria sono anche altri scienziati di altissimo livello come Eric Topol, direttore dello Scripps Research Translational Institute, che hanno reso noto il rilevamento delle possibili varianti di ‘lignaggio criptic0’, ossia ancora non identificate, ma che non hanno nulla a che fare con Omicron e che sono già state osservate negli Stati Uniti, nelle acque reflue.




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