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Economia di guerra


newton

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@Paperinik2021 non mi occupo di allevamento, comunque in illo tempore ( andreotti per capirsi ) a livello comunitario si barattò parte della nostra produzione* agricola in favore di quella industriale che era più remunerativa. il che ha anche una sua logica, però a parte i costi ambientali poi se la faccenda va storta ti ritrovi senza nemmeno un piatto di pasta e lo smartfono non è commestibile.

* a livello agricolo funziona con le quote, e comunque senza sovvenzioni non vai lontano, ergo può anche darsi che in austria ci sia una diversa politica fiscale.

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31 minuti fa, Jack ha scritto:

ah ma io non ho mica protestato. Era per introdurre un piccolo approfondimento. 🙂

Questo del fertilizzante è un bell'esempio: dico che col fertilizzante ti porti in casa il casino ambientale che provoca la sua produzione e resti comunque dipendente a monte sempre dalle cappero di materie di base, primi gli idrocarburi.

---

Per i paesi "intelligenti ed istruiti" resta sempre e solo la chance di avere una marcia in più dei paesi che lo sono meno.

In certi frangenti, quando le maestranze sono in rivolta e mostrano argomenti rivendicativi piuttosto pesanti è molto utile negoziare non fare le serrate in risposta ai disordini violenti di piazza.

Ma vedremo come evolve. Verità in tasca non ne ho. Purtroppo una guerra da molto vicino l'ho dovuta vedere e farei di tutto per evitarla, anche ritirate tattiche

Bravo. 

Non dimenticherò mai Giancarlo Santalmassi che a Radio 24 vent'anni fa diceva che noi non possiamo competere con altre realtà sui prodotti a basso valore aggiunto. Ormai abbiamo e pretendiamo degli standard ambientali e di diritti talmente alti che non ce lo possiamo permettere. Viceversa dobbiamo continuare a competere sulle lavorazioni ad alto valore aggiunto, sulla ricerca e sull'alta tecnologia. Qualche treno, ahimè, lo abbiamo perso. 

L'industria dei fertilizzanti ha impatti devastanti. Più comodo e più redditizio fare ricerca e progettarle e realizzarle altrove le fabbriche di concimi. 

 

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Membro_0023
5 minuti fa, wow ha scritto:

Più comodo e più redditizio fare ricerca

E come la finanzi la ricerca se non hai un sottostante?

Qui si vogliono costruire i condomini (tanto per restare in tema) partendo dal tetto.

Oppure ci tocca un'economia guidata fortemente dallo Stato, perché in pieno capitalismo il privato investe solo se vede profitti a breve

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1 minuto fa, Paperinik2021 ha scritto:

ci tocca un'economia guidata fortemente dallo Stato, perché in pieno capitalismo il privato investe solo se vede profitti a breve

ma fosse solo questione di profitti... sono le condizioni quadro nel loro complesso che sono inadeguate in Italia.

Ma è discorso trito e ritrito e senza speranza. 

  • Melius 1
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Per competere sulle produzioni "base" bisogna anche accettare il reddito medio dei paesi che quello fanno o se no fare un fertilizzante made in Italy che costa il triplo di quello tunguso senza chiudere le frontiere vuol dire che l'impresa nazionale fallisce in un amen, ma se chiudo le frontiere a  etc. etc., quindi tocca rassegnarsi.

  • Melius 1
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25 minuti fa, wow ha scritto:

Ormai abbiamo e pretendiamo degli standard ambientali e di diritti talmente alti che non ce lo possiamo permettere. Viceversa dobbiamo continuare a competere sulle lavorazioni ad alto valore aggiunto, sulla ricerca e sull'alta tecnologia. Qualche treno, ahimè, lo abbiamo perso.

Santalmassi non aveva torto . Tuttavia se tu Paese devi competere sui mercati globali (e noi non siamo enormi ne come territorio sfruttabile ne come economia) ti devi in qualche modo specializzare. Ecco che tante produzioni le devi lasciare.

Alternativa ci sarebbe dovuto essere (utopia in Italia) una serie di Governi che avevano al centro dell'agenda un piano energetico trentennale , un piano che avesse individuato e sviluppato prodotti strategici che non dovevano mancare nella filiera produttiva in caso di sanzioni economiche da parte di altri stati.

 

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@criMan però, con il senno di poi siamo tutti bravi ad avere la soluzione. Ad esempio anche in questo nobile consesso si diceva che quello energetico non era un fattore critico per il nostro sviluppo, anche in virtù della dematerializzazione, dei processi industriali meno energivori etc. Ultimamente l'attenzione era puntata maggiormente sull'aspetto ambientale. 

Dico questo anche perché questo continuo martellarci le parti basse, molto da società democraticamente avanzate, per tutto ciò che succede è dannosissimo ed è la debolezza alla quale si attaccano i vari dittatorelli... 

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