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Cosa avrei voluto/potuto essere invece di...


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Da ragazzo dicevo che mi sarebbe piaciuto fare il vasaio, per dire qualcosa di legato all'artigianato, concependo e realizzando oggetti semplici e di valore, con una forte componente di manualità e creatività (senza osare parlare di arte).

Mi attirava molto lo studio della filosofia e delle lettere: al liceo avevo riscontri più che positivi, ma non so cosa avrei combinato se avessi davvero deciso di seguire strade simili.

Mi ha rovinato la visione del film "Querelle de Brest" di Fassbinder, dove una canzone diceva "Each man kills the things he loves", ed io ho subito pensato che avrei finito per odiare quelle materie che tanto amavo, se avessi tentato di farne una professione.

Così finii per studiare ingegneria, attratto dal fatto che avrei trovato facilmente lavoro e - inizialmente - dall'idea di progettare qualcosa nel mondo HiFi.

Ma poi sono diventato un progettista di sistemi logistici, pensa te. Lavoro gratificante intellettualmente, per la sua complessità, ma abbastanza faticoso e poco redditizio. Comunque, mi reputo fortunato: quando penso a molti lavori, specie se ripetitivi, suppongo che non reggerei la noia.

Altri mestieri che mi attiravano: musicista, architetto e attaccante del Milan. Ma in questi casi non c'era minimamente talento, né pratica.

Adesso mi piacerebbe fare qualcosa legato all'escursionismo in media montagna, ma in realtà più che ad un mestiere penserei a godermela da trekker.

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5 minuti fa, diego_g ha scritto:

Mi ha rovinato la visione del film "Querelle de Brest" di Fassbinder, dove una canzone diceva "Each man kills the things he loves", ed io ho subito pensato che avrei finito per odiare quelle materie che tanto amavo, se avessi tentato di farne una professione.

Il mondo è bello perchè è vario, pensa che mia madre da bambina si divertiva a "giocare alla maestra" con i bimbi più piccoli, ne ha fatto una professione e ora a 85 anni si diverte ad insegnare a leggere e scrivere ai pronipoti più piccoli, e aiuta quelli più grandi a prepararsi per le verifiche, Il tutto con la passione che aveva da bambina.

Una mia nipote invece da piccola voleva fare la veterinaria per "curare gli animali", e oggi è socia fondatrice di una clinica veterinaria, e mette l'anima nel suo lavoro.

Pure mio padre e mio fratello hanno felicemente trasformato in lavoro le proprie passioni, mentre io fortunatamente no 😄

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La dico qua altrimenti mi tocca aprire un altro thread, ma il tema è sempre quello: come viviamo il rapporto con il nostro lavoro…

.

Bene, è una vita che me la menano con questa storia che bisogna lavorare per obiettivi, non bisogna timbra il cartellino e basta, bisogna essere responsabili…

.

Sono anche andato a parlarne con l’Oracolo…. Va bene, ho capito, lavoro e lavorerò per obiettivi…

.

.

.

Primo obiettivo…LAVORARE MENO POSSIBILE!!!

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la mia passione era per le lettere, classiche o moderne, ma, nell'anno in cui mi sono diplomato, i dati ufficiali dell'Università Statale di Milano dicevano che il 50% circa dei loro laureati in lettere non trovava un lavoro stabile nei primi 5 anni dalla laurea, e per gli altri:

- il 70% circa faceva l'insegnante;

- il 30% circa: altri lavori, che spesso non avevano a fare con la laurea.

mi sono spaventato e ho preso altre strade, anche perchè al tempo non mi vedevo proprio come insegnante.

oggi sarebbe forse il primo mestiere che sceglierei...

comunque, non iscrivermi a lettere è stato un errore fondamentale.

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analogico_09

 

 La mia ipotetica "sliding doors" è molto semplice. Me la incontrai quando ero regazzino ancora da elementari e pensavo, come molti altri regazzini di quella età che da grande avrei voluto fare il pompiere.

Ho sempre amato la musica, penso in modo precoce, anche quella che non conoscevo e l'altra ritenuta "non adatta ai pargoletti" che tuttavia mi capitava spesso di sentirmela risuonare dentro dopo averla ascoltata dalla radio, da un grammofono, in chiesa, nelle processioni, funerali, bande, feste, ecc...
Quindi la seconda scelta fu quella di fare il bandista 🥁 (l'immagine  del musicista in tait, farfallina e bacchetta mi sembrava troppo seriosa e impegnativa... ), oppure il pianista: mi piaceva molto ascoltarne il suono quando a casa di mia zia che si dilettava con tale strumento mi perdevo dietro le tante melodie che mi toccavano dentro e sulle quali amavo fantasticare .

Uno dei miei amichetti più stretti mi disse un giorno che si era segnato alle lezioni di pianoforte tenute dalle suore nel loro convento.
Mi invitò ad andare ed io rifiutai (avevo subito un trauma all'asilo in tenera età: dopo il tentativo fallito di scoprire la tonaca ad una suora curioso di sapere se fossero fornite di sedere venni punito in modo molto severo;  girava anche voce che le suore avessero il capo coperto perchè prive di capelli cosa che trovavo più di ogni altra spaventosa... Devo però dire che una di esse una volta tenendomi sulle ginocchia mi permise di sfilarle lo spillone che fermava il copricapo senza tperò lasciarmi completare l'opera di svelamento...  😄).

Risposi al mio amico che non volevo avere a che fare con le "cocce di pezza" (tutto vero, testimone la mia compianta genetrice che ricordava spesso gli episodi più monelleschi della mia beata fancuillezza con un finto tono di severità che sempre sfocava in affettuosa risa...).

Insomma il mio amico iniziò con quelle lezioni di pianoforte monachesche per diventare via via nel corso del tempo un'autentica eccellenza musicale, letteraia, umanistica, pedagogica, compositore di musica, direttore di conservatori, docente di composizione, ed altro ancora.

Tutto qui.., "sliing doors" si.., ma ciascuno è artefice del proprio destino...

All'inizio pensavo che ciò che avrei desiderato fare da grande, prima di aver fatto le mie scelte lavorative e di vita importanti, difficile rivoluzionare le cose arrivati a quel punto, fosse il mestiere del musicista e che avevo perso la buona occasione di provarci come fece il mio amico il quale ovviamente è arrivato a coronare il suo desiderio grazie al grande talento, all'impegno, quello che probabilmente, forse si, forse no.., chissà.., non avrei espresso io.
Mi limitai così a fare musica per diletto non già per mestiere, senza rimpianti devo dire, felice e soddisfatto di quel poco a cui mi dedicavo sempre con passione che per me era tanto, seguitando a svolgere il mio mio lavoro di impiegato/quadro di concetto... (Il dott. Concetto Rossi era sempre in malattia e quindi il suo lavoro lo dovevo fare io... 😄) in modo coscienzioso ma senza farmi condizionare in quella che era e resta, anche ora da pensionato, la mia passion predominante... 🎶  🙂

 

 

 

  • Melius 2
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